20/06/2026
XII DOMENICA ORDINARIA - 21 GIUGNO 2026
COMMENTO AL VANGELO - Mt. 10,26-33
Nel brano del Vangelo Gesù, inviati gli apostoli in missione e spiegato lo stile da tenere, non nasconde loro i rischi che essa comporta: non si tratterà di una passeggiata trionfale tra applausi e consensi. Tutt’altro! Poco prima del brano di oggi li aveva avvisati: “Ecco: io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia… Sarete odiati da tutti a causa del mio nome”. Oggi, per molti, essere cristiani o non esserlo, andare in chiesa o non andarci, che Gesù ci sia o no non fa molta differenza. Per la comunità di Matteo e per i cristiani dei primi secoli essere cristiani era una scelta esigente, che comportava coraggio e conseguenze pericolose: essere cristiani significava infatti essere osteggiati, sospettati, sottoposti a castighi esemplari, talvolta messi a morte nei modi più crudeli ed entrare in conflitto perfino con i propri familiari. I toni sono dunque molto spinti, ma sarebbe un errore interpretare questi testi come cose che accadono solo in situazioni di persecuzione sistematica. Le tensioni affrontate dalla comunità di Matteo si verificano in realtà in ogni contesto dove viene annunciato il Vangelo: ovunque ci sia un discepolo che professa seriamente la sua fede è inevitabile che si producano fratture, divisioni e sottili o palesi forme di emarginazione a livello relazionale, culturale, sociale, politico.
Questa premessa di Gesù è di fondamentale importanza: se c’è opposizione, significa che il messaggio sta funzionando; se chi ci sta introno non reagisce, rimane indifferente significa che il Vangelo è stato annacquato e la nostra testimonianza è molto sbiadita. L’opposizione è garanzia di autenticità, la conferma che il Vangelo sta scuotendo le coscienze, mettendo in crisi gli stili di vita e incidendo sul modo di pensare della gente. Il quieto vivere è invece un segnale molto negativo, dinanzi al quale occorre fermarsi a riflettere per cercare di capire cosa non sta funzionando.
A questo punto Gesù passa dall’insegnamento confidenziale ad un imperativo missionario radicale con due metafore: “Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate nelle orecchie voi annunciatelo dalle terrazze”. La Parola di Dio non può essere ascoltata in Chiesa ed essere relegata nell’ambito del privato o dello spazio sacro. Qui da noi non ci sono persecuzioni, contrasti violenti, ma è stata elaborata una strategia più sottile e più pericolosa: tanta gente crede, ma relegando la fede all’intimità della propria coscienza. Non possiamo relegare alla sfera personale la Parola di Dio, la cura della nostra interiorità, la fede, né possiamo cavarcela inviando continuamente su whatsapp Madonne e immagini sacre ad amici e conoscenti che credono come noi e poi mettere nel cassetto i valori evangelici in contesti caratterizzati da ostilità o indifferenza religiosa. Non si tratta di fare gli spavaldi e di ostentare la fede, né di irrigidirsi in stupidi e dannosi integralismi religiosi, di infastidire le persone sempre con le solite prediche, ma semplicemente di parlare e di vivere da cristiani, senza condizionamenti, quando siamo tra gli amici, al lavoro, al bar, alle sagre, a fare la spesa, a discutere di politica o di morale. Se uno ha veramente incontrato Gesù ed è rimasto affascinato dal suo Vangelo, perché deve tenerselo nascosto nel fondo del proprio cuore? Gli viene spontaneo “gridarlo dalle terrazze”, dirlo lì dove si raduna la gente, raccontarlo agli altri per le piazze e le strade della città, senza vergogna e senza alcuna presunzione di essere migliori o di convincerli a tutti i costi, ma solo di offrire loro la stessa opportunità. Poco importa poi se la sua parola e il suo stile di vita dovessero risultare impopolari e così dovesse essere preso in giro, deriso o addirittura trattato con disprezzo e attaccato.
Essere testimoni di Gesù e del Vangelo non vuol dire essere super-uomini o super-donne, affrancati da dubbi, ferite, fragilità. Talvolta, davanti alla sproporzione tra le nostre poche risorse e la complessità del mondo moderno, schiacciati dal potere sottilmente persecutorio della cultura e degli stili di vita dominanti, potremmo sentirci soli e avvertire un frustrante senso di fallimento. Per questo Gesù, dopo aver parlato di questa possibilità, per ben tre volte dice: “Non abbiate paura!”. Paura di esporci, paura di essere giudicati, paura di deludere, paura di essere non essere accolti, stimati, amati… Il tema è davvero di altissimo livello umano e spirituale. Gesù lo sviluppa con due verità di fondo di fondo. Gli uomini ci possono togliere tutto: umiliarci, ferirci, calunniarci, disonorarci, perfino uccidere. Ma c’è uno spazio sacro dove non possono arrivare: il cuore, la coscienza, l’anima! Lì stiamo al sicuro, al riparo da ogni attacco. Nessuno può violare idee, convinzioni e tutto quello che è dentro di noi. In questo consiste la grandezza della persona: per quanto possiamo essere oggetto di pressione e di paure, rimane sempre un margine invalicabile, uno spazio divino in cui nessuno può entrare e impedirci di essere liberi di decidere come vivere e cosa fare della nostra vita. Di una cosa dobbiamo essere certi: meglio rimanere liberi, anche a costo di essere emarginati, che essere buffoni di corte e perdere la dignità!
Poi ci sono le due immagini poetiche dei “passeri” e dei “capelli del capo”. Gli uccelli erano considerati gli animali più insignificanti. Attraverso l’immagine dei passeri Gesù vuole infondere fiducia: se Dio si prende cura anche delle creature più insignificanti, a maggior ragione si prende cura dei suoi figli. Attraverso l’immagine dei capelli, vuole dirci che Dio conosce e ama ogni frammento e ogni fibra della nostra vita. Pertanto, nei momenti di difficoltà, anche quando tocchiamo con mano tutta la nostra fragilità e sembra che tutto stia per precipitare, dobbiamo ricordare che siamo preziosi agli occhi di Dio, che Dio non ci farà mai mancare la sua vicinanza e che la nostra vita è saldamente nelle sue mani!