31/07/2026
LA FESTA DI S. LORENZO.
S. Lorenzo venne a togliere a S. Leone II papa il
patronato di Aidone.
Dicono che questo patronato l'avesse imposto un principe Colonna; ma io non ho modo di controllare l'affermazione.
La leggenda del Santo, arrostito sulla graticola per la religione di Cristo, è notissima; non così però la leggenda locale, quella, cioè. che si racconta in Aidone.
Come si sa, la festa di S. Lorenzo ricorre il 10 Ago-sto, in uno dei giorni più caldi della estate; e tutti ripetono il proverbio meteorologico:
Sant'Antoniu gran friddura,
San Lorenzu gran calura, L'unu e Tautru pocu dura.
Ora in una calda notte di Agosto, tra il 9 ed il 10, una monachella dell'ordine di S. Caterina da Siena in Aidone, guardando da una finestra del monastero (mo-nastero e finestra esistenti tuttora), verso la chiesa maggiore, dedicata a S. Lorenzo, vide uscire dalla porta un giovanetto in abiti di diacono, il quale con una torcia in mano, camminando a lenti passi, andava appiccando il fuoco ad alcune botteghe di tessuti messe su da venditori forestieri per la festa di S. Lorenzo,
che ricorreva appunto il domani.
Oh perchè mai tanto vandalismo per opera di un ecclesiastico ?
La tradizione dice che S. Lorenzo (giacchè quel giovanetto era appunto lui) avea cercato di bruciare quei tessuti perchè erano infetti e per salvare il paese dalla peste che serpeggiava in Sicilia.
Si racconta pure che nella contrada Calvino del territorio d'Aidone una masnada di fuorusciti era per invadere il comune; quando imbattutosi in un giovinetto
(S. Lorenzo), ebbe da esso indicata come via di Aidone un sentiero che la conduceva fuori mano, proprio al lato opposto; del qual fatto esiste una grossolana pittura, che si illumina per la "festa grande „ del Santo.
Dicesi "festa grande „ quella che gli Aidonesi celebrano non già annualmente, ma ogni dieci anni : un festino superlativo, che non è solo formato della annuale processione del braccio d'argento, nel quale è incastrata una reliquia d'osso del Santo, della processione della statua, raffigurante un giovane imberbe in abito sa-cerdotale, con alla sinistra una graticola ed alla destra una palma d'argento; ma di uno spettacolo straordi-nario. Lo dicono 'u battimentu, in costume ed a cavallo, nel quale in campo chiuso vengono combattendosi due fazioni nemiche dette di lombardi e di saraceni; i lombardi sono gli Aidonesi, che cercano di respingere i Musulmani infedeli. Paesani e non paesani (di Piazza, Valguarnera ecc.) ricono-
sconn un trionfo nazionale e religioso in questo simulacro di battaglia, che ci richiama a quello di Donna-lucata per la Madonna delle Milicie, ma che però si chiude con l'affratellamento delle due parti nemiche.
Lo spettacolo non è finito, e già si vede processionare pel comune una immagine della Madonna delle
Grazie dipinta su pietra. La precedono ed accompagnano contadini in sacco bianco e, per rispetto, scalzi, e dietro le tengono cavalcando con dignità i cavalieri lombardi e saraceni già rappaciati. E fama che quella Madonna fosse stata portata nel 1618 da un certo Diego Parrinello, fuori il paese, in un sito dove poi venne e-retta la piccola chiesa che la accoglie, e dove la mula, sul cui basto la santa immagine venne adagiata, cadde come colpita da fulmine.