Don Silvio Longobardi

Don Silvio Longobardi Presbitero della diocesi di Nocera-Sarno, Custode della Fraternità di Emmaus, Fondatore di Progetto Famiglia.

Vivo all'Oasi San Giuseppe a Pompei insieme alla Piccola Famiglia di Emmaus.

Mt 18,15-20 — “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo” (18,15).L’inse...
06/09/2026

Mt 18,15-20 — “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo” (18,15).

L’insegnamento evangelico consegna uno degli impegni più importanti per vivere da fratelli e, al tempo stesso, una delle cose più difficili da mettere in pratica. Desidero partire da una realistica considerazione di sant’Agostino:

“Cerchiamo di viver bene, ma, pur vivendo bene, non possiamo avere la presunzione di essere senza peccato. Per quanto una vita possa esser degna di lode, si ha sempre bisogno di chiedere perdono” (Discorsi, 21, 2).

Dal momento che la fragilità accompagna la nostra vita, se non vogliamo impantanarci nella mediocrità, dobbiamo aiutarci l’un l’altro a camminare nelle vie di Dio: nasce qui il dovere della correzione fraterna, intesa nella sua duplice e complementare forma: correggere e lasciarci correggere. È questo il cuore della fraternità evangelica. Questa disponibilità manifesta, nella maniera più concreta possibile, il desiderio di fare della vita un costante cammino, lasciandoci costantemente purificare dal Vangelo. Questo impegno fa della comunità ecclesiale non una semplice aggregazione di uomini ma una famiglia in cui tutti si aiutano a vivere come figli di Dio.

Dobbiamo constatare purtroppo che la correzione fraterna è cosa molto rara nella comunità ecclesiale. Questo accade perché facciamo fatica a riconoscere i nostri errori e, anche quando siamo costretti a farlo, lasciamo prevalere l’orgoglio. Teresa di Lisieux offre invece una luminosa testimonianza di umiltà. Nella sua autobiografia c’è questo dettaglio sorprendente:

“Un giorno che avevo particolarmente desiderio di essere umiliata, capitò che una novizia si prese l’incarico di accontentarmi così bene che pensai subito a Simeì quando malediva Davide e mi dicevo: Sì, è proprio il Signore che le ordina di dirmi tutte queste cose… E la mia anima assaporava deliziosamente il cibo amaro che le veniva servito con tanta abbondanza” (Ms C 27r).

Oggi chiediamo la grazia di coltivare un’umiltà più sincera per imparare ad accogliere anche la correzione come una benedizione di Dio.

https://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2026/09/06/se-non-vogliamo-restare-nella-mediocrita/

Il giorno in cui tutto risplende ❤️Lc 6,1-5 — “Il Figlio dell’uomo è signore del sabato” (6,5).L’episodio evangelico ci ...
05/09/2026

Il giorno in cui tutto risplende ❤️

Lc 6,1-5 — “Il Figlio dell’uomo è signore del sabato” (6,5).

L’episodio evangelico ci invita a riscoprire una delle pagine più belle della teologia ebraica, quella che esalta lo Shabbat. Dovremmo usare questo vocabolo, così ricco di significato, piuttosto che quello banale che ci offre la traduzione italiana.

Stando alla tradizione più pura del giudaismo, lo Shabbat è il giorno in cui l’uomo rialza la testa per contemplare la bellezza del creato e Colui che lo ha plasmato; il giorno in cui rende gloria a Dio per la sua magnificenza ma prende anche coscienza, e con grande stupore, di essere solo un’umile creatura alla quale Dio ha affidato il compito di governare la terra (Sal 8). Il giorno in cui la comunità dei credenti si raccoglie nella sinagoga per celebrare le meraviglie che Dio compie nella storia quotidiana. Il giorno in cui l’uomo dichiara che la libertà di cui gode non è una sua conquista, ma un dono inestimabile di quel Dio che lo ha creato a sua immagine (Gen 1, 26-28). Il primo e più grande dono che mostra tutta la fiducia che Dio ripone nell’uomo. Lo Shabbat è il giorno della libertà, quello in cui Israele fa memoria dell’esodo e celebra quel Dio che è intervenuto “con mano potente e braccio teso” per liberare il suo popolo.

Riconoscere ed esaltare la gloria di Dio non significa offuscare o sminuire la centralità dell’uomo. Al contrario, quando l’uomo vive in pienezza, ed esercita con responsabilità la sua libertà, che Dio viene glorificato. Lo Shabbat è il giorno in cui risplende quella che Papa Leone chiama la magnifica humanitas.

Questa splendida teologia era stata offuscata da una selva di precetti che, nel generoso tentativo di preservare la festa sabbatica, avevano finito per nascondere la sua luce. La nuova alleanza, che Gesù viene a realizzare (5, 36-38), comporta anche una nuova interpretazione dello Shabbat che ritorna all’origine e fa della sosta settimanale una celebrazione in cui l’umano e il divino s’intrecciano. È il primo annuncio di quel dies Domini che vedrà la luce nel giorno della resurrezione.

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Lasciarci amare da Dio❤️Lc 5,33-39 — “Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?” (5,34...
04/09/2026

Lasciarci amare da Dio❤️

Lc 5,33-39 — “Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?” (5,34).

Alla luce dei versetti precedenti, che la liturgia non riporta, l’insegnamento di Gesù diventa ancora più luminoso. Dopo il racconto della pesca miracolosa (5, 1-11), l’evangelista inserisce tre episodi: la guarigione del lebbroso, il perdono concesso al paralitico e la chiamata di Levi (5, 12-32). Questi racconti hanno un elemento comune, manifestano in modo evidente la misericordia di Dio.

In fondo è questa la ragione che muove Dio a realizzare una nuova alleanza, quella che Gesù annuncia ai discepoli di Giovanni quando, parlando di Sé stesso, svela che è venuto lo Sposo d’Israele, promesso dai profeti. La divina misericordia è la luce che, d’ora in poi, illuminerà ogni cosa. È questa la radicale novità del Vangelo. È un tema che trova una particolare risonanza nell’opera lucana (7, 36-50; 15, 1-32; 23, 39-43).

L’evangelista non nasconde che l’annuncio della misericordia si scontra con la mentalità dei farisei. Nel racconto del paralitico gli scrupolosi custodi della Legge considerano una bestemmia le parole con le quali Gesù comunica al malato il perdono di Dio (5,21). Allo stesso modo ritengono che mangiare e bere con pubblicani e peccatori (prima della loro conversione) è cosa incompatibile con la fede d’Israele (5,30).

Gesù risponde a tono alle obiezioni dei farisei, la questione è troppo importante per lasciare margini di ambiguità. Il Figlio di Dio non è venuto per aggiungere altri e più rigorosi precetti e neppure per ammorbidire quelli della Legge antica. È venuto piuttosto per rivestire l’uomo con l’abito della grazia e donargli così la possibilità di vivere secondo il cuore di Dio. Non si tratta di riparare un vestito vecchio ma di indossare un vestito nuovo (5,36). Gesù annuncia che la grazia di Dio precede ogni nostro agire. Accogliere il suo amore è dunque il punto di partenza della vita di fede, è il nostro primo impegno. Oggi chiediamo la grazia di lasciarci amare da Dio.

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Tre capitoli, una sola missioneLc 4,38-44 — “Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone” (4,38).Se leggiamo quest...
02/09/2026

Tre capitoli, una sola missione

Lc 4,38-44 — “Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone” (4,38).

Se leggiamo questa pagina assieme a quella di ieri, la missione del Nazareno presenta fin dall’inizio tre aspetti complementari, possiamo sintetizzare così: Gesù predica, guarisce e prega.

In primo luogo appare l’insegnamento, Gesù annuncia la verità di Dio, comunica quella Parola che riscalda il cuore e rischiara il cammino dell’umanità. In questo capitolo dobbiamo inserire la lotta con l’indemoniato, Gesù libera l’uomo dal male che lo assedia e gli ridona la possibilità di camminare speditamente nelle vie di Dio e la gioia di ritrovare la piena dignità del suo essere figlio di Dio (4, 23-26).

Subito dopo l’evangelista richiama il ministero della guarigione che manifesta la ca**tà di Dio: la prima a ricevere la carezza di Dio è una donna, la suocera di Pietro (4, 38-39).

C’è una terza dimensione, che non dobbiamo trascurare né sottovalutare ed è la preghiera: “Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto” (4,42). Non è un’appendice ma un capitolo essenziale della missione. Quando prega, Gesù consegna il mondo al Padre. È venuto nel mondo non solo per riempire la storia di Dio ma anche per condurre il mondo a Dio. La preghiera è dunque un passaggio fondamentale, quando prega Gesù diventa ponte fra cielo e terra, unico ed eterno Mediatore.

E così pure la Chiesa: quando prega, in comunione con il suo Signore, diventa il ponte sacramentale tra Dio e l’umanità. Quando celebra i sacramenti la Chiesa dona Dio al mondo; e quando prega porta il mondo a Dio. Sulle orme di Gesù, la Chiesa sente l’intima necessità di annunciare il Vangelo di Dio e rispondere ai molteplici bisogni dell’umanità. Verità e ca**tà sempre intimamente intrecciate. Ma c’è bisogno anche di una Chiesa che prega e vive la preghiera come un ministero. Oggi chiediamo la grazia che sia questa la cornice ideale nella quale ogni realtà ecclesiale – diocesi, parrocchie, comunità religiose e movimenti laicali – vive e testimonia la sua fede.

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Come aiutare gli sposi a camminare mano nella manoLa Chiesa italiana ha recentemente pubblicato le linee di orientamento...
31/08/2026

Come aiutare gli sposi a camminare mano nella mano

La Chiesa italiana ha recentemente pubblicato le linee di orientamento per l’attuazione del cammino sinodale: Radicati e costruiti in Cristo (2026). Questo documento non sostituisce ma rimanda a quello approvato nello scorso ottobre dall’assemblea sinodale della Chiesa italiana: Lievito di pace e di speranza (2025). In entrambi i testi non si parla di famiglia se non in modo marginale; ma soprattutto non si parla della coniugalità che invece rappresenta l’architrave dell’esperienza familiare. Nel testo approvato a larga maggioranza dall’assemblea sinodale italiana non s’incontra mai la parola coniugi o matrimonio. E neppure fidanzamento. Un’assenza che pesa non poco e registra una preoccupante disaffezione rispetto ad un tema che, prima e più di tanti altri, attraversa e qualifica l’esperienza umana.

Qui l'articolo 👇🏻

https://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2026/08/31/come-aiutare-gli-sposi-a-camminare-mano-nella-mano/

Il centro e il cuoreLc 4,16-30 — “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (4,21).Nella notte di Bet...
31/08/2026

Il centro e il cuore

Lc 4,16-30 — “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (4,21).

Nella notte di Betlemme gli angeli annunciano la grande gioia: “oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2,11). Più tardi, nel Tempio di Gerusalemme, Simeone proclama Gesù “luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele” (Lc 2,32). Sono parole che Dio ha seminato nel cuore degli umili.

Sono passati trent’anni. Quelle parole sono rimaste nascoste, come il seme gettato nella terra. Questa volta è Gesù stesso, nella sinagoga di Nazaret, a svelare la sua identità: si presenta come Colui che porta a compimento la storia d’Israele. Un annuncio che stupisce e scandalizza i presenti e suscita una violenta opposizione (4, 22-30). Gesù sa bene che le sue parole non troveranno accoglienza e mette in conto una dura reazione da parte della gente ma non si nasconde. Ed è quello che deve fare la Chiesa.

Paolo VI non stancava di ripetere che è Gesù Il centro e il cuore di tutto il Vangelo: “Gesù Cristo è il principio e la fine; l’alfa e l’omega; Egli è il Re del nuovo mondo; Egli è il segreto della storia; Egli è la chiave dei nostri destini; Egli è il mediatore, il ponte, fra la terra e il cielo” (29 novembre 1970). Questa parola è affidata in particolare proprio ai consacrati. Oggi si tende a presentarli come fratelli e sorelle dell’umanità, sottolineando soprattutto il loro impegno caritativo e sociale come se fosse questo l’elemento discriminante. Al di là delle buone intenzioni, questa lettura non è fuorviante ma è certamente riduttiva perché non coglie l’essenziale.

Seguire Cristo con totalità significa dire al mondo che
solo Lui può rispondere alla domanda di felicità presente in ogni uomo.

Se mettiamo Gesù al centro della nostra vita, personale e comunitaria, se tutto è pensato a partire da Lui e in vista di Lui, se tutto è fatto con Lui e per Lui, non evitiamo le mancanze ma siamo certi di stare nella volontà di Dio che conduce tutto e tutti al bene. È la grazia che oggi chiediamo.

https://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2026/08/31/il-centro-e-il-cuore/

Secondo meMt 16,21-27 — “Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (16,23).La parola ...
30/08/2026

Secondo me

Mt 16,21-27 — “Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (16,23).

La parola che Gesù rivolge a Pietro è particolarmente dura. Insolitamente dura. Poco prima lo ha elogiato come l’uomo scelto da Dio per svelare il mistero (16,17). Ora invece lo accusa di essere dalla parte del maligno che gli suggerisce di restare abbracciato alla logica del mondo, quella che appare più ragionevole e più giusta.

Il rimprovero del Signore scuote anche noi. Lasciamoci seriamente interpellare. Pensare secondo Dio dovrebbe essere facile per chi ogni domenica partecipa a Messa e ogni giorno apre il santo Vangelo e s’impegna a meditare la Parola di Dio. Dovrebbe essere facile e invece… non lo è.

“Secondo Dio” o “secondo gli uomini”?
La maggior parte dei battezzati sceglie una via di mezzo: “secondo me”.

Abbiamo l’abitudine di leggere il Vangelo a partire dalle nostre esigenze e quindi lo accogliamo nella misura in cui risponde al nostro progetto di vita. Quando incontriamo una Parola che ci disturba, ci scomoda o sembra eccessivamente impegnativa, la mettiamo da parte e diciamo che non fa per noi. Leggiamo il Vangelo come quando ci troviamo ad un buffet particolarmente ricco di pietanze, ci sono tante cose e ognuno prende quello che più gli piace. Il Vangelo non è un vestito che possiamo adattare alle nostre esigenze. È proprio il contrario: siamo noi che dobbiamo modificare la nostra taglia per fare del Vangelo la veste nuova.

Vivere “secondo me” appare a molti come l’affermazione della propria libertà. In realtà ci fa accettare passivamente il modo comune di vivere, anche quando non è compatibile con il Vangelo. Ai giovani radunati ad Assisi, Papa Leone ha chiesto di “sottrarsi alla cultura della potenza e costruire la civiltà dell’amore” (6 agosto 2026). Non è facile ma è necessario se vogliamo fare del Vangelo il seme di una nuova umanità. Pietro ha accolto con tutta umiltà il rimprovero del Maestro. Si è fidato. È questa la grazia che oggi chiediamo.

https://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2026/08/30/secondo-me/

L’amore fedele ❤️Mc 6,17-29 — “E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni” (6,...
29/08/2026

L’amore fedele ❤️

Mc 6,17-29 — “E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni” (6,27).

La liturgia presenta la festa con questo titolo: “Martirio di san Giovanni Battista”. La morte del Precursore è certamente legata all’odio di Erodiade e alla lussuria di Erode ma, prima di tutto è il sigillo della sua testimonianza. “Egli confermò con il martirio la testimonianza che aveva dato per il Signore”, scrive san Beda il Venerabile.

Un esito così drammatico non può essere accolto e vissuto in nome di un’astratta verità ma nasce dal desiderio di custodire con amore e per amore la missione ricevuta da Dio. In questa luce il martirio di Giovanni diventa una provocazione per noi. Se infatti manca questo amore, avremo sempre tante buone ragioni per rinunciare alla fede oppure per cercare tanti fragili compromessi nell’illusione di poter tenere insieme tanto i beni materiali quanto quelli spirituali. Il martire non ama la sofferenza ma il Signore.

L’amore vince ogni cosa, anche la paura della morte. Quando celebriamo il martirio non guardiamo tanto l’ingiustizia che è stata commessa quanto l’amore che risplende attraverso la fedeltà. È questo amore che spinge Teresa di Lisieux a scrivere: “Il martirio: ecco il sogno della mia giovinezza, questo sogno è cresciuto con me sotto i chiostri del Carmelo… […] Sento nella mia anima il coraggio di un Crociato, di uno Zuavo Pontificio, vorrei morire su un campo di battaglia per la difesa della Chiesa…” (Ms B 2v).

Sant’Agostino insegna ai suoi cristiani che vedere i cristiani dilaniati dalle belve, è uno spettacolo orribile agli occhi della carne; ma aggiunge che agli occhi della fede non c’è niente di più bello perché ammiriamo la fedeltà e l’amore di quei discepoli che, pur potendo rinnegare la fede e salvare la vita, hanno invece scelto di testimoniare la fede fino al sangue (Discorsi, 51, 1,2). Lo sguardo del credente non si ferma alla compassione ma vede e si rallegra per la fedele testimonianza. È questa la fede che oggi chiediamo di testimoniare.

https://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2026/08/29/lamore-fedele/

Veglia con il cuoreMt 25,1-13 — “Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini…” (25,1).Dieci è un numero che ritorna s...
28/08/2026

Veglia con il cuore

Mt 25,1-13 — “Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini…” (25,1).

Dieci è un numero che ritorna spesso nella Bibbia: dieci sono le parole che Dio ha consegnato a Mosè (Es 20), dieci i giusti che servono per salvare la città (Gen 18). Il numero dieci indica la totalità e fa riferimento alla Chiesa, icona e primizia del Regno (LG 3).

Siamo tutti chiamati in causa e tutti invitati a partecipare alla festa di nozze ma… la parabola avverte che non tutti entreranno. Per questo il racconto si conclude con questo preciso ammonimento: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (25,13). L’esortazione è motivata dal fatto che lo Sposo arriva nel cuore della notte, quando tutti dormono: “A mezzanotte si alzò un grido” (25,6). “Che significa: a mezzanotte?”, si chiede sant’Agostino. E risponde: “Quando non si spera, quando non si crede affatto” (Discorsi, 93, 7,8). Vegliare non significa soltanto essere pronti ma custodire la fede e la speranza, vivere con il cuore rivolto a quell’incontro in cui trova pienezza ogni desiderio e tutta la vita.

Sant’Agostino conclude un lungo e dettagliato commento di questa parabola con un’accorata esortazione rivolta ai presenti:

“Siete molti, fratelli miei, che vi chiamate cristiani; magari ci fossero fra voi quelle cinque prudenti, ma non dovete essere solo cinque di numero. Ci siano tra voi persone come le cinque vergini sagge, appartenenti cioè alla saggezza raffigurata dal numero cinque. Verrà infatti l’ora, ma non sappiamo quando verrà. Verrà a mezzanotte: vegliate. […] Se dunque è inevitabile addormentarci, in qual modo potremo vegliare? Veglia col cuore, con la fede, con la speranza, con la ca**tà, con le opere” (Discorsi, 93, 10,17).

Il Vescovo di Ippona, che oggi celebriamo, non ha lasciato solo un patrimonio dottrinale di grandissimo valore ma ha offerto una luminosa testimonianza di fede. Alla sua intercessione oggi affidiamo tutta la Chiesa e, in modo particolare, coloro che hanno la responsabilità di guidare il popolo di Dio.“Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini…” (25,1).
https://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2026/08/28/veglia-con-il-cuore/

Fa’ attenzioneMt 22,1-14 ,— “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” (24,42).La vigi...
27/08/2026

Fa’ attenzione

Mt 22,1-14 ,— “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” (24,42).

La vigilanza è una delle virtù principali ed è quella che, in alcune circostanze della vita, si rivela decisiva. Il verbo greco [grēgoréō] significa essere svegli, prestare attenzione, indica perciò l’impegno di chi fa di tutto per scacciare il sonno, soprattutto nel momento in cui esso sembra ormai vincere ogni resistenza. La vigilanza è necessaria non solo e non tanto per evitare pericoli e minacce, che possono giungere all’improvviso; ma soprattutto per riconoscere e accogliere la venuta del Signore.

Un cristiano vive con la certezza che il Signore viene.

Verrà nel giorno ultimo ma viene anche nell’oggi della storia, viene nei giorni dell’esistenza.

Gesù conosce la debolezza della natura umana, per questo con la premura di un padre, dice ai discepoli, e dunque ad ognuno di noi: “Fa’ attenzione, non perdere l’appuntamento con la grazia”. Il vecchio Simeone, che attende con amore e riconosce nel Bambino Gesù il Messia atteso da secoli, è il testimone della vigilanza (Lc 2, 25-32).

Vegliare significa non cadere nel sonno, non cedere alla pigrizia, non dare spazio a desideri che hanno poco valore e distolgono lo sguardo dalle cose che contano, quelle che danno alla vita un respiro di eternità. Vegliare significa non subire gli eventi ma discernere con sapienza ciò che Dio chiede nelle mutevoli situazioni della vita. Vegliare significa pesare le scelte in relazione alla vocazione che abbiamo ricevuto e al bene comune. Quanto più siamo vigilanti tanto più possiamo esercitare con responsabilità la specifica missione che Dio ci ha affidato.

Oggi ricordiamo santa Monica che ha seguito con amore il figlio Agostino, ha sofferto e ha pregato per lui, ha fatto tutto quello che le suggeriva il cuore di madre. Prima di morire ha avuto la grazia di vedere i frutti delle sue lacrime e della sua fede. Oggi preghiamo perché i genitori cristiani sappiano avere la sua stessa vigilanza e perseveranza.Oggi ricordiamo santa Monica che ha seguito con amore il figlio Agostino, ha sofferto e ha pregato per lui, ha fatto tutto quello che le suggeriva il cuore di madre. Prima di morire ha avuto la grazia di vedere i frutti delle sue lacrime e della sua fede. Oggi preghiamo perché i genitori cristiani sappiano avere la sua stessa vigilanza e perseveranza.

https://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2026/08/27/fa-attenzione/

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84012

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