31/03/2024
HAPPY END
omelia per la domenica di Pasqua
Bellissima questa festa di Pasqua!
Ci ritroviamo insieme, noi credenti nel Signore, per vivere una gioia!
Non tanto per divertirci, per passare un bel momento insieme…
quello lo facciamo spesso, lo faremo come conseguenza di questo momento!
Ma ci troviamo insieme per condividere una gioia grande.
Quella della Pasqua del Signore.
Gesù si è incamminato verso il suo “destino”, verso la croce.
Ora, per vivere davvero questo mistero e questa gioia, dobbiamo toglierci da una trappola
in cui spesso noi cadiamo, che è quello dell’happy end come si dice nel cinema.
I romani e i greci usavano un espediente, il deus ex machina.
Quando le cose diventano complicate, a un certo punto troviamo un finale che fa contenti tutti.
Tutto va male, ma succede qualcosa che poi risolve magicamente ogni cosa!
Ecco. La Risurrezione di Gesù non è questo.
Non è un happy end, i “nostri” che arrivano a risolvere tutto.
La capiamo anzitutto perché i cattivi restano cattivi e i buoni non prendono nessuna rivincita.
Dopo la Pasqua non succede che tutti vissero felici e contenti.
Anzi, per i discepoli del Signore comincia il tempo della fuga, delle fatiche e del martirio.
Così succede anche per noi!
Questo giorno non cambia la nostra vita, non fa terminare le guerre, le sofferenze, il male che c’è nel mondo.
Quindi che cos’è questa gioia? Questa festa che facciamo oggi?
Pensiamo a delle situazioni che ci fanno capire questo mistero della risurrezione del Signore.
Ad esempio, pensiamo ad una sposa che si prepara alla sua festa di nozze.
In molte culture, come quella ebraica in cui ha vissuto Gesù e gli apostoli,
la sposa attendeva lo sposo, lo aspettava, che venisse nella notte a prenderla.
La Pasqua, così, è proprio lo sposo che va incontro alla sua sposa
con un particolare significativo…
mettiamo che il giorno del matrimonio
lo sposo “viene tolto” (Mt 9,15; Mc 2,20; Lc 5,35),
“ritarda” (Mt 25,5)
ma ecco che poi arriva e la gioia è come se si moltiplicasse.
Oppure pensiamo alla situazione di una mamma
che lascia il figlio ammalato a casa con una baby-sitter
lo lascia per andare dal medico a trovare una soluzione e poterlo far guarire.
Quando torna ecco che c’è una grande gioia del figlio
che viene anche guarito dalla cura che la madre ha trovato per lui.
Pensiamo anche ad una persona il cui amico d’infanzia, come spesso capita, non lo vede più
eppure erano legatissimi, ma poi la vita porta i due l’uno lontano dall’altro.
E poi giunge una notizia, che questo amico torna e vuole incontrarlo.
Immaginiamo come è bello l’incontro tra i due
specialmente se quello torna e tutto sembra tornare come prima, ma anche arricchito dall’esperienza.
Gesù che risorge è così… qualcosa che ci raggiunge come evento inatteso
che risveglia in noi la bellezza che ci abita, ma che, soprattutto,
ci invita ad una storia nuova, ad una relazione che ci invita ad una responsabilità di vivere pienamente.
Sei la sposa, sei il figlio guarito, sei l’amico ritrovato… Pasqua è Dio che ti raggiunge nuovamente
e ti invita a vivere con Lui una storia d’amore, di relazione nuova e creativa…
Tu? Ci stai a vivere da risorto? A vivere da amico di Colui che ha vinto la morte e il male?
At 10,34a.37-43 Sal 117 Col 3,1-4 Gv 20,1-9