19/03/2020
Splendida masseria, paesaggio incantevole, un bagaglio di arte e storia da preservare: così si è presentata la Masseria Jesce, in una giornata di inizio primavera.
Realizzata in pietra, ha l’insolita forma di una nave e, ai nostri occhi, si è posta come il risultato di più ristyling effettuati nel corso dei secoli. In età romana, fungeva da stazione di posta per il cambio dei cavalli, poichè situata sull’Appia Antica, poi, in epoca medievale, è divenuta masseria fortificata, e oggi, può definirsi, grazie all’estro creativo di Donato Laborante anche “Teatro della memoria” e “Galleria d’arte contemporanea delle Murge”.
Ciò che maggiormente ci ha sedotto di questo luogo incontaminato è la magia che lo avvolge a cominciare dai tre massicci archi a tutto sesto che caratterizzano la facciata principale. Il primo dei tre costituisce l’entrata principale del complesso ed è sormontato da una statua acefala di San Michele. Sul retro della struttura, due file di damigiane verdi di “abbellimento” ci conducono in una grotta che un tempo ospitava alcune mangiatoie, e qui il gioco di luci e ombre ha rallegrato il nostro sguardo e ci ha consentito di scattare foto sospese tra magia e realtà.
La nostra passeggiata, accompagnata dai racconti di Donato, al quale siamo tanto grati, si è conclusa nella piccola cripta sotterranea. Gli affreschi scalfiti sulle pareti e, che raffigurano essenzialmente scene di vita di Gesù e della Vergine, ci hanno incantato e per un attimo hanno condotto il nostro pensiero in un mondo sospeso tra sacro e mistero.
La storia, insomma, è stata incisa anche su queste stupende pietre e noi, attraverso i nostri scatti, ne abbiamo dato una nostra personale chiave di lettura filtrata dai nostri stati d’animo e dal nostro personale modo di coglierne i dettagli.
Del resto, lo si sa, la fotografia non mostra la realtà,
ma l’idea che della stessa si ha.