13/06/2026
Il messaggio del 13.06.2026
La fede sostitutiva
L’undici giugno 2026 alle ore 21.00 hanno iniziato i campionati mondiali di calcio. Per molte persone questo evento calcistico e un evento da non perdere.
Io personalmente quest’anno non sono troppo interessato ai mondiali di calcio, forse anche perché ci manca l’Italia. Per molti tifosi del calcio però questo avvenimento come anche altri avvenimenti calcistici sono dei momenti molto importante sul loro cammino della vita.
Per alcuni tifosi non solo il calcio ma molti differenti avvenimenti sportivi sono diventati una religione sostituiva. Venerano il dio del calco o del hockey su ghiaccio come si usa dire in tedesco. “Il sabato o la domenica si va allo stadio per celebrare un “culto sostituivo” si cantano dei classici cori da stadio come: oé oé oé, o forza ………. (Italia), o si fa l’onda e si grida ole, ole, quando la squadra gioca bene, ecc.
Lo sport è profondamente radicato nel cuore di molti tifosi. Soprattutto durante i tornei internazionali. Gli alti e bassi della vittoria e della sconfitta si notano è sono palpabili.
In nessun altro ambito sportivo l’intensità di vittorie e sconfitta è percepita come durante i campionati mondiali di calcio. Intere nazioni vengono travolte dall'emozione. Esultano collettivamente se la propria squadra vince, e si sprofondando nel dolore collettivo per una sconfitta o per l'eliminazione.
Per alcuni la sconfitta diventa tragedia nazionale. Pertanto un gol decisivo che fa vincere la propria squadra fa nascere nuovi eroi e i tifosi spesso venerano questi nuovi idoli come dei piccoli dei. Viceversa quando la squadra del cuore perde la comunità dei sostenitori delusa da coloro che non sono più i vincitori si allontana e li punisce con disprezzo. La "liturgia" del calcio ha le sue regole precise. Il secondo posto non viene ricordato. Solo i vincitori diventano immortali e indimenticabili.
Nonostante che esisterebbero molti motivi per voltare le spalle ai campionati di calcio e in generale allo sport ci sono molte persone affascinate da questo. I motivi per voltare le spalle al calcio sarebbero per esempio i calciatori che vivono pubblicamente la loro etica immorale. E per esempio che una persona con uno stipendio medio non riesce più a pagare i prezzi irrealistici per i posti allo stadio. (ho letto l’altro giorno che nei mondiali 2026 un biglietto d’entrata costa in media 800 dollari). Poi c’è la corruzione nella FIFA stessa, ci sono funzionari corrotti, la morale associato con i milioni se non miliardi di dollari associati al marketing ecc.
Vedendolo da questo punto di vista morale ed economico sembra difficile trovare un qualche legame con la bibbia. Eppure, lo sport affascinava anche le persone di allora. Questo anche se 2000 anni fa non c’erano ancora i campionati mondiali di calcio.
Forse proprio perché lo sport affascinava molti anche anticamente l’apostolo Paolo utilizza il linguaggio della competizione dell'antica Grecia nel nuovo testamento, per spiegare ai cristiani l'impegno, la disciplina e la perseveranza del credente:
in primo corinzi leggiamo:
1Corinzi 9,24-27
24 Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo. 25 Chiunque fa l'atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile. 26 Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l'aria; 27 anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato.
Gli atleti dell’antichità si trattavano duramente e si sforzavano a mangiare cibi che forse non erano tanto buoni ma che aiutava loro anche a fortificare il loro corpo.
L’apostolo Paolo nella sua prima lettera ai corinzi ci dice che lui ha ridotto il suo corpo in schiavitù affinché lui stesso non sia disqualificato.
Questa e un’esortazione anche a noi, alleniamo il nostro corpo con la parola di Dio per tenerlo a freno, affinché, dopo aver vissuto e predicato agli altri, noi stessi non siamo disqualificati e fuori.
Nei versetti 24-26 Paolo ci dice inoltre: di percorrere il percorso della vita in modo da ricevere il premio!
L’atleta si sottopone a una completa disciplina per ottenere una corona che è di passaggio, noi invece combattiamo per una corona eterna. Paolo perciò ci dice di non correre come uno che non ha meta, di non combattere come uno che colpisce l'aria, ma di vivere la propria vita secondo i valori che ci sono trasmessi e dati nella bibbia con la meta: vita eterna col Signore.
In 2Timoteo 2,5 per vincere ci incoraggia anche a rispettare le regole.
2Timoteo 2,5
Allo stesso modo quando uno lotta come atleta non riceve la corona, se non ha lottato secondo le regole.
Gli insegnamenti della bibbia sono fondamentali per un discepolo di Cristo.
Nel nuovo Testamento vediamo che il corpo del credente è addirittura descritto come il tempio di Dio e, in questo senso, non dovrebbe essere trascurato. Ma nonostante questo la Bibbia non approva il tipo di culto del corpo che vediamo oggi. La bibbia ci da molti consigli come mantenere la salute, come di bere un bicchiere di vino. Il Mantenersi in forma, o il bere un bicchiere di vino e una cosa buono ma l’esagerare serve a poco in ogni settore.
1Timoteo 4,8-10
8 perché l'esercizio fisico è utile a poca cosa, mentre la pietà è utile a ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura. 9 Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata 10 (infatti per questo fatichiamo e combattiamo): abbiamo riposto la nostra speranza nel Dio vivente, che è il Salvatore di tutti gli uomini, soprattutto dei credenti.
L'apostolo Paolo nelle sue lettere usando l’immagini dell’atleta o del combattente vuole trasmetterci l’insegnamento della grazia di Dio.
È chiaro che i giochi che si celebravano nuovamente nel 44 d.C. in onore del dio Poseidone, erano noti a Paolo e ai Corinzi. Penso che perciò Paolo porta il paragone della componente religiosa dello sport anche agli uditori cristiani.
Paolo sapeva sicuramente anche che i giochi che si celebravano 2000 anni fa venivano associati e usato per scopi cultuali. Dato che per noi oggi e storicamente documentato che nelle sue origini lo sport fu associato e usato a scopi cultuali. I Giochi Olimpici per esempio, in origine, servivano al culto dei morti. Erano un incantesimo inteso come benedizione o espiazione.
In questi giochi non si poteva vincere molto denaro come oggi. Si poteva però vincere una corona d'alloro, onore e una pietruzza bianca con un nome segreto inciso sopra.
Come descritto in:
Apocalisse 2, 17
17 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve.
Il premio consisteva in qualcosa che sembra di poco valore ma ha grande significato.
La pietruzza bianca nel mondo antico era un simbolo ricco di significato, come una specie di tessera – i vincitori dei giochi ne ricevevano una a vita – ed erano così mantenuti dal denaro pubblico.
La pietruzza bianca era un simbolo d’innocenza nei tribunali.
La pietruzza bianca era come un biglietto d’invito. Chi aveva questa pietruzza Bianca con un nome segreto poteva entrate quasi dappertutto nell’alta società.
La pietruzza bianca era anche il biglietto denitrata a delle feste o particolarmente a una festa. Perciò questa pietruzza bianca simboleggia anche l’invitato alle Nozze dell’Agnello descritto in Apocalisse.
Apocalisse 19:9
E l’angelo mi disse: Scrivi: Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’agnello
Paolo esorta noi cristiani a conquistare questa corona questa pietruzza per entrare alla presenza di Dio. Ma si distanzia chiaramente dall'ideologia sportiva dell'ellenismo. Il cristiano deve aspirare alla corona che gli verrà conferita dal Salvatore.
Per l'apostolo Paolo, la corsa elencata in 1 Corinzi 9, 24-27 serve come esempio in vista dell'unico obiettivo per il cristiano che è la vita eterna. Ogni sforzo è ben speso e vale farlo se alla fine il premio e la vita eterna insieme al Salvatore.
La vittoria però non si ottiene a spese di perdenti ma insieme a tutti quelli che si impegnano per ottenere questa corona.
Per l’apostolo Paolo la vittoria è parte integrante della vita cristiana. La corona nella vita cristiana la prendono tutti quelli che si sono convertiti quelli che si impegnano per il regno di dio, non viene tolta ai perdenti se la vinco io.
Ogni cristiano questa prova la combatte da solo dentro di sé e con sé stesso. Non è l'altro il suo avversario, e nemmeno Satana che vorrebbe che noi non arriviamo alla vittoria della vita eterna.
Paolo ci dice in Filippesi
Filippesi 3,12-15
12 Non che io abbia già ottenuto tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferrare ciò per cui sono anche stato afferrato da Cristo Gesù. 13 Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, 14 corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù. 15 Sia questo dunque il sentimento di quanti siamo maturi; se in qualche cosa voi pensate altrimenti, Dio vi rivelerà anche quella.
Il cristiano ha il compito di impegnarsi per raggiungere la meta, ma deve anche lasciare che sia Dio a determinare l’obiettivo e la meta da raggiungere.
Tutte le vittorie che otteniamo nella fede non sono da attribuire alla mia prestazione, ma solo al Signore Gesù che è l’unico vincitore.
La corsa della vita cristiana non può essere vinta se non abbiamo il Signore nel nostro cuore e al nostro fianco. Affidiamo perciò la nostra vita al Signore.
Secondo gli insegnamenti biblici noi cristiani possiamo essere atleti e anche spettatori nello stadio della vita.
Intano il paragone dell’apostolo Paolo con la componente religiosa dello sport non sorprende, dato che lo sport nelle sue origini fu associato al culto dei morti o come un incantesimo di benedizione o espiazione.
Forse proprio a causa di queste componenti occulta nello sport, anche oggi, vediamo tendenze e tentativi di trasformare lo sport di nuovo in un culto neopagano.
I cristiani hanno perciò anche oggi una responsabilità nel mondo dello sport, perché la caduta dell'umanità elencata in Genesi ci mostra che l’uomo da solo non riuscirà a mettere in ordine le cose anche se l’uomo cerca di introdurre aspetti positivi come il fair play nello Sport o nel gioco.
Perché anche il campo di calcio non è un'isola dove l’omo diventa bravo e santo timorato di dio, ma l’uomo sia i tifosi che non credono in Dio come anche i giocatori che giocano si comportano in modo corrotto e imperfetto sottolineando cosi tutti gli altri aspetti di una creazione caduta.
E proprio in questo c’è il pericolo che l’uomo che non vuole saperne di Dio comincia a elevare lo sport a livello di culto. È che i giocatori diventano oggetto di culto, perché vengono elevati a livello di un dio dei tempi odierni, ricevendo una venerazione quasi mistica.
Quindi la competizione diventa un sacramento, lo stadio un santuario; e lo spirito dominante è il fanatismo. Lo sport diventa così la religione dei nostri tempi.
Dato che certe volte lo sport sembra proprio come un culto e sembra che i tifosi eleveranno la propria squadra in una sfera di religione. Non è male che ci sono calciatori cristiani, come anche tifosi cristiani nei stadi che non lasciano il campo al mondo caduto intorno a loro.
Inoltre e anche positivo che ci sono atleti cristiani che si impegnano a portare la fede cristiana e il Signore anche negli stadi e nel settore sportivo.
Ho letto che esiste un’associazione per i calciatori che si definisce Gli "Atleti di Cristo"
Il movimento degli Atleti di Cristo è nato in Brasile nel 1984 grazie a calciatori come Baltazar e João Leite. Questa associazione di cristiani evangelica conta migliaia di sportivi in tutto il mondo con l'obiettivo di promuovere i valori cristiani nello sport. In Italia, tra i più ferventi sostenitori di questo movimento, vi è l'ex difensore del Milan e della Juventus Nicola Legrottaglie, fondatore anche del progetto Missione Paradiso.
Anche L'ex calciatore brasiliano Ricardo Kakà noto per la sua profonda fede si impegna per il suo Salvatore. Mostrando la sua maglietta con la scritta «Io appartengo a Gesù» (in inglese "I belong to Jesus") in molte occasioni durante la sua carriera dimostro a tutti che era un credente.
Quando il Milan vinse la Champions Leage nel 2007 il calciatore con questa scritta sulla maglietta è diventato un'icona del calcio e da allore e noto per la sua profonda fede cristiana evangelica.
Questo calciatore in ogni occasione ha usato la sua notorietà per testimoniare il suo credo.
Come questi calciatori ogniuno di noi e chiamato ad impegnarsi e ad esporsi per il Signore.
Dai il tuo massimo dicono gli allenatori agli atleti e ai giocatori di calcio prima di un importante torneo. E questo vale anche per no.
Dai il tuo massimo! Non lo dice un allenatore, seduto in panchina con un cronometro in mano. Dai il tuo massimo! Non lo dice nemmeno uno sponsor che desidera guadagnare molti soldi usando la tua notorietà.
Ma dai il tuo massimo è dona la tua vita a me c’é lo dice colui che ha dato tutto per noi.
Gesù che ha dato la sua vita per ognuno di noi, per tutti quelli che lo accettano come salvatore della propria vita.
Diamo il massimo. Restiamo fedeli a Gesù e ella Parola di Dio, parliamo di Gesù secondo gli insegnamenti della Bibbia e non lasciamoci rubare il nostro tempo riservato per il culto e per la chiesa per andare dietro a falsi riti religiosi.
Diamo il massimo, perché la ricompensa e una pietruzza bianca e l’invito alle nozze dell’Agnello. Io penso che ne valga la pena, non pensate anche voi che ne valga la pena?
Amen