Diocesi di Cremona - Zona Pastorale 1

Diocesi di Cremona - Zona Pastorale 1 Pagina di contatto con avvisi, calendari, iniziative della Zona Pastorale 1 della Diocesi di Cremona Vicario Zonale: don Marco Leggio

31 MAGGIO 2026 - SS TRINITA'Le letture con il commento di don Marco LeggioSS TrinitàDal libro dell'Èsodo  (Es 34,4b-6.8-...
30/05/2026

31 MAGGIO 2026 - SS TRINITA'

Le letture con il commento di don Marco Leggio

SS Trinità

Dal libro dell'Èsodo (Es 34,4b-6.8-9)
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervíce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità».

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (2Cor 13,11-13)
Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18)
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».

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Dopo il dono della Pasqua, della Pentecoste, oggi riprende il tempo ordinario, il cammino della Chiesa nel mondo. ‘Non si mette una luce sotto il tavolo ma sopra perché illumini la stanza’, non si tiene nascosta una bella notizia ma hai voglia di gridarlo a tutti che ti sposi, che hai trovato lavoro, che tua figlia è in attesa di un figlio, che la tua squadra ha vinto, che il Signore e il suo Spirito mi hanno toccato il cuore e mi hanno invitato a casa loro, in quella famiglia che si chiama Trinità.
Certo perché Dio è famiglia, incontro, stare insieme, è relazione che noi facciamo molta fatica a realizzare anche con le persone che amiamo, immaginarsi con quelle che mi sono antipatiche. Un solo Dio: l’amante, l’amato, l’amore che ci chiamano a far parte di quella famiglia dal nostro Battesimo, per tutta la nostra vita; un grande dono per noi ma anche un compito, quello di creare famiglie così, gruppi così, amici così, un mondo così. Certo siamo idealisti, ci accusa qualcuno, oppure siamo solo figli e fratelli di questo Dio idealista ma soprattutto innamorato, un Dio che ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio unigenito. Ce l’ha donato per farci capire che la vera legge che guida tutto è quella dell’amore, la forza invisibile che tiene unita la trinità e ci tiene uniti tra noi nonostante noi e nonostante il maligno.
Trinità vuol dire, come ha fatto Gesù, che quando ami qualcuno, ti metti in gioco, ti doni, ti spendi, ti giochi la vita, non esiste più il mio e il tuo ma il nostro; e Gesù ha fatto così, Dio con noi ma soprattutto in noi per dirci che lui ha vinto il mondo e lo vincerà alla fine anche se ora vediamo tanto odio, violenza, e terrore.
La Trinità è la nube dell’Esodo che impedisce di vedere il cammino: non lo vedi ma ti accompagna. La nube ti protegge dal sole e ti dona la pioggia che nel deserto è vita.
Allora il cristiano dovrebbe fare una cosa sola: vivere relazioni intense, forti, per fare esperienza di questo Dio Trinità e mostrare a tutti il volto di Dio: con poche parole ma tanti gesti fraterni. ‘Vi riconosceranno da come vi amate’. Come disse don Tonino Bello, ‘siamo chiamati a vivere sulla terra ciò che le tre persone divine vivono in cielo: la comunione delle differenze’.
Allora la domanda sorge spontanea: come vivo le mie relazioni, quanto mi metto in gioco, quanto costruisco con gli altri, quanta comunione semino intorno a me? Quanto manifesto nella mia vita l’appartenenza alla famiglie della Trinità e quanto lo faccio capire agli altri?
San Francesco ad un certo punto della sua vita restituisce i vestiti al padre e rimane n**o: ecco. Ha fatto quel gesto non perché non volesse più bene al padre ma perché aveva incontrato un’altra famiglia grande quanto il mondo, un altro Padre con un amore più grande, infinito, aveva incontrato la Trinità.
O Dio Padre Figlio Spirito, una cosa sola: a volte scappiamo da te via perché ci sembra di non essere liberi; allora inventiamo altri modi di stare insieme dove siamo protagonisti solo noi, il nostro egoismo e tornaconto personale. Fa’ che ci sentiamo una cosa sola con te per vivere poi con lo stile di Nicodemo, l’adoratore notturno che dal suo buio cerca la tua luce e inizia ad amare come lo avevi amato tu. “Dio ha tanto amato me, te, continua ad amare perché Dio Trinità non sa fare altro se non amare senza misura.
1. Buona festa della Trinità: alla tavola della trinità c’è sempre un posto vuoto: è quello riservato a me e a te perché Dio non sa stare da solo ma cerca sempre qualcuno a cui donare il suo abbraccio.

24 maggio 2026 - PENTECOSTELe letture con il commento di don Marco LeggioPentecoste Dagli Atti degli Apostoli  (At 2,1-1...
23/05/2026

24 maggio 2026 - PENTECOSTE

Le letture con il commento di don Marco Leggio

Pentecoste

Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 12,3b-7.12-13)
Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l'azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
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E’ tempo di ricominciare, è tempo di lasciarci animare dallo Spirito, è tempo di risorgere, è tempo di diventare una cosa sola, è tempo di parlare lingue nuove per entrare nel cuor e della gente, nella vita di chi ama e di chi odia, è tempo di Chiesa viva, non sepolta.
Ma guardiamo cosa è accaduto: gli apostoli riuniti, timorosi, delusi; le apparizione non hanno dissolto tutta la nebbia nei loro occhi. Ci voleva uno slancio in più, una parola nuova, una carica diversa per ridare la fiducia, l’entusiasmo degli inizi. Un po’ come alle nozze di Cana quando finisce il vino, la gioia, la festa e tutto sembra finire da un istante a un altro.
Ci sono momenti nella vita in cui alla fine, devi imparare tu a togliere non ad aggiungere: saggezza è togliere, non aggiungere. Prima la vita ti toglie qualcosa poi inizi tu a togliere: un po’ di cibo, parole inutili, tempo alle distrazioni, togli il superfluo e l’utile, forse il necessario per giungere all’essenziale.
Lo Spirito ha insegnato ai discepoli a giungere all’essenziale che era la sua Parola, la comunione tra loro, e uscire per raccontare a tutti che quel vento aveva diradato la nebbia del cuore e li aveva proiettati nel mondo.
Lo Spirito li fa e ci fa casa, casa di Dio per abitare nel mondo, casa per chi ha bisogno di un fratello e una sorella, casa per chi ritorna a casa dopo anni di delusione e lontananza, casa per chi non si sente più a casa in quelle solite 4 mura, casa perché li possiamo incontrare Dio oggi nel mondo. Maria si è fatta casa per accogliere il figlio, il cenacolo era la casa dove Gesù ha dato se stesso al mondo, ora il cuore di ogni credente è casa per accogliere lo Spirito e per donarlo con gioia.
Siamo corpo e spirito, uniti, inseparabili: tocca a noi decidere se vivere secondo il corpo o secondo lo Spirito; se pensare, vivere, amare secondo il corpo o secondo lo spirito. Mettiamolo al centro questo spirito con la preghiera sincera, tranquilla, come il respiro di Dio che entra nel nostro respiro e ci anima, ci rende capaci di vivere secondo questo spirito.
Abbiamo bisogno di quel fuoco che ci infiammi di amore per Dio e per il prossimo, abbiamo bisogno di quel vento che ci scuota e smuova dentro e per inviarci là dove c’è un a Parola da annunciare, abbiamo bisogno di parlare lingue nuove di chi è lontano, è perso e non trova più la strada di casa.
Vieni o Spirito soffia in noi, nella Chiesa e nel mondo: aiutaci a costruire la tua pace e a diffondere il tuo vento nuovo ad ogni cuore; vieni o Spirito, ospite dolce dell’anima, rendici casa per custodirti e donarti a tutti; vieni o Spirito e rendici testimoni oggi e sempre di te che sei amore senza fine, senza misura, senza tempo.

DOMENICA 17 MAGGIO 2026 - ASCENSIONELe letture con il commento di don Marco LeggioAscensione Dagli Atti degli Apostoli  ...
16/05/2026

DOMENICA 17 MAGGIO 2026 - ASCENSIONE

Le letture con il commento di don Marco Leggio

Ascensione
Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'adempimento della promessa del Padre, «quella - disse - che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo».

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (Ef 1,17-23)
Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
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Ci siamo, è il momento cruciale, decisivo, Gesù lascia il campo, donerà lo Spirito (le due feste erano unite, una cosa sola, bellissimo!) inizia una vita nuova, la Chiesa, testimone di un incontro, una gioia nuova, una storia di peccatori e di santi.
Da questo momento Dio non è assente ma ancor più presente nel pensiero, nell’anima, nelle scelte, nel ricordo: e aiuta a vivere e a scegliere tra bene e male, tra il donare o possedere, tra perdonare o odiare. Diceva Romano Guardini: ‘Solo il Cristianesimo osa situare un corpo di uomo nella profondità di Dio‘.
Ma c’è un’altra cosa: con questa festa, Gesù presenta al Padre la nostra vita, le nostre fragilità ma anche le bellezze, ci porta davanti al Padre che ci osserva, ci accoglie, ci prende per mano, ci accarezza per poi rimandarci nel mondo rinnovati, capaci di amare come fa lui. Gesù va al Padre per inviare i suoi nel mondo: è la prima Chiesa in uscita, come il pastore che raduna le pecore e le conduce fuori, nel mondo, in mezzo ai lupi. E ne incontreranno tanti di lupi magari travestiti da agnelli che con belle maniere cercheranno di portarli lontano dal cuore del Padre, lontano da quel monte, lontano dall’abbraccio del Padre buono della parabola.
E andranno nel mondo per annunciare a tutti la bella notizia: anche noi la vogliamo annunciare a un mondo triste, ansioso, frenetico, senza speranza. Ma prima dobbiamo averla nel cuore, negli occhi, nelle parole, nei gesti che compiamo: quanta speranza, quanta gioia, quanto Vangelo abbiamo ancora nel cuore? Non dice: ‘Organizzate eventi, programmi, tavole rotonde, corsi di teologia, occupate posti di rilievo nella società, non dice di allearvi per vincere i nemici, ma dice solo di annunciare il Vangelo, la Parola: solo la Parola può salvarci e salvare questo mondo, solo la sua Parola, non la nostra!
Invece noi troppo razionalisti, efficienti, che vogliamo subito i risultati, dimentichiamo l’essenziale: che la Parola venga annunciata e entri nei cuori, nello sguardo, nei nostri pensieri.
Dice ancora alla fine di questo brano di vangelo di Matteo: ‘Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fina del mondo’. E’ una promessa, un dono, una certezza: lui agisce sempre nella sua Chiesa.
Ma oggi dobbiamo chiederci quanto abita in noi questa Parola? Quanto ci ha conquistato, quanto ci ha sconvolto la vita, quanto ci ha fatto donne e uomini nuovi: che Chiesa siamo, che comunità siamo, che credenti siamo? Ancora chiusi nel cenacolo a contarci chi non c’è più? e vedere chi è rimasto? Ancora custodi delle belle tradizioni di un tempo passato? O siamo protesi verso l’altra sponda del fiume, capaci di incontrare la gente, desiderosi di toccare qualche cuore con parole non nostre, innamorati di Dio e dell’uomo, delle parole del vangelo o e della vita dell’uomo, custodi del cimitero, o fuori dove c’è il Risorto? Allo specchio per contarci le rughe o alla finestra per osservare il mondo e parlare lingue nuove?
Gesù si fa assente perché entri in azione lo Spirito e ci renda testimoni vivi in mezzo a fratelli e sorelle: sembra di essere orfani, in realtà ci fa diventare madri e padri di molti.
Uno psicologo ha detto: “Una mamma che canta alla sera magari e fatica e un papà che fischietta dopo una giornata di lavoro sono un investimento per i figli”: anche un cristiano felice che canta e dona un po’ di gioia là dove vive è tanta roba come si suol dire: accende qualcosa nel mondo!
“Sono un ragazzo di 22 anni, mi piace recitare e scrivo poesie, mi piace correre saltare, ballare, fare tuffi; ho una famiglia numerosa, sono studente universitario, ho praticato molti sport. Il 12 ottobre 2025 vengo aggredito, picchiato accoltellato e derubato in corso Como a Milano: mi sveglio in una stanza grigia buia. Un infermiere mi dice: ’Davide stai immobile, non ti spaventare, sei in ospedale, ti abbiamo operato. “Perché non sento più le gambe? Non riesco a muoverle? Dissero che passerà ma dopo tanti giorni, non migliora nulla. Le cure continuano, diverse operazioni e molti farmaci, a tutte le ore. Cerco mia mamma, e provo tanto dolore e paura, tanta paura. Le cose stanno così perché 5 ragazzini arrabbiati col mondo. Quando ho saputo della loro giovane età, mi si è fatto pesante il cuore: mi dispiace per ogni giorno che passeranno in galera: sono troppo giovani per non vivere il mondo. Avrei potuto diventare loro amico, scherzare e giocare con loro e invece eccomi qui in questo letto! Nonostante ciò non odio, dovrei farlo, credo, sarebbe logico ma non mi riesce. A volte penso che il mio cuore ha già perdonato un po’ quello che mi è stato fatto. Mi auguro che facciate qualcosa di costruttivo. Abbiate pietà di voi stessi, non lasciatevi definire da quello che è successo, non siete perduti! Potete fare ancora tante cose belle nella vita.”
Non so se e come questo racconto c’entra con la festa dell’Ascensione: penso solo che il compito della Chiesa sia quello di portare il male del mondo e trasformarlo in bene grazie allo Spirito Santo, e a non odiare anche quando qualcuno ti toglie tanta libertà e gioia di vivere.
Maria, Madre addolorata ci insegni a prendere su di noi il male che ci circonda, a non odiare e a trasformare tutto in bene come ha fatto lei, e a lasciarci plasmare e trasformare dal soffio dello Spirito.

13/05/2026

L'obiettivo di questo incontro e' iniziare a confrontarsi anche in Zona 1 su un'attenzione pastorale che richiede di ascoltare con delicatezza e senza pregiudizi le storie delle persone omoaffetive e di porsi serenamente domande sui temi di cui spesso non abbiamo sentito parlare se non in modo confuso e fuorviante.

I relatori saranno Emanuele Bellani, psicologo, che parlera' del corretto uso dei termini che, spesso travisati o confusi, possono generare difficolta' nei tentativi di dialogo all'interno della comunita' cristiana portando anche a incomprensioni e pregiudizi. A seguire, don Stefano Montagna, docente di teologia morale, proporra' un approccio al tema a partire dall'antropologia cristiana e dal Magistero della Chiesa Cattolica.

'La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesu' che in un amore senza confini si e' offerto per ogni persona senza eccezioni', scriveva Papa Francesco nell'esortazione apostolica Amoris Laetitia. Alla luce di tale documento e coerentemente con il testo finale del Sinodo, alla Chiesa Cremonese e' parso importante iniziare a percorrere strade nuove di incontro e accoglienza per vincere pregiudizi e solitudini anche all'interno delle comunita' cristiane e, nello stesso tempo, garantire attenzione e vicinanza alle famiglie che vivono con difficolta' l'orientamento sessuale dei loro figli.

L'incontro proposto in Zona 1, e' rivolto in particolare agli educatori, insegnanti, catechisti e genitori.

Domenica 31 maggio aspettiamo tutti gli adolescenti e i giovani alle ore 17.00 alla Chiesa di San Bernardino a Caravaggi...
10/05/2026

Domenica 31 maggio aspettiamo tutti gli adolescenti e i giovani alle ore 17.00 alla Chiesa di San Bernardino a Caravaggio per il pellegrinaggio zonale! ⛪

Non mancate!
A seguire cena al sacco all'Oratorio di Caravaggio

10 MAGGIO 2026 - VI DOMENICA DI PASQUALe letture con il commento di don Marco Leggio VI domenica di PasquaDagli Atti deg...
09/05/2026

10 MAGGIO 2026 - VI DOMENICA DI PASQUA

Le letture con il commento di don Marco Leggio

VI domenica di Pasqua

Dagli Atti degli Apostoli (At 8,5-8.14-17)
In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le f***e, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città.
Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samarìa aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1Pt 3,15-18 )
Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.
Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo.
Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-21)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

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Durante l’ultima cena, Gesù lascia una specie di testamento: parole di pace, un invito, un cammino, una proposta: amatevi, non ‘amatemi’ ma amatevi; questo sarà il segno che siamo in comunione, che siamo una cosa sola e che Dio è con voi. Lui se ne va e i suoi saranno soli, in preda ai lupi e rischieranno di non riconoscerlo come i due di Emmaus.
Non dice di restare al sicuro ma li invia nel mondo: andate, diventate anche voi capaci di amare, maestri di fede, testimoni di un amore più grande.
Innanzitutto amate: non dice rispettate le norme, le leggi, i comandamenti ma amate senza misura. La vera legge del credente è quella dell’amore. Le altre leggi hanno un limite, un confine, una misura, arrivano fino a un certo punto e poi ti fermi e dici: ho fatto il mio dovere e torni a casa tua. L’amore no, non ha casa, non ha confini, non ha mezze misure, non si tira indietro, è più impegnativo ma ti rende simile al maestro e ti permette entrare nel cuore dell’altro, di lasciare un segno profondo.
Gesù dice ai suoi: ‘Cercatemi nell’amore, nell’amare sorelle e fratelli: Dio non è una conquista, una sicurezza, un approdo sicuro: Dio è una strada in salita, una via da seguire, una ricerca continua, non lo possiederai mai come non puoi possedere il vento, il cielo, la primavera ma cercare Dio è come respirare il vento, contemplare il cielo, annusare i profumi della primavera.
Dio ce l’hai già dentro ma devi fare della strada per raggiungerlo, per non fartelo rubare, per accorgerti che lui è già li che ti parla e ti ascolta: la vera certezza per noi non è che posso amare Dio ma che lui ama me. Questa la nostra salvezza!
Gesù sente che i suoi gli vogliono bene ma sono impauriti perché temono che il maestro vada via o venga arrestato: per questo Gesù li tranquillizza e li invita a sentirlo vivo e presente non nei miracoli che piacciono tanto a loro e a noi o nelle apparizioni, ma a sentirlo vivo nel modo in cui lui li ama e nel modo in cui loro ameranno tutti.
‘Se mi amate, osserverete i miei comandamenti e io vi darò il Paraclito, l’avvocato che vi suggerirà come dovete comportarvi e vivere nel mondo’. E’ lo Spirito che attendiamo a Pentecoste e che abita già in noi e nella Chiesa.
Non vi lascerò orfani’, io ci sarò sempre ogni volta che mi invocherete e ogni volta che amate di cuore come io ho amato voi. E’ vivo, anche se spesso lo consideriamo morto, nel passato o comunque lontano dalle nostre decisioni e dalla vita.
O Dio vivo e amante: solo il tuo comandamento dell’amore senza misura ci permette di incontrarti e stare vicino a uomini e donne di oggi, solo la passione, solo lo stare accanto, dentro, senza lamentarci e senza seguire il mondo. Così lo Spirito soffierà e ci farà trovare i segni del Risorto e ci permetterà di amare come lui ama noi.

3 MAGGIO 2026 - V DOMENICA DI PASQUALe letture con il commento di don Marco LeggioV domenica di PasquaDagli Atti degli A...
02/05/2026

3 MAGGIO 2026 - V DOMENICA DI PASQUA

Le letture con il commento di don Marco Leggio

V domenica di Pasqua
Dagli Atti degli Apostoli (At 6,1-7)
In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1Pt 2,4-9 )
Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d'angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d'angolo e sasso d'inciampo, pietra di scandalo.
Essi v'inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,1-12 )
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

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C’è una tempesta in arrivo, o meglio, un uragano. Non quello che a volte vediamo nei video, non quello della tempesta che Gesù placa: assomiglia tanto a quando scopri che una persona cara ti ha tradito o mentito o abbandonato. Ecco i discepoli si sentono così: percepiscono che sta arrivando qualche br**ta notizia che Gesù ha anticipato quando ha parlato di croce, di tradimento, di lasciare questo mondo e fare la volontà del Padre. L’ultima cena si trasforma in una specie di consegna, di saluto ai suoi.
Ma anche in questo panorama, Gesù non abbandona i suoi, anzi li incoraggia, li invita a non essere turbati, a credere ancor di più, li esorta a restare uniti; non pensa alla tragedia che sta per coinvolgerlo direttamente, non si lamenta, non protesta ma rilancia invitando a credere in lui, a fidarsi e ad amare ancora senza misura fino alla croce come farà lui.
‘Vado a prepararvi un posto’: in realtà lo ha già preparato quel posto, ci ha dato un posto in questo mondo, in questa vita, in una famiglia che ci ha accolto e amato con tutti i limiti che può aver avuto. Come ci sto in questo posto, perché? Qual è il mio compito? Ma ci sarà l’altro posto nella vita eterna, nel suo regno, un posto dove potremo toccare con mano la sua presenza.
‘Sono via, verità e vita’, Tommaso non l’hai ancora capito? Via, non perché ci indica la via giusta per diventare bravi cristiani, come diciamo noi, ma via, strada che ci porta al Padre: seguire lui, amare lui, lasciare che viva in me perché mi conduca al Padre. Verità perché mi svela la verità su me stesso, la verità su chi sono io in realtà, la verità su tante persone che abbiamo vicino: lui ci fa capire chi ci è amico e chi no. Infine Vita: nel senso che ci aiuta a vivere una vita piena, guidata dall’amore, non ripiegata sulle mie paure, ansie, progetti, ma sul suo amore che dovrebbe diventare il mio modo di amare! Cosa vuol dire amare come fa lui? Vuol dire affidarsi, credere soprattutto quando non ci capiamo più niente, quando i conti non tornano, quando non ho le prove. Avviene come quando in una coppia, tra amici, o colleghi c’è incomprensione, la fiducia diminuisce e non ci si fida più. Non ho più certezze, dico che le cose sono cambiate e non è più come prima: allora o butti tutto per aria o inizi ad amare ancor di più, a rilanciare, a lasciarti andare, a fidarti davvero. Ecco, questo vuol dire amare, come ha fatto lui, affidandosi al Padre.
Mostraci il Padre’, bella la domanda di Filippo, entusiasta ma non aveva ancora capito che tutto ciò che Gesù ha fatto e detto, quello è il volto del Padre, quello è l’amore del Padre.
Il Padre compie le sue opere: e noi possiamo compiere le opere anche più grandi di quelle compiute da Gesù. L’opera grande è la Creazione, il mondo, il cosmo e soprattutto l’uomo a sua immagine e somiglianza. Ma l’opera ancor più preziosa è la redenzione, la salvezza, il dono del Figlio; ma ora tocca a noi compiere le opere ogni giorno, continuare l’opera di salvezza iniziata da Cristo: seminare speranza, avvicinare i lontani, annunciare che il regno di Dio è già tra noi, dire a tutti che solo il Vangelo è la nostra gioia.
O Signore che operi sempre tra noi: spesso non ce ne accorgiamo, non perché tu non agisci ma perché i nostri occhi sono chiusi e tristi e non ti riconosciamo. Aumenta la fede della tua Chiesa, per vincere il male in noi e fuori di noi e per riconoscerti sempre vivente tra noi. Sei via, verità, vita: senza di te siamo senza una meta, senza speranza, senza gioia. Donaci già ora il tuo Spirito, soffio che ci guida sulle strade del mondo per continuare la tua opera di salvezza nel mondo.

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