20/05/2026
𝐀𝐯𝐞𝐥𝐥𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝐯𝐨𝐭𝐨, 𝐥’𝐚𝐩𝐩𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚𝐬:
“𝐍𝐨𝐧 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐢 𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐢”
Il 24 e 25 maggio Avellino sarà chiamata a scegliere il nuovo sindaco e il nuovo Consiglio comunale. È un passaggio importante per il futuro della nostra comunità, un momento nel quale ogni cittadino è invitato a interrogarsi non solo su ciò che desidera per sé, ma anche su quale città vuole costruire per chi fa più fatica.
In queste settimane di campagna elettorale si è parlato di programmi, opere, sicurezza, sviluppo, decoro urbano, servizi. Temi legittimi e necessari.
Ma abbiamo avvertito il rischio che parole come 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀, 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐭𝐚̀, 𝐜𝐚𝐬𝐚, 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚𝐭𝐨, 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚̀ restassero troppo sullo sfondo del dibattito pubblico.
Come Caritas non entriamo nella competizione politica.
Ma non possiamo nemmeno tacere ciò che ogni giorno vediamo: volti, storie, ferite reali. E, insieme, gesti silenziosi di cura e di amore che tengono ancora in piedi la nostra comunità.
Per questo sentiamo il dovere prima ancora che il diritto di formulare a voce alta alcune domande che non possono restare fuori dall’agenda della città.
𝐋𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚: 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐢𝐥𝐞𝐠𝐢𝐨?
Ci sono famiglie, anziani, giovani coppie che non riescono più a sostenere un affitto, che vivono nell’incertezza, che temono ogni giorno di perdere un tetto. Per loro la casa non è un tema politico: è la differenza tra dignità e precarietà. Una città che non garantisce il diritto all’abitare è una città che si indebolisce nella sua stessa umanità.
𝐋𝐞 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐭𝐚́: 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐢 𝐨 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐢?
Le povertà non sono statistiche. Sono persone che attendono risposte rapide, percorsi chiari, accompagnamento vero. Troppo spesso invece trovano muri e attese. Chi è fragile non può essere messo alla prova dalla burocrazia. E sentiamo il dovere, con rispetto ma anche con verità, di condividere una fatica concreta che abbiamo vissuto in questi mesi.
𝐍𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝟐𝟎𝟐𝟒 𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚𝐬 𝐞̀ 𝐯𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐭𝐨 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞.
Una mancanza che ha inciso in modo significativo non solo sulla nostra capacità di intervento, ma soprattutto sulla vita delle persone.
Perchè quando le risorse vengono meno, non si fermano i bisogni. Anzi, aumentano. Abbiamo visto crescere le richieste di aiuto per far fronte alle spese energetiche, per pagare bollette diventate insostenibili, per accedere a prestazioni sanitarie sempre più difficili da ottenere.
Abbiamo incontrato famiglie costrette a scegliere tra curarsi o pagare le utenze.
Persone che rinunciano alle cure, schiacciate da liste d’attesa troppo lunghe o da costi che non possono sostenere. Quella che oggi sentiamo di esprimere è una responsabilità condivisa: nessun pezzo della città che si prende cura dei più deboli può essere lasciato solo.
𝐈 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢: 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐯𝐞𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨?
C’è una generazione che rischia di scomparire sotto i nostri occhi. I cosiddetti NEET sono i giovani che non studiano, non lavorano, non sperano più. E poi un dato che dovrebbe scuotere tutti: i circa mille studenti in meno iscritti nelle scuole in provincia di Avellino. Mille. E’ un grido. E’ il segno di una terra che si svuota, che rinuncia al futuro, che rischia di perdere i suoi figli.
La domanda è semplice e radicale: stiamo costruendo una città in cui valga la pena restare?
𝐆𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐧𝐢: 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀?
Ci sono anziani che vivono soli, in silenzio, spesso dimenticati. Persone che hanno costruito questa città e che oggi rischiano di restarne fuori. La solitudine è una delle povertà più dure. Non fa rumore, ma consuma la vita. Una città giusta non lascia mai soli i suoi anziani.
𝐈𝐥 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚𝐭𝐨: 𝐢𝐥 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐯𝐢𝐯𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀
Eppure, dentro queste fatiche, c’è una luce che non si spegne. E’ la luce di donne e uomini, giovani e anziani, che ogni giorno scelgono di donare un pezzo della propria vita al prossimo. Persone che offrono tempo, ascolto, competenze. Che si mettono in gioco senza chiedere nulla in cambio. Che si prendono cura, semplicemente perché sentono che è giusto farlo. E’ un bene nascosto, silenzioso, spesso invisibile. Ma è ciò che tiene viva la città quando tutto sembra più fragile. Senza questo tessuto di dedizione gratuita, molte storie resterebbero sole. Molti bisogni senza risposta. Molte vite senza speranza.
A queste persone vogliamo dire, pubblicamente: 𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞. Perchè ci ricordano ogni giorno che una comunità esiste davvero solo quando qualcuno si fa prossimo.
E allora, ai candidati oggi chiediamo questo: abbiate il coraggio di guardare queste realtà negli occhi.
Abbiate il coraggio di non girarvi dall’altra parte. Perchè una città non si misura solo dalle opere che costruisce, ma dalle persone che non abbandona.
Le parole dell’evangelista Matteo attraversino la coscienza di tutti, credenti o no:
“𝐇𝐨 𝐚𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐟𝐚𝐦𝐞 𝐞 𝐦𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐠𝐢𝐚𝐫𝐞, 𝐡𝐨 𝐚𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐭𝐞 𝐞 𝐦𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐛𝐞𝐫𝐞, 𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐧𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐞 𝐦𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐭𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐥𝐭𝐨”.
La caritá non è un tema da campagna elettorale. E’ la misura della nostra umanità.
𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐃’𝐎𝐫𝐭𝐚
𝐷𝑖𝑟𝑒𝑡𝑡𝑜𝑟𝑒 𝐶𝑎𝑟𝑖𝑡𝑎𝑠 𝐷𝑖𝑜𝑐𝑒𝑠𝑎𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝐴𝑣𝑒𝑙𝑙𝑖𝑛𝑜