Basilica e Tomba di San Francesco di Assisi

Basilica e Tomba di San Francesco di Assisi Assisi. Basilica papale di San Francesco.

La chiesa fa memoria oggi di Sant' Antonio Abbate, che nacque presso Eraclea (Egitto Superiore) nel 251 da nobili genito...
17/01/2018

La chiesa fa memoria oggi di Sant' Antonio Abbate, che nacque presso Eraclea (Egitto Superiore) nel 251 da nobili genitori, ricchi e timorati di Dio, i quali si presero grande cura di educarlo cristianamente. A soli diciotto anni li perdette, rimanendo egli custode di una piccola sorella e possessore di considerevoli ricchezze.
Ma la voce di Dio non tardò a parlarli. Quando in chiesa sentì leggere le parole di Gesù al giovane ricco: « Se vuoi essere perfetto, vendi quanto hai, e dallo ai poveri, così avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi ». Antonio le prese come dette a se: andò a casa, distribuì le sue sostanze ai poveri, riservandosene una piccola porzione pel mantenimento suo e della sorella.
Poco dopo avendo udito le altre parole di Gesù: « Non angustiatevi del domani », diede ai poveri anche il rimanente, pose la sorella in un monastero di vergini, e lui stesso si ritirò a fare vita penitente nel deserto.
Si sforzava di praticare le virtù che vedeva praticate da altri santi penitenti, nelle cui cellette spesso si recava per imparare da essi la via della perfezione.
Il suo esempio ebbe vasta risonanza e fu segnalato a tutta la Chiesa da sant’Atanasio.
Ai suoi discepoli il Santo raccomandava continuamente la perseveranza, la custodia del cuore, l'esortazione vicendevole, la pratica delle virtù, e il ricordo quotidiano dei Novissimi.
Si racconta che Antonio aveva una grande cura di come educare i giovani monaci alla vita monastica, alla mortificazione. Un giorno lui ricevette un grappolo di uva, e per praticare la mortificazione, lo dette a un altro monaco…., e questo a un altro…, finche il grappolo di uva ritorna a lui. E Antonio, molto contento che i suoi monaci hanno imparato bene la mortificazione e lo praticano, chiamo tutti, e lo mangiarono insieme.
Sant’ Antonio abbate, è considerato il padre di tutti i monaci e di ogni forma di vita religiosa. Sensibile ai problemi del suo tempo, collaborò per il bene comune con i responsabili della vita ecclesiastica e civile.
Impariamo da S. Antonio a ricorrere prontamente a Dio nelle tentazioni e a mortificare il nostro corpo per poter vincere il demonio.

Detti dei Padri del deserto:
"L'abate Antonio disse: Tempo verrà in cui gli uomini saranno fuori di sé e, quando vedranno uno che non lo è, per il fatto che non è come loro, gli andranno contro dicendo: Tu sei pazzo!" Quanto è vicino quel tempo...

III DOMENICA DI AVVENTO. GAUDETE.Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, perche il Signore è vicino...
17/12/2017

III DOMENICA DI AVVENTO. GAUDETE.
Rallegratevi sempre nel Signore:
ve lo ripeto, rallegratevi, perche il Signore è vicino.
A volte penso che l'umanità sia carente di molte cose. Manca di cibo, manca di acqua, manca di servizi basilari per tutti, manca di un clima normale, manca di serenità, manca di pace. Manca veramente di tante, tantissime cose. Sicuramente, è anche ricca di tante altre.
Ma c'è una cosa che manca più di tutte all'umanità, ed è... se stessa. L'umanità manca di umanità.
L'umanità manca di uomini e donne che riescano a essere uomini e a essere donne nel senso vero e più profondo del termine.
L'umanità manca di qualcosa che la faccia essere veramente ciò che è: un insieme di uomini e di donne che vivono in comunione di altri uomini e di altre donne, riuniti in comunità, in gruppi, in territori, ma non come vivono tra di loro un branco di animali selvatici, bensì tirando fuori il dono più bello di sé, appunto la loro umanità.
E cos'è che rende gli esseri umani veramente uomini, veramente donne, capaci di umanità, distinguendoli spesso (non sempre, purtroppo...) dagli animali? È quel soffio di vita che è stato messo nelle loro narici da Colui che li ha creati. Ognuno lo può pensare, interpretare e chiamare come desidera: per chi crede, è lo Spirito di Dio. Uno Spirito che, messo nel nostro cuore da quando siamo al mondo, o chissà, forse anche da sempre, non deve essere mai soffocato, non deve mai essere spento, come ci dice Paolo nella seconda lettura: Non spegnete lo Spirito?.
Le parole di Paolo, che forse in questo periodo di Avvento stiamo un po' lasciando da parte per concentrarci di più sulle parole di Isaia o sui brani di Vangelo, oggi sono di una ricchezza tale che non possiamo permetterci di lasciar passare inosservata e inascoltata: Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie... Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male... Tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo?. Una vera e propria lezione di umanità. Che cosa significa, in fondo, essere uomini e donne veri, se non cercare di mantenere una felicità interiore ed esteriore, saper ringraziare sempre, lasciare agire lo Spirito che agisce in ogni cosa e in ogni persona, valutare il bene e il male e scegliere il bene, creare un'unità interiore nella nostra persona, ovvero tra spirito, anima e corpo?
Una lezione ardua? Sì, senza dubbio, soprattutto da quando - e purtroppo, da sempre - abbiamo fatto prevalere nelle nostre relazioni e nel nostro modo di pensare e di agire il peggiore degli atteggiamenti che noi umani possiamo avere, ciò che ci rende così spesso disumani: l'orgoglio, il voler essere come Dio, il peccato delle origini, di cui ci ha parlato bene la Solennità dell'Immacolata, all'inizio di questo cammino di Avvento.
E allora adesso ci vuole un buon antidoto all'orgoglio, per poter ritrovare la nostra umanità perduta, quella che ci rende umani al punto di riuscire a vederci tutti come fratelli invece che come nemici e antagonisti. È per questo, forse, che oggi sulla scena torna in maniera ancor più decisa un uomo, che con la sua umiltà genuinamente umana, ci rimette al posto che ci compete, alla sequela del nostro Dio.
Venne un uomo, mandato da Dio: il suo nome era Giovanni, Dio è fedele. Dio è talmente fedele a noi che per farci vedere che non ci ha abbandonati, ha accettato il rischio di farsi lui stesso umanità. Lui, che dal principio è la Parola (ce lo ricorda l'inizio del quarto Vangelo), accetta di farsi uomo, e per annunciarci questa sua decisione ci manda un uomo, che si fa parola perché la Parola si faccia uomo.
No, non è un gioco di parole: non per nulla ho distinto Parola (con la P maiuscola) da parola (con la p minuscola), perché quell'uomo mandato da Dio ha accettato la sua missione - e ha fatto prevalere la sua missione sulla sua persona - facendosi minuscolo perché un altro avesse il posto maiuscolo che gli spetta nella grammatica di Dio.
E quell'uomo mandato da Dio non avrebbe fatto alcuna fatica a occupare il posto di Dio, perché era colmo del suo Spirito fin dal grembo materno, perché le f***e accorrevano a lui da ogni luogo, perché parlava in nome di Dio e con l'autorità che gli veniva direttamente da lui, perché era il più grande fra i nati da donna. Eppure, non ne approfittò: negò chiaramente di essere il Messia, negò di essere il Cristo, negò addirittura di essere ciò che invece veramente era, l'Elia atteso da Israele, pur di dar risalto a uno che è venuto dopo di lui, perché era un suo discepolo, ma di fronte al quale non si sentiva nemmeno all'altezza di un servo, e rispetto al quale non ebbe la pretesa di appropriarsi di quella porzione di popolo d'Israele che vedeva in lui il Messia tanto atteso.
Storie di uomini, impregnate di umanità. Storie di uomini di cui sentiamo la mancanza, di cui abbiamo nostalgia, di cui abbiamo fame e sete. Storie di uomini e di donne di cui non sentiamo mai parlare, non perché non esistano, ma perché l'umiltà, per sua stessa natura, non fa rumore, non si fa udire, non si fa vedere, non si mette in mostra. Quando incontriamo qualche nostro simile che ama mettersi in mostra, farsi vedere, farsi sentire, diffidiamo della sua umanità: ne ha gran poca.
Del resto, qualcuno, in quella notte di Natale, in quello sperduto villaggio della Giudea, ha forse saputo che la Parola di Dio si era fatta uomo? Sì, una sola persona, la Donna per eccellenza: tutto rimandato a domenica prossima.
-Alberto Brignoli
Pace e Bene a tutti voi.
Prima lettura
Is 61,1-2.10-11
Gioisco pienamente nel Signore.
Dal libro del profeta Isaìa
Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di grazia del Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli
e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutte le genti.
Parola di Dio
Salmo responsoriale
La mia anima esulta nel mio Dio.
L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia.
Seconda lettura
1Ts 5,16-24
Spirito, anima e corpo si conservino irreprensibili per la venuta del Signore.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.
Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Is 61,1)
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.
Alleluia.
Vangelo
Gv 1,6-8.19-28
In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Parola del Signore

Seconda domenica di Avvento.“Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te... Voce di uno che grida nel deserto: prepara...
09/12/2017

Seconda domenica di Avvento.
“Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te... Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”.
Giovanni Battista fa il suo ingresso spettacolare nel mondo, vestito di peli di ca****lo.
Le sue parole bruciano l’aria, le sue azioni frustano il vento. Predica “un battesimo di conversione per il perdono dei peccati” ed immerge i suoi discepoli nelle acque del Giordano.
Il suo messaggio, pur legato a un momento della storia, è eterno. Si rivolge anche a noi. Anche noi dobbiamo preparare la strada del Signore, poiché un sentiero si spinge fino ai nostri cuori. Sfortunatamente, troppo spesso, durante l’Avvento, molte distrazioni ci ostacolano nell’accogliere, spiritualmente, il messaggio del Vangelo.
Non dovremmo, invece, cercare di dedicare un po’ di tempo alla meditazione di quanto dice san Pietro: “Noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2Pt 3,13)?

Il Vangelo di oggi ci invita all'ascolto della voce di un messaggero, un profeta che grida dal deserto: "Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri".
Oh, come vorrei essere quel messaggero!
Ma per poterlo essere devo rispondere alle caratteristiche descritte dal Vangelo di Marco.
Prima di tutto devo essere certo di proclamare il Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio!
Non un Vangelo qualunque, ma quello del Figlio di Dio entrato a far parte della nostra umanità peccatrice, perché potessimo fare esperienza "carnalmente" della Parola del Padre suo e nostro.
È la fede nel Cristo, la speranza delle genti, che dà al messaggero la forza di alzare la voce in umiltà, povertà e purezza, in nome della giustizia di Dio.
È soltanto guardando incessantemente al volto di Dio, reso visibile nella carne del Figlio, che si può essere capaci di proclamare la sua venuta nella carne e la sua missione di gloria.
È soltanto chinandosi ai suoi piedi, sapendo di non essere degni di sciogliere i legacci dei suoi sandali, che si può comprendere e compiere il servizio dell'annuncio della Parola che salva.
Giovanni il Battista è l'esempio che l'evangelizzatore deve imitare; in lui ogni missionario deve trovare le caratteristiche dell'annuncio della Bella Notizia.
Ci sono troppe chiacchiere in giro. Il Vangelo sta diventando un prodotto di mercato. Ci sono troppi esperti di mercato che analizzano il marketing e propongono soluzioni "commerciali" per come vendere il prodotto, come confezionarlo meglio perché diventi più appetibile.
Giovanni è nel deserto, non ha niente con sé, ha una sola forza: la Parola di Dio che perdona. Il suo Dio lo ha chiamato a portare al mondo la sola cosa di cui ogni persona ha bisogno: il perdono. Le acque del Giordano diventano il segno della misericordia che prepara la divinizzazione nello Spirito.
Ma perché questo avvenga c'è bisogno di riconoscere il proprio peccato, c'è bisogno di raddrizzare i sentieri, di preparare la strada.
Il messaggero ha un compito da assolvere: deve far conoscere ad ogni persona il modo di incontrare il Signore, deve dire chiaramente che c'è bisogno di cambiamento totale del cuore, che c'è bisogno di cominciare a fare qualcosa di bello per Dio.
Siamo confusi nell'annuncio del Vangelo: abbiamo paura di dire la Verità, non abbiamo più il coraggio di annunciare la salvezza. Cristo non è più proclamato come l'unico Salvatore, ma è diventato un prodotto che va commercializzato, perché procuri emozioni di una notte.
C'è bisogno di chiedere a Giovanni il Battista di insegnarci a proclamare la Parola che mette sulla via della salvezza. C'è bisogno di camminare la sua strada che va dal deserto dell'incontro con l'infinito all'umanità e dall'umanità al martirio e dal martirio a a Dio.
Questa è anche la strada che Cristo ha percorso, anche se era forte ha scelto la debolezza per annunciare l'amore che Dio ha per i suoi figli.
C'è bisogno di nuova evangelizzazione? Credo che si ha bisogno di nuovi evangelizzatori, messaggeri formati sul modello di Giovanni Battista: deserto, umiltà, povertà, purezza e resa incondizionata alla Parola di Dio.
*(Domande o provocazioni)*
* Da dove comincia il nostro annuncio del Vangelo? Dal silenzio della preghiera-incontro con Dio o dal frastuono della commercializzazione pianificata del prodotto?
* C'è nel nostro annuncio abbastanza umiltà, povertà e purezza perché solo la Verità della Parola possa risplendere?
* Siamo disposti ad affrontare il martirio dell'indifferenza quotidiana del mondo? Siamo pronto ad affrontare persecuzione e martirio da parte di coloro che violentano sistematicamente la giustizia?
-di padre Ciro Biondi.

+ Dal Vangelo secondo Marco

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di ca****lo, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Mc 1,1-8.

Le immagini della ricognizione dei resti mortali di San Francesco d'Assisi.
28/09/2017

Le immagini della ricognizione dei resti mortali di San Francesco d'Assisi.

Esclusiva Tv2000: le immagini della ricognizione dei resti mortali di San Francesco d'Assisi nel servizio di Fabio Bolzetta.

NOVENA ALLA FESTA di SAN FRANCESCO D'ASSISI(dal 25 settembre al 3 ottobre)1° GIORNO - UBBIDIENZA PRONTA ALLA VOLONTA' DI...
24/09/2017

NOVENA ALLA FESTA di SAN FRANCESCO D'ASSISI
(dal 25 settembre al 3 ottobre)
1° GIORNO - UBBIDIENZA PRONTA ALLA VOLONTA' DI DIO
S. Francesco, poco tempo dopo la sua conversione, quando gia' alcuni compagni si erano uniti a lui, era molto dubbioso su cio' che doveva fare: se dedicarsi totalmente alla preghiera con una vita contemplativa oppure operare per la salvezza del prossimo predicando il Vangelo.
Desiderava ardentemente conoscere la volontà di Dio e, poiche' la sua grande umilta' non gli permetteva di fidarsi delle sue ispirazioni o della sua preghiera, mando' frate Masseo da due anime sante: frate Silvestro e sorella Chiara per chiedere loro di comandare al Signore, nella preghiera, quale fosse la strada che Gesu' aveva tracciato per lui.
Frate Silvestro era uomo di grande santita' e tutto cio' che chiedeva a Dio, l'otteneva. Per questo Francesco si era rivolto a lui. Frate Silvestro si mise subito in preghiera e ben presto ebbe la risposta. Anche Chiara e le sue compagne ebbero da Dio lo Stesso messaggio: "Iddio non t'a' eletto per te solo, ma ringraziandio per la salute di molti ("Dio non ti ha colmato di favori per te solo, ma anche per la salvezza di molti).
Appena Francesco seppe la volonta' di Gesu', si alzo' dicendo: "Nel nome di Dio, andiamo".
Proponimento
- Chiediamo a Dio, con la preghiera, che ci illumini sulle scelte della nostra vita;
- cerchiamo di imitare la prontezza e l'entusiasmo di Francesco nell'adempiere alla volontà di Dio.
Pater, Ave, Gloria
S. Francesco, prega per noi.

2° GIORNO - S. FRANCESCO E GLI UCCELLI
Un giorno, S. Francesco camminava con alcuni frati nella pianura di Assisi quando alzo' gli occhi e vide moltissimi uccelli. Disse allora ai suoi compagni: "Aspettate qui perche' vado nel campo a predicare anche a loro.
Appena inizio' a parlare, gli uccelli si posarono sugli alberi e rimasero fermi, finche' il Santo non li ebbe benedetti.
S. Francesco parlo' cosi': "Sorelle e fratelli miei, dovete essere molto riconoscenti al vostro Creatore Iddio e dovete ringraziarLo in ogni luogo, perché vi ha donato l'aria e la liberta' di volare dove vi piace.
Oltre a questo, voi non seminate e non mietete, eppure Dio vi nutre; Egli vi ha dato le fonti per dissetarvi, i monti e le valli per rifugiarvi, gli alberi per costruire i vostri nidi. Voi non sapete filare ne' cucire, eppure Dio veste voi e i vostri figlioli. Il vostro Creatore vi ama molto poiche' vi dona tanti benefici, perciò state ben lontani dal peccato dell'ingratitudine e pensate sempre a lodare Dio".
A queste parole gli uccelli cominciarono ad allungare i colli, ad aprire i becchi e le ali e con rispetto a chinare le testine in basso, poi, con trilli e movimenti, dimostravano che le parole di S. Francesco avevano dato loro molta gioia.
Anche il Santo si rallegrava con loro e si stupiva di un cosi' gran numero di uccelli e delle loro bellissime varieta'. Egli gioiva nel vedere come accoglievano la sua parola e come devotamente, secondo i loro modi, pareva lodassero il Creatore. Francesco li accarezzava e passava accanto a loro, sfiorava le testine e i corpi con la tunica, ma essi non volavano via. Alla fine li benedisse con un segno di Croce e diede loro il permesso di andarsene.
Allora tutti gli uccelli, con meravigliosi canti, si alzarono in volo separandosi in quattro schiere secondo la croce che S. Francesco aveva tracciato su di loro, e dirigendosi verso i quattro punti cardinali.
Essi dimostravano che la predicazione della croce di Cristo, rinnovata da S. Francesco, doveva essere portata con gioia da lui e dai suoi frati, in tutte le parti del mondo.
Proponimento
- Imitiamo S. Francesco nel contemplare la creazione come specchio del Creatore;
- ringraziamo Dio per il dono della creazione;
- cerchiamo di avere sempre rispetto per ogni creatura, in quanto espressione dell'amore del Creatore;
- riconosciamo in ogni essere creato un nostro fratello.
Pater, Ave, Gloria
S. Francesco, prega per noi.

3° GIORNO - L'UMILTA' DI S. FRANCESCO
S. Francesco si trovava alla Porziuncola con frate Masseo, uomo di grande santita' e grazia nel parlare di Dio. Per questo il Santo lo amava molto. Un giorno, mentre Francesco tornava dal bosco, dove era stato a pregare, frate Masseo, che voleva provare la sua umilta', gli ando'incontro dicendogli: "Perche' proprio a te? Perche' tutto il mondo vien dietro a te e tutti vogliono vederti, ascoltarti e ubbidirti? Tu non sei bello, non hai grande cultura, non sei nobile. Perche', dunque, tutti ti seguono cosi'?".
S. Francesco a queste parole si rallegro' molto e, guardando il cielo, rimase per molto tempo rapito in Dio. Quando ritorno' in se', si inginocchio' lodando e ringraziando il Signore, poi, molto infervorato, rispose a frate Masseo: "Vuoi sapere perche' il mondo segue proprio me? Vedi, gli occhi dell'Altissimo Iddio, che vedono in ogni luogo e in ogni cuore, hanno visto che non esiste peccatore piu' vile, piu' misero di me sulla terra. Per questo, per attuare il suo grande disegno, Dio ha scelto me, per confondere la nobilta', la grandezza e la potenza del mondo, affinche' si sappia che ogni virtu' e ogni bene non provengono dalle creature ma dal Creatore e nessuno possa gloriarsi davanti a Dio (Cor 1,27-31).
Solo a Lui ogni onore e gloria, nei secoli dei secoli".
Frate Masseo, davanti ad una risposta cosi' umile, fu meravigliato e spaventato nel comprendere la profondita' dell'umilta' di Francesco.
Proponimento
- Sull'esempio di Francesco, non esaltiamoci ne' di fronte agli nomini ne' di fronte a Dio;
- Abituiamoci a rendere onore e gloria a Dio per quanto Egli opera per mezzo di noi.
Pater, Ave, Gloria
S. Francesco, prega per noi.

4° GIORNO - L'AMORE Dl DIO IN S. FRANCESCO E S. CHIARA
Quando S. Francesco era ad Assisi, visitava spesso S.Chiara dandole santi consigli. Lei aveva un grandissimo desiderio di pranzare almeno una volta con lui, ma il Santo non aveva mai acconsentito.
Un giorno, i frati dissero a Francesco:"Padre, a noi non sembra che questa tua rigidita' sia secondo la carita' divina. Potresti proprio accontentare le richieste di Chiara, sorella cosi' santa e tanto cara a Dio che ha abbandonato il mondo dopo aver ascoltato le tue parole". S. Francesco allora rispose: "Poiche' vi sembra bene, allora chiederemo a sorella Chiara di uscire da S. Damiano, dove e' rinchiusa da tanto tempo, per ve**re a mangiare con noi davanti a S. Maria degli Angeli, dove le furono tagliati i capelli e divenne sposa di Gesu' Cristo".
Quando giunse il giorno stabilito, S. Chiara, accompagnata da una sorella e da alcuni frati, arrivo' a S. Maria degli Angeli.
Il pranzo era molto povero e apparecchiato per terra, come era solito fare il Santo. Quando furono pronte le vivande, Francesco comincio' a parlare cosi' soavemente di Dio, che scese su di loro l'abbondanza della grazia divina e furono subito rapiti in Dio. Rimasero fermi, con gli occhi al cielo e le mani alzate.
Nel frattempo gli uomini di Assisi, guardando verso la pianura, videro come un grande fuoco sulla chiesa di S. Maria degli Angeli, sulla pianura intorno e sul bosco. Accorsero in fretta per spegnere l'incendio, ma, quando giunsero nel luogo, videro che nulla bruciava. Trovarono S.Francesco con S.Chiara e tutti i loro compagni rapiti in contemplazione di Dio, seduti intorno a quella povera mensa, e compresero che quello era fuoco divino, non materiale, che Dio aveva fatto apparire miracolosamente e che simboleggiava il fuoco del divino amore del quale ardevano le anime di quei Santi, frati e monache. Gli uomini allora tornarono ad Assisi con il cuore traboccante di gioia.
Dopo molto tempo, quando Francesco, Chiara e i loro compagni si risvegliarono dall'estasi, sentendosi ristorati dal cibo spirituale, si preoccuparono ben poco di quello materiale, comunque mangiarono insieme benedicendo il Signore!
Proponimento
- ricordiamoci che e' indispensabile trovare il tempo per la preghiera, alimento spirituale della nostra anima;
Pater, Ave, Gloria
S. Francesco, prega per noi.

5° GIORNO - S. FRANCESCO E LA POVERTA'
Nella I regola, S.Francesco scrisse:
"La regola e la vita dei frati e' questa, cioe' vivere in obbedienza, in castita' e senza nulla di proprio, seguendo l'insegnamento e l'esempio del Signore nostro Gesu' Cristo, il quale dice: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Mt 19,21). I frati non si approprino di niente: ne' casa, ne' luogo, ne' cosa alcuna".
Anche nell'ultima volonta' che S.Francesco scrisse a S.Chiara si legge: "lo piccolo frate Francesco voglio seguire la vita e la poverta'dell'altissimo Signore nostro Gesu' Cristo e della sua Santissima Madre e perseverare in tal vita sino alla fine. E prego voi, signore mie, e vi consiglio di vivere sempre in codesta santissima vita e poverta'".
S. Francesco, per essere veramente povero, volle guadagnare con il sudore della propria fronte il necessario alla vita. Il lavoro doveva essere solo strumento per guadagnare quanto permetteva a lui ed ai suoi frati di avere abitazioni, vesti e mense povere.
La poverta' di S.Francesco e dei suoi primi compagni rifulgeva in modo particolare nelle abitazioni. Dopo avere abbandonato la casa paterna, suo rifugio fu una grotta presso Assisi, e poi non ebbe fissa dimora sino a quando con i primi frati "si raccoglieva presso la citta' di Assisi in un luogo che si chiama Rivotorto".
Francesco e i suoi frati vivevano in un tugurio abbandonato, nella piu' completa indigenza, molto spesso privi anche del pane. Quel luogo era cosi' stretto che si poteva a mala pena stare seduti o distesi, ma tra loro non si udiva mormorazione ne' lamento, anzi ognuno conservava la sua serenita' con "tranquillita' di cuore e allegrezza di spirito".
Francesco sosteneva che "si sale prima in Cielo da un tugurio che da un palazzo".
Ricercava sempre la santa semplicitaà e non permetteva che la strettezza del luogo trattenesse le espansioni del cuore. Scriveva percio' il nome dei frati sui travicelli del tugurio, affinché ognuno, volendo pregare o dormire, potesse riconoscere il suo posto e l'angustia del luogo non turbasse il raccoglimento dello spirito.
Proponimento
- Sull'esempio di Francesco, ricordiamoci che Gesu' volle scegliere per Se' e per sua Madre la poverta';
- Cerchiamo il distacco dalle cose della terra per essere sempre piu' protesi verso le realta' dei Cielo.
Pater, Ave, Gloria
S. Francesco, prega per noi.

6° GIORNO - LA PENITENZA
Francesco era di costituzione gracile e debole già dalla giovinezza, eppure sottopose il suo corpo a penitenze e ristrettezze rigidissime!
La sua penitenza inizio' con l'amore verso i lebbrosi.
"Un giorno, cavalcando presso Assisi, ne incontro' uno e, sebbene ne provasse non poca molestia e orrore, pure balzo' di cavallo e corse a baciarlo e il lebbroso tendendogli la mano come per ricevere l'elemosina, ricevette insieme da lui il denaro e un bacio. Ed egli, subito risalito a cavallo, volgendosi di qua e di la', ed era in un campo aperto senza alcun ostacolo allo sguardo, non vide piu' il lebbroso. Onde, ripieno di meraviglia e di gioia, pochi giorni dopo vuole ripetere l'atto; si reca alla dimora dei lebbrosi e ad ognuno, distribuendo l'elemosina, bacia la mano e la bocca. Cosi' prende le cose amare invece delle dolci e si prepara virilmente ad osservare gli altri comandamenti".
In seguito si reco' tra i lebbrosi e rimase con loro, servendoli in tutte le loro necessita' per amore di Dio, lavando i loro corpi deformati e tergendo "la materia delle piaghe". Celano ci assicura che prima della conversione, Francesco inorridiva alla vista dei lebbrosi e, quando da lontano scorgeva i loro rifugi, si turava le narici con le mani.
Per il riposo, Francesco non voleva materassi o coperte: egli si stendeva al suolo sopra la sua tunica e spesso per dormire stava seduto appoggiandosi ad un guanciale di legno o di pietra.
Riteneva molto utile la mortificazione della lingua e per questo scrisse: "Beato quel religioso che non trova giubilo e letizia se non nei santissimi ragionamenti e nelle opere di Dio e con questi conduce gli uomini ad amare Dio, in gaudio e letizia. E guai al religioso che si diletta di parole inutili e vane e con queste spinge gli uomini al riso".
Nella vita di S.Francesco appare soprattutto evidente la necessita' di mortificare la gola. "Francesco martoriava il suo corpo astenendosi dal cibo e dal bere. Raramente nei periodi in cui era in buona salute, ammetteva i cibi cotti. Quando li accettava, li mangiava dopo averli mescolati con la cenere oppure li rendeva estremamente insipidi allungandoli con molta acqua. Egli era molto severo con se stesso ma nello stesso tempo era indulgente con gli altri e volle sempre che le penitenze dei suoi frati non fossero esagerate perche' diceva che anche "fratello corpo ha le sue esigenze che debbono essere soddisfatte affinche' l'uomo possa impegnarsi nell'esercizio del dovere quotidiano e vegliare nella preghiera.
Proponimento
- mortifichiamo i desideri del corpo, affinche' siano sempre subordinati alle esigenze dello spirito.
Pater, Ave, Gloria
S. Francesco, prega per noi.

7° GIORNO - COME S. FRANCESCO SEPPE SOPPORTARE LE AVVERSITA'
Dopo la sua conversione, S.Francesco dovette superare gravi difficolta', ma seppe reagire «con molta fermezza nelle tribolazioni» (2 Cor 6,4) e seppe conservare la «gioia dello Spirito Santo» (1 Ts 1,6) nonostante le avversita'.
Quando Francesco decise di vivere secondo il Vangelo, si trovo' davanti la violenta opposizione dei parenti. Il padre, considerando pazzia l'abbandono delle cose del mondo per il servizio di Cristo, comincio' a perseguitarlo con minacce.
lì Santo, dopo aver pianto e pregato, ebbe luce e forza da Dio, tanto che seppe affrontare con gioia anche gli improperi
Anche i suoi compagni di un tempo, vedendolo tanto cambiato e prostrato dalla penitenza, lo insultavano e gli scagliavano addosso il fango e le pietre della strada, perche' lo ritenevano pazzo.
Francesco sopportava con gioia ogni pena, pensando alle sofferenze e alle incomprensioni sopportate da Gesu', il Figlio di Dio.
Piu' tardi si vide combattuto da alcuni dei suoi frati che lo ostacolavano pretendendo di modificare la regola. Egli voleva applicare letteralmente il Santo Vangelo, ma i frati piu' letterati e sapienti pretendevano di mitigare i punti piu' rigidi, quelli che richiedevano maggior penitenza e sacrifici per l'imitazione integrale della vita di Gesu' e fu cosi' grande e forte la loro opposizione che Francesco fu costretto a dimettersi dal governo dell'Ordine.
Egli superava con molta umilta' tali contrasti e diceva: "E' segno di grande amore quando il Signore punisce bene il servo suo di tutti i suoi difetti in questo mondo, accio' che non ne sia punito nell'altro. E io sono pronto a sostenere allegramente ogni pena e ogni avversita' che tu, o Dio, mi vuoi mandare per i miei peccati".
S. Francesco riusci' a superare le difficolta' con umilta' e letizia.
Proponimento
- impegnamoci ad accettare anche le opposizioni dei piu' vicini e dei piu' cari quando Dio ci chiama per una strada che essi non condividono;
- accettiamo con umilta' i contrasti nell'ambiente in cui quotidianamente viviamo, ma difendiamo con fermezza quanto ci sembra utile per il bene nostro e di coloro che ci stanno vicino e, soprattutto, perla gloria di Dio.
Pater, Ave, Gloria
S. Francesco, prega per noi.

8° GIORNO - COME S. FRANCESCO SEPPE SOFFRIRE SORRIDENDO
Sono state numerose e dolorose le malattie sofferto da S. Francesco, ma esse non lo privarono mai della sua proverbiale letizia; soffri', infatti, sorridendo e ringraziando il Signore per le sofferenze. Considero' anche lo malattie un'espressione della bonta' di Dio e attese la morte cantando.
Aveva una grave malattia agli occhi ed il male sembrava progredire di giorno in giorno per mancanza di cure. Stava per perdere la vista, ma rifiutava ogni cura perche' era sempre molto severo con il suo corpo. Quando frate Ella e il Cardinale Ugolino riuscirono a convincerlo ad "usare con minori scrupoli qualche riguardo per il suo male", la malattia ora cosi' grave che richiedeva grande competenza da parte dei medici e "dolorosissimi mezzi di cura".
Nella primavera del 1225, la malattia agli occhi era tanto peggiorata che Francesco "non poteva scorgere la luce del giorno né quella del fuoco durante la notte". Parti' allora per andare da un medico che tutti dicevano espertissimo nella cura di questo male. Francesco portava un grande cappuccio fatto dai frati e sugli occhi una benda di lana o lino cucita al cappuccio, perche' vedere la luce gli causava fortissimi dolori.
Il medico penso' di curarlo con bruciature. Porto' un ferro o lo fece arroventare davanti al Santo, il quale cerco' di darsi coraggio dicendo al fuoco: "Frate fuoco, nobile e utile creatura tra le creature dell'Altissimo, usami cortesia in quest'ora: un giorno io ti ho amato e ancora voglio amarti per amore di quel Signore che ti creo'. E prego il Creatore nostro che temperi il tuo calore, perche' io possa sopportarlo".
Terminata la preghiera, benedisse il fuoco. I frati presenti fuggirono tutti, presi dalla pieta' e dalla compassione. Quando il medico ebbe finito la dolorosissima operazione, i frati rientrarono e S. Francesco racconto' loro di non aver sentito dolore alcuno e neppure il calore del fuoco. Anche il medico, molto meravigliato, confermo' che il Santo non si era neppure scomposto e disse:
"Fratelli, avrei temuto non solo di lui, debole o infermo, ma anche di uno forte e sano, che non avesse potuto sopportare una cottura cosi' forte. Ne ho fatto esperienza in altri". "Per quasi due anni ebbe a sostenere queste sofferenze con pazienza o umilta', di tutto rendendo grazie a Dio".
Quando S.Francesco ricevette le stimmate, le sue sofferenze furono notevolmente accentuate. "Quelle piaghe santissime, in quanto gli erano impresso da Cristo, gli dettero al cuore grandissima allegrezza, niente di meno alla carne sua e ai sentimenti corporali a cui davano intollerabile dolore". Per poter camminare e perche' non si vedessero le ferite ai piedi, indosso' dei "calzerotti di lana" mettendo un pezzetto di pelle sulle ferite per evitare il contatto con la lana ruvida. Dopo aver ricevuto le stimmate scese da La Verna e, come racconta S. Bonaventura: "Incomincio' ad andare soggetto a molte e varie malattie".
Francesco sopportava tutto con gioia, giungendo a considerare le malattie come sorelle. Infatti, il Celano racconta: "Fu un vero miracolo che, cosi' affranto per le sofferenze in ogni parte del corpo, avesse ancora la forza di resistere. Pure queste angosce non le chiamava pene, ma sorelle".
Proponimento
- chiediamo a Francesco la sua gioia e serenita' nelle malattie, pensando che la sofferenza e' un grande dono di Dio in vista della nostra gioia futura;
- seguendo l'esempio di Francesco, sopportiamo le malattie con pazienza e senza far pesare il nostro dolore sugli altri;
- cerchiamo di ringraziare il Signore non solo quando ci dona la gioia, ma anche quando permette le malattie.
Pater, Ave, Gloria
S. Francesco, prega per noi.

9° GIORNO - COME S. FRANCESCO ACCOLSE LA MORTE
Il Celano racconta che la malattia di S.Francesco si stava aggravando e il corpo del Santo si indeboliva sempre piu', tanto che non poteva piu' muoversi. Un frate chiese a Francesco se preferisse la sofferenza lunga e continua di tale grave infermita' oppure il martirio, la morte violenta e atroce provocata dal carnefice.
Egli rispose: "O figlio, la cosa che mi e' piu' cara, piu' dolce, piu' gradita, e' che si adempia in me e su di me la volonta' del Signore Iddio. lo voglio essere totalmente concord e obbediente soltanto alla Sua volonta'. Ma se dovessi guardare non al premio, ma solo al dolore fisico che provo e' per me più atroce di qualunque martirio tollerare questa malattia anche solo tre giorni".
Nel 20" anno della sua conversione, due anni dopo l'impressione dello stimmate, "squadrato ormai da numerosi colpi di dolore e infermita',... come pietra da collocare nella Gerusalemme celeste o come lavoro malleabile portato a perfezione dal martello delle molteplici tribolazioni", S.Francesco chiese di essere portato a S.Maria della Porziuncola per morire proprio nel luogo dove aveva ricevuto lo Spirito della grazia di Dio.
Baciando la terra, disse: "Ti ringrazio, Signore Dio, di tutte queste mie sofferenze e ti prego, o Signore, che me ne mandi altre cento, se cosi' ti piace: poiche' questo mi sarà graditissimo; colpendomi con il dolore tu mi risparmi; mentre l'adempimento della tua santa volonta' costituisce per me una grandissima consolazione". "Quel padre santissimo riputava sempre cosa dolce cio' che sapeva di amaro al corpo ed attingeva di continuo immensa dolcezza dall' umilta' e dall'imitazione del Figlio di Dio".
Quando S.Francesco era colpito da sofferenze piu' forti, cantava o faceva cantare dai suoi compagni "lo lodi dello creature", il cantico di frate sole che egli Stesso aveva composto.
Quando seppe che la morto era imminente, nonostante soffrisse moltissimo fisicamente, egli gioì e lodo' il Signore con grande trasporto, poi disse a un frate: "Se al mio Signore piace che io muoia tra breve, fa' ve**re a me frate Angelo e frate Leone affinche' mi cantino di sorella morte". Quando i due frati furono davanti a lui, addolorati e piangenti, cantarono il cantico di frate sole e Francesco aggiunse anche alcuni versi su "sorella morte":
"Laudato sii, mi' Signore, per sora nostra morte corporale
da la quale nullo homo vivente puo' scampare, guai a quelli che morranno ne le peccata mortali,
beati quelli che trovara' ne le tue sanctissime voluntate che la morte secunda nol fara' male".
Proponimento
- viviamo ogni istante della nostra vita terrena come mezzo per conseguire la gioia eterna.
Pater, Ave, Gloria
S. Francesco, prega per noi.

NOVENA BREVE
NOVENA A SAN FRANCESCO D’ASSISI
dal 25 settembre al 3 ottobre
PRIMO GIORNO
O Dio illuminaci sulle scelte della nostra vita e aiutaci a cercare di imitare la prontezza e l'entusiasmo di San Francesco nell'adempiere alla Tua Volontà.
San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

SECONDO GIORNO
San Francesco aiutaci ad imitarti nel contemplare la creazione come lo specchio del Creatore; aiutaci a ringraziare Dio per il dono della creazione; ad avere sempre rispetto per ogni creatura perché espressione dell'Amore di Dio e a riconoscere in ogni essere creato un nostro fratello.
San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

TERZO GIORNO
San Francesco, con la tua umiltà, insegnaci a non esaltarci né di fronte agli uomini né di fronte a Dio ma a dare sempre e solo onore e gloria a Dio per quanto Egli opera per nostro mezzo.
San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

QUARTO GIORNO
San Francesco insegnaci a trovare il tempo per la preghiera, alimento spirituale della nostra anima. Ricordaci che la castità perfetta non c'impone di evitare le creature di sesso diverso dal nostro, ma ci chiede di amarle solo di un amore che anticipa su questa terra quell'amore che potremo esprimere pienamente in Cielo dove saremo "simili agli angeli" (Mc 12,25).
San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

QUINTO GIORNO
San Francesco, ricordando le tue parole che "si sale prima in Cielo da un tugurio che da un palazzo", aiutaci a ricercare sempre la santa semplicità. Ricordaci il tuo distacco dalle cose di questo mondo nell'imitazione di Cristo e che è bene essere distaccati dalle cose della terra per essere sempre più protesi verso le realtà del Cielo.
San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

SESTO GIORNO
San Francesco sii nostro maestro sulla necessità di mortificare i desideri del corpo affinché siano sempre subordinati alle esigenze dello spirito.
San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

SETTIMO GIORNO
San Francesco aiutaci a superare le difficoltà con umiltà e letizia. Il tuo esempio ci esorti a saper accettare anche le opposizioni dei più vicini e dei più cari quando Dio ci invita per una via che essi non condividono, e a saper vivere con umiltà i contrasti nell'ambiente in cui quotidianamente viviamo, ma difendendo con fermezza quanto ci sembra utile per il bene nostro e di coloro che ci stanno vicino, soprattutto per la gloria di Dio.
San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

OTTAVO GIORNO
San Francesco ottienici la tua gioia e serenità nelle malattie, pensando che la sofferenza è un grande dono di Dio e va offerta al Padre pura, senza essere rovinata dai nostri lamenti. Seguendo il tuo esempio vogliamo sopportare le malattie con pazienza senza far pesare il nostro dolore agli altri. Cerchiamo di ringraziare il Signore non solo quando ci dona la gioia ma anche quando permette le malattie.
San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

NONO GIORNO
San Francesco, con il tuo esempio di accettazione gioiosa di "sorella morte", aiutaci a vivere ogni istante della nostra vita terrena come mezzo per conseguire la gioia eterna che sarà premio dei beati.
San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

PREGHIERA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI
Preghiera davanti al Crocifisso
O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre
del cuore mio.
Dammi una fede retta,
speranza certa,
ca**tà perfetta
e umiltà profonda.
Dammi, Signore,
senno e discernimento
per compiere la tua vera
e santa volontà.
Amen.

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