16/06/2022
SantoVito e la protezione per semine, epilettici e naufragati
Patrono degli osti, dei farmacisti e dei minatori. Dei fabbricanti di pentole, dei fabbri, dei birrai e dei viticultori.
Santo da invocare da lanzichenecchi e soldati di ventura, sordomuti, attori, danzatori, epilettici e posseduti. Che ti piglia, SantuVìt?
Protettore dai lampi, dai tuoni, dal pericolo di incendi e dal maltempo; strenuo difensore della terra, della semina e dei raccolti. Santo di fecondità e di abbondanza. Sett vòt se mangia a SantuVìt.
Santo uno e trino, siciliano, lucano e finanche romano.
Ostrogoto, italico, figlio di una turca, francese, slavo, greco, africano.
Santo dei pastori e dei contadini, che raccoglie l’onere pagano di proteggere da Sirio, il Cane Celeste, la sua costellazione e la siccità che può portare.
Salva da quel cane e dalla rabbia di quelli terreni, li doma come San Francesco.
É Santo della terra e più che Chiese urbane merita Badie, fuori le mura, in campagna, a difendere dalle carestie.
Reca la sua fontana acqua benedetta contro la siccità e tutti i mali.
Intorno alla sua chiesa, per buono augurio e devozione, cristiani e animali di masseria praticano tre giri in rotazione.
Tre è numero anticamente perfetto e alla cristianità da sempre caro.
Ruotar intorno a una ca****la non è distante dal replicare un rito universale, praticato da sempre, lambendo un simbolo di fecondità. Circumambulatio, lustrum, ognuno ha il suo modo di girare a tondo, anche tra islamici, induisti, buddisti e meditanti. Son similitudini su cui riflettere, in effetti.
Taumaturgo, curatore degli infermi e in particolare di quelli affetti dal morbo che lo prende a nome e si fa ballo. Il ballo di San Vito. Che sia stata popolare intossicazione da segale cornuta o collettiva allucinazione, San Vito si impone e allontana musca e tafano. Cura finanche la figlia dell’Imperatore e – sacrilegio – la rifiuta in sposa. Rompe la tradizione per qualcosa che per lui è più alto, è superiore.
Si fa finanche piccolo, unico tra i santi, e presta il nome suo per un rito legato alle messi, alla terra, alle idi di maggio, il nove. Sono quelli i giorni in cui si invoca la stagione, si chiede venga propizia e generoso sia il raccolto.
Ben prima del 15 giugno, giorno della sua venerazione in ricordo del martirio e della sua afflizione.
E in quel giorno, per tradizione, si fanno benedire i pani, per tutti, anche per i cani. Figuriamoci per quelli che si presentano umani. Poco importa se son italiani, boemi, ostrogoti o africani.
Evviva SantoVito e SantoVito Evviva.
http://www.domanimipettino.it/2019/05/09/santovito-e-la-protezione-per-semine-epilettici-e-naufragati/