24/03/2025
Il 25 marzo 1675, la Madre di Dio si manifestava ancora una volta all’umanità da questa piccola contrada all’ombra del Vesuvio. La Madonna dell’Arco richiamava a se il cuore di tanti devoti, i quali in quel giorno poterono costatare il suo volto illuminato da stelle. Ma cosa avvenne esattamente?
Un frate domenicano, figlio del Convento dell’Arco era in preghiera dinanzi la sacra immagi¬ne quando, alzati gli occhi, vide sul volto della Vergine Maria risplen¬dere una forte luce erano tante piccole stelle. Il frate preso dallo stupore e dalla commozione restò confuso cercando di capire quello che stava accadendo, chiamò il sacrestano, e senza dir nulla lo portò dinanzi alla Sacra immagine e anch’egli vide e confermò la cosa. Chiamato il Priore, fra Giuseppe Rosella e alcuni confratelli costatarono il prodigio. Lasciamo raccontare il fatto prodigioso a un frate che visse quei momenti, fra Ludovico Ayrola racconta:
«È l'ora del tramonto del 25 marzo 1675, un religioso del convento piamente pregava dinanzi all'altare di Maria, quando, alzando gli occhi verso l'Immagine, vide sotto la lividura della guancia risplendere un color d'oro e tutto intorno sfavillare numerose e piccole stelle. Teme una allucinazione e chiamato il sacrestano senza prevenirlo, l'invita a guardare l'Immagine. L'interrogato colmo di meraviglia, conferma le luci e le stelle, e corre a chiamare il Priore, in quel tempo il P. Giuseppe Rossella. Questi si fa accompagnare da altri due frati all'altare della Vergine, che confermano l’evento. Il Priore a tutti i religiosi presenti impose, sotto forma di precetto di obbedienza, di non parlare ad alcuno di quanto avevano visto, affinché nessuno possa essere suggestionato ed il miracolo si sveli da sé. Alle prime luci dell'alba, il Vescovo di Nola, Monsignor Filippo Cesarino, è nel Santuario convento, a visitare la Sacra Immagine. Osserva lungamente le stelle, e non approvando il silenzio dei padri sul prodigio ordina di divulgare la notizia e di non porre ostacoli alla gioia ed al fervore dei fedeli. Ritornato a Nola, comanda che per tutta la Diocesi s'istituiscano pubbliche processioni di ringraziamento. Il Viceré del tempo, Antonio Alvarez Marchese D'Astorga, accorre anche lui al Santuario, e confermando simile ordine del Vescovo di Nola, comanda che per mano di pubblico notaio venga redatto documento dell'accaduto, da inviare poi al Re di Spagna, assieme a riproduzione dipinta del miracolo. Dopo il Viceré vennero e constatarono il prodigio l'Arcivescovo Card. Orsini (più tardi papa Benedetto XIII), l'Inquisitore, i Consultori del S. Uffizio. Il 26 aprile, dopo un mese dall'apparizione delle stelle, il notaio Carlo Scalpato da Nola, richiesto dal Priore del convento, redasse l'atto in presenza e con la testimonianza di moltissime persone autorevoli, religiose e civili, tra le quali troviamo il Nunzio della S. Sede presso il Regno di Napoli S. Ecc. Marco Vicentino, Vescovo di Foligno; il Vescovo di Nola Filippo Cesarino; il Vicario Generale della Diocesi, Giovanbattista Fallecchia; il Duca D. Fabrizio Capece Piscicelli del Sedil Capuano e suo fratello Girolamo; Don Nicola Capecelatro; il residente del Duca di Toscana presso la Corte di Napoli, D. Santolo di Maria, ed il giudice del luogo dott. Onofrio Portelli».
Vincenzo D'Onofrio, un diarista napoletano più noto con lo pseudonimo di Innocenzo Fuidoro, parlando del¬la visita fatta il 28 aprile 1675 dal viceré di Napo¬li Antonio Alvarez a Madonna dell'Arco scrive: “Domenica 28 d'avrile... il viceré fu a Santa Maria dell'Arco privatamente a visitare quella miracolo¬sa Madre d'Iddio, dalla cui faccia, e proprio dalla ferita che ricevé da quel sacrilego tanti anni or sono, che ne scaturì sangue e vi restò il segno, ora si è publicato che mostra in essa tre grani di color d'oro, e rilucono come diamanti, il che, visto dal vescovo di Nola, dal nunzio monsignor Vicentini, hanno fatto diligenza se fusse alcun artificio e per¬ciò, nettate più volte con fazzoletti, restano in quel modo lucenti conforme apparvero; perciò vi è an¬dato gran concorso, e Sua Eccellenza ci ha donato sei frasche d'argento”. All'inizio di maggio, giunsero anche le felicitazioni del Maestro Generale dell'Ordine Domenicano, lo spagnolo Giovanni Tommaso De Rocaberti (1669-1677), palesemente compiaciuto del singolare evento, si augurava che tutti i frati dell'Arco «accudiscano ad usar la charità, che si deve a' fedeli, che vi concorrono, et a cooperare colla lor assistenza alla lor divotione».
Questa sera, Vergine Santa dell’Arco, risuonano in modo speciale le parole che tante volte abbiamo ripetuto nel recitare la supplica, nel punto in cui diciamo: Vergine gloriosa, che un gior¬no volesti apparire circondata da stelle luminose, io ti prego di voler essere in ogni momento la stel¬la che guida il mio cammino. Tu nelle tempeste della vita, tra i mille pericoli per l'anima ed il corpo, brilla al mio sguardo così che io possa sempre trovare la via che conduce al porto della vita eterna. Carissimi, tutti abbiamo bisogno di una stella che illumini la nostra vita: questa stella è Maria, la nostra Mamma dell’Arco”.