13/06/2024
URAGANO IN DIOCESI
Pare davvero un uragano, una tromba d'aria quello che è stato deciso dal nostro Vescovo, e mi ha stimolato una riflessione che condivido volentieri con voi.
«L’OPZIONE FONDAMENTALE: L’OBBEDIENZA
La parola caduta in disuso e che oggi tante volte ci fa fremere di stizza è proprio questa: Obbedienza! Carica di retaggi dispotici e reminiscenze autoritarie, l’obbedienza viene spesso considerata con un’accezione negativa. Ma dopo più di trent’anni di vita consacrata (tra francescani e clero secolare) mi ritrovo a dovermi rifare, ancora una volta, a quell’opzione fondamentale che è il cardine di ogni esistenza. Perché scegli questo piuttosto che quello, perchè decidi così anziché in altro modo, sei sicuro di quello che stai scegliendo? Questa è quella che chiamo Opzione Fondamentale, basata non su capricci del momento ma su una scelta ponderata e sofferta, che deve durare PER SEMPRE, ovvero, almeno per me, quella di essere di Cristo e di nessun altro!
Oggi, di fronte a questa nuova sfida che ho davanti, quell’opzione si rifà viva e mi domanda ancora una volta il mio SI come trent’anni fa. E cosa rispondo? Probabilmente tanti anni fa non ci si poneva nemmeno la domanda, si obbediva al Vescovo, piuttosto che al padre Superiore, e basta. Una sorta di obbedienza cadaverica che non ha mai prodotto grandi risultati, se non era corroborata da una adesione vera e incondizionata. Ma oggi a chi obbedisco? Mi vengono in mente le parole di Pietro a Gerusalemme: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini!”, e questo farò!
Un Dio che apre altre strade, che indica nuove realtà, che mi porta verso altri cuori e altre mani, attraverso la richiesta di un superiore umano che deve essere per forza portavoce di quel Dio (altrimenti si tratterebbe di mere elucubrazioni mentali) e attraverso il quale Lui mi fa sapere cosa mi sta chiedendo e dove mi vuole portare.
In questi anni di vita nelle mie quattro comunità, ho accumulato così tanta umanità e storie di vita che non ne ho mai abbastanza. Ne vorrei sempre di più perché in queste esistenze, Dio ci parla, e la Sua voce è rassicurante, è dolce, è un vero Magistero, seducente e sempre piena di significato, è piena dei suoi SI per me e per noi, dunque si va!
Le relazioni e i rapporti costruiti in questi anni, non si perderanno, saranno sempre con me, ovunque andrò, e gli insegnamenti ricevuti potranno servire ad altri. Non è un voltare pagina, ma uno scorrere l’indice di questo libro della Vita, dove recuperare fatti e volti ormai insediati nel cuore, e che mi confermeranno sempre che questo Dio Padre, "l'Altissimo, Onnipotente bòn Signore" come lo definiva Francesco, guida i nostri passi in ogni attimo della nostra vita, e sarà bellissimo “rileggere” quelle pagine, una dopo l’altra, con un pò di magone, certamente, ma anche con tanta gratitudine, per ciò che ho vissuto insieme a tantissime persone.
In questi casi si cede alla tentazione di fare un bilancio, di ti**re le somme, e non posso negare di avere tanti ‘debiti’ a mio carico, ma nemmeno posso rifiutare il fatto che Dio ha fatto grandi cose attraverso questo povero strumento che sono, e a Lui devo rendere gloria! Emerge un’immagine di questo tempo della mia vita trascorso qui, in queste colline. Un’immagine forse un pò infantile e sciocca, ma terribilmente vera: la mia vita tra un calice e una chitarra.
Un calice, perché tantissime volte vi ho messo dentro volti, storie, lacrime, speranze, rabbie e ostilità, cuori ardenti e appassionati, vite lacerate dal dolore e dalla disperazione, sorrisi veri e spontanei, mani calorose, ingegno e indolenza, ardore e pigrizia. Tutte cose che ho incontrato quotidianamente nella mia vita e che sono finte li dentro, in quel talamo nuziale dove ogni cosa acquista senso e significato, dove si riprendono le forze e si rianima il cuore. Una chitarra, perché (pur cosciente di non essere un vero musicista) tante volte con la musica, ho visto vibrare il cuore dolorante, ho assaporato la gioia della festa, pregato insieme come comunità, trovato le risposte ai grandi enigmi dell’esistenza, e questo semplicemente con una melodia che penetra nelle profondità dell’anima e lascia uno strascico di benessere e di leggerezza. Questi verranno con me ad Alfiano e nelle altre parrocchie, dove mi riprometto di seminare ancora, a Dio piacendo, i semi di Cristo risorto nei solchi di altri cuori e nelle storie di altri fratelli e sorelle.
Certo non nego la trepidazione e la malinconia nel lasciare i fratelli conosciuti e amati in questi anni, specie quelli più piccoli, ma sono certo che solo i legami fondati in Cristo rimarranno immutati, nonostante le distanze, che però a quel punto saranno talmente ridotte da non farci sentire la lontananza. Rimarremo ancora uniti e vicini, in quell’unico legame che la domenica, attorno all’altare, si rinnoverà sempre, ancora e meglio di prima! E qualora potessimo e Dio lo vorrà, sarà bellissimo ritrovarci anche solo per una merenda o un caffè, come fratelli in Cristo, Colui al quale appartiene il tempo e la storia, e al quale ognuno di noi deve obbedienza! E come tantissime volte ci siamo detti nelle celebrazioni: “la pace di Cristo regni nei vostri cuori, e vi accompagni in ogni vostra giornata!”, e qui ci sta perfettamente l’augurio che mons. Tonino Bello fece a Lourdes concludendo gli esercizi spirituali ai suoi preti, e che ogni tanto, sconvolgendo i presenti, ho usato per concludere l’eucarestia: “La pace è finita, andiamo a messa!”, perché ora si comincia davvero a celebrare la nostra fede!»