27/04/2024
Una necessaria e urgente manifestazione dell'amore per i fratelli dovrà consistere nell’efficace simpatia per i prigionieri e per i maltrattati.
"Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste!" (Epist. agli Ebrei 13, 3) [vers. N.R.]
Letteralmente: «Ricordatevi di quelli che son nei legami (δεσμιων) come essendo legati con loro».
Forse si fa allusione all’uso di legare insieme due carcerati, o a quello di legare il carcerato al soldato di guardia. I carcerati sono quelli che soffrono la carcerazione a motivo dell'Evangelo. La storia della Chiesa primitiva parla spesso di cristiani nei legami. Per quanto i prigionieri siano stati tolti dalla società e rinchiusi, i fratelli in libertà devono ricordarsene e tenerli sempre presenti nel loro cuore, ricordandosi di loro nelle preghiere e cercando di soccorrerli in ogni modo.
Clemente, quarto vescovo romano, nella sua Epistola ai Corinti, insegna a pregare così:- «Libera quelli tra noi che si trovano nella tribolazione, abbi pietà degli umili, rialza i caduti, vieni incontro ai bisognosi, guarisci i malati, riconduci i traviati al tuo popolo. Sazia chi ha fame, libera i nostri prigionieri, solleva i deboli, da’ coraggio a quelli che sono abbattuti.» Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme con lui.
I maltrattati sono i fratelli che, senza ritrovarsi in carcere, sono oggetto di maltrattamenti in altri modi sempre a causa della loro fede. L'esortazione, concernente i prigionieri e i maltrattati, rispondeva a uno dei bisogni creati dalle circostanze in cui si trovavano le chiese del primo secolo, destinatarie di questa meravigliosa epistola.