Diocesi di Cremona - Zona Pastorale 1

Diocesi di Cremona - Zona Pastorale 1 Pagina di contatto con avvisi, calendari, iniziative della Zona Pastorale 1 della Diocesi di Cremona Vicario Zonale: don Marco Leggio

25/08/2026
23 agosto 2026 XXI domenica TO anno ALe letture con il commento di don Marco leggio Dal libro del profeta IsaìaIs 22,19-...
22/08/2026

23 agosto 2026 XXI domenica TO anno A
Le letture con il commento di don Marco leggio

Dal libro del profeta Isaìa
Is 22,19-23

Così dice il Signore a Sebna, maggiordomo
del palazzo:
«Ti toglierò la carica,
ti rovescerò dal tuo posto.
In quel giorno avverrà
che io chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkìa;
lo rivestirò con la tua tunica,
lo cingerò della tua cintura
e metterò il tuo potere nelle sue mani.
Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme
e per il casato di Giuda.
Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide:
se egli apre, nessuno chiuderà;
se egli chiude, nessuno potrà aprire.
Lo conficcherò come un piolo in luogo solido
e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre».

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 11,33-36

O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!
Infatti,
chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
O chi gli ha dato qualcosa per primo
tanto da riceverne il contraccambio?
Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,13-20

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Prima o poi arriva per tutti il momento in cui ti chiedi: ma per me che importanza ha mio papà, mia mamma, mia moglie , compagna , marito, moglie, che peso, che valore hanno? Mia figlia, mio figlio (oggi dobbiamo aggiungere il cane , gatto, ecc…). Quale peso , quale importanza hanno, quanto ascolto le loro opinioni, i consigli, quanto è importante per me la loro presenza? Quanto sento il bisogno di loro , del loro abbraccio, del loro ritorno, del ritrovarsi dopo lunga assenza, o anche solo del pensiero? Ma anche : quale importanza ho io per loro? Quale posto occupo nella loro vita?
E’ quello che Gesù ha chiesto ai suoi, a bruciapelo: ‘Per la gente, io chi sono?’ E soprattutto : ‘MA voi, chi dite che io sia?’
‘Ma’: il ma avversativo indica il cambio di prospettiva; quasi a dire: ‘A me non interessa tanto l’opinione degli altri ma la vostra: quale peso ho nella vostra vita? ‘ Un amico, un fratello, un fidanzato non giudica l’altro in base all’opinione comune, al ‘sentito dire ‘ degli altri ma sul mio cuore, sul mio pensiero, su ciò che provo quando penso a lei, a lui, al suo sorriso, alle sue parole, al suo esempio, al modo in cui lei, lui mi dimostra il suo amore. Arriva il momento nella vita in cui ti nasce dentro un ‘MA’ e ti rendi conto che la pensi diversamente da altri, che senti qualcosa di strano e prendi la tua strada, il tuo cammino, le tue scelte.
Gli apostoli di fronte alla domanda di Cristo rispondono: ‘Elia, Geremia, il Battista…’ Tutti morti e sepolti , appartenenti al passato. A volte anche per noi la fede è qualcosa del passato, un bel ricordo legato ai nonni, alla prima comunione, a qualche festa, a momenti lontani, a qualche ricordo offuscato dal tempo. Che rischia di non dire e dirmi niente oggi, adesso, una cosa da museo. Gesù ci invita a fare in modo che la fede in lui mi sostenga quando devo fare delle scelte importanti nella vita, quando mi innamoro, quando cambio lavoro, quando litigo con qualcuno, quando voglio impegnarmi per una nobile causa o quando penso che non ne valga più la pena..
‘Tu sei il Cristo, il vivente’ non il morto, non un bel ricordo, non un’idea, un valore, un esempio ma il Dio vivo in me, nella mia storia, che mi fa vivere oggi in modo nuovo , senza imitare nessuno: un Dio che voglio cercare oggi , nella sua Parola, nella mia preghiera, nel sentirlo vivo in me quando gli altri mi deludono, quando sono solo, quando la salute non mi sostiene, quando la salita si fa più impegnativa.
Gesù non cerca proclami, palchi, non cerca i like sui social, non cerca fans o followers , cerca amici, compagni di viaggio , cerca qualcuno che continui ciò che ha fatto lui e ami sorelle e fratelli senza pregiudizi come ha fatto lui. Fino alla croce, ogni giorno un piccolo seme .
Viviamo in un mondo che ha girato pagina, un mondo per il quale il Vangelo, la Chiesa, lo stile di Gesù dice poco o niente: forse c’è simpatia , stima, ammirazione per Cristo ma poca fede! E ‘ l’ora in cui noi siamo invitati ad aggrapparci alla pietra viva che è Gesù e a diventare noi stesse pietre vive nella Chiesa e nel mondo. Lui vuol costruire ancora oggi la sua Chiesa su di noi, sulla nostra fede , sul nostro ‘sì’ oggi, adesso, ha bisogno di chi dica con gioia che le parole di questo Dio mi danno vita e mi scaldano il cuore.
O Signore vera roccia mentre molti ci dicono che tu non ci sei , che non vale la pena darsi da fare, che il mondo (e la Chiesa) va a rotoli, tu rilanci e ci inviti a diventare roccia per le esigenze del mondo, ci chiedi di sporcarci le mani, di provarci a portare pace dove c’è odio, a incontrare qualche sorella o fratello perso, a prenderci cura di qualche collega, a prendere sul serio la tua Parola, a pensare a te non come a un dio da venerare, ricordare e stimare ma come a un Padre misericordioso che ci chiede di vivere con la sua stessa misericordia, il suo perdono, la sua tenerezza. Allora anche a noi, come agli apostoli, dici di non rivelare il tuo nome a nessuno: lo scopriranno osservando come qualche cristiano ama e vive in mezzo a loro!

15 AGOSTO 2026  ASSUNTA E XX DOMENICA T.O. ANNO ALe letture con il commento di don Marco LeggioASSUNTA A XX DOMENICA Dal...
14/08/2026

15 AGOSTO 2026 ASSUNTA E XX DOMENICA T.O. ANNO A

Le letture con il commento di don Marco Leggio

ASSUNTA A XX DOMENICA

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab)
Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.
Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo».
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 15,20-27a)
Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.
Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-56)
In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
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Una donna vestita di sole, sul capo una corona di 12 stelle: esordisce così l Apocalisse oggi parlando di Maria in attesa di Gesù. Maria che ha creduto , come Elisabetta , Maria vestita di sole, Maria in cielo a prepararci un posto e a indicarci la via. Ma anche a dirci che quel cielo è già qui tra noi da quando lei ed Elisabetta hanno creduto. Sì, perché quando 2 credono inizia un mondo nuovo, inizia il regno, inizia a spalancarsi quel cielo dove Maria è assunta.
Il bambino minacciato dal drago viene rapito verso il cielo mentre la donna fuggì nel deserto dove Dio le aveva preparato un rifugio: Dio prepara anche a noi un rifugio ogni volta che lo invochiamo, per proteggerci. Ma tocca a noi correre in questo rifugio che è il nostro cuore, la preghiera dove lui c’è.
Maria ed Elisabetta, due donne che ci schiudono la porta verso il Nuovo testamento , verso la salvezza, verso un rapporto nuovo con Dio, dove è lui a donarsi, a salvarci, a gettare il suo seme : non siamo noi i protagonisti ma è lui ; noi dobbiamo solo accogliere la sua venuta. Donne, e donne in attesa della vita nuova , pronte e a partorire un mondo nuovo dove non servono più i sacrifici di montoni e di tori ma nemmeno il sacrificio della nostra vita ma serve la misericordia verso sorelle e fratelli.
La festa di oggi allora è molto più di una tra le molte feste mariane ma è la dichiarazione di una promessa di un futuro per tutti noi, un futuro che terminerà senz’altro nel cielo di Dio. E a Maria allora non resta altro che lodare e ringraziare questo Dio ricco di misericordia: invece di lamentarci dobbiamo imparare a lodare , ringraziare, annunciare che è grande questo Dio, grande nell’amore senza fine .
Nella liturgia di domenica Dio accoglie tutti i popoli anche gli stranieri e gradisce i loro sacrifici ma sembra che Gesù non ne voglia sapere e sembra allontanare la donna cananea che implora la guarigione della figlia. Gesù non la accoglie e non la aiuta subito , anzi la tratta male. ‘Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele’ . Ma la donna insiste , non si perde d’animo e si accontenta delle briciole di pane che cade dalla mensa del padrone. A lei basta una sola briciola dell’amore di Dio per far guarire la figlia. Ci basta solo un raggio del sole di Dio , solo una sua Parola , solo un piccolo seme, solo una goccia d’acqua e una briciola di pane per donarci il salvatore del mondo. La donna ha capito qual era il tallone d’Achille di Dio , il suo punto debole: è la preghiera del semplice , del povero che non ha nulla se non quella fede per invocare.
O Signore che doni il tuo pane ai tuoi figli, il sole può essere eclissato dalla luna ma anche Dio può essere eclissato non dalla luna ma dal nostra egoismo e falsità: Tu risplendi sempre, siamo noi che ci mettiamo nel cono d’ombra del peccato e non riceviamo la tua luce. Fa’ che ci rendiamo conto che anche solo una briciola del tuo amore può salvarci da una vita senza senso.

12 luglio 2026 XV DOMENICA T.O. anno ALe letture con il commento di don Marco LeggioDomenica XV Dal libro del profeta Is...
11/07/2026

12 luglio 2026 XV DOMENICA T.O. anno A

Le letture con il commento di don Marco Leggio

Domenica XV

Dal libro del profeta Isaìa (Is 55,10-11)
Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,18-23)
Fatelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,1-23)
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
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Al centro di questa parabola non c’è il seminatore e nemmeno i terreni ma il seme, la sua potenza, la sua forza, il seme gettato, donato in abbondanza, sempre, ad ogni costo, e senza costo. Questo seme ha una potenza innata e ti invita a guardare non ai risultati che ci preoccupano troppo, ma alla forza, al desiderio di quel seme che vuole raggiungere il mondo intero, come un giorno uno spermatozoo con la sua forza ha fecondato un ovulo di nostra madre ed è iniziato una nuova storia, un cammino, una nuova vita.
Il seme feconda, genera, trasforma, come la Parola di Dio che, una volta depositata in noi, produce frutto, fa rinascere alla fede e ci trasforma a immagine del Padre.
Terreni diversi, storie diverse, tempi diversi: non importa: l’essenziale è che ci provi quel seme a far nascere nuove storie, nuovi orizzonti, nuovi incontri. Dio sa attendere i nostri tempi, sa cucirci addosso un vestito su misura, conosce la mia, la tua storia e anche se siamo terreni aridi, lui ci prova, parte, continua ostinatamente a diffondere quella parola potente e nuova.
La prima cosa che balza all’occhio è che quel seminatore esagera, fa male i conti, getta ovunque quel seme anche là dove sa già che non crescerà nulla: così fa Dio con noi. Ci prova sempre perché confida in noi ma soprattutto in quella parola, in quel seme tanto piccolo quanto grandioso. Invece noi a volte diciamo: ‘quello lì è un disgraziato, non combinerà niente nella vita, non merita niente, è solo un peso: se Dio ragionasse così con noi, forse non avremmo avuto tutte le occasioni che ci hanno messo alla prova ma ci hanno fatto crescere.
Il seme è piccolo, puoi schiacciarlo o soffiarlo via, ma in ogni caso è lanciato, si diffonde nel mondo, come una parola di affetto che lanciamo a un non amico, come un sorriso in una giornata nera, come un favore che fai e chi lo riceve fa un favore ad un altro, e via così: non sai dove arriva quella parola, quel sorriso, quel perdono, quel favore, non sai quanto potrà generare, ma sai che è qualcosa che ti supera, che va oltre.
La parabola ci interpella, ci provoca, ci scava dentro: che terreno sei? Che tipo di cristiano sei? Come accogli il seme della parola, ti rendi un terreno fecondo o sei impermeabile? Chissà quante volte abbiamo accolto e ascoltato la Parola ma non ci siamo mossi, non ci siamo scomodati, non abbiamo cambiato di una virgola anzi l’abbiamo soffocata in noi e nei fratelli e sorelle.
Padre seminatore di speranza, donaci un po’ di fame della tua Parola: abbiamo bisogno di essere fecondati, trasformati, amati ancor di più per amare tutti. Qualche minuto di silenzio, di pace, di intimità con la Parola ci rende capaci di diventare noi stessi seminatori di vita intorno a noi.

28 giugno 3026 XIII domenica TO anno ALe letture con il commento di don Marco leggio Dal secondo libro dei Re2Re 4,8-11....
27/06/2026

28 giugno 3026 XIII domenica TO anno A
Le letture con il commento di don Marco leggio

Dal secondo libro dei Re
2Re 4,8-11.14-16a

Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era un’illustre donna, che lo trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei.
Ella disse al marito: «Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare».
Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. Eliseo disse [a Giezi, suo servo]: «Che cosa si può fare per lei?». Giezi disse: «Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio». Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; ella si fermò sulla porta. Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stingerai un figlio fra le tue braccia».

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 6,3-4.8-11

Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,37-42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Domenica XIII

Questo Vangelo è l’ ultima parte del discorso missionario rivolto a i 12 e dunque a tutta la chiesa e oggi a noi; cosa significa diventare missionari , testimoni ? Cosa ottieni e cosa devi lasciare, cosa ottieni e cosa perdi. Domande che i 12 si erano posti e anche la comunità di Matteo alle prese con crisi interne e ostacoli esterni: essere cristiani non era facile , anzi , significava mettere da parte non solo il peccato ma anche un modo sbagliato e possessivo di vivere gli affetti più belli.
Che cosa dunque mi mette nelle condizioni di amare nel modo giusto? Chi mi da la forza per continuare ad amare Dio e la mia famiglia? Come faccio a conciliare amore per i mie cari e quello per Dio?
Inoltre la preoccupazione , l’impegno per la propria famiglia impediva di costruire la comunità, di creare legami sociali stabili , creare relazioni più estese , continuare a professare la loro fede non in contrasto con la propria famiglia ma per costruire una comunità vera , un terreno fertile in cui la stessa famiglia potesse ricevere vantaggio.
I seguaci di questa nuova religione erano minoranza, perseguitati e spesso emarginati : chi si convertiva al cristianesimo rischiava la vita non solo per sé ma anche per i propri cari; la domanda era : ‘Ma io marito e padre è giusto che dichiari di essere cristiano mettendo in difficoltà la mia famiglia? Cosa giova alla mia famiglia se divento cristiano, se tutta la mia famiglia diventa cristiana? Vuol dire amare di meno moglie e figli per riservare tempo , energie, amore per Dio? E’ più importante Dio o la mia famiglia?
Calma : Dio non è il concorrente di nessuno, Lui è fuori e dentro: fuori perché non si mette sullo stesso piano dei nostri giusti amori e dentro perché lo Spirito ci soffia nel cuore , nell’anima, ci disseta come un solo bicchiere d’acqua fresca. Gesù è il pilastro su cui si fonda tutta la nostra casa, la roccia del Vangelo, è la stella cometa nella notte , la vite in cui siamo inseriti, è il buon pastore che conosce ogni pecora del gregge.
Ci chiede di costruire non solo la tua famiglia ma la comunità perché se la comunità è forte, unita, aggregata e significativa fa star bene anche la tua famiglia: se vivi secondo il Vangelo e se metti come pilastro centrale della tua casa e della tua famiglia Dio e il suo amore, allora tutto va al posto giusto, allora anche la tua famiglia riceverà vantaggio.
Come nella prima lettura , la donna ricca che accoglie il profeta Eliseo ottiene in cambio il dono di un figlio : il suo gesto di accoglienza è stato ripagato; chi ha il cuore generoso trova gioia nel regalare e regalarsi e la sua vita rifiorisce. ‘ Guardate a lui e sarete raggianti ‘ il sotto titolo del Grest , preso dal salmo 34 : solo se guardiamo e contempliamo il volto, l’amore , le parole di Cristo la nostra vita sarà raggiante e luminosa.
O Dio, cuore della vita di chi crede in te, siamo ammalati di individualismo, di chiusura mentale , siamo bravi a pensare a noi stessi a tal punto che viviamo gli affetti più grandi della nostra vita come un possesso, una chiusura, quasi in modo egoistico. Perdonaci e fa’ che guardiamo a te , al tuo amore totale , disinteressato e libero: fa’ che ti mettiamo al centro della vita e del rapporto con le persone che amo per imparare ad amare nel modo giusto , con libertà e secondo il tuo stile. Anche solo un bicchiere d’acqua dato nel tuo nome è segno che l’acqua viva della samaritana ce l’abbiamo dentro e ci viene naturale donaarla a chi ha sete di te.

31 MAGGIO 2026 - SS TRINITA'Le letture con il commento di don Marco LeggioSS TrinitàDal libro dell'Èsodo  (Es 34,4b-6.8-...
30/05/2026

31 MAGGIO 2026 - SS TRINITA'

Le letture con il commento di don Marco Leggio

SS Trinità

Dal libro dell'Èsodo (Es 34,4b-6.8-9)
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervíce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità».

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (2Cor 13,11-13)
Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18)
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».

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Dopo il dono della Pasqua, della Pentecoste, oggi riprende il tempo ordinario, il cammino della Chiesa nel mondo. ‘Non si mette una luce sotto il tavolo ma sopra perché illumini la stanza’, non si tiene nascosta una bella notizia ma hai voglia di gridarlo a tutti che ti sposi, che hai trovato lavoro, che tua figlia è in attesa di un figlio, che la tua squadra ha vinto, che il Signore e il suo Spirito mi hanno toccato il cuore e mi hanno invitato a casa loro, in quella famiglia che si chiama Trinità.
Certo perché Dio è famiglia, incontro, stare insieme, è relazione che noi facciamo molta fatica a realizzare anche con le persone che amiamo, immaginarsi con quelle che mi sono antipatiche. Un solo Dio: l’amante, l’amato, l’amore che ci chiamano a far parte di quella famiglia dal nostro Battesimo, per tutta la nostra vita; un grande dono per noi ma anche un compito, quello di creare famiglie così, gruppi così, amici così, un mondo così. Certo siamo idealisti, ci accusa qualcuno, oppure siamo solo figli e fratelli di questo Dio idealista ma soprattutto innamorato, un Dio che ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio unigenito. Ce l’ha donato per farci capire che la vera legge che guida tutto è quella dell’amore, la forza invisibile che tiene unita la trinità e ci tiene uniti tra noi nonostante noi e nonostante il maligno.
Trinità vuol dire, come ha fatto Gesù, che quando ami qualcuno, ti metti in gioco, ti doni, ti spendi, ti giochi la vita, non esiste più il mio e il tuo ma il nostro; e Gesù ha fatto così, Dio con noi ma soprattutto in noi per dirci che lui ha vinto il mondo e lo vincerà alla fine anche se ora vediamo tanto odio, violenza, e terrore.
La Trinità è la nube dell’Esodo che impedisce di vedere il cammino: non lo vedi ma ti accompagna. La nube ti protegge dal sole e ti dona la pioggia che nel deserto è vita.
Allora il cristiano dovrebbe fare una cosa sola: vivere relazioni intense, forti, per fare esperienza di questo Dio Trinità e mostrare a tutti il volto di Dio: con poche parole ma tanti gesti fraterni. ‘Vi riconosceranno da come vi amate’. Come disse don Tonino Bello, ‘siamo chiamati a vivere sulla terra ciò che le tre persone divine vivono in cielo: la comunione delle differenze’.
Allora la domanda sorge spontanea: come vivo le mie relazioni, quanto mi metto in gioco, quanto costruisco con gli altri, quanta comunione semino intorno a me? Quanto manifesto nella mia vita l’appartenenza alla famiglie della Trinità e quanto lo faccio capire agli altri?
San Francesco ad un certo punto della sua vita restituisce i vestiti al padre e rimane n**o: ecco. Ha fatto quel gesto non perché non volesse più bene al padre ma perché aveva incontrato un’altra famiglia grande quanto il mondo, un altro Padre con un amore più grande, infinito, aveva incontrato la Trinità.
O Dio Padre Figlio Spirito, una cosa sola: a volte scappiamo da te via perché ci sembra di non essere liberi; allora inventiamo altri modi di stare insieme dove siamo protagonisti solo noi, il nostro egoismo e tornaconto personale. Fa’ che ci sentiamo una cosa sola con te per vivere poi con lo stile di Nicodemo, l’adoratore notturno che dal suo buio cerca la tua luce e inizia ad amare come lo avevi amato tu. “Dio ha tanto amato me, te, continua ad amare perché Dio Trinità non sa fare altro se non amare senza misura.
1. Buona festa della Trinità: alla tavola della trinità c’è sempre un posto vuoto: è quello riservato a me e a te perché Dio non sa stare da solo ma cerca sempre qualcuno a cui donare il suo abbraccio.

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