03/06/2026
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Mercoledì 03/06/2026
🔔🕊⚘️La pace di Dio 🌿🌿scenda a voi.Eccomi con le letture 📖🕯🕊e i commenti ⚘️del Giorno...✨️🕯🌱
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🙏🙏SANTI CARLO LWANGA E COMPAGNI, MARTIRI – MEMORIA🙏🙏
📖🌿Prima Lettura
Ravviva il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 1,1-3.6-12
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di ca**tà e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.
🕊Parola di Dio.
Rendiamo grazie a Dio 💐
📖🌊Commento l lettura:
La seconda lettera a Timòteo si presenta da subito come una testimonianza paterna di una spiritualità da tramandare e coltivare. Alla fine della sua vita Paolo si confida con tenero affetto a Timòteo, sottolineando come non deve esserci vergogna nella fede e come questa abbia bisogno di essere ravvivata, il dono dello spirito ricevuto con la benedizione (cresima) deve essere mantenuto ardente. In poche righe sintetizza la fede cristiana: Dio ha mandato Gesù per salvarci e ci ha donato lo Spirito che ci aiuta a compiere il progetto che lui ha su ognuno di noi. Colpisce il presentimento di Paolo del fatto che Timòteo, come ciascuno di noi, possa essere timido e provare vergogna, ma la timidezza e la vergogna nella fede non devono essere contemplate, Dio ci dà uno Spirito forte, caritatevole e prudente e attraverso questo ci permette di salvarci. La salvezza avviene per la sua grazia, il suo progetto che si materializza nella nostra vocazione, un dono immeritato che ci sanifica, ci rende incolumi e ci mette in relazione con lui, che vince la morte. Con la salvezza ci custodisce, ci toglie dal peccato, ci libera attraverso Gesù, che ci insegna la ricerca del bene nella nostra vita, in modo autentico attraverso l’amore, e con le nostre opere possiamo e dobbiamo esserne testimoni. Come può essere viva la nostra testimonianza? Come possono le nostre opere essere guidate dallo Spirito? Queste le domande che mi pongo di fronte a questo brano, non dobbiamo essere timidi nella fede, ma forti. Una fortezza che si deve tramutare in ca**tà, ca**tà che vedo come amore verso l’altro, solidarietà, coscienza del bene comune, noi siamo spirito, siamo illuminati dallo spirito, ma dobbiamo accoglierlo, dobbiamo riempire il nostro corpo della sua luce, ma poi dobbiamo vivere con coscienza pura nel mondo e solo così cercare di essere testimoni e messaggeri. Dobbiamo nella vita terrena mantenere con convinzione la certezza della forza della fede che ci custodisce con amore per tutto il nostro percorso.
✨️Salmo Responsoriale
Dal Sal 122 (123)
Rit.. A te, Signore, alzo i miei occhi.☀️
🌈Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore;
chiunque crede in me non morirà in eterno. (Cf. Gv 11,25a.26)
Alleluia.🌈
📖🌱Vangelo
Non è Dio dei morti, ma dei viventi!
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,18-27
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
🕊Parola del Signore.
Lode a te o Cristo 🙏
📖🌱Commento Vangelo:
L’ultima affermazione dell’apostolo Paolo con cui si conclude la prima lettura di quest’oggi ha una pregnanza tutta particolare:
«so infatti in chi hi posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato» (2Tm 1,12).
In un momento difficile della sua, vita in cui le prove sembrano diventare sempre più pesanti, Paolo confida al suo discepolo il nocciolo incandescente e invincibile di ciò che fa la sicurezza e la solidità del suo cuore, tanto da poter dire senza nessun dubbio: «È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno»! Ciò che dà il coraggio non solo di andare avanti, ma di continuare a vivere la propria discepolanza con un senso di grande serenità e forza è questa certezza interiore di aver posto la propria speranza in qualcuno che è in grado di «custodire» veramente e non solo fino in fondo, ma persino attraverso e oltre la morte.
Questa verità che non può essere imposta dall’esterno, ma che può insorgere solo dall’interno del proprio cuore come una convinzione che rimane salda anche e soprattutto quando tutto sembrerebbe dire il contrario, è ciò che il Signore Gesù oppone al ragionamento così chiaro, ma anche così freddo dei «sadducei» (Mc 12,18). Costoro ridicolizzano la speranza nella risurrezione e, forse senza farci troppo caso, non si rendono conto che in questo modo mettono in dubbio la capacità di Dio di custodire la vita dei suoi figli fino a donare loro la risurrezione. E se il Signore è capace di fa risorgere i morti, sarà pure ben capace di custodire – fino a trasfigurare – tutte le relazioni che avremo intrecciate nella nostra esistenza con una sapienza che sicuramente ci sfugge e nondimeno è in grado di dare una speranza alla sofferenza e persino alle difficili circostanze che possono segnare la vita.
Accostando la conclusione del Vangelo con quella della prima lettura, sembra che si possa dire che è un «grave errore» (12,27) ritenere che il Signore Dio non sia in grado di «custodire» (1Tm 1,12) radicalmente la vita di tutti fino a portarla a compimento, senza che nulla venga scartato o perduto. Il Signore Gesù dà una motivazione che dovrebbe essere convincente e probante anche per i sadducei, che non accettano non una parola di più di quello che viene trasmesso dal Pentateuco: «Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe» e ancora
«Non è Dio dei morti, ma dei viventi» (Mc 12,26-27).
Il fatto poi che questa diatriba incandescente arda senza consumarsi del tutto, mentre la Pasqua diventa sempre più ineluttabilmente vicina, in realtà ci parla, attraverso la figura di questa «donna» (12,22), del Signore Gesù! L’essersi lasciata dare a «sette mariti» di questa donna senza nome e docilissima alle costrizione della vita, può essere una splendida icona del modo di vivere del Signore Gesù che sarà confermato dal suo modo di morire. Nel modo di sentire e di vedere le cose da parte dei sadducei la vita e la morte di Gesù sono insensate, perché non sono in grado di capire quanto il Signore sia desideroso di «custodire» ogni briciola di vita e di dare pienezza a ogni minimo – normalmente imperfetto – indizio di amore… anche quello più costretto.
💙Santo giorno nel potente 🔥 🔥 nome di nostro Signore Gesù Cristo 💙