Parola del giorno

Parola del giorno Commenti alla liturgia

🌿🙏🔔🌿🙏🔔🌿 Mercoledì 03/06/2026🔔🕊⚘️La pace di Dio 🌿🌿scenda a voi.Eccomi con le letture 📖🕯🕊e i commenti ⚘️del Giorno...✨️🕯🌱🍃...
03/06/2026

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Mercoledì 03/06/2026
🔔🕊⚘️La pace di Dio 🌿🌿scenda a voi.Eccomi con le letture 📖🕯🕊e i commenti ⚘️del Giorno...✨️🕯🌱
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🙏🙏SANTI CARLO LWANGA E COMPAGNI, MARTIRI – MEMORIA🙏🙏

📖🌿Prima Lettura
Ravviva il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 1,1-3.6-12

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di ca**tà e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.

🕊Parola di Dio.
Rendiamo grazie a Dio 💐

📖🌊Commento l lettura:
La seconda lettera a Timòteo si presenta da subito come una testimonianza paterna di una spiritualità da tramandare e coltivare. Alla fine della sua vita Paolo si confida con tenero affetto a Timòteo, sottolineando come non deve esserci vergogna nella fede e come questa abbia bisogno di essere ravvivata, il dono dello spirito ricevuto con la benedizione (cresima) deve essere mantenuto ardente. In poche righe sintetizza la fede cristiana: Dio ha mandato Gesù per salvarci e ci ha donato lo Spirito che ci aiuta a compiere il progetto che lui ha su ognuno di noi. Colpisce il presentimento di Paolo del fatto che Timòteo, come ciascuno di noi, possa essere timido e provare vergogna, ma la timidezza e la vergogna nella fede non devono essere contemplate, Dio ci dà uno Spirito forte, caritatevole e prudente e attraverso questo ci permette di salvarci. La salvezza avviene per la sua grazia, il suo progetto che si materializza nella nostra vocazione, un dono immeritato che ci sanifica, ci rende incolumi e ci mette in relazione con lui, che vince la morte. Con la salvezza ci custodisce, ci toglie dal peccato, ci libera attraverso Gesù, che ci insegna la ricerca del bene nella nostra vita, in modo autentico attraverso l’amore, e con le nostre opere possiamo e dobbiamo esserne testimoni. Come può essere viva la nostra testimonianza? Come possono le nostre opere essere guidate dallo Spirito? Queste le domande che mi pongo di fronte a questo brano, non dobbiamo essere timidi nella fede, ma forti. Una fortezza che si deve tramutare in ca**tà, ca**tà che vedo come amore verso l’altro, solidarietà, coscienza del bene comune, noi siamo spirito, siamo illuminati dallo spirito, ma dobbiamo accoglierlo, dobbiamo riempire il nostro corpo della sua luce, ma poi dobbiamo vivere con coscienza pura nel mondo e solo così cercare di essere testimoni e messaggeri. Dobbiamo nella vita terrena mantenere con convinzione la certezza della forza della fede che ci custodisce con amore per tutto il nostro percorso.

✨️Salmo Responsoriale
Dal Sal 122 (123)

Rit.. A te, Signore, alzo i miei occhi.☀️

🌈Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.

Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore;
chiunque crede in me non morirà in eterno. (Cf. Gv 11,25a.26)

Alleluia.🌈

📖🌱Vangelo
Non è Dio dei morti, ma dei viventi!
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,18-27

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

🕊Parola del Signore.
Lode a te o Cristo 🙏

📖🌱Commento Vangelo:

L’ultima affermazione dell’apostolo Paolo con cui si conclude la prima lettura di quest’oggi ha una pregnanza tutta particolare:

«so infatti in chi hi posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato» (2Tm 1,12).

In un momento difficile della sua, vita in cui le prove sembrano diventare sempre più pesanti, Paolo confida al suo discepolo il nocciolo incandescente e invincibile di ciò che fa la sicurezza e la solidità del suo cuore, tanto da poter dire senza nessun dubbio: «È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno»! Ciò che dà il coraggio non solo di andare avanti, ma di continuare a vivere la propria discepolanza con un senso di grande serenità e forza è questa certezza interiore di aver posto la propria speranza in qualcuno che è in grado di «custodire» veramente e non solo fino in fondo, ma persino attraverso e oltre la morte.

Questa verità che non può essere imposta dall’esterno, ma che può insorgere solo dall’interno del proprio cuore come una convinzione che rimane salda anche e soprattutto quando tutto sembrerebbe dire il contrario, è ciò che il Signore Gesù oppone al ragionamento così chiaro, ma anche così freddo dei «sadducei» (Mc 12,18). Costoro ridicolizzano la speranza nella risurrezione e, forse senza farci troppo caso, non si rendono conto che in questo modo mettono in dubbio la capacità di Dio di custodire la vita dei suoi figli fino a donare loro la risurrezione. E se il Signore è capace di fa risorgere i morti, sarà pure ben capace di custodire – fino a trasfigurare – tutte le relazioni che avremo intrecciate nella nostra esistenza con una sapienza che sicuramente ci sfugge e nondimeno è in grado di dare una speranza alla sofferenza e persino alle difficili circostanze che possono segnare la vita.

Accostando la conclusione del Vangelo con quella della prima lettura, sembra che si possa dire che è un «grave errore» (12,27) ritenere che il Signore Dio non sia in grado di «custodire» (1Tm 1,12) radicalmente la vita di tutti fino a portarla a compimento, senza che nulla venga scartato o perduto. Il Signore Gesù dà una motivazione che dovrebbe essere convincente e probante anche per i sadducei, che non accettano non una parola di più di quello che viene trasmesso dal Pentateuco: «Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe» e ancora

«Non è Dio dei morti, ma dei viventi» (Mc 12,26-27).

Il fatto poi che questa diatriba incandescente arda senza consumarsi del tutto, mentre la Pasqua diventa sempre più ineluttabilmente vicina, in realtà ci parla, attraverso la figura di questa «donna» (12,22), del Signore Gesù! L’essersi lasciata dare a «sette mariti» di questa donna senza nome e docilissima alle costrizione della vita, può essere una splendida icona del modo di vivere del Signore Gesù che sarà confermato dal suo modo di morire. Nel modo di sentire e di vedere le cose da parte dei sadducei la vita e la morte di Gesù sono insensate, perché non sono in grado di capire quanto il Signore sia desideroso di «custodire» ogni briciola di vita e di dare pienezza a ogni minimo – normalmente imperfetto – indizio di amore… anche quello più costretto.

💙Santo giorno nel potente 🔥 🔥 nome di nostro Signore Gesù Cristo 💙

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02/06/2026

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Martedì 02/06/2026
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📖🕯Prima Lettura
Aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova.
Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo
2Pt 3,11b-15a.17-18

Carissimi, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia.
Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza.
Voi dunque, carissimi, siete stati avvertiti: state bene attenti a non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore dei malvagi. Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell’eternità. Amen.

🕊Parola di Dio.
Rendiamo grazie a Dio 💐

❤️Salmo Responsoriale
Dal Sal 89 (90)

Rit.. Signore, tu sei stato per noi un rifugio
di generazione in generazione.❤️

✨️☀️Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.

Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati. (Cf. Ef 1,17-18)

Alleluia.✨️☀️

📖🔔Vangelo
Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,13-17

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

🕊Parola del Signore.
Lode a te o Cristo 🙏

📖🌈Commento Vangelo:

L’antico motto latino festina lente, «affrettati lentamente», raccoglie ed esprime bene il senso della pacificata urgenza che l’apostolo Pietro vuole infondere nelle prime comunità cristiane, esortando tutti a una vita di piena e ardente.

«Carissimi, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno!» (2Pt 3,11-12).

Questa vigilanza necessaria non coincide immediatamente con un particolare impegno ascetico, ma consiste nella fatica quotidiana di dimorare «nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo» (3,18) e in un esercizio attento della nostra libertà, chiamata sempre e anzitutto ad appartenere a Dio, prima che agli uomini. L’episodio del vangelo ci ricorda che in questa attesa siamo tentati di affrettare le cose nel modo sbagliato, ogni volta che difendiamo i nostri idoli, anziché cercare la verità delle cose. I farisei e gli erodiani — da sempre nemici — pur di non rinunciare all’idolo del potere (rispettivamente religioso e politico) si alleano per cogliere in fallo Gesù:

«Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?» (Mc 12,14).

L’elogio rivolto al Maestro tradisce la meschinità delle loro abitudini, che certamente assomigliano alle nostre. Il pericolo costante è quello di guardare le cose del mondo troppo in faccia, fino a diventarne servi ciechi e scontenti, abdicando per giunta alla nostra coscienza e alla nostra dignità. Così facendo, arriviamo facilmente a svenderci e a vincolare la nostra libertà al potente di turno, che ci chiede di versare a lui il nostro tributo. Liberante la risposta di Gesù:

«Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio» (Mc 12,17).

Non si tratta di estraniarsi dalla realtà e dai suoi giochi, ma di essere più familiari con Dio e con i suoi doni. Fino a capire e, lentamente, accettare il fatto che egli da noi voglia ‘solo’ la vita. E, impazienti, attendere la sua venuta e il suo ritorno.

«Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia» (2Pt 3,13).

💙Santo giorno nel potente 🔥 🔥 nome di nostro Signore Gesù Cristo 💙

SANTO DEL GIORNO 🙏 🔔 😇
01/06/2026

SANTO DEL GIORNO 🙏 🔔 😇

San Giustino
San Giustino Martire, nato a Flavia Neapolis in Samaria (oggi Nablus), è riconosciuto come il più eminente degli Apologisti greci. Questa antica città, luogo di importanti eventi biblici...
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01/06/2026

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Lunedi 01/06/2026
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🌱🔥🔔SAN GIUSTINO, MARTIRE - MEMORIA

📖🕯Prima Lettura
Dio ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina.
Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo
2Pt 1,2-7

Carissimi, grazia e pace siano concesse a voi in abbondanza mediante la conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro.
La sua potenza divina ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissuta santamente, grazie alla conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua potenza e gloria. Con questo egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina, sfuggendo alla corruzione, che è nel mondo a causa della concupiscenza.
Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la ca**tà.

🕊Parola di Dio.
Rendiamo grazie a Dio 💐

📖🔔Commento l lettura:

Simon Pietro, che si presenta come «servo e apostolo di Gesù Cristo», si rivolge a coloro che hanno accolto dal «Salvatore Gesù Cristo» il dono della fede mediante la conoscenza «di Dio e di Gesù Signore nostro». Sebbene il linguaggio sembra essere influenzato dalla cultura greca che insiste sulla «conoscenza» e la «natura», il contenuto del messaggio è fortemente legato alla cultura ebraica per la quale tutto ruota attorno alla categoria di relazione. Quanto più profondo e intimo è il rapporto che lega il credente al Signore Gesù, tanto più la reciproca conoscenza diventa un progressivo processo di conformazione dell’uomo a Dio. La conoscenza non è da intendere come dinamica di apprendimento concettuale ma come esperienza di mutua comunicazione attraverso la quale la vita di Dio diventa patrimonio dell’uomo, come la eredita il figlio dal Padre. Tale ricchezza eleva la dignità dell’uomo il cui valore risplende attraverso l’esercizio delle virtù. I doni di Grazia, comunicati mediante lo Spirito Santo effuso nel cuore dei credenti dal Crocifisso risorto, sostengono l’uomo nel suo cammino di crescita spirituale e di maturazione umana affinché si manifesti in essi il volto di Dio, Ca**tà.
Il cristiano deve fuggire la corruzione del mondo e sommare virtù a virtù. Iniziando con la fede, alimento della vita morale, deve continuare con l’adattare la propria condotta alla fede stessa; la conoscenza del disegno di Dio; la temperanza; la pazienza nella prova; la pietà; la ca**tà fraterna; l’amore, corona di ogni virtù che, unendo a Dio, purifica, affina e rafforza l’animo.

💙Salmo Responsoriale
Dal Sal 90 (91)

Rit..Mio Dio, in te confido.💙

🙏🙏Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.

Gesù Cristo,
testimone fedele, primogenito dei morti,
tu ci hai amati
e hai lavato i nostri peccati nel tuo sangue. (Cf. Ap 1,5)

Alleluia.🙏🙏

📖🍃Vangelo
Presero il figlio amato, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,1-12

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

🕊Parola del Signore.

Lode a te o Cristo 🙏

📖✨️Commento Vangelo:

Sembra ci siano due modi ben diversi di vivere e di relazionarsi. Il primo è quello di cui ci parla l’apostolo Pietro e che può diventare il programma di tutta una vita:

«Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la ca**tà» (2Pt 1,5-7).

Il secondo è quello, ben diverso, con cui i notabili del popolo si relazionano – sarebbe meglio dire che non si relazionano – al Signore Gesù e dapprima «cercavano di catturarlo» e poi, vinti dalla «paura della folla», «lo lasciarono e se ne andarono» (Mc 12,12). Ciò che rende inaccettabile e pericoloso il modo di pensare e di comportarsi da parte dei notabili del popolo è la loro fatica a comprendere di essere a servizio, e non di essere padroni. Così, quasi a loro stessa insaputa, comportandosi da padroni si rivelano usurpatori che, invece di aggiungere e di condividere i frutti di una vita giusta, non fanno che sottrarre e impadronirsi ingiustamente della speranza che è di tutti ed è per tutti.
Coloro che erano chiamati a riconoscere, accogliere e indicare la presenza del «figlio» (…) scelgono invece di farlo sparire dall’attenzione fino a ordire la sua morte. Il motivo è la paura di perdere quel senso di privilegio e di immunità su cui si fonda ogni sentimento di casta, che rischia di contaminare anche il nostro cuore ogni volta che non riusciamo ad amare il nostro posto e il nostro ruolo lasciandoci prendere da sentimenti e da pretese che non possono che farci dare il peggio di noi stessi. Ma Pietro ci ricorda che non siamo chiamati a entrare in competizione bensì a vivere una relazione trasformante:

«affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina» (2Pt 1,4).

Questo è un dono che comunque esige l’«impegno» (1,5) di una vita che si orienti sempre più decisamente verso quella logica che fa del padrone un uomo di cuore: «piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre» e come se non bastasse «la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano» (Mc 12,1). Nell’atteggiamento di questo padrone vi è una grande fiducia che sembra quasi ingenua! Non sembra temere che i suoi servi possano ingannarlo e, al «momento opportuno, mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto» (12,2). Inoltre, nonostante quello che viene fatto ai suoi servi, non si capacità di tanta cattiveria tanto da pensare di rischiare di mandare «un figlio amato» (12,6).
Attraverso il linguaggio e il ritmo proprio della parabola, il Signore Gesù aiuta i suoi uditori a entrare nel dramma del rifiuto che segna la storia tra Dio e il suo popolo. Eppure sembra che non tutte le speranze siano perdute, poiché «lo lasciarono e se ne andarono». Ma dove mai se ne vanno i notabili del popolo? Dove mai ci nascondiamo noi stessi quando non riusciamo a sostenere il confronto esigente e spiazzante della parola? Spesso dimentichiamo che

«la sua potenza divina ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissuta santamente» (2Pt 1,3).

🌱✨️Santo giorno nel potente 🔥 🔥 nome di nostro Signore Gesù Cristo 🌱✨️

Domenica 31/05/2026🌿🙏🔔🌿🙏🔔🌿🔔🕊⚘️La pace di Dio 🌿🌿scenda a voi e la benedizione di Dio🔔🙏🕊 scenda sulle nostre case. .Eccomi...
31/05/2026

Domenica 31/05/2026
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🔔🕊⚘️La pace di Dio 🌿🌿scenda a voi e la benedizione di Dio🔔🙏🕊 scenda sulle nostre case. .Eccomi con le letture 📖🕯🕊e i commenti ⚘️del Giorno...✨️🕯🌱

☀️✨️🌈SANTISSIMA TRINITÀ - SOLENNITÀ - ☀️✨️🌈

📖🍃Prima Lettura
Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso.
Dal libro dell'Èsodo
Es 34,4b-6.8-9

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervíce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità».

🕊Parola di Dio.
Rendiamo grazie a Dio 🔥

😇Salmo Responsoriale
Dn 3,52-56

Rit.. A te la lode e la gloria nei secoli 😇

📖🌍Seconda Lettura
La grazia di Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
2Cor 13,11-13

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

🕊Parola di Dio.
Rendiamo grazie a Dio 💐

🌈Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
a Dio, che è, che era e che viene. (Cf. Ap 1,8)

Alleluia.🌈


📖💐Vangelo
Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,16-18

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».

🕊Parola del Signore.

Lode a te o Cristo 🕯

📖🔔🙏😇Commento Letture:

Un Dio prossimo che si fa sempre più profondamente prossimo è ciò che in questa solennità siamo invitati non solo a contemplare, ma da cui siamo chiamati a farci contagiare. Dopo un lungo tempo di contemplazione del mistero di Dio rivelatosi nel mistero pasquale di Cristo Signore, questa solennità sembra essere una sorta di riassunto. Non si tratta, né soprattutto né prima di tutto, di un “riassunto dogmatico”, ma di un “riassunto esistenziale” che ci permette di ritrovare la somiglianza con quel Dio a cui immagine siamo stati creati e per la cui gioia siamo stati redenti. L’augurio benedicente di Paolo ai cristiani di Roma diventa un programma di vita:

«La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2Cor 13,13).

Questa grazia e questo amore che danno pace animano la vita di ciascuno e si riflettono nella vita di relazione tra tutti: «siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti» (13,11). Contemplare il mistero della vita intima di Dio non è un’operazione astratta o “teologica”, nel senso accademico del termine, ma è un modo per fare memoria di come e di quanto l’Altissimo si è compromesso con la nostra storia, così da essere capaci a nostra volta di farci prossimi agli altri e di essere prossimo per gli altri.
Nella prima lettura viene evocato un altro passaggio di Dio nella vita di Mosè in cui ancora una volta rivela al suo servo la realtà di se stesso attraverso la cantillazione di alcuni nomi divini, nella cui realtà possiamo forgiare i nostri atteggiamenti umani:

«Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e fedeltà» (Es 34,6).

Il Signore Gesù, dialogando nella notte con Nicodemo, conferma e radicalizza le intuizioni dei patriarchi e dei profeti: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio» (Gv 3,16). Potremmo dire che l’eterna e infinita occupazione dell’Altissimo sia quella di dare, di darsi senza risparmio, in una gratuità che fonda la stessa possibilità della vita. Il faccia a faccia del Figlio con il Padre nell’abbraccio amoroso dello Spirito non ha niente a che vedere con una fusione narcisistica e una soddisfazione autoreferenziale. Un amore fusionale non è amore, ma solo una forma, forse un po’ più raffinata, di egoismo. Solo un amore che si sa abbandonare e sa liberare crea lo spazio di una vita che si dilata.
Se i nostri amori sono sempre un po’ fusionali e un po’ egoisti, l’amore di Dio è l’abbandono più assoluto nella libertà più piena, perché continuamente animato dal desiderio fattivo di mettere a disposizione dell’altro la dimensione più profonda del proprio essere. Dalla vita della Trinità siamo chiamati a imparare a mettere a disposizione dell’altro ciò che ci fa vivere perché possa dare vita, gioia, pace. Il tutto in un’atmosfera di riposante silenzio, di un dono disinteressato, semplice, tranquillo. In tal modo la Trinità farà spazio a quel “quarto” che è il fratello, che è l’altro. Infatti, è la relazione tra noi – fratelli e sorelle in umanità perché già figli e figlie in divinità – che rivela la nostra capacità profetica: amandoci come fratelli testimoniamo di riconoscere un solo Padre che ci è stato rivelato nelle parole e nei gesti del Signore Gesù e si invera nella delicatezza della nostra ca**tà animata e forgiata dal fuoco dello Sprito. Entrando e rimanendo in questo dinamismo della vita divina, non possiamo che rinunciare a ogni desiderio di vendetta e di sopraffazione e non ci resta che optare risolutamente per la tenerezza e la misericordia. Un modo per evocare l’assoluta trascendenza di Dio anche quando si fa nostro prossimo è l’evocazione di come Mosè e Dio per incontrarsi debbano spostarsi: uno sale e l’altro scende! Proprio come ci insegna il Signore Gesù quando ci ricorda:

«Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17).

✨️☀️Santa domenica nel potente 🔥 🔥 nome di nostro Signore Gesù Cristo ✨️☀️

Indirizzo

Augusta
96011

Sito Web

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