30/05/2026
30 maggio 2026
Buongiorno e buon fine settimana; Mc 11, 27-33. In questo brano, gli avversari di Gesù gli tendono insidie, ma riesce a uscirne fuori.
Oggi, come ai tempi dei sacerdoti, scribi e farisei, c’è sempre qualcuno con la pretesa di rilasciare diplomi, pure quando si parla di Dio.
Gesù non ha compiuto studi specifici, non è uno Scriba, né un sacerdote della tribù di Levi. Non appartiene neanche a qualche scuola rabbinica, e quindi, secondo i capi, non ha qualifica.
Ma c’è di peggio: è originario dalla Galilea, una regione notoriamente abitata da gente profana, lontana da Gerusalemme cuore della Fede. Nonostante ciò, Gesù continua ad insegnare e le f***e sono sempre più affascinate dal suo modo diretto di parlare di Dio. È autorevole (cfr. Mc 1,22). Allora dalla Gerusalemme, città santa, arriva una delegazione inviata dai Rabbini che chiede garanzie a Gesù per la sua predicazione.
Con quale autorità? (Mc 11,29). Nessuna autorità, eccetto quella di essere Egli stesso il Figlio di Dio. E qui, nessuno lo può fermare nella sua missione profetica.
Gesù non cerca lo scontro. Non ha bisogno di padrini né di padroni. Fa solo riflettere i suoi avversari (cfr. Mc 11,29-32a). Mette in difficoltà i suoi accusatori, tirando in ballo Giovanni Battista, odiato dai sacerdoti perché più duro e più critico di Gesù, ma amato dalle f***e per la sua santità e la sua coerenza.
Nemmeno Giovanni aveva il patentino, eppure ha toccato i cuori. C'è una conclusione logica: è decisivo il discernimento dello Spirito Santo per capire ciò che viene da Dio e ciò che viene dall’uomo, un desiderio di verità o una trappola del maligno. Non siamo obbligati di rispondere a tutto. A volte il silenzio è maestro. Felice giornata.
Don Crispino