03/12/2025
NONO GIORNO della Novena a San Francesco Saverio
"LA FESTA"
Il 3 dicembre è la festa liturgica di san
Francesco Saverio. Un Santo che ha
dell’incredibile. Partì da solo per le Indie, con
una sola ricchezza: portare Cristo a chi ancora
non lo conosceva. Un esempio di cristianesimo
militante.
San Francesco Saverio è considerato il più
grande missionario dell’epoca moderna. Fu
proclamato Patrono dell’Oriente, dell’Opera
della Propagazione della Fede e, con Santa
Teresina di Lisieux, delle Missioni. Infatti,
nella sua vita, tutta dedicata all’apostolato,
giunse in India, Giappone e Cina, dove morì.
Francesco De Jassu venne alla luce in Spagna
il 7 Aprile 1506 nel Castello di Xavier (dal
quale poi Saverio) nella Navarra da una nobile
famiglia di sani princìpi religiosi. Dopo la
distruzione del Castello e la morte del padre,
avvenuti durante la guerra fra Ferdinando di
Castiglia e i reali di Navarra , che erano filofrancesi, ebbe inizio un triste periodo per la
famiglia dei Saverio.
Francesco, sia per sfuggire alla sconfitta e alla
miseria, sia per prepararsi a restaurare la gloria
della sua famiglia, si trasferì a Parigi per
studiare all’Università. Lì prese parte alla vita
mondana della città, conobbe umanisti e fu
attratto dalle teorie eretiche del tempo, ma fu
“salvato” da due figure che lo avrebbero
positivamente influenzato. Trovandosi a
vivere in un pensionato universitario, ebbe
modo di conoscere come compagni di stanza
prima il beato Pietro Favre e poi Sant’Ignazio
di Loyola.
L’agiografia vuole che sin da subito
sant’Ignazio, notando l’interessante
temperamento del ragazzo, tentò di
distoglierlo dalla sua visione della vita troppo
legata ai beni materiali ripetendogli spesso la
frase: «Che giova all’uomo guadagnare anche
tutto il mondo, se poi perde l’anima?» (Mc.
8,36). Francesco, all’inizio, mosso
dall’antipatia verso Ignazio, rimase
indifferente ai suoi richiami ma infine dovette
cedere.
L’antipatia si trasformò in profonda
ammirazione e gratitudine e il 15 agosto del
1534 si consacrò a Cristo tra i primi sette componenti della Compagnia di Gesù. I suoi
due fratelli maggiori tentarono di dissuaderlo
da una tale decisione riuscendo a procurargli il
canonicato a Pamplona, ma era troppo tardi:
Francesco era già in viaggio verso l’Italia con
i suoi compagni, deciso a partire per la Terra
Santa. Giunti a Venezia, non riuscirono a
partire per la Palestina a causa delle guerre in
corso tra Veneziani e Turchi e così si recarono
a Roma dove ricevettero l’approvazione del
papa Paolo III e furono ordinati sacerdoti.
Di lì a poco sarebbero iniziate le lunghe
peregrinazioni del Santo. Francesco ogni tanto
sognava di portare sulle spalle un indiano
molto pesante e quando l’ambasciatore di
Lisbona chiese alla Compagnia di Gesù di
inviare due sacerdoti nelle Indie per
l’evangelizzazione di quelle terre, accadde che
Francesco, anche se non era stato scelto,
dovette partire per l’ammalarsi di uno dei due
sacerdoti che erano stati prescelti.
Il 7 aprile 1541 Francesco partì da Lisbona e
dopo un lungo viaggio durato tredici mesi
giunse (era il 6 maggio 1542) a Goa, la capitale
dell’Oriente portoghese conquistata trent’anni
prima. Francesco come sua abitazione scelse
l’ospedale cittadino dormendo in un letto posto accanto a quello del malato più grave. Di
giorno si muoveva per la città chiamando a sé
i bambini e gli schiavi per educarli al
cristianesimo, visitava i malati e i prigionieri
guadagnandosi il nome di “padre buono”. Si
occupò anche dei Pàravi, i pescatori di perle,
che, vessati dai musulmani, erano passati con i
Portoghesi ed erano diventati cristiani, senza
però un’adeguata educazione in quanto non si
conosceva bene la loro lingua.
Francesco, insieme a due compagni di
quell’etnia che gli facevano da interpreti, partì
verso i luoghi dei Pàravi e con grande fatica
tradusse le più importanti preghiere e le verità
della fede. Per due anni girò nei villaggi
battezzando, insegnando le preghiere e
fondando chiese e scuole.
Dopo Goa, si mosse in Malacca e
nell’arcipelago delle Molucche. In questo
periodo conobbe un giapponese che era
scappato dalla sua patria per un delitto
commesso. Questi, di nome Hanjiro, volle
convertirsi e provocò nel santo un forte
interesse nei confronti del popolo giapponese.
Così, nel 1549 giunse in Giappone. All’inizio
vi fu una buona accoglienza, poi, a causa dei
bonzi venne introdotta la pena di morte per chi
si battezzava. Il Giappone avrebbe comunque
lasciato un ottima impressione a Francesco che
se ne andò lasciando una comunità di già 1500
fedeli.
Ora gli si prospettava la Cina che in Giappone
gli era stata presentata come una terra assai più
colta e raffinata. Per Francesco sarebbe stato
l’ultimo viaggio, infatti giunto in Cina si
ammalò di febbre e morì. Il suo corpo fu
trasportato a Goa dove ancora oggi si trova.
Francesco, oltre ad aver percorso migliaia di
chilometri per terra e per mare, si stima che
abbia battezzato circa 30.000 persone. Il suo
apostolato si basava sull’alternare
l’esposizione della dottrina alla preghiera,
infatti si preoccupava molto della traduzione
delle preghiere di base che trasmettevano le
verità di fede, come il semplice segno della
croce con il quale si trasmetteva l’idea della
Trinità.
Un gigante dell’evangelizzazione. Un faro per
i nostri tempi di secolarizzazione, apostasia e
di evidente tradimento da parte di tanti cristiani
che hanno paura di testimoniare Cristo, Via,
Verità e Vita. San Francesco Saverio insegna
che ogni sacrificio deve essere fatto per
testimoniare la verità di Cristo, e che, senza questa Verità, la vita di ogni uomo rimane
impietosamente povera.
Noto come l’apostolo delle Indie, ritenuto il
più grande missionario del Cristianesimo, il
gesuita Francesco Saverio nasce nel 1506 in un
castello, a Javier, nella Navarra, da una ricca
famiglia di nobili spagnoli. Il padre è un
giurista e i fratelli sono soldati. Invece
Francesco sogna un’altra strada. Studioso e
colto si laurea all’Università di Parigi. Un
incontro diventa decisivo per la sua vita.
Conosce Ignazio di Loyola (proclamato santo
anche lui) con il quale fonda l’Ordine dei
Gesuiti (la Compagnia di Gesù).
Francesco diventa sacerdote nel 1537 e nel
1540 parte missionario in India per parlare del
Vangelo alle popolazioni che non lo
conoscono. Il lungo viaggio dura tredici mesi.
I coloni portoghesi conducevano una vita
disordinata e immorale, alla ricerca smodata di
ricchezza. Il santo si sacrifica soffrendo la
fame e la malattia per dedicarsi agli ammalati,
confortare i carcerati, difendere gli schiavi,
istruire i bambini, tanto da meritarsi il titolo di “Grande Padre”. Francesco cerca di riunire i
bambini e li chiama suonando un campanello.
Impartisce loro il catechismo e insegna canti
spirituali. Fonda chiese e scuole, sa essere
all’occorrenza maestro, giudice e medico.
Soprattutto ha un talento fuori dal comune
come predicatore e grazie a lui numerosissime
sono le conversioni. Il gesuita è infaticabile e
battezza migliaia di persone. Tantissimi sono i
miracoli attribuiti alle sue preghiere.
Particolarmente avventuroso fu il viaggio in
Giappone del 1548, accompagnato da un
fuggiasco giapponese, Anjiro, che si converte
per poter espiare un delitto commesso. Il
sacerdote ha pochissimo cibo, cammina a piedi
scalzi anche quando il freddo, in alcuni
momenti, è davvero pungente, svolge le
mansioni più umili per sopravvivere. Anche in
questo Paese Francesco Saverio riuscirà a
convertire fino a mille persone. Desidera
portare la Parola di Dio pure in Cina, territorio
a quel tempo interdetto agli stranieri, ma si
ammala e non riesce nel suo intento. Il
“Grande Padre” si spegne proprio mentre sta
per sbarcare nel continente cinese, sull’isola di
Sancian, nel 1552. San Francesco Saverio è
patrono delle missioni cattoliche, dei turisti e dei marinai. Protegge i viaggi per mare. Viene
invocato contro le tempeste marine e i
temporali.
TUTTI: O amatissimo S.Francesco Saverio,
con te adoro Dio nostro Signore,
ringraziandolo per i grandi doni di grazia che
ti ha concesso durante la tua vita, e per la gloria
di cui ti ha coronato in Cielo.
Ti supplico con tutto il cuore di intercedere per
me presso il Signore, perché mi dia anzitutto la
grazia di vivere e morire santamente, e mi
conceda la grazia particolare.... di cui ho
bisogno in questo momento, sempre che sia
secondo la Sua volontà e la Sua maggior
gloria. Amen.
Padre nostro…
Ave, o Maria…
Gloria …
- Prega per noi, San Francesco Saverio.
- E saremo degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo: O Dio, che con la predicazione
apostolica di S. Francesco Saverio hai
chiamato molti popoli dell'Oriente alla luce del
Vangelo, fa' che ogni cristiano abbia il suo
fervore missionario, perché su tutta la terra la
Santa Chiesa si allieti di nuovi figli. Per Cristo nostro Signore. Amen.