31/07/2026
«Sanità, nessuno deve rimanere indietro». L'appello del vescovo Pavanello al dibattito organizzato dall'Ufficio pastorale sociale sul Punto nascite e l'ospedale.
I sindaci: «Difendere i servizi nei territori periferici significa evitare lo spopolamento». Un nuovo ruolo per il nosocomio
Il Gazzettino del 31.07.2026
ADRIA
"Quale futuro per la sanità polesana?" È la domanda che ha guidato il confronto promosso dall'Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro della diocesi di Adria-Rovigo, coordinato da Daniele Pasin e sostenuto dal vescovo Pierantonio Pavanello, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni locali e della Regione Veneto per riflettere sul destino del Punto Nascite dell'ospedale di Adria e sulle prospettive dell'assistenza sanitaria.
All'incontro hanno preso parte il vescovo Pavanello, i sindaci di Adria, Corbola e Ar**no, il presidente della Provincia, rappresentanti della Presidenza della Regione Veneto e i componenti dell'Ufficio diocesano. Al centro del dibattito, l'ipotesi di chiusura del punto nascite adriese, che registra circa 240 parti all'anno, ben al di sotto della soglia dei 500 fissata dalla normativa nazionale quale parametro minimo per garantire sicurezza e sostenibilità del servizio.
Proprio per le caratteristiche geografiche del Polesine, la Regione ha chiesto al Ministero della Salute una deroga che consenta di gestire con gradualità questa delicata fase di transizione. «Non esistono soluzioni semplici quando si parla di sanità ha sottolineato Pasin ma è necessario costruire insieme una visione del futuro che metta al centro i bisogni delle persone, in particolare dei più fragili».
NESSUNO INDIETRO
L'obiettivo per i partecipanti, non è difendere l'esistente a ogni costo, ma accompagnare il cambiamento senza lasciare indietro nessuno. Per loro in un territorio a basso tasso di nascite, ma molto esteso come il Polesine, deve essere garantito un punto nascite di eccellenza, attrezzato di tutto ciò che serve per la sicurezza del nascituro e della madre e di renderlo facilmente raggiungibile. È emersa anche una riflessione sul fenomeno che ha portato molte future mamme a scegliere ospedali diversi da Adria. Una scelta possibile per alcune famiglie, ma non per tutte. Da qui l'attenzione della Pastorale verso le situazioni di maggiore fragilità economica e sociale, chiedendo alla Regione di garantire servizi accessibili e di qualità anche nelle aree periferiche.
LE PROSPETTIVE
Tra le prospettive emerse anche l'ipotesi di ripensare il ruolo dell'ospedale di Adria, valorizzandolo come polo monotematico di eccellenza, e punto di riferimento non solo per il Polesine ma per l'intero Veneto. Sindaci e amministratori hanno condiviso la necessità di superare divisioni politiche e campanilismi per presentarsi uniti nei confronti della Regione e dello Stato. «Difendere i servizi nei territori periferici significa anche evitare lo spopolamento delle aree rurali e alleggerire la pressione sulle città» hanno evidenziato gli amministratori presenti.
Il confronto si è così trasformato in un'occasione più ampia per riflettere sulle criticità e sulle opportunità della sanità polesana. Al termine, il vescovo ha ringraziato i partecipanti, in particolare i rappresentanti della Regione, il presidente della Provincia Enrico Ferrarese e i sindaci coinvolti, ribadendo il ruolo della Chiesa nel vigilare affinché ogni persona possa accedere ai servizi essenziali senza discriminazioni. «Il nostro compito ha concluso il mons. Pavanello è fare in modo che nessuno resti indietro. Serve una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, amministrazioni e comunità per costruire insieme la sanità del futuro».
Guido Fraccon