26/05/2026
Solennità della SS.ma Trinità - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni 3,16-18
In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. “
In questa Domenica, quasi a compimento del Tempo di Pasqua, come un’Ottava di Pentecoste, la Chiesa maestra, ci pone in contemplazione del grande mistero di Dio: la Trinità Santa. Non per capire, ma per accogliere e, soprattutto, esserne accolti e compresi nella sua vita: il Padre ha mandato il Figlio per questo con la potenza dello Spirito Santo.
Signore Gesù, vieni incontro a me come sei venuto al colloquio con Nicodemo. Anch’io come lui sono sicuro delle mie conoscenze, della mia esperienza, della mia cultura. Ma tu sei lo specialista della crisi per tutte le mie sicurezze. Davanti a te non serve nascondersi dietro nulla, neppure nella notte, che Nicodemo sceglie per ve**re da te.
Come è duro per me pensare che qualcun’altro, fosse pure mio padre, Dio, mi ha fatto un progetto e io non posso non realizzarlo. Gesù, tu hai accettato il progetto del Padre, che prevedeva sì, il tuo innalzamento alla gloria, ma prima quello sulla croce. Solo l’amore spiega la capacità di uscire da sé, dai propri schemi, desideri, aspettative, fino a questo punto.
Io non sono neppure capace di comprendere il tuo amore, e neppure di ringraziarti, almeno di ringraziarti e di lasciare che tu in me porti avanti questa logica di “dono”, che tu la viva in me oggi, nella mia vita che il “mondo” vorrebbe egoisticamente tesa al consumo, alla produzione, allo sfruttamento di me e degli altri… Davanti alla Croce e davanti all’Eucaristia continuo a ripetermi: “Così tanto Dio, ha amato il mondo… Così tanto Dio, ha amato, ama e continuerà ad amare me”.
Come mi fa grande questo amore di Dio e “da Dio”, e come è povero il mio amore verso di lui e verso i fratelli e sorelle. Tu non mi chiedi di imitarti: non ne sarei capace, ma mi chiedi di fare spazio in me alla tua logica, perché tu continui a viverla in me, come una nuova incarnazione. Questo sarà davvero la “vita eterna”, quella vera e piena che tu vivi in me anticipo e pegno del Cielo, dove vivi col Padre e lo Spirito Santo. Per viverla occorre solo che io creda. Come è difficile credere, arrendersi a te, alla tua logica, al tuo stile. Come è difficile credere, cioè fidarsi e affidarsi, lasciarmi portare da te, io che sono sempre saldamente al volante della mia vita! Sola la fede mi farà vivere nella luce che tu sei per la mia vita, rischiarato dalla tua Parola, condotto dalla tua scia, rallegrato e riscaldato dalla tua fiamma.