Diario Agricolo

Diario Agricolo Prodotti ortofrutticoli da piccolo produttore a consumatore E’ chiaramente una pagina che ha uno scopo commerciale. Ebbene, tutto questo non esiste più.

Produzione agricola individuale "sperimentale" (non da professionisti ma da principianti animati di buona volontà)

Care amicizie vicine e lontane, ben trovati! Vi do il benvenuto a questa mia pagina, DIARIO AGRICOLO, che vorrei fare diventare un punto di riferimento nella mia nuova attività di agricoltore. Non troverete qui notizie di cronaca, gossip o finanza, ma solo documentazioni sul progress

o e sulla disponibilità dei generi agricoli che sto coltivando. Sì, perché da quest’anno divento a pieno titolo un imprenditore agricolo, o meglio, un contadino, espressione più poetica. Chi di voi non ha più mie notizie da almeno quattro anni si ricorda di me come di un topo da ufficio, chino sulla tastiera con gli occhi sgranati sul video a disegnare elementi prefabbricati, a pigiare di continuo sulla calcolatrice, ad aguzzare la vista su stampe e progetti. Chi mi ha incontrato negli ultimi quattro anni sa che la ditta per cui lavoravo ha chiuso e tutti i dipendenti hanno perso il lavoro. E in tempi come questi, perdere il lavoro, incolpevolmente, è molto facile. Mentre trovarne un altro, se si sono appena passati i cinquanta, è molto difficile, praticamente impossibile. Non sono servite a nulla le iscrizioni presso molte agenzie interinali del territorio, non è servita l’iscrizione al centro per l’impiego, non sono servite le decine e decine di curriculum sia portati personalmente che inviati via email. E’ stato inutile il passa parola, le conoscenze personali, giocare a calcetto, fare parte di associazioni, gruppi, direttivi. Persino l’ultima ratio, quella a cui non si vorrebbe mai ricorrere per inclinazione e personalità, la “referenza” non ha sortito alcun effetto. Di contro, non ho mai avuto una attività così frenetica come in questi ultimi anni, ma sempre nel campo del volontariato. Nei comitati di quartiere, nella parrocchia, nel circolo, nel gruppo donatori, e qualche altro in attesa che aspetta di essere aggiunto. Se uno ha del tempo libero, di lavoro ne trova a iosa. L’importante è non pretendere soldi in cambio, ti deve bastare la soddisfazione personale. Peccato che in panetteria non l’accettino come pagamento. Mi era già capitato vent’anni fa, nel corso di una ristrutturazione aziendale, di dover perdere il lavoro; “la nostra ditta va male, dobbiamo ridurre il personale, tu sei uno di quelli senza figli a carico…”. Anche allora decine e decine di domande, ma era un po’ diverso, allora ricevevi una risposta, invariabilmente “Al momento non abbiamo bisogno ma terremo in considerazione…” , ma almeno una risposta ce l’avevi. Ora, silenzio. Non ci si assume neppure più la fatica del diniego, forse per l’enorme mole di domande che le aziende ricevono. Non c’è niente da fare, in questo paese dopo i cinquant’anni non è più possibile trovare un lavoro da dipendente, sia pure con tutte le nuove precarietà che la globalizzazione dell’economia impone. Siamo costretti a vivere in un limbo, obbligati al lavoro fino ai 67 anni, obbligati alla disoccupazione dai 50 e a volte anche prima. L’unica possibilità che ci rimane è quella di diventare imprenditori, anche se è difficile mutare le attitudini e le mentalità consolidate in trent’anni di vita e di contribuzione. Ed è appunto questo che ho scelto di fare. Stanco di tre anni passati a scrivere curriculum, ad alimentare speranze e a conteggiare le relative delusioni, appena confortato da quei 600 euro al mese che paiono pochi anche se regalati dallo Stato, mentre tu ne vorresti guadagnare magari anche qualcuno in più, ma meritati dalla fatica e dal sudore. Non posso dire che quella di diventare agricoltore sia una scelta di vita ideologicamente motivata, convintamente voluta per dare una scossa alla propria vita, per cambiare, per riscoprire l’ancestrale rapporto con la terra. Ma è una conseguenza della mancanza di opportunità, la constatazione dell’impossibilità di continuare a fare quel lavoro che ho fatto per trent’anni, o anche un qualsiasi altro lavoro. Se volete, chiamatelo ripiego. Ma è l’unico possibile, quando non si hanno santi in paradiso. I miei santi potreste essere voi. In questo Diario conto di illustrare i progressi delle mie coltivazioni ortofrutticole (oh, niente di importante, quasi una cosa sperimentale, per vedere l’effetto che fa, niente mega azienda ma il classico orticello). Essendo prodotti di stagione, non sono tutti disponibili nello stesso momento, ma hanno i loro tempi; tenendo aggiornata la pagina, vorrei riuscire a dare più tempestivamente possibile notizie sulla disponibilità dei vari prodotti. Quasi tutti, (io compreso, quando il mio orto non produce) troviamo più comodo servirci di frutta e verdura durante la spesa settimanale. Ma se qualcuno di voi trova altrettanto comodo farsi recapitare a casa la parte ortofrutticola della spesa, o perlomeno quelle varietà che troverà disponibili su questa pagina, può mandarmi un messaggio facebook, un sms, un messaggio whatsapp, una email o telefonarmi. Ho conseguito la possibilità di portare i miei prodotti sul mercato ortofrutticolo di Alba, ma in ogni caso trovo che sia più comodo recapitarlo direttamente a casa di chi me lo vorrà ordinare. Ovviamente in un certo raggio chilometrico (oltre il quale diventa più costoso il viaggio rispetto all’importo dei prodotti), e per un importo minimo (non chiedetemi per favore di recapitarvi a domicilio un unico chilo di patate). O se preferite venire al mercato di Alba, quando inizierà in modo consistente la produzione mi potrete trovare lì. Ma lo scriverò sulla pagina. Per i prezzi. Sul mercato i prezzi si formano contestualmente alle contrattazioni e per adeguamento secondo la legge della domanda e dell’offerta. Se venite, ci sarà il prezzo della giornata. Per la consegna a domicilio, un compromesso potrebbe essere l’adozione dei prezzi medi indicati sulla relativa rubrica pubblicata su Gazzetta D’Alba. Questa era una presentazione di ciò che vorrei realizzare. Non vi ho raccontato un lungo preambolo sulla mia storia per intenerirvi o mendicare pietismo, ma per inquadrare questa mia iniziativa. Se troverete utile o conveniente utilizzare questa pagina per acquistare i prodotti che vi saranno di volta in volta indicati, ve ne sarò grato: avrete contribuito all’avviamento di una attività. Magari trovandovi anche della convenienza. Se invece è una cosa che non vi interessa, vi ringrazio lo stesso: avete avuto una costanza ammirevole per arrivare a leggere fino in fondo questa presentazione. E chissà che un domani non ci ripensiate….

A D    M A I O R AMi dispiace che rimaniate delusi venendo a vedere su questa pagina se ci sono novità, non trovandone. ...
06/10/2025

A D M A I O R A

Mi dispiace che rimaniate delusi venendo a vedere su questa pagina se ci sono novità, non trovandone. In effetti da tempo ho smesso di dare aggiornamenti sulle coltivazioni. E’ subentrato un senso di accettazione della realtà, una presa d’atto della impossibilità di vivere coltivando il proprio terreno. Intendiamoci, non ho mai aderito a quella mozione dei sentimenti di chi pensa al ritorno alle origini, alla concretezza della terra, alla poesia del veder crescere le piante. Molto più prosaicamente, cercavo di produrre, raccogliere e vendere prodotti per dare un senso alla fatica e al dispendio di tempo e di denaro. Di praticare una occupazione che potesse dare un reddito, non riuscendo a trovare un lavoro qualsiasi, nonostante le centinaia di domande e di candidature di questi ultimi dodici anni. E non volendo piegarmi alle facili soluzioni dei sussidi e del welfare.

Non ha funzionato. Le produzioni non sono mai state soddisfacenti in quantità e qualità. A volte la grandine, a volte la siccità, a volte le cimici, a volte i cinghiali. A volte le malattie delle piante, a volte i parassiti, a volte le nutrie, a volte il calore eccessivo. E nelle rare volte in cui si riusciva a produrre qualcosa, riuscire a venderlo sui mercati era sempre una impresa: il cliente vuole comprare da te non solo i pomodori, ma anche la frutta, e magari se hai anche le banane e gli ananas, varietà tipicamente roerine e langarole, meglio ancora. Altrimenti compra tutto quel che gli serve da un altro produttore.

Non ha funzionato. Tutte le approvazioni, gli incoraggiamenti, la benevolenza di conoscenti ed amici non servono a nulla se poi la spesa vanno a farla dal tuo vicino di banco, dato che lui e la sua famiglia, nella loro fiorente azienda agricola, possono produrre una varietà di prodotti che tu non riesci nemmeno a immaginare. Certo, i nostri nonni dicevano che chi coltiva la terra non muore di fame, ed era vero, quando l’unica esigenza da soddisfare era l’alimentazione. Ma anche loro si sarebbero trovati in difficoltà a pagare le bollette e le altre spese del nostro vivere quotidiano attuale barattandole con pomodori o zucchine.

Non ha funzionato. Abbiamo provato, ci siamo illusi. Ma se sbagliare fa parte delle prerogative e delle esperienze umane, perseverare fino alla totale dissoluzione sarebbe un atteggiamento autolesionista, in ultima analisi, diabolico. Sono contento di avere trovato, dopo dodici anni, qualcuno che mi ha dato fiducia concretamente, offrendomi un lavoro e la possibilità di un reddito prevedibile, non incerto (e latitante) come negli ultimi dodici anni. Spero che possa durare.

Non mi troverete più nei mercati rionali, ma tanto non mi ci cercavate neanche prima.

Buona vita a tutti.

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