Madonna della Neve Adro Anno Giubilare 1519-2019

Madonna della Neve Adro Anno Giubilare 1519-2019 Pagina creata per percorre insieme l'anno giubilare per l'apparizione della Madonna ad Adro nel 1519.

03/06/2026

Ieri sera, in Piazza del Quirinale, davanti al Presidente Mattarella, a Giorgia Meloni e a Ignazio La Russa, Paola Cortellesi ha celebrato gli 80 anni della Repubblica.

E lo ha fatto pronunciando e celebrando alcuni nomi.

Irma Bandiera, accecata e fucilata a 29 anni perché partigiana.
Tina Anselmi, partigiana a 17.
Teresa Vergalli, partigiana a 16.
Nilde Iotti e Teresa Mattei, partigiane in lotta e poi madri costituenti.

Nomi che nel Governo nessuno aveva avuto la cura di ricordare. Come se la Repubblica fosse piovuta dal cielo e non costruita da donne e uomini che l’hanno pagata col carcere, con la tortura, con la vita.

C’è voluta un’attrice per restituire quei nomi al Paese, mentre chi governa guardava in silenzio.

Il suo intervento, integrale, qui sotto. Vale la pena leggerlo fino in fondo:

"Ottant'anni fa nasceva la Repubblica Italiana.

Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della resistenza, Nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, un gesto semplice e insieme rivoluzionario. Dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto.

E nacque, per la prima volta, anche dal voto delle donne.

Dopo aver potuto esprimere la loro preferenza nelle elezioni amministrative di marzo, il 2 e il 3 giugno del 1946 le italiane entrarono nei seggi per partecipare a pieno titolo alla scelta tra monarchia e repubblica e all'elezione dell'assemblea costituente.

Finalmente, almeno lì dentro, la loro voce aveva lo stesso peso di quella di chiunque altro. Prima di quel momento la maggior parte delle donne italiane era cresciuta dentro un'idea precisa di subordinazione e obbedienza. Sotto il regime fascista le donne non erano soltanto escluse dalla vita pubblica ma furono progressivamente ricondotte anche per legge a un unico ruolo considerato naturale: moglie, madre, custode del focolare.

La propaganda fascista celebrava la maternità come missione patriottica: dare figli alla nazione. Ma dietro quella retorica c'era un progetto di limitazione dell'autonomia femminile. Alle donne fu proibito di dirigere scuole medie e superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo, come filosofia e storia nei licei.

L'istruzione di bambini e ragazze fu orientata verso lavori donneschi, ovvero mansioni domestiche. Gli studi superiori e le professioni intellettuali venivano altamente sconsigliati. E nel caso in cui una studentessa avesse avuto l'arroganza di proseguire gli studi, avrebbe comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli studenti.

Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la subordinazione femminile.

In questi passaggi del volume "Politica della famiglia" del 1938, scritto dall'economista fascista Ferdinando Loffredo, affiora, a voler pensar male, un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le righe: "La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia".

E ancora: "Il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l'aumento della disoccupazione maschile".

In sintesi è: vengono a rubarci il lavoro. Questo concetto, devo dire, va ancora fortissimo. È un jolly da giocarsi a seconda delle categorie. Allora erano le donne.

Eppure, in questo oscuro scenario di disuguaglianza, ci furono ragazze giovanissime che decisero di ribellarsi. In un momento storico in cui dissentire non consisteva nel pubblicare una storia su Instagram, ma voleva dire mettere a rischio la propria vita.

Adottarono un nome di battaglia, come misura di sicurezza per sé e per i compagni, e si unirono alle circa 300.000 persone impegnate nella resistenza contro il nazifascismo.

Teresa Vergalli, nome di battaglia Annuska, staffetta, a 16 anni andava in bicicletta con i messaggi nascosti nelle trecce e una piccola rivoltella nel reggipetto per uccidersi qualora fosse caduta nelle mani dei naz*sti. Non ne ebbe bisogno e dopo la guerra girò per le campagne con il facsimile della scheda elettorale per mostrare alle braccianti come apporre il proprio voto su questo misterioso ma importantissimo documento.

Tina Anselmi aveva 17 anni quando fu costretta ad assistere all'impiccagione di 31 prigionieri in piazza. Decise di unirsi alla resistenza. Dedicò poi tutta la sua vita alla tutela dei diritti civili e sociali delle donne.

Irma Bandiera venne catturata da una squadra fascista e seviziata in ogni modo possibile per giorni affinché rivelasse informazioni sui propri compagni. Non lo fece. Venne accecata e uccisa da una raffica di mitra e il suo corpo fu esposto pubblicamente perché tutti vedessero qual era la fine che toccava ai nemici del regime. Aveva 29 anni.

Molte di quelle ragazze erano adolescenti. Molte di quelle ragazze erano adolescenti, non avevano ancora il diritto di lavoro, ma stavano già scegliendo il futuro dell'Italia. E quella scelta aveva un prezzo reale. Il carcere, la tortura, la morte.

Alcune partigiane, finita la guerra, entrarono persino nell'assemblea costituente. Nilde Iotti, che aveva partecipato alla resistenza nei gruppi di difesa della donna, divenne una delle 21 donne costituenti e anni dopo la prima presidente della Camera.

Teresa Mattei, partigiana a 20 anni, contribuì alla scrittura dell'articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

Ma accanto a queste figure straordinarie c'era la moltitudine silenziosa delle donne comuni, quelle piegate dal lavoro fin dall'infanzia, indottrinate alla sottomissione, destinate nei casi migliori a una vita di obbedienza e nei peggiori a subire ogni sopruso, che avevano allevato i figli nella fame, sotto i bombardamenti, lavorato nei campi, fatto code interminabili per un pezzo di pane e poi contribuito a ricostruire un paese devastato dalla guerra.

Insomma: quelle che non sarebbero finite nei libri di storia e che raramente sono state ringraziate. Proviamo a immaginare cosa abbia significato per quei milioni di donne essere finalmente considerate cittadine, non più soltanto madri o mogli, ma persone. Titolari di una volontà politica e di diritti, essere convocate attraverso il voto a partecipare alle decisioni che riguardavano il futuro collettivo.

Si saranno percepite come gocce nel mare o come parte attiva di qualcosa di più grande? Con quale emozione avranno vissuto quel momento?

La giornalista Anna Garofalo raccontò così quei giorni: "Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un'autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d'esame. Ripassiamo mentalmente la lezione, quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d'amore. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari".

Da pari. Con quel gesto nasceva la promessa di una repubblica fondata sulla dignità e sull'uguaglianza.

La promessa di un paese in cui si potesse parlare liberamente, di sentire scegliere chi governa, partecipare alla vita pubblica senza paura.

Una nazione in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni, costruire il proprio destino fuori dall'obbedienza imposta.

L'effettiva parità salariale, la libertà di camminare sole la sera o di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria incolumità. Ecco, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute.

Dobbiamo lavorarci.

Dico "dobbiamo" perché se è vero che la sovranità appartiene al popolo, allora ogni cittadino può e deve fare la sua parte. Molto è cambiato da allora. Ma la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo possa cambiare. E quel diritto conquistato 80 anni fa continua a ricordarci che la democrazia non è qualcosa di scontato e che ogni libertà esiste perché qualcuno ha avuto il coraggio di pretenderla.

Oggi, festeggiare gli 80 anni della Repubblica Serve a tenere bene a mente quanto sia prezioso vivere in democrazia, che nessun tiranno decida per noi. Serve a ricordare da dove veniamo, a onorare il coraggio di uomini e donne che hanno combattuto per la nostra libertà e a impegnarci ogni giorno a meritarla.

Irma Bandiera, prima di essere fucilata a 29 anni, fece in tempo a scrivere una lettera indirizzata a sua madre: "Ditele che sono caduta perché quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l'ho tanto voluto io stessa".

Quelli dopo di lei siamo noi".

03/06/2026

5×1000 AEPER - Costruire un sogno al plurale ✨

Quella che vedete è la mano di una persona che frequenta i servizi AEPER. A fotografarla sono stati i ragazzi del Graphic Lab Maresana, il laboratorio creativo della comunità psichiatrica Maresana. 🤚 Una mano al lavoro. Un momento vero. Un sogno che si costruisce insieme, passo dopo passo, persona dopo persona.

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03/06/2026

Gesù crede nella resurrezione dei morti. Bella forza!, direte voi... Non è così scontato. L'idea della sopravvivenza delle anime si fa strada nella riflessione biblica solo dopo il ritorno dall'esilio, al tempo di Gesù era una convinzione condivisa solo da una minima parte del giudaismo. I sadducei, cioè la vecchia aristocrazia di Gerusalemme che non amava le novità e si appellava sempre e solo al Pentateuco, la rifiutavano. Perciò pensano di mettere in difficoltà Gesù incrociando la fede nella resurrezione con la legge del levirato, l'obbligo, cioè, per una vedova, di dare un figlio al marito defunto ricorrendo ai fratelli di lui. Il caso della vedova ammazza mariti è il classico esempio di come una norma storicamente connotata possa diventare una vera e propria assurdità. Gesù, invece di andarsene come avrei fatto io, accetta lo scontro teologico e invita i sadducei a riflettere sul fatto che Dio, proprio nel Pentateuco, parla a Mosè dei suoi avi al presente. Così facendo, conclude Gesù, fa capire che essi sono vivi. Anche noi crediamo nella resurrezione come ha fatto Gesù e scrutiamo le Scritture per crescere nella comprensione di questo mistero.
Paolo Curtaz

03/06/2026

La Parola del giorno è tratta dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,18-27

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Approfondisci con le parole dei Papi:
https://www.vaticannews.va/it/vangelo-del-giorno-e-parola-del-giorno/2026/06/03.html

03/06/2026

Buongiorno e buon mercoledì. Oggi la Chiesa ricorda i Santi Carlo Lwanga e Compagni, martiri dell’Uganda.

Uccisi in odio alla fede, San Carlo Lwanga e compagni sono i più celebri tra i martiri dell’Uganda, cattolici e anglicani, vittime delle persecuzioni anticristiane nel Paese, perpetrate alla fine dell’800. La Chiesa li ricorda il giorno in cui vennero arsi vivi sulla collina di Namugongo.

Per approfondire:
https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/06/03.html

03/06/2026

Nella fede l'impossibile non esiste...

03/06/2026

Consapevolezza e alcol - Il ruolo dei genitori

📆 Venerdì 19 giugno 2026 alle 18:30
📍 Oratorio di Adro

Vi aspettiamo per un momento di confronto sul rapporto tra giovani e alcol

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Adro
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