Don Silvio Longobardi

Don Silvio Longobardi Presbitero della diocesi di Nocera-Sarno, Custode della Fraternità di Emmaus, Fondatore di Progetto Famiglia.

Vivo all'Oasi San Giuseppe a Pompei insieme alla Piccola Famiglia di Emmaus.

Mai e in nessun caso ❤️Mc 12,13-17 — “È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?” (12,14).La doma...
02/06/2026

Mai e in nessun caso ❤️

Mc 12,13-17 — “È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?” (12,14).

La domanda è insidiosa, anzi a giudizio di Gesù è una sottile tentazione (12,15). E tuttavia, come sempre accetta la sfida e offre una risposta magistrale che mette a tacere ogni possibile polemica: “Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio” (12,17). Non si tratta di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, come dice un saggio proverbio. Gesù non può né vuole mettere Dio e l’imperatore sullo stesso piano. Sarebbe una plateale bestemmia. Ricorda piuttosto che mai e in nessun caso possiamo togliere Dio dal nostro cuore e dal nostro agire. Mai e in nessun caso dobbiamo calpestare o trascurare il primato di Dio. Tutto deve essere pensato e fatto a partire da questa semplicissima regola:

“Sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio” (1Cor 10,31).

L’essere cristiano non è una veste che possiamo indossare e togliere a seconda delle circostanze. La fede irriga tutto il nostro essere e orienta il nostro agire. È questa l’identità che emerge con naturalezza quale che sia la nostra attività: non importa se uno fa l’operaio o il medico, l’artista o il sindacalista. Nella sua intensa vita politica Giorgio La Pira (194-1977) non metteva tra parentesi la fede e non temeva di parlare di Dio. Nel corso dei lavori dell’Assemblea Costituente (1946-1947) propose di introdurre l’atto fondativo della nostra Repubblica con questa formula: “In nome di Dio il popolo italiano si dà la presente Costituzione”. La proposta non trovò accoglienza. Non importa. Aveva agito secondo coscienza.

Un cristiano porta ovunque la sua fede, in casa e nel suo lavoro, in privato e in pubblico. Faccio un esempio. Una persona sposata non indossa la veste coniugale e genitoriale solo quando è in casa, quella veste avvolge tutta la vita, in ogni momento e in ogni ambito. È una veste cucita sul cuore. Oggi chiediamo la grazia di portare il Vangelo nella vita pubblica. …

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La data è stata scelta con cura, rievoca un anniversario: il 15 maggio 1891 Leone XIII pubblicò l’enciclica Rerum novaru...
01/06/2026

La data è stata scelta con cura, rievoca un anniversario: il 15 maggio 1891 Leone XIII pubblicò l’enciclica Rerum novarum, un documento che affrontava la questione che, stando al giudizio dello stesso Pontefice, “maggiormente interessa il mondo”. Una Lettera che fece “tremare la terra sotto i piedi”, scrive Georges Bernanos nel Diario di un curato di campagna, perché “metteva sottosopra le coscienze”.

La data è stata scelta con cura, rievoca un anniversario: il 15 maggio 1891 Leone XIII pubblicò l’enciclica Rerum novarum, un documento che affrontava la questione che, stando al giudizio dello stesso Pontefice, “maggiormente interessa il mondo”. Una Lettera che fece “tremare la terra sott...

Il cuore è altrove❤️Mc 12,1-12 — “Un uomo piantò una vigna…” (12,1).Questa pagina evangelica offre un’immagine carica di...
01/06/2026

Il cuore è altrove❤️

Mc 12,1-12 — “Un uomo piantò una vigna…” (12,1).

Questa pagina evangelica offre un’immagine carica di speranza e di pathos: da una parte mostra l’amore di Dio e dall’altra denuncia l’infedeltà del popolo. La parabola inizia presentando un uomo che sceglie il terreno, vi pianta una vigna e si prende personalmente cura di essa (12,1). Immagine di un Dio che si sporca le mani. Solo dopo l’affida agli agricoltori. La vigna è opera sua, frutto del suo lavoro. Anche se si tratta solo di una breve introduzione, è opportuno soffermarsi sulla scena iniziale.

La seconda parte del racconto mette in gioco i servi inviati dal padrone a ritirare il raccolto. Sono l’icona di tutti coloro che, in nome di Dio, hanno custodito l’alleanza. La presenza dei servi ricorda che la vigna appartiene a Dio. Anche se ritirano solo una parte dei frutti (12,2), i servi annunciano che Dio rivendica la sua proprietà. Dare i frutti non è una gentile concessione ma un atto dovuto.

Fino a questo momento il racconto era luminoso, a questo punto invece inizia un conflitto che assume una forma sempre più drammatica: i primi servo sono bastonati e rimandati a mani vuote (12,3), gli altri vengono picchiati e insultati (12,4) e quelli successivi sono uccisi (12,5). Un’evidente e dichiarata ribellione in nome di una pretesa autonomia.

Nelle intenzioni di Gesù la parabola descrive la storia d’Israele; e come tale viene percepita dagli uditori che, proprio per questo, reagiscono con malcelata irritazione (12,12). Il Nazareno parla di un popolo che rifiuta di riconoscere Dio come il Signore. Questa denuncia poteva sembrare fin troppo forzata. E per questo intollerabile. In fondo, a quel tempo la religiosità era custodita e celebrata con la più grande cura. Gesù non si ferma alle apparenze, Lui sa che il cuore è altrove. E con la forza degli antichi profeti sferza ogni ipocrisia. Questa parola invita anche noi a scrutare meglio in noi stessi e ci impegna a mettere tutto a disposizione di Dio con la consapevolezza che ogni cosa appartiene a Lui.

https://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2026/06/01/il-cuore-e-altrove/

Chi ci può salvare? ❤️Gv 3,16-18 — “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio Unigenito” (3,16).Le parole di Giovann...
31/05/2026

Chi ci può salvare? ❤️

Gv 3,16-18 — “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio Unigenito” (3,16).

Le parole di Giovanni sono un raggio di luce in mezzo alle tenebre della storia. Una luce che mai si spegne. L’amore di Dio è la certezza, l’unica certezza della storia. Al contrario, la risposta dell’uomo rappresenta una permanente incertezza. Se manca la convinta e piena collaborazione dell’uomo, Dio non può realizzare la sua opera di salvezza .

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https://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2026/05/31/chi-ci-puo-salvare/

Mc 11,27-33 — “Con quale autorità fai queste cose?” (11,28).Le parole e in gesti di Gesù hanno suscitato lo sdegno di co...
30/05/2026

Mc 11,27-33 — “Con quale autorità fai queste cose?” (11,28).

Le parole e in gesti di Gesù hanno suscitato lo sdegno di coloro che detengono l’autorità. È comprensibile perciò che essi chiedano al Nazareno di motivare la ragione che lo ha spinto a intervenire con tanta veemenza nel Tempio di Gerusalemme (Mc 11, 15-17). Gesù non risponde o, meglio, risponde con un’altra domanda: “Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi” (11,30). In tal modo, manifesta la sua autorità, solo un vero Maestro, infatti, ha il potere di interpellare gli altri. In questo modo si sottrae alla loro autorità ma, al tempo stesso, si dichiara disponibile al dialogo.

La domanda di Gesù è astuta, mette alla prova la sincerità e l’onestà dei suoi interlocutori. Lui sa bene che il Battista non è stato riconosciuto dai capi religiosi come un vero profeta ma li sfida a dirlo con chiarezza e in pubblico. Non dimentichiamo che tutta la scena si svolge nel Tempio, davanti alla folla. Le autorità religiose, quelle stesse che chiedono a Gesù di svelare le sue ragioni, rimangono nel vago, affermano di non poter rispondere alla domanda: “Non lo sappiamo” (11,33). E così, senza volerlo, confessano la loro incompetenza, non sanno dire se il Battista è un profeta o un impostore. La risposta mostra che nessun dialogo è possibile perché manca un ingrediente fondamentale per ogni confronto, e cioè la lealtà. Per questo Gesù chiude le porte: “Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose” (11,33).

Tante volte accade anche a noi di chiuderci nel comodo “non so cosa Dio vuole da me…”. Una buona scusa per restare nel limbo dell’incertezza e non rispondere con tempestività e generosità alla chiamata di Dio. In realtà, l’esperienza dimostra che solo chi s’incammina, scopre… il cammino. Il buon Dio dona luce solo a quelli che la cercano con sincerità di cuore. Oggi chiediamo la grazia di abbattere il muro delle paure e fare tutti i passi necessari per comprendere ciò che Dio vuole.

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Vi aspetto su Radio Maria alle 12.30 per la nostra rubrica sulla gioia dell’Amore. Stamattina parliamo di Magnifica Huma...
29/05/2026

Vi aspetto su Radio Maria alle 12.30 per la nostra rubrica sulla gioia dell’Amore. Stamattina parliamo di Magnifica Humanitas…

Abbagnara

Mc 11,11-25 — “La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame” (11,12).Il brano odierno presenta una scena p...
29/05/2026

Mc 11,11-25 — “La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame” (11,12).

Il brano odierno presenta una scena poco verosimile: la fame spinge Gesù ad accostarsi ad un albero di fichi, apparentemente florido ma privo di frutti. Non poteva trovarne dal momento che, come annota l’evangelista, “non era la stagione dei fichi” (11,13). E tuttavia, Gesù pronuncia una parola di maledizione: “Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!” (11,14). Il giorno dopo i discepoli videro l’albero “seccato fin dalle radici” (11,20).

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Pronti a servire la Chiesa con amore totale. Buon cammino, diaconi del Signore.
28/05/2026

Pronti a servire la Chiesa con amore totale. Buon cammino, diaconi del Signore.

Questa sera giovedì 28 maggio alle ore 19 presso la Collegiata di San Giovanni Battista ad Angri, la nostra Diocesi si p...
28/05/2026

Questa sera giovedì 28 maggio alle ore 19 presso la Collegiata di San Giovanni Battista ad Angri, la nostra Diocesi si prepara a vivere un prezioso momento di festa. Il vescovo Giuseppe Giudice ordinerà diaconi gli accoliti Andrea Cardinali, Luca Corradino e Orazio De Vivo.

Il grido dell'umanità ❤️Mc 10,46-52 — “Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire…” (10,47).Il capitolo...
28/05/2026

Il grido dell'umanità ❤️

Mc 10,46-52 — “Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire…” (10,47).

Il capitolo della sequela, in cui l’evangelista ha raccolto una serie di scene in cui emerge la radicalità della fede – termina con l’episodio del cieco di Gerico. Un racconto dettagliato e ricco di spunti significativi. Possiamo individuare tre parti: la prima descrive la confusione della gente che accompagna Gesù e il grido di Bartimeo: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” (10,47), un grido più forte del frastuono della folla: “egli gridava ancora più forte” (10,48).

“Gesù si fermò” (10,49). Il grido del cieco è giunto fino a Lui.

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Indirizzo

Via Adriana, 18
Angri
84012

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