da una nobile famiglia romana. Educato fin da bambino alla fede cristiana, sentì presto in lui il bisogno di trasmettere la sua fede agli altri. Egli divenne, perciò, diacono. Per le sue doti di grande prudenza, zelo nello svolgere il suo ministero e per essere uomo di santità salda, San Sosio divenne presto famoso al di fuori di Miseno: San Gennaro, Vescovo di Benevento, andava spesso a fargli vi
sita, segno della sua stima e venerazione. Fu durante una di queste visite che avvenne un prodigio simile a quello della Pentecoste: mentre San Sosio leggeva e commentava il Vangelo, una lingua di fuoco si posò sul suo capo, segno che su di lui era disceso lo Spirito Santo. Per questo motivo, tutte le statue ed i dipinti raffiguranti il Santo, lo rappresentano con una fiammella in testa. Allo scoppio della persecuzione di Diocleziano, San Sosio fu uno dei primi ad essere arrestato e gettato in carcere nell'anfiteatro di Pozzuoli. Durante la sua permanenza in carcere, San Sosio ricevette la visita di San Gennaro ed altri cristiani, i quali vennero arrestati in quella occasione. Rifiutati gli inviti del magistrato Timoteo a venerare l’imperatore e mostrandosi risoluti di fronte alle sue minacce, i 7 cristiani furono condannati alla decapitazione. Si racconta anche che, prima di essere decapitati, i sette Martiri vennero esposti alle belve ma da queste non furono neanche sfiorati. Sosio, Gennaro e gli altri cristiani furono martirizzati nel Foro Vulcano (Solfatara di Pozzuoli). All’epoca del martirio, San Sosio aveva 30 anni. Il culto al Santo di Miseno fu portato ad Arpino, in zona Vallone, da una nobildonna Napoletana che in un terreno di sua proprietà fece costruire una piccola ca****la dedicata al Santo, un paio di secoli fa. Quella zona della contrada Vallone assunse così il nome del Santo. Nel 1949 un gruppo di fedeli, con il contributo degli altri fedeli della contrada e del Parroco di allora, Mons. Luigi Ippoliti, prese l’impegno di costruire una chiesa più grande sul posto dell’antica ca****la. In un solo anno, il gruppo fondatore riuscì a portare a termine la costruzione della chiesa, che fu benedetta dal Vescovo Diocesano, Mons. Michele Fontevecchia, il 30 Maggio 1950. L’affresco presente in chiesa è quello contenuto nella ca****la originale e la statua fu acquistata nella Pentecoste del 1953 con l’autorizzazione del Vescovo Diocesano Mons. Biagio Musto e benedetta dal Delegato Vescovile Mons. Cardarelli nel Gennaio 1954. San Sosio è protettore delle ossa è ricorre il 23 Settembre. Viene festeggiato, in Arpino, il lunedì successivo alla Pentecoste. La festa viene preceduta da un mese di preparazione, che ha inizio con il tradizionale Falò.