15/08/2026
VERGIN, TUTTO AMOR | LA COMUNIONE NELLA FESTA DELL’ASSUNTA
Durante la Santa Comunione, nella Messa in rito antico per la festa dell’Assunzione, la voce del soprano intona Vergin, tutto amor, sulle note di Francesco Durante (1684–1755).
È un momento nel quale musica, liturgia e festa sembrano trovare naturalmente un punto d’incontro.
Durante fu uno dei grandi maestri della scuola musicale napoletana del Settecento, compositore e didatta celebrato soprattutto per la musica sacra. Anche la storia di questo piccolo capolavoro è particolare: la melodia deriva da un suo solfeggio originariamente privo di parole, pubblicato nella raccolta Solfèges d’Italie del 1772. Il testo mariano con il quale oggi lo conosciamo compare invece nell’Ottocento, nel 1874, e fu poi consacrato dalla grande tradizione delle Arie antiche.
Le parole sono semplicissime. La Vergine è invocata come Madre di bontà e Madre pietosa; a lei viene affidata la voce dell’uomo che riconosce la propria fragilità e domanda di essere ascoltato.
Nel giorno dell’Assunzione di Maria, cantarle durante la Comunione assume un significato particolare.
All’altare si riceve Cristo; nel canto ci si rivolge a colei che Cristo lo ha ricevuto per prima, nel proprio grembo. La solennità dell’Assunta non allontana Maria dalla condizione dell’uomo: mostra invece il compimento della promessa cristiana, la glorificazione della persona nella sua interezza, anima e corpo.
E mentre i fedeli si accostano alla balaustra per ricevere l’Eucaristia, la voce sola del soprano attraversa la chiesa.
«Vergin, tutto amor,
o madre di bontade,
o madre pia, ascolta, dolce Maria…»
Una melodia nata nella Napoli del Settecento, divenuta preghiera attraverso i secoli, accompagna ancora oggi il silenzio della Comunione.
La tradizione vive precisamente così: quando ciò che abbiamo ricevuto continua a parlare al presente.
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