07/05/2026
https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/se-dio-e-morto-dobbiamo-trovare-il-coraggio-di-costruire La fede nella provvidenza permetteva di delegare il tempo lungo a un altro: Dio ... Non possiamo più aspettare che le cose si sistemino da sole: dobbiamo sistemarle noi, ora, ... Qualcuno obietterà che è superbia: ... Ma il Vangelo dice il contrario. Nella parabola dei talenti, il padrone non premia il servo che restituisce intatto il talento ricevuto. Lo condanna. Premia chi ha rischiato, investito, costruito. Chi ha restituito non un prestito, ma un frutto. Il servo, che il Vangelo chiama pigro e malvagio insieme, si difende dicendo di aver avuto paura. È sempre la paura, travestita da prudenza, a far seppellire i talenti e sotterrare il progetto umano. ... Il Cardinale Martini raccomandava l’inquietudine morale. Ad essa dovremmo accostare l’irrequietezza intellettuale: quella che non si accontenta di ciò che è stato pensato, e si rimette al lavoro. Se Dio non c’è, costruire è tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che ci serve. Se Dio c’è, costruire è ciò che Dio si aspetta da noi.
Erosa la plausibilità di un ordine trascendente, la civiltà occidentale ha un’alternativa a rimpianto e cinismo: accettare che il lavoro di unificazione spetta ora interamente a noi. E' il "costruzionismo"