Unità Pastorale di Badia Polesine Colombano Crocetta Salvaterra Villafora

Unità Pastorale di Badia Polesine Colombano Crocetta Salvaterra Villafora Informazioni e avvisi sulla vita pastorale delle parrocchie dell'Unità Pastorale di Badia Polesine, Colombano, Crocetta, Salvaterra e Villafora. Orari Ss.

Messe dell'Unità Pastorale

Badia:
dal lunedì al venerdì (o feriali) h. 07.30 - 18.00;
sabato (o prefestive) h. 07.30 - 18.30;
domenica (o festive) h. 08.00 - 09.30 - 11.00 - 18.30. Colombano:
domenica (o festive) h. 10.00. Crocetta:
domenica (o festive) h. 08.45

Salvaterra:
sabato o festive della vigila h. 18.00

Villafora:
domenica (o festive) h. 11.00.

17/03/2026
13/03/2026

IV DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Giovanni (c. 9)
1 Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va' a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo so».
13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!».
24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
39Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane». Parola del Signore

***

Il vocabolo “vedere” non indica solo il senso della vista, ma anche il vedere più profondo, il comprendere bene e correttamente con la mente e l'intelligenza. Quando a qualcuno diciamo “apri gli occhi” intendiamo invitare il nostro interlocutore ad osservare bene la realtà attorno a lui, perché si sta ingannando.
Nel nostro brano Gesù apre gli occhi ad un cieco nato, cioè ad una persona che non aveva mai preso contatto visivo con Lui. Possiamo dire subito che il brano del Vangelo secondo Giovanni invita anche noi ad “aprire bene gli occhi” prima di tutto su Gesù stesso, la sua persona, la sua Parola, la sua opera di salvezza.
“Vederci bene” non dipende solo dalla vista degli occhi. Molti altri aspetti della nostra personalità come pregiudizi oppure pre-comprensioni o altre distorsioni più o meno volontarie si intromettono ad offuscare il nostro rapporto con la realtà.
Un tempo, ad es., molti erano convinti che la malattia fosse causata dai propri peccati. Gesù nega subito questa affermazione: Non sono i nostri peccati personali a provocare le nostre malattie. Piuttosto, dice Gesù, osserviamo come Dio manifesti la sua attenzione verso chi è nel dolore, senza condanna alcuna.
Veniamo ora ad alcuni particolari del nostro brano. Gesù, il Figlio di Dio Padre e Creatore, prende la sua saliva (il concentrato del suo respiro, nella mentalità del tempo), lo unisce al fango e lo spalma sugli occhi del cieco. Anche Adamo, fango e povere, riceve il respiro di Dio e diventa il primo uomo (Gen.2). Qui il cieco, dopo l'azione di Gesù simile alla prima creazione, diventa uomo rinnovato. Deve aggiungere però l'impegno della propria libertà, perché Gesù lo invia a Siloe, a lavarsi, gesto che solo il cieco deve compiere.
Tutte queste azioni, spalmare, lavarsi, vederci, essere inviato sono “azioni” che richiamano il battesimo, la vita nuova che ci fa figli di Dio. L'uomo nuovo ha lo Spirito di Dio, vede tutto in maniera rinnovata ed è inviato a donare luce al mondo, dopo che si è lavato dai propri peccati.
Avviene così per ogni battezzato che accoglie con fede il Sacramento e ogni volta che, dopo il battesimo, ci apriamo ad accogliere l'azione di Gesù nella nostra realtà quotidiana.
Nel Vangelo di Giovanni ad ogni “miracolo=segno” segue una discussione. Anche qui assistiamo ad una lunga discussione, un lungo e vario interrogatorio.
Dapprima sono i vicini che si interrogano sull'avvenimento. Essi che hanno sempre visto il cieco mendicare ora non si capacitano più. Non lo sanno più riconoscere. Sembra un altro. Effettivamente, quando entra nella nostra vita la fede viva, diventiamo un'altra persona. Diventiamo un uomo diverso, un uomo nuovo
Poi sono le autorità, i farisei, che interrogano il miracolato. Essi “sanno”, nella loro superba sicurezza, che Gesù è un peccatore, perché ha lavorato di sabato, spalmando il fango sugli occhi del cieco; chiedono a questi come sia stato guarito. Il cieco narra la breve e semplice sequenza degli interventi di Gesù. Il gruppo di farisei è diviso: Essi sono sicuri, non dubitano un istante, che Gesù è un peccatore, perché, guarendo il cieco, ha lavorato di sabato, ma altri non si capacitano che un peccatore possa fare prodigi divini e restano interdetti.
Non manifesta incertezze invece il cieco che conclude logicamente che chi ha compiuto fatti simili è un profeta.
Gli interrogatori proseguono. I giudei (nel IV Vangelo questi si manifestano sempre totalmente increduli) avanzano l'ipotesi che il protagonista non sia mai stato cieco e interrogano i suoi genitori. Costoro confermano la cecità del proprio figlio fin dalla nascita, ma si defilano dall'interrogatorio, perché temono di essere bollati come credenti in Gesù Messia e di essere estromessi dalla Sinagoga, con tutte le conseguenza negative. Il cieco guarito invece, che ha raggiunto forte serenità nella sua esperienza, non esita a deridere la presunzione senza senso dei giudei, suoi interlocutori. E questi, a corto di ragioni, lo insultano e lo disprezzano, rafforzandosi nella loro incredulità preconcetta. “Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori”.
L'ultimo dialogo avviene con serenità tra i due cacciati dalla sinagoga: Gesù e il cieco-guarito. Questi, che ha ormai una vista profonda, liberata da ogni pregiudizio, si prostra davanti a Gesù professando la sua fede.
C'è ancora un detto lapidario di Gesù, che rimane a monito anche per noi: Il Cristo è venuto a dare la vista ai ciechi; ma davanti alla sua luce coloro che, presuntuosi, pensano di vedere bene, rimangono accecati dalla propria superba sicurezza. Chi, invece, cieco che invoca umilmente e serenamente la luce, è portato alla pienezza della visione.

Don Torfino

07/03/2026

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

VANGELO (Gv 4,5-42 (forma breve: Gv 4,5-15.19-26.)
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a ve**re qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve ve**re il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».Parola del Signore.

***
Nei tempi antichi il pozzo voleva dire vita per gli esseri umani e per gli animali, che spesso solo lì potevano attingere all'acqua per la loro sopravvivenza. Non solo. Nella Bibbia l'attingere acqua ai pozzi diventa più di una volta l'occasione di fidanzamenti e poi di matrimoni. È avvenuto per Mosè (Es. 2), per Isacco (Gen 29), per Giacobbe (Gen 29).
Quello del fidanzamento potrebbe essere il tema principale del nostro brano di Vangelo: Fidanzamento e sposalizio di Dio con l'umanità, da leggersi nel dialogo di Gesù e della Samaritana.
Il profeta Osea, il profeta che ama una donna infedele, segno di Dio legatosi d'amore con Israele infedele, ci aiuta a capire: Egli si adopera in tutti i modi per recuperare la sua amata e non si risparmia alcuna fatica.
Abbiamo così chiari tutti gli elementi della scena: Gesù “stanco” è seduto presso il pozzo di Giacobbe. È un viaggiatore che viene da lontano, da molto lontano: Il Figlio di Dio viene dal cielo per riversare il suo amore sulla umanità infedele, rappresentata dalla samaritana!
Gesù inizia il dialogo con la donna sopraggiunta ad attingere acqua, chiedendole da bere. Chiede da bere, ma chiede sopratutto accoglienza, avviando un dialogo. La donna frappone subito una difficoltà e non sarà l'unica: non corre buon sangue tra giudei e samaritani, dopo la distruzione del tempio samaritano sul monte Garizim nel 128 a.C. Gesù lascia cadere le parole della donna, che sono chiaramente tentativi di svincolarsi dalle offerte chiare e profonde di Gesù. «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gesù che aveva chiesto da bere, ora offre Lui l'acqua e un'acqua tutta speciale, che toglie la sete profonda dell'uomo e la toglie per sempre; anzi un'acqua che diventa fonte che zampillerà per sempre. È un gran dono per l'uomo che ha mille volte sete: di amore, di affetto, di conoscenza, di cultura, di rapporti e relazioni, di gioia e felicità…
Ma la samaritana fraintende e noi lettori abbiamo chiara la sensazione che voglia sottrarsi alle proposte fatte da Gesù, proposte che essa intende bene e che pure noi comprendiamo bene. Quell'acqua è lo Spirito Santo, cioè la vita di Dio, è la sapienza del Padre, è la Parola divina.
Gesù stringe le maglie del suo dialogo: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». La samaritana deve confessare la realtà, che non ha marito e Gesù, dimostrando di conoscere bene la sua storia, le rivela il suo passato, un passato di infedeltà. La donna è chiaramente l'Israele che si è legato a tante divinità, precisamente cinque, nel corso delle sue vicende (cfr 2 Re 17).
Ancora una volta la samaritana cerca di svincolarsi dalle parole di Gesù ponendo una questione teologica: Noi adoriamo Dio sul Garizim, Voi nel Tempio a Gerusalemme. Dove dobbiamo adorare?
Ma per Gesù sono arrivati tempi nuovi, quando si deve adorare il Padre non in luoghi edificati con pietre, ma in Spirito e Verità e cioè accogliendo la vita dello Spirito Santo e aprendosi alla parola di Gesù, la Verità.
L'atteggiamento della samaritana continua con il tentativo, che sarà l'ultimo, di sottrarsi ancora una volta all'invito di Gesù: «So che deve ve**re il Messia: quando verrà, ci annuncerà ogni cosa». Gesù le rivela a questo punto chi gli sta innanzi: «Sono io, il Messia, che parlo con te».
La donna lascia lì la sua anfora e va in città ad annunciare il suo incontro. Non ha più bisogno dell'acqua che cercava al pozzo di Giacobbe. Ha trovato un'acqua migliore, quella che zampilla per la vita dell'Eterno. E corre in città ad annunciare, da generosa missionaria, l'incontro che ha avuto.
Anche noi, con la samaritana, abbiamo scoperto l'acqua viva, la Parola di Dio che ci dona il suo Spirito, la sua Sapienza e la sua Vita.

Don Torfino

28/02/2026

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)


VANGELO (Mt 17,1-9)
Il suo volto brillò come il sole
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». Parola del Signore


“In quel tempo”. Questa espressione inizia sempre il brano del Vangelo nella liturgia domenicale; ma oggi il testo originale ha un'altra espressione: “Sei giorni dopo”.
Non è di poco conto sapere cosa era avvenuto sei giorni prima, quando il gruppo di discepoli era con il Maestro a Cesarea di Filippo, un posto piacevolissimo a motivo delle colline, della vegetazione abbondante e per lo scorrere di torrenti (siamo alla sorgente del Giordano) e di cascatelle. Lì Gesù aveva condotto in disparte i suoi discepoli iniziandoli alla realtà nuova che andava verificandosi. Deve essere stato uno shoc per i discepoli sentire parlare da Gesù stesso della sua imminente morte, che sarebbe avvenuta per il rifiuto di tutte le autorità, quella religiosa, quella politica e quella intellettuale. Era il fallimento. Lo comprendono bene, ma non lo accettano. Anzi Pietro si fa interprete del disappunto di tutti, arrivando a rimproverare Gesù per quelle parole. Addio sogni di grandezza! Addio sicurezze nella vita!
I discepoli gradualmente si convincono di seguire un fallito e il fallimento doveva essere non lontano: sul calvario, alle porte di Gerusalemme, dove si sarebbero diretti tra non molto.
Sei giorni dopo Gesù sceglie di appartarsi con tre dei suoi discepoli, probabilmente i tre che avevano aderito con maggiore disponibilità: Pietro Giacomo e Giovanni. Sul monte, luogo di raccoglimento che porta alla riflessione, avviene la trasfigurazione, chiamata con termine greco “metamorfosi”.
Tutti sappiamo che “metamorfosi” è la trasformazione del bruco in farfalla. Quindi, nel nostro brano di Vangelo, il termine indica efficacemente una realtà soprannaturale che ha una qualche somiglianza con quella constatata nella natura, che suscita sempre la meraviglia: vedere un essere umilissimo, come un bruco, diventare una farfalla e, invece di strisciare al suolo, volare liberamente di fiore in fiore, bella ed elegante.
La trasfigurazione (o “metamorfosi”) mostra che il fallito sulla croce in realtà è una persona riuscita, ha lo splendore di Dio, è Dio.
Saliamo anche noi sul monte, dove è possibile spogliarsi dei criteri della bassa pianura e vedere la realtà con gli occhi di Dio. Ci accorgeremo così che la gloria di certi uomini della storia (forse anche la nostra?) è più tenebra che luce, fa paura, stringe il cuore… Invece sul monte, vediamo Gesù tutto luce e splendore divino!
Accanto a Gesù, alla trasfigurazione, vi sono Mosè ed Elia, due profeti che hanno “visto” Dio. Il primo aveva supplicato Dio di mostrargli il suo volto. Dio gli aveva concesso l'impossibile e gli aveva dato di godere una esperienza singolare della presenza divina, sperimentata come amore e misericordia. Ad Elia invece, che pensava a Dio come un essere che doveva irrompere con forza, il Signore si mostra nella brezza che dona sollievo e accarezza.
Vi sono con Gesù sul monte, non dimentichiamolo, i tre discepoli. Dei tre è Pietro che prende la parola per esprimere i sentimenti suoi e nostri: È bello continuare l'esperienza della trasfigurazione; rimaniamo sempre così… Però non è ora il momento di bloccare il tempo nella visione eterna. Il nostro non è già il tempo concluso; è necessario tornare al quotidiano per realizzare il Regno di Dio di giorno in giorno mediante la testimonianza di amore.
Intanto una nube li avvolge. È la presenza di Dio, che illumina (è luminosa), ma al contemplo vela (è una nube). Dalla nube il Padre dichiara Gesù “Figlio di Dio” e chiede ai discepoli di “ascoltarlo”.
Noi dobbiamo ascoltarlo proprio ora quando l'amore sta guidando Gesù alla croce, che per l'uomo è il più infamante dei fallimenti, ma per Dio è l'espressioni più chiara di chi sia Dio: amore che si dona tutto!
Dopo le parole del Padre, Gesù richiama i discepoli ancora abbagliati da tanto splendore; li tocca dolcemente (come fa una mamma quando sveglia al mattino il suo bambino) e li chiama a scendere. La pianura, il luogo del quotidiano, li aspetta. Lì dovranno vivere quanto era stato loro rivelato.


Don Torfino

Indirizzo

Via Cigno, 207
Badia Polesine
45021

Orario di apertura

Lunedì 07:00 - 19:15
Martedì 07:00 - 19:15
Mercoledì 07:00 - 19:15
Giovedì 07:00 - 19:30
Venerdì 07:00 - 19:15
Sabato 07:00 - 19:30
Domenica 07:45 - 19:30

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