13/03/2026
IV DOMENICA DI QUARESIMA
Dal Vangelo secondo Giovanni (c. 9)
1 Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va' a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo so».
13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!».
24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
39Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane». Parola del Signore
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Il vocabolo “vedere” non indica solo il senso della vista, ma anche il vedere più profondo, il comprendere bene e correttamente con la mente e l'intelligenza. Quando a qualcuno diciamo “apri gli occhi” intendiamo invitare il nostro interlocutore ad osservare bene la realtà attorno a lui, perché si sta ingannando.
Nel nostro brano Gesù apre gli occhi ad un cieco nato, cioè ad una persona che non aveva mai preso contatto visivo con Lui. Possiamo dire subito che il brano del Vangelo secondo Giovanni invita anche noi ad “aprire bene gli occhi” prima di tutto su Gesù stesso, la sua persona, la sua Parola, la sua opera di salvezza.
“Vederci bene” non dipende solo dalla vista degli occhi. Molti altri aspetti della nostra personalità come pregiudizi oppure pre-comprensioni o altre distorsioni più o meno volontarie si intromettono ad offuscare il nostro rapporto con la realtà.
Un tempo, ad es., molti erano convinti che la malattia fosse causata dai propri peccati. Gesù nega subito questa affermazione: Non sono i nostri peccati personali a provocare le nostre malattie. Piuttosto, dice Gesù, osserviamo come Dio manifesti la sua attenzione verso chi è nel dolore, senza condanna alcuna.
Veniamo ora ad alcuni particolari del nostro brano. Gesù, il Figlio di Dio Padre e Creatore, prende la sua saliva (il concentrato del suo respiro, nella mentalità del tempo), lo unisce al fango e lo spalma sugli occhi del cieco. Anche Adamo, fango e povere, riceve il respiro di Dio e diventa il primo uomo (Gen.2). Qui il cieco, dopo l'azione di Gesù simile alla prima creazione, diventa uomo rinnovato. Deve aggiungere però l'impegno della propria libertà, perché Gesù lo invia a Siloe, a lavarsi, gesto che solo il cieco deve compiere.
Tutte queste azioni, spalmare, lavarsi, vederci, essere inviato sono “azioni” che richiamano il battesimo, la vita nuova che ci fa figli di Dio. L'uomo nuovo ha lo Spirito di Dio, vede tutto in maniera rinnovata ed è inviato a donare luce al mondo, dopo che si è lavato dai propri peccati.
Avviene così per ogni battezzato che accoglie con fede il Sacramento e ogni volta che, dopo il battesimo, ci apriamo ad accogliere l'azione di Gesù nella nostra realtà quotidiana.
Nel Vangelo di Giovanni ad ogni “miracolo=segno” segue una discussione. Anche qui assistiamo ad una lunga discussione, un lungo e vario interrogatorio.
Dapprima sono i vicini che si interrogano sull'avvenimento. Essi che hanno sempre visto il cieco mendicare ora non si capacitano più. Non lo sanno più riconoscere. Sembra un altro. Effettivamente, quando entra nella nostra vita la fede viva, diventiamo un'altra persona. Diventiamo un uomo diverso, un uomo nuovo
Poi sono le autorità, i farisei, che interrogano il miracolato. Essi “sanno”, nella loro superba sicurezza, che Gesù è un peccatore, perché ha lavorato di sabato, spalmando il fango sugli occhi del cieco; chiedono a questi come sia stato guarito. Il cieco narra la breve e semplice sequenza degli interventi di Gesù. Il gruppo di farisei è diviso: Essi sono sicuri, non dubitano un istante, che Gesù è un peccatore, perché, guarendo il cieco, ha lavorato di sabato, ma altri non si capacitano che un peccatore possa fare prodigi divini e restano interdetti.
Non manifesta incertezze invece il cieco che conclude logicamente che chi ha compiuto fatti simili è un profeta.
Gli interrogatori proseguono. I giudei (nel IV Vangelo questi si manifestano sempre totalmente increduli) avanzano l'ipotesi che il protagonista non sia mai stato cieco e interrogano i suoi genitori. Costoro confermano la cecità del proprio figlio fin dalla nascita, ma si defilano dall'interrogatorio, perché temono di essere bollati come credenti in Gesù Messia e di essere estromessi dalla Sinagoga, con tutte le conseguenza negative. Il cieco guarito invece, che ha raggiunto forte serenità nella sua esperienza, non esita a deridere la presunzione senza senso dei giudei, suoi interlocutori. E questi, a corto di ragioni, lo insultano e lo disprezzano, rafforzandosi nella loro incredulità preconcetta. “Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori”.
L'ultimo dialogo avviene con serenità tra i due cacciati dalla sinagoga: Gesù e il cieco-guarito. Questi, che ha ormai una vista profonda, liberata da ogni pregiudizio, si prostra davanti a Gesù professando la sua fede.
C'è ancora un detto lapidario di Gesù, che rimane a monito anche per noi: Il Cristo è venuto a dare la vista ai ciechi; ma davanti alla sua luce coloro che, presuntuosi, pensano di vedere bene, rimangono accecati dalla propria superba sicurezza. Chi, invece, cieco che invoca umilmente e serenamente la luce, è portato alla pienezza della visione.
Don Torfino