Centro Pastorale Liturgico Comunità Nazaret Alba

Centro Pastorale Liturgico Comunità Nazaret Alba Centro di preghiera, di ascolto di incontri culturali e religiosi

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIOAnno ADal Vangelo secondo Matteo  18, 15-20In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli...
05/09/2026

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A

Dal Vangelo secondo Matteo 18, 15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Signore Gesù, insegnaci la pazienza del perdono, i piccoli passi per guadagnare a te i nostri fratelli, perché tu non vuoi che veniamo a te da soli.
Ti ringraziamo per i segni del tuo perdono che offri nella tua Chiesa, nella tua Parola, che purifica, nei tuoi sacramenti che ci aprono alla tua presenza di salvezza, nella tua Comunità che ci unisce a te nel vincolo della ca**tà, dono dello Spirito Santo.
Ti celebriamo, tu che sei il Pane del Celo rimasto sulla terra, perché ci aiuti a comprendere che non c’è più tra noi e te, tra il tuo cielo e la nostra terra, quella divisione netta e insieme possiamo legare e sciogliere il patto d’amore, la tua alleanza nuova, di cui l’Eucaristia è memoriale vivente e perenne.
Noi veniamo alla tua presenza per portare le intenzioni che stanno a cuore non soltanto a noi, ma anche ai nostri fratelli, alla tua Chiesa: ci accordiamo nella comunione di un solo Spirito, che prega in noi, per quello che vogliamo chiederti.
Non si tratta di cose; è di te che abbiamo bisogno, è te che chiede la preghiera e pregando, rimanendo alla tua presenza, ha già ottenuto ciò che ha chiesto: un unico dono per tutti, perché tutti possano trovare in te, l’unico Dio, ciò che solamente cercano, che ha diversi nomi: pace, luce, perdono, amore, coraggio, conforto …, ma che è sempre il tuo cuore, la tua vita per tutti e ciascuno dei tuoi figli.
Tu sei dove la tua Comunità si trova in preghiera, alla tua presenza, in ascolto della tua Parola, nella contemplazione delle tue meraviglie.
Fa’ che ti sentiamo davvero in mezzo a noi, la nostra forza e la nostra gioia, per camminare nel mondo testimoniando il tuo amore, che non si arrende, che attende con pazienza e accoglie con mitezza.

XXIIa DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO ADal Vangelo secondo Matteo 16, 21-27In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare a...
29/08/2026

XXIIa DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Dal Vangelo secondo Matteo 16, 21-27

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e ve**re ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole ve**re dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per ve**re nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Come è difficile, Gesù, comprendere la tua logica: a noi la sofferenza fa paura, ci sembra un’ingiustizia sulla nostra vita e quindi, tanto più sulla tua, che come Dio avresti dovuta avere senza difficoltà. Convinci il nostro cuore timoroso, che le tue “ragioni” non sono contro la nostra logica, ma oltre essa, perciò non possiamo comprenderle, ma occorre che ti chiediamo di essere in noi luce perché possiamo camminare sul tuo passo, sulle tue orme, rimanendo dietro di te, come discepoli di un Maestro esigente, eppure l’unico che ci salva, prima di tutto da noi stessi, dalla nostra logica ristretta, di conservazione della nostra vita, che ci porta a diventare gretti e aridi, mentre se impariamo da lui a donarci, il nostro cuore avrà i confini del suo, di Figlio di Dio. Apri la nostra mente a “pensare secondo Dio”, mentre come persone umane, siamo portati a “pensare secondo gli uomini”, perché non siamo di “scandalo”, di inciampo ai nostri fratelli, all’azione della tua Chiesa, che hai costituito perché annunciasse il Vangelo, la Buona notizia esigente e liberante insieme. Noi vogliamo ve**re dietro di te, imparando a considerare i nostri desideri e i nostri interessi come “cosa straniera”, perché possiamo rinnegarli, non riconoscendoci in loro, per poter prendere la tua croce, per poter condividere il tuo destino di dono della vita per la salvezza del mondo, perché l’umanità ha bisogno di “altri Cristi” che si offrano come lui, in Lui. L’umanità non ha bisogno di parole, ma di segni di amore: oggi, come allora, ci chiami a seguirti, a diventare in te segno dell’amore di Dio, che si dona in silenzio, nell’incomprensione e forse nel disprezzo dei più, ma nell’intima, incrollabile certezza di essere gradito al Padre, di essere oggetto della sua compiacenza, di percorrere la tua strada di dono nell’umiliazione della croce che per te è stata la vera gloria di amare sino alla fine, sino a oltre i confini della vita e dell’amore, perché potessimo seguirti anche nella risurrezione, fin d’ora, nella speranza e quando vorrai, nella realtà.
Signore Gesù, non abbiamo paura del tuo giudizio, perché tu hai dato la tua vita in cambio della nostra: tu ci hai giudicati degni della tua salvezza, del tuo amore, della tua predilezione.
Che cosa potremo darti in cambio del tuo dono, noi che non possiamo dare neppure nulla in cambio della nostra vita, che non ci appartiene ma che riceviamo da te in ogni istante, nella delicatezza del respiro, inconsapevole come la tua grazia, per cui non ti lodiamo neppure più, perché è ovvia, scontata, come la continuità del nostro respiro, che pure ci fa vivere.
Come Pietro chiediamo di essere accolti alla tua sequela, per capire il tuo progetto di salvezza, per averne parte, per noi, per i nostri fratelli; fa’ che non ci scoraggiamo se ci sembra di aver capito poco del tuo Vangelo, se ci sembri a volte un Dio esigente: tu ci hai dato tanto e sai che tanto possiamo restituirti nella forza del tuo Spirito.

Mio Dio, tu sei la ca**tà e l'amore personificati. Possano la ca**tà e l'amore diventare in me perfetti, perché il tuo a...
21/08/2026

Mio Dio, tu sei la ca**tà e l'amore personificati. Possano la ca**tà e l'amore diventare in me perfetti, perché il tuo amore bruci tutto il mio egoismo e io ti lodi dal mattino alla fine della mia giornata, non solo a parole, ma anche nelle mie azioni.

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIOAnno ADal Vangelo secondo Matteo 16, 13-20In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di C...
19/08/2026

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A

Dal Vangelo secondo Matteo 16, 13-20

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Signore Gesù, oggi rivolgi anche a noi la tua domanda: “Chi sono io per la gente?” Le risposte non ci mancano, perché siamo aggiornati sulle idee degli altri, sull’opinione pubblica che ci riportano i media. Ma noi, ciascuno di noi, ha risolto questa domanda? Non c’è una risposta data una volta per tutte: nei diversi momenti della vita, nelle diverse età e situazioni, occorre che ripetiamo a Gesù: “Tu per me sei il Messia”, sei tutto quello che Israele aspettava, il senso della sua storia, del suo stesso esistere come popolo privilegiato fra tutti i popoli.
La gente spesso, come gli ebrei al tempo di Gesù, non aspetta più una novità, non pensa più che Dio fosse ancora l’Onnipotente, capace di agire l’inaspettato, il non-programmato-da-noi. E invece il Padre manda il Figlio, non un Messia, un liberatore qualsiasi, un profeta potente come Elia, un messaggero dolce e sensibile, come Geremia, ma Colui che è la stessa forza e tenerezza del Padre, il Figlio unigenito, nel quale, solo, si compiace. È a lui che vogliamo dire: “Tu sei per me il tutto, sei il mio Dio, non il Dio per gli altri, ma per me. Io sento davvero questa dipendenza, questa predilezione di essere per te, perché tu mi hai voluto così”.
Una fede così non viene dalla logica umana, dalla nostra intelligenza, dalla tradizione religiosa in cui siamo cresciuti, “dalla carne e dal sangue”, come Gesù dice a Simone, che in ebraico potrebbe significare “colui che ascolta, che obbedisce”, insomma il perfetto israelita. Simone poi è “figlio di Giona”, che in ebraico significa “colomba”: è uno dei nomi per indicare il popolo d’Israele, che come la colomba che Noè mandò dopo il diluvio, diventa segno di pace; come il profeta Giona, che viene mandato come colomba, messaggero di pace per la conversione di Ninive; come la Sposa nel Cantico dei Cantico, che viene assimilata alla colomba, che secondo la sapienza popolare costituisce una coppia fedele, come il popolo di Dio doveva esserlo verso il suo Signore.
Simone sperimenta la beatitudine per la fede, come Maria si sente dire da Elisabetta: “Beata perché hai creduto”, egli ha accolto la rivelazione del Padre, che si manifesta ai piccoli (Mt 11,25 ss) perché così gli piace. È la vera felicità l’essere oggetto della rivelazione di Dio, che si manifesta a coloro che predilige, senz’altro motivo che questa sua predilezione.
Se come Simone, noi ci compromettiamo con Cristo, anche lui si compromette con noi e, dopo aver mostrato di sapere chi è lui, allora lui ci rivela chi siamo noi. Simone si scopre Pietro, la roccia su cui Cristo edificherà, salda, la sua Chiesa, la comunità di quelli che chiamerà, anche per la testimonianza di Pietro. Non ci saranno potenze avverse che vinceranno questa roccia, fondata su Cristo stesso, il Figlio dell’Onnipotente Padre.
Cambiare il nome nella Scrittura, indica una missione nuova, quasi una persona nuova che Dio, Gesù, fa nascere in questo momento. Come mi chiama Dio? Qual è la mia vera missione, secondo il suo progetto; la sto compiendo, sto vivendo il mio nome?
Tu o Signore, dai a Pietro le chiavi dell’amministratore del tuo potere: aiutaci a ricordare sempre che la Chiesa non può cambiare il Vangelo, e nemmeno noi, per andare incontro alle mode e alle “esigenze” dei tempi, magari anche alle nostre. Non era ancora il momento di rivelarti come il Cristo, il Messia salvatore del suo popolo e del mondo intero: solo davanti alla croce si capirà che la tua salvezza non è politica, terrena, ma completa ed eterna. Forse neppure Pietro e gli altri hanno capito.

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIOAnno ADal Vangelo secondo Matteo 15, 21-28In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò ve...
16/08/2026

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno ADal Vangelo secondo Matteo 15, 21-28

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Signore Gesù, anche noi vogliamo pregarti come la donna Cananea: Abbi pietà di noi, rivela la tua misericordia sulla nostra vita, sulle nostre richieste per noi, per le persone che si affidano alla nostra preghiera, per la Chiesa e l’umanità intera. Che richiesta strana la nostra: come puoi non avere pietà, tu che sei il Misericordioso, che sei venuto nella nostra carne per pietà della nostra miseria e sei rimasto nel mondo nei sacramenti.
Davanti a te vogliamo portare tutti i nostri tormenti: il male nelle sue varie forme, la solitudine, le inquietudini, le divisioni, le ingiustizie e violenze: anche noi gridiamo nella preghiera silenziosa.
Come la donna, ti seguiamo, come discepoli sulla tua strada, cercando di entrare nella tua logica, di capire la direzione del tuo cammino, mentre continuiamo a gridarti le nostre necessità
Insegnaci a pregare per gli altri, per quelli che non sanno più farlo, per quelli che dicono di non credere più.
Tu sei stato mandato dal Padre per l’umanità intera, sei il Salvatore del mondo, non soltanto di un piccolo popolo: aiutaci a sentirci il tuo popolo privilegiato della tua misericordia. Guidaci a entrare nella nostra missione di estendere la tua salvezza al mondo intero, incominciando da coloro che condividono le nostre giornate. Anche noi come la donna, ci siamo avvicinati a te: come lei siamo certi che ci darai ascolto anche se non sempre esaudisci le nostre preghiere, ma sappiamo che sempre le ascolti, che non sei lontano o indifferente alle nostre sofferenze. Ci prostriamo davanti a te, se non con il corpo, con il cuore, riconoscendo che tu puoi tutto, che sei Dio e meriti la nostra adorazione; davanti a te ci sentiamo poca cosa, come la terra, di cui nel gesto della prostrazione ci facciamo solidali, perché da essa tu ci hai tratto nella creazione, per farci restare in piedi, davanti al tuo volto, come figli amati e redenti.
Prostrarsi significa anche affidarsi completamente a te, porre la nostra vita, la nostra persona e la nostra dignità, ai tuoi piedi, sapendo che non la calpesterai, ma che ci rialzerai nella serena fiducia di essere accolti: poiché se la preghiera non ottiene quanto chiede, ottiene meglio di questo, poiché non sempre sappiamo cosa chiedere, ma lasciamo che lo Spirito in noi interceda secondo il tuo progetto.
Vogliamo fare nostre le parole della donna: “Signore, aiutami”. Risveglia in noi la consapevolezza che abbiamo bisogno di aiuto, che non siamo gli onnipotenti, perché l’Onnipotente sei tu, che siamo i tuoi figli amati, sì, ma che non diventano mai “maggiorenni”, affrancandosi dal tuo amore, come se fosse una schiavitù, mentre tu sei la nostra vita in pienezza. Nell’Eucaristia sei il Pane dei figli, che siamo abilitati a gustare alla tua mensa, gratuitamente, con la generosità che viene dalla pienezza del tuo amore per noi, tu che sei venuto a darci la vita in abbondanza. Possiamo meritare la tua espressione alla donna: “Davvero grande è la tua fede!” o non possiamo invece riascoltare quella che abbiamo accolto domenica scorsa, rivolta a Pietro: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Eppure se crediamo, avviene anche per noi quello che desideriamo.

Cattedrale di Alba S. Lorenzo 2026
12/08/2026

Cattedrale di Alba S. Lorenzo 2026

Assunzione della Beata Vergine MariaDal Vangelo secondo Luca 1,39-56In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso ...
12/08/2026

Assunzione della Beata Vergine Maria

Dal Vangelo secondo Luca 1,39-56

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Contemplando Maria, assunta nella gloria del Cielo, accogliamo questa pagina evangelica, che ce la mostra pellegrina sulla terra, impegnata nella salita ai monti di Giuda, mentre per l’ultima salita a Dio, sarà lui stesso a sollevarla a sé, Lui che innalza gli umili, quelli che sanno farsi piccoli.
A questa piccola serva Dio guarda innalzandola alla dignità di madre del suo Unigenito e Maria si riconosce la serva, la collaboratrice di Dio in questo progetto di salvezza. Come serva del Signore nella sua vita terrena giunge ad essere Regina in quella celeste: il passaggio è avvenuto ai piedi della croce, dove ha visto il Figlio innalzato nella sua gloria di amare sino alla fine. Da questo innalzamento anche lei passa necessariamente, come la più fedele discepola per entrare con il Maestro nella vita senza fine.
Maria, nella lode, innalza a Dio il suo spirito ed egli innalzerà a sé anche il suo corpo; lei magnifica, ossia “rende grande”, Dio ed egli renderà grande lei, venerata da tutte le generazioni, “beata” per aver creduto al Dio dell’impossibile all’uomo.
Lasciamo che Maria ci guidi in questo sguardo rovesciato sulla storia, perché impariamo a vederla con i suoi occhi, con la sua prospettiva: dall’alto.

Facciamo fatica a credere, ma Dio ci viene sempre incontro e ci tende la mano!XIXa domenica Tempo Ordinario anno A[Dopo ...
08/08/2026

Facciamo fatica a credere, ma Dio ci viene sempre incontro e ci tende la mano!

XIXa domenica Tempo Ordinario anno A

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di ve**re verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la ano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

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