13/08/2026
NON PERMETTERE ALLA SOFFERENZA DI PRENDERE IL POSTO DI DIO
Cari Fratelli e sorelle, pace a tutti.
Oggi vorrei condividere una parola che riguarda profondamente il tempo in cui viviamo.
La Bibbia dice in primo Timoteo 4:1-2:
Lo Spirito Santo dice apertamente che negli ultimi tempi alcuni si-- allontaneranno dalla fede, dando ascolto a spiriti seduttori e a dottrine diaboliche, a causa dell’ipocrisia di uomini bugiardi, segnati nella propria coscienza come da un marchio di ferro rovente.”
Caro fratello e sorella
guardando la nostra società possiamo vedere quanto questa Parola sia attuale.
Viviamo in un tempo in cui molte persone conoscono Dio, conoscono la Sua potenza,
hanno sentito parlare dei miracoli, hanno visto Dio agire nella vita degli altri… ma rifiutano di cercarlo.
Ø Conoscono il nome di Gesù, ma non invocano Gesù.
Ø Conoscono la preghiera, ma non pregano.
Ø Conoscono la Parola, ma non la mettono in pratica.
Ø E quando arriva la difficoltà, cercano tutto e tutti… prima di cercare Dio.
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Mentre Dio dice: “INVOCAMI”
“Invocami e io ti risponderò e ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci.” (Geremia 33:3)
Guardate cosa dice Dio:
“Invocami.”
Non dice: “Quando hai risolto il problema, vieni da me.”
Non dice: “Quando non hai più paura, vieni da me.”
Dice: “Quando sei nella difficoltà, INVOCAMI.”
Quando non sai cosa fare: invocami.
Quando sei stanco: invocami.
Quando hai paura: invocami.
Quando il medico ti dà una notizia difficile: invocami.
Quando la tua famiglia attraversa una crisi: invocami.
Quando non vedi una via d’uscita: invocami.
Ma spesso l’uomo fa il contrario.
Ø Prima chiama gli amici.
Ø Poi cerca su Internet.
Ø Poi cerca qualcuno che possa aiutarlo.
Ø Poi si preoccupa.
Ø Poi piange.
Poi si dispera.
E alla fine dice: “Forse pregherò.”
Ma Dio vuole essere il nostro primo rifugio, non l’ultima possibilità.
quando la sofferenza diventa la nostra identità
C’è qualcosa che mi preoccupa molto nella società di oggi.
Non è soltanto che le persone soffrono.
È che alcune persone finiscono per identificarsi completamente con la loro sofferenza.
Una persona riceve una diagnosi.
La diagnosi è reale.
La malattia è reale.
Il dolore è reale.
E noi non dobbiamo minimizzare la sofferenza di nessuno.
Ma attenzione: una diagnosi può descrivere una condizione, ma non deve definire la tua identità.
Perché può succedere che una persona cominci a dire:
“IO sono malato.”
“IO sono depresso.”
“IO sono sfortunato.”
“IO sono quello che ha sofferto.”
“IO sono quello che è stato abbandonato.”
“IO sono quello che è stato tradito.”
Oppure dire :
Il mio timore
La mia ansia
La maledizione
E lentamente…
la sofferenza diventa il suo nome.
Ogni conversazione parla della malattia.
Ogni conversazione parla del problema.
Ogni conversazione parla del passato.
Ogni conversazione parla della ferita.
E dopo un po’ quella persona non parla più di ciò che Dio può fare.
Parla soltanto di ciò che il problema ha fatto.
caro fratello e sorella
non negare la sofferenza, ma non adorarla
Voglio essere molto chiara su questo.
La fede non significa negare la realtà.
Se sei malato, non significa che devi fingere di non esserlo.
Se hai una difficoltà, non significa che devi dire che non esiste.
Se stai attraversando un lutto, non significa che non puoi piangere.
Gesù stesso pianse davanti alla tomba di Lazzaro.
La questione è un’altra: Chi occupa il centro della tua vita?
Perché puoi avere una sofferenza senza permettere che la sofferenza diventi il tuo padrone.
Puoi avere una diagnosi senza permettere alla diagnosi di diventare la tua identità.
Puoi avere una ferita senza permettere alla ferita di governare il tuo futuro.
Puoi attraversare una prova senza perdere la tua fede.
IL PROBLEMA NON È SEMPRE LA SOFFERENZA, MA DOVE PORTIAMO LA SOFFERENZA
La Bibbia dice
Getta sull’Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà.” Salmo 55:22
La Bibbia non dice: “Porta tutto da solo.”
Dice: “Getta il tuo peso sull’Eterno.”
Caro fratello e sorella
c’è una grande differenza tra: parlare continuamente della propria sofferenza
e portare la propria sofferenza davanti a Dio.
Puoi parlare per due ore con una persona del tuo problema.
Ma quanto tempo hai parlato con Dio?
Puoi raccontare a tutti quanto è grande la tua difficoltà.
Ma hai detto a Dio: “Signore, questa situazione è troppo grande per me, ma non è troppo grande per Te.”
Questa è fede!
Ti posso dire che
DAVIDE VEDEVA GOLIA, MA VEDEVA ANCHE DIO
Pensate a Davide. Davanti a lui c’era Golia.
Davide non era cieco. Vedeva il gigante.
Ma c’era una differenza tra Davide e gli altri soldati.
Gli altri guardavano Golia e dicevano: “È troppo grande!”
Davide guardava Golia e diceva: “È grande, ma il mio Dio è più grande!”
Questa è la fede.
La fede non dice: “Non ho problemi.”
La fede dice: “Ho un problema, ma ho un Dio.”
La fede non dice: “Non ho paura.”
Dice: “Anche quando ho paura, so a chi posso rivolgermi.”
Caro fratello e sorella
NON FARE DELLA TUA PROVA LA TUA CASA
Forse qualcuno oggi sta attraversando una prova.
Ma voglio dirti: Non fare della tua prova la tua casa.
La prova è un luogo di passaggio.
Non è la tua destinazione.
Forse oggi piangi. Ma il tuo pianto non deve diventare la tua identità.
Forse oggi sei ferito. Ma la tua ferita non deve determinare il tuo futuro.
Forse hai ricevuto una diagnosi. Ma quella diagnosi non conosce il piano completo che Dio ha per la tua vita.
Forse hai fallito. Ma il tuo fallimento non significa che Dio abbia finito con te.
Lo spirito di Dio dice:
Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.” 2 Corinzi 5:17
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DOVE È IL TUO CUORE OGGI?
E allora oggi voglio lasciarti con una domanda.
Che cosa occupa il primo posto nei tuoi pensieri?
Ø La tua malattia?
Ø La tua famiglia?
Ø Il tuo matrimonio?
Ø Il tuo passato?
Ø Il tuo dolore?
Ø La tua paura?
Ø I tuoi problemi economici?
Ø La tua solitudine?
Oppure Dio?
Perché quello a cui dai continuamente la tua attenzione può finire per occupare il centro della tua vita.
E Dio oggi ti dice:
“Figlio mio, figlia mia, guarda a Me.”
Non guardare soltanto il problema.
Guarda a Me.
Non guardare soltanto la diagnosi.
Guarda a Me.
Non guardare soltanto la ferita.
Guarda a Me.
Non guardare soltanto ciò che hai perso.
Guarda a Me.
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Fratelli e sorelle,
oggi Dio non ci chiede di comprendere tutto.
Non ci chiede di risolvere tutto.
Non ci chiede di essere forti da soli.
Dio ci dice una cosa semplice:
“INVOCAMI E IO TI RISPONDERÒ.”
Perciò oggi voglio dirti:
Non adorare la tua sofferenza.
Adora Colui che è con te nella sofferenza.
Non fare della tua diagnosi la tua identità.
La tua identità è in Cristo.
Non permettere al tuo passato di diventare il tuo futuro.
Non permettere alla paura di diventare la tua guida.
Non permettere alla tua prova di rubarti la fede.
Perché il problema può essere grande, ma Dio è più grande.
La malattia può essere reale, ma Dio è reale.
La sofferenza può essere profonda, ma la grazia di Dio è più profonda.
La notte può essere lunga, ma Dio è ancora sul trono.
E oggi il Signore ti dice:
“INVOCAMI.”
E io voglio concludere con questa frase:
“Quando non sai più cosa fare, non smettere di pregare. Quando non vedi più una via, non smettere di cercare Dio. Quando la sofferenza vuole diventare il centro della tua vita, alza gli occhi verso Cristo.”
Perché la tua sofferenza non è il tuo Dio.
La tua diagnosi non è il tuo Dio.
Il tuo passato non è il tuo Dio.
La tua paura non è il tuo Dio.
IL TUO DIO È GESÙ CRISTO.
E Lui ancora oggi dice:
“INVOCAMI E IO TI RISPONDERÒ.” 🔥🙏
Che Dio ci benedica nel nome potente di Gesù Cristo