02/06/2026
Il sorriso di una giovane donna che emerge da una copia del Corriere della Sera con il titolo “È nata la Repubblica Italiana” è diventato uno dei volti simbolo del nostro Paese. Per decenni nessuno conosceva il suo nome. Solo nel 2016 si è scoperto che quella ragazza era Anna Iberti, ventiquattrenne milanese, ritratta dal fotografo Federico Patellani nei giorni della nascita della Repubblica.
In quel sorriso c’era un’Italia che provava a rialzarsi dopo la guerra, le macerie, le ferite, la povertà. C’era un popolo che sceglieva di ripartire. E c’erano, per la prima volta in una consultazione nazionale, anche milioni di donne chiamate a partecipare pienamente alla costruzione del futuro democratico del Paese.
A ottant’anni da quel 2 giugno, la Repubblica continua ad essere una responsabilità prima ancora che una ricorrenza. Esiste ogni volta che una comunità non lascia indietro i più fragili, quando la dignità delle persone viene difesa, quando la solidarietà diventa scelta concreta e quotidiana.
Perché la Repubblica non vive soltanto nelle istituzioni. Vive nelle coscienze, nelle relazioni, nella capacità di riconoscere nell’altra e nell’altro una persona, una sorella, un fratello.