12/08/2026
A LOURDES, LA NOSTRA ACQUA È DIVENTATA VINO.
Carissimi fratelli e sorelle, eccoci insieme per l’ultimo tratto di questo viaggio. Dobbiamo essere sinceri il treno ci porta a casa è vero, ma il cuore è ancora lì, alla Grotta.
Questi giorni li abbiamo vissuti come una sola famiglia. In queste ore mi tornano forte alla mente le parole del Vangelo di oggi delle nozze di Cana.
“Non hanno più vino”. Maria è la prima ad accorgersene e chiede aiuto al Figlio…
Forse anche noi siamo partiti dalle nostre case dove mancava il vino: mancava la forza, mancava la salute, mancava la pace, mancava il coraggio, la fiducia, forse anche la fede…
E Maria, in questi giorni, come a Cana, ci ha presi per mano e ci ha portati a Lourdes dicendoci: “Fate quello che vi dirà mio Figlio”. E così è stato, Gesù ha trasformato pian piano la nostra acqua in vino. Ma ha avuto bisogno delle anfore e delle mani che le riempiono.
Ecco allora che voi volontari dell’Unitalsi siete state queste mani benedette. Anfore piene di fatica, di notti vegliate, di braccia che hanno spinto carrozzine sotto la pioggia, di sguardi che hanno rassicurato, abbracci che hanno dato e ricevuto amore, di lacrime versate e asciugate…
È bello pensarvi come il vino buono che Maria versa ancora oggi. Grazie. Grazie per ogni gesto nascosto, per il servizio fatto, per l’amore e la passione che caratterizza il vostro prezioso servizio, il Signore ve ne renda merito.
Voi ammalati cari siete stati le nostre anfore.
Fragili, eppure preziose. È in voi che abbiamo visto il miracolo più grande: la sofferenza offerta con Gesù, la pazienza che predica più di mille parole, il sorriso che nasce dalla croce, il dolore portato con dignità e amore…
Con il vostro esempio ci avete insegnato cos’è la fede vera.
E così, insieme abbiamo obbedito, come i servi di Cana.
Lo abbiamo fatto ai bagni.
Quanta emozione. Acqua semplice, fredda, come quella della sorgente.
Molti di noi sono entrati con la paura, con il pudore, con il dolore... e ne siamo usciti lavati. Non sempre nel corpo, ma di sicuro nell’anima. Ci siamo sentiti figli. Ci siamo sentiti guardati da Maria. Ho visto lacrime, ho visto preghiere sussurrate, ho visto mani che stringevano le vostre, volontari, ammalati, pellegrini tutti con la STESSA SETE. Ed è lì che l’acqua è diventata vino: la stanchezza è diventata fiducia, fede, dono, PRESENZA.
Lo abbiamo fatto alla fiaccolata. Migliaia di luci nella notte, una sola voce che cantava “Ave Ave Ave Maria”.
E in mezzo a quella fiumana di luce c’erano le vostre carrozzine, i vostri volti, le vostre corone del Rosario.
La fiaccolata ci ha ricordato che la Chiesa cammina. Che nessuno è solo. Che la nostra piccola fiammella, unita a quella degli altri, diventa un incendio d’amore che arriva fino al cielo.
A Cana Maria non fa il miracolo. Indica Gesù.
E anche a Lourdes Maria ci indica Lui. Ci dice: “Fate quello che vi dirà”. E Lui continua a trasformare la nostra acqua in vino.
Ora torniamo alle nostre case, alle nostre parrocchie, alle nostre comunità, nei nostri gruppi. Ma torniamo diversi. Torniamo con le anfore piene di questo vino nuovo: la gioia, la fraternità, la pace che abbiamo ricevuto.
Infine vi affido tutti a Maria Immacolata. Lei custodisca i volontari, sostenga gli ammalati, i pellegrini, benedica ogni famiglia e ogni persona che abbiamo lasciato a casa.
Che il Signore vi dia salute nell’anima e nel corpo.
E che la Madonna, se Dio vorrà, ci faccia ritrovare ancora insieme pellegrini, con la fiaccola in mano e il cuore ancora bisognoso di trasformare l’acqua della nostra vita nel vino della FEDE.
Ave Maria.
Don Mimmo Sternativo