San Giovannino

San Giovannino Notizie & commenti a cura della veneranda Confraternita del Santissimo Crocifisso in Alessandria Così fecero anche gli antichi confratelli di san Giovannino.

La veneranda Confraternita del Santissimo Crocifisso è fra le più antiche della città. Nel "Libro dei conti" conservato dal Sodalizio si legge che nel 1728, dovendo rispondere ad un questionario inviato dall’Intendente della città comprendente anche la richiesta di notizie in ordine alla fondazione della Confraternita, i confratelli risposero che lerretione di d°(etto) Orat°(orio) si vede nell'an

no MCCXL concessa da messer Clemente papa quinto come da libro antico che si conserva in d° Orat° et anche da altro Libro ove restano registrati li Confratelli di d° Orat° defonti e questo dell’anno 1339. Negli atti della visita pastorale del 1732 si afferma che la Confraternita ha Statuti propri confermati da papa Clemente IV (il francese, Guido Fulcodi). Queste differenze erano probabilmente originate da errori di lettura e di trascrizione comprensibilissimi in persone che avevano poca dimestichezza con libri e penne. Anche se l’affermazione contenuta negli atti della visita pastorale pare più credibile essendo redatti da persone, officiali curiali, che - oltre a saper leggere e scrivere benissimo, anche in latino - conoscevano anche la storia della Chiesa e la successione dei Pontefici.
È, quindi, necessario trovare il "minimo comune denominatore" di queste affermazioni. Clemente IV fu pontefice dal 1265 al 1268 cioè in anni abbastanza vicini a quello indicato nel Libro dei conti (potrebbe trattarsi di un errore di trascrizione: 1240 in cifre romane si scrive MCCXL; e 1260: MCCLX) ed a quelli indicati dall’annalista Guglielmo Schiavina (1260/61) come data di inizio della presenza delle Confraternite in città, nell’àmbito del movimento penitenziale sorto a Perugia per opera di Raniero Fasani. Scrive, infatti, lo Schiavina: Postero, qui fuit annus humanae Redemptionis millesimo ducentesimus sexagasimus (…) Ad haec finis anni prodigiosus fuit insolitis quibusdam rebus. Mense namque decembri in tota Cisalpina Gallia facta est inisignis animorum commotio. Originem ea duxit primum ex agro perusino, auctore quondam Rainerio, viro, solitaria et remota vita claro. Mox diffusa in Aemiliam, et Picenum, tota demium Cisalpinam Galliam incessit. Incecedebant homines velut fanatici per via induti saccis, sese flagris verberantes, et Dei misericordiam implorantes, perinde ac si extrema tunc universalis judicii dies advenisset. Ex multis eremi recessibus passim prodierunt anachoretae, qui urbes et oppida ingressi, mortales omnes, et praesertim criminosos ad resipiscendum, et de peccatis suis veniam postulandam excitabant. Sacerdotes omnium ordinum, ducta solemni p***a, nudis pedibus, ut iratum et escandescentem Deum placarent, templa lustrabant; hymnos, et pias preces interea flebiliter concinentes. Et sane quidem per id tempus nullus fuit tam summae conditionis homo, spreto omni luxu, abjecto omni fastu, detestata omni inani et humanae gloria, poenitentiae, et novae vitae signa dederit. Simultanles, et odia deposita, dissidia sublatra, bona surrepta, aut inique possessa, suis dominis reddila. Ita tandem commutatus est vivens quisque, ut aurea aetas rediise visa sit, et mundus hic caducus in coelestem, el sempiternam illam patriam transformatus. Proximo (MCCLXI), alexandrini, religione tacti aediculis per totam urbem erigendis, quae disciplinatorium oratoria dicuntur, operam dederunt. Si può, perciò, affermare che la fondazione della Confraternita può benissimo essere collocata in questo periodo ed il pontificato di papa Clemente IV che regnò dal 5 febbraio 1265 al 29 novembre 1268, è il termine ad quem più alto che si possa fissare relativamente all’esistenza certa della Confraternita. Tuttavia ogni discorso sull’origine delle Confraternite non può prescindere dalla spiritualità laicale del Medioevo. È il terreno sul quale si sviluppò il movimento penitenziale che è alle origini delle Confraternite. In alcuni testi dei primi secoli si è potuto osservare che essi non si riferivano affatto a peccatori pubblici condannati ad un regime ascetico severo, ma a laici che accettavano spontaneamente lo stesso regime. I primi erano criminali resisi notoriamente colpevoli di reati, che manifestavano un sincero pentimento ed accettavano le restrizioni espiatorie che venivano loro imposte: i secondi, colpevoli di qualche peccato segreto o semplicemente decisi a cambiare vita (conversio morum), si umiliavano al punto di accettare le stesse restrizioni. Il regime dei peccatori pubblici consisteva nei seguenti obblighi: adozione dell’abito penitenziale, vita ritirata con il divieto di assistere a feste, spettacoli, banchetti, etc., proibizione di praticare il commercio, rinuncia alle funzioni amministrative, giudiziarie e militari, continenza assoluta, anche per i coniugati, sobrietà nel bere e nel mangiare, e tutto questo ad vitam. Tali restrizioni venivano assunte anche dai penitenti volontari. In seguito, a durata delle restrizioni fu limitata a determinati periodi e da allora i peccatori pubblici non vennero più, come i penitenti volontari, definitivamente costituiti nello “stato” della penitenza, ma temporaneamente collocati nella “categoria” della penitenza; ed entrambi costituivano l’ordo paenitentium. Il perugino Raniero Fasani, laico, padre di famiglia e penitente volontario, non accontentandosi delle austerità prescritte dalle Regole dei Penitenti, incominciò a praticare assiduamente la “disciplina” (autoflagellazione) anzi, nel 1260, convinse i suoi concittadini a praticarla pubblicamente per fare penitenza e per rappacificarsi. Questa manifestazione diede poi origine alla “grande devozione” e fece sorgere dappertutto le Confraternite che, per ciò, furono dette: dei disciplinanti. Il movimento penitenziale, quindi, si può considerare come una grande galassia comprendente diverse componenti, formatesi non meccanicamente ma come diversa evoluzione di una comune sensibilità e spiritualità. Si può così fare riferimento a due grandi filoni che diedero vita a due diverse forme di associazioni: le prime, più propriamente dette “dei penitenti”; le seconde, dette “dei disciplinati”. Ciascuna aveva caratteristiche proprie che la differenziavano dall’altra, però non furono mai contrapposte essendo, semmai, due momenti di diversa qualità ed intensità di una stessa sensibilità e cultura penitenziale di fondo. Senza addentrarci nell’esame delle differenze, in generale si può affermare che i penitenti si affiancarono o furono espressione diretta degli Ordini mendicanti e, soprattutto, nel XV sec. diedero vita ai “terzi ordini”; i disciplinanti invece custodirono sempre gelosamente la propria autonomia, certamente chiedevano ed ottenevano consigli dai religiosi che curavano anche la loro vita spirituale, ma avevano l’avvertenza di procurarsi una propria sede ed un proprio oratorio nel quale "fare la disciplina" e tenere le devozioni e le riunioni del Sodalizio. V’è da dire che, in alcuni casi, per iniziativa di laici, sorsero Confraternite di disciplinanti presso qualche chiesa o convento nel quale avevano un locale per svolgere le proprie attività di culto e sociali. Il sacerdote che reggeva la chiesa o un religioso del convento era il loro cappellano, senza che ciò implicasse un legame di dipendenza, come invece accadeva per i penitenti.

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Per la celebrazione diocesana in programma il 4 giugno una scelta motivata dalla congestione del traffico e dalla concentrazione turistica

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Alessandria
15121

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Martedì 07:30 - 19:30
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