ANPI Bruxelles

ANPI Bruxelles Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - Sezione di Bruxelles

Ditelo al Generale Vannacci
09/09/2026

Ditelo al Generale Vannacci

La strage di Cefalonia
Mentre Badoglio fuggiva con la corte dei conigli, a Cefalonia gli eroici soldati italiani della divisione Acqui sacrificavano la loro vita per dire no al fascismo.

L'8 settembre 1943, la Divisione Acqui che, forte di 525 ufficiali e circa 11.500 soldati, presidia le isole di Cefalonia e Corfù agli ordini del generale Antonio Gandin (1891-1943), si trova di fronte all'alternativa di arrendersi e cedere le armi ai tedeschi o di affrontare la resistenza armata. A Cefalonia, il comando italiano e quello tedesco – sull'isola si trovano circa 1.800 soldati della Wehrmacht – intavolano delle trattative che si protraggono per giorni, mentre al generale Gandin arrivano dal comando d'armata ordini contraddittori. Il generale cerca di prendere tempo, e di giungere a una soluzione incruenta che porti al rimpatrio dei reparti italiani. Come atto di buona volontà nei confronti degli ex alleati, ritira il presidio italiano dalla postazione di Kardakata, cosa che in seguito si rivelerà un fatale errore tattico. A differenza degli italiani, i tedeschi hanno idee e ordini chiari, e l'11 settembre presentano al comando della Acqui un ultimatum, che impone di scegliere tra tre opzioni: continuare a combattere al fianco dei tedeschi; combattere contro i tedeschi; cedere le armi.

Gandin consulta il proprio stato maggiore, alcuni ufficiali schieratisi apertamente per il combattimento contro i tedeschi, addirittura i cappellani della divisione. Lo stesso 11 settembre arriva, da Brindisi, un ordine chiaro del governo legittimo, che ingiunge di resistere contro i tedeschi. Ciononostante, le trattative proseguono.

Il 13 settembre, tre batterie italiane aprono il fuoco su due pontoni da sbarco tedeschi, carichi di truppe, armi e munizioni, che stanno muovendo verso il capoluogo, Argostoli, in violazione dello status quo stabilito dai comandi. Quello stesso giorno, il comando della Acqui decide di indire una sommaria consultazione dei reparti, richiesti di pronunciarsi sulle tre opzioni prospettate dai tedeschi. Tramite questo inusuale “referendum” il comando sa, ora, che le truppe sono disposte a battersi. A quel punto, Gandin risponde (14 settembre) all'ultimatum tedesco con una formula che ha dato adito a diverse perplessità. Scrive infatti: «La Divisione si rifiuta di eseguire il mio ordine di radunarsi nella zona di Sami poiché teme di essere disarmata intende rimanere nelle sue posizioni fino a quando non ottiene assicurazione che essa possa mantenere le sue armi» (La fonte tedesca è “Diario di guerra del XXII Corpo d'armata da montagna tedesco”, supplemento all'allegato 43a, BA-MA, RH 24-22/3, citato da vari autori tra i quali H.F. MEYER, Il massacro di Cefalonia e gli altri crimini di guerra della 1a divisione da montagna tedesca, a cura di M.H. Teupen, Udine, Gaspari, 2013).

Il 15 settembre comincia la battaglia che si protrae sino al 22. La resistenza della Acqui, abbandonata a se stessa, è stroncata dai forti rinforzi che arrivano a favore dei tedeschi2, che fanno anche intervenire l'aviazione, nei confronti della quale gli italiani sono praticamente impotenti. Gli stukas tedeschi mitragliano, bombardano e terrorizzano le truppe italiane, che si difendono con coraggio ma senza alcuna possibilità di vittoria. Più volte, inutilmente e a prezzo di ingenti perdite, gli italiani tentano di rimpossessarsi dell'altura di Kardakata, dalla quale si controlla l'intero settore occidentale dell'isola.

Ancor prima della resa, i tedeschi – in particolare le unità da montagna giunte appositamente sull'isola – eliminano in fucilazioni di massa i soldati italiani, una volta fatti prigionieri e disarmati. È qualcosa che accade solo a Cefalonia e per volere diretto di Hi**er, che ha ordinato di non fare prigionieri sull'isola a causa del “tradimento” della Acqui.

Dopo la resa, i tedeschi passano alla rappresaglia per così dire “canonica”, fucilando quasi tutti gli ufficiali della divisione, concentrati poco fuori Argostoli. Il primo a morire è il generale Gandin; i corpi degli ufficiali fucilati verranno fatti sparire in mare.

Il numero delle vittime di Cefalonia è uno dei grandi quesiti della sua storia. Secondo le stime più attendibili, i caduti – perlopiù a seguito di rappresaglia, pochi in combattimento – sono tra i 2.313 (H.F. MEYER, Il massacro di Cefalonia e gli altri crimini di guerra della 1a divisione da montagna tedesca, cit.) e i 3.800 (G. Rochat, Prefazione a H.F. MEYER, Il massacro di Cefalonia e gli altri crimini di guerra della 1a divisione da montagna tedesca, cit.). Altri 1.350 soldati muoiono nei giorni successivi alla resa, mentre sono imbarcati sulle navi dirette in continente, e da lì nei campi di internamento. Le navi incappano in mine ed esplodono.

A Corfù, invece, il colonnello Luigi Lusignani (1896-1943), decide fin da subito di combattere contro i tedeschi. Inizialmente la resistenza italiana, condotta dal 18° reggimento Acqui ma anche da alcuni reparti del 49° reggimento "Parma" giunti dall'Albania, ha successo. Presto, tuttavia, anche in questa isola ionica arrivano i rinforzi per i tedeschi, e soprattutto i loro aerei, che hanno velocemente la meglio sugli italiani. Il 26 settembre Lusignani è costretto ad arrendersi. Verrà fucilato insieme al colonnello Elio Bettini della Parma e ad altri ufficiali. Numerose sono state le perdite tra i soldati durante i combattimenti.
Riepilogo
A seguito della resa incondizionata, per ordine diretto di Hi**er di non fare prigionieri, i tedeschi fucilarono per rappresaglia oltre 5.000 soldati e ufficiali italiani inermi.
I naufragi: Molti dei sopravvissuti vennero imbarcati su navi dirette ai campi di prigionia, alcune delle quali affondarono dopo aver urtato mine marine, provocando ulteriori migliaia di vittime.
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𝐄𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟒 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔 saremo chiamati a rinnovare i Comitati per gli Italiani all’Estero di Bruxelles e di Genk: 𝐢 𝐂𝐎...
07/09/2026

𝐄𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟒 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔 saremo chiamati a rinnovare i Comitati per gli Italiani all’Estero di Bruxelles e di Genk: 𝐢 𝐂𝐎𝐌.𝐈𝐓.𝐄𝐒.
I COM.IT.ES rappresentano gli Italiani all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatiche e consolari.

Per poter partecipare alle votazioni, 𝐞̀ 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐥𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐚𝐥𝐢.
𝐄̀' 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐥𝐢𝐬𝐭𝐞 che si presenteranno alle elezioni per permetterle di candidarsi.
Ogni lista necessita di 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟎 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐬𝐜𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥’𝐀𝐈𝐑𝐄 per potersi presentare.

TUTTE LE INFO QUI ➡️
1. https://consbruxelles.esteri.it/it/servizi-consolari-e-visti/servizi-per-il-cittadino-italiano/voto-allestero/elezioni-comites-2026/modalita-per-la-richiesta-di-iscrizione-nellelenco-elettorale/
2. https://consbruxelles.esteri.it/it/servizi-consolari-e-visti/servizi-per-il-cittadino-italiano/voto-allestero/elezioni-comites-2026/predisposizione-e-presentazione-liste-elettorali/

In ragione delle difficoltà logistiche connesse alla raccolta di firme, in occasione della 𝐏𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐀𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚 accoglieremo in sala 𝐮𝐧 𝐛𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐨, 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐨𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐆𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐚 𝐁𝐫𝐮𝐱𝐞𝐥𝐥𝐞𝐬, per permettere a chiunque di sostenere, se lo desidera, una delle liste che si presenteranno alle elezioni del COM.IT.ES.

𝐋𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐨𝐟𝐟𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐥𝐢𝐬𝐭𝐞, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚̀.

Per Statuto, 𝐀𝐍𝐏𝐈 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐫𝐞, 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐞́ 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐠𝐨𝐥𝐞 𝐥𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐨 𝐜𝐚𝐧𝐝𝐢𝐝𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞.
Rientra tuttavia tra i principi che ne guidano l’azione 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚. L’iniziativa vuole quindi rappresentare esclusivamente 𝐮𝐧 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐁𝐫𝐮𝐱𝐞𝐥𝐥𝐞𝐬, in uno 𝐬𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚.

𝐈𝐥 𝐛𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟗 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏.

🗓️Quando: Venerdì 11 settembre
📍Dove: Spazio Henri de Kerckheer in Chaussée de Vlergat 23
⏰A che ora: dalle ore 19 alle ore 21 (la Pastasciutta aprirà le porte dalle 18.30)

𝐒𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐏𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐨𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞:
📧 𝒑𝒓𝒆𝒏𝒐𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊.𝒂𝒏𝒑𝒊.𝒃𝒙𝒍@𝒈𝒎𝒂𝒊𝒍.𝒄𝒐𝒎

Le prenotazioni saranno chiuse giovedì a mezzogiorno per consentire alla brigata cucina di fare la spesa ed evitare sprechi alimentari.

Vi aspettiamo! 🔻✊

01/09/2026

REMIGRIAMO I FASCI NEL PASSATO.
Francesco Filippi

IT/FR/NLANPI Bruxelles vi invita alla 𝐏𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐀𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚 - 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, organizzata nel contesto della ...
30/08/2026

IT/FR/NL
ANPI Bruxelles vi invita alla 𝐏𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐀𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚 - 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, organizzata nel contesto della 𝐑𝐞𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐏𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐀𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐬𝐚 𝐂𝐞𝐫𝐯𝐢.

𝑅𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑒𝑟𝑒𝑚𝑜 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑝𝑎𝑠𝑡𝑎𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑜𝑓𝑓𝑒𝑟𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎 𝐶𝑒𝑟𝑣𝑖 𝑎 𝐶𝑎𝑚𝑝𝑒𝑔𝑖𝑛𝑒 𝑖𝑙 25 𝑙𝑢𝑔𝑙𝑖𝑜 1943 𝑝𝑒𝑟 𝑓𝑒𝑠𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑑𝑢𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑓𝑎𝑠𝑐𝑖𝑠𝑚𝑜.

🗓️𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨: venerdì 11 settembre 2026

⏰ 𝐀 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐫𝐚: a partire dalle ore 18.30

📍𝐃𝐨𝐯𝐞: Spazio Henri de Kerckheer, Chaussée de Vleurgat 23

Come da tradizione, la 𝐩𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐨𝐟𝐟𝐞𝐫𝐭𝐚.

ℹ️📧𝐈𝐧𝐟𝐨 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐨𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚: 𝒑𝒓𝒆𝒏𝒐𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊.𝒂𝒏𝒑𝒊.𝒃𝒙𝒍@𝒈𝒎𝒂𝒊𝒍.𝒄𝒐𝒎

Vi aspettiamo, per condividere memoria, impegno e convivialità. 🔻✊

***

ANPI Bruxelles vous invite à la 𝐏𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐀𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚
- 𝐞́𝐝𝐢𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐝𝐞 𝐬𝐞𝐩𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, organisée dans le cadre du 𝐑𝐞́𝐬𝐞𝐚𝐮 𝐝𝐞𝐬 𝐏𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐀𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐝𝐞 𝐂𝐚𝐬𝐚 𝐂𝐞𝐫𝐯𝐢.

𝑁𝑜𝑢𝑠 𝑛𝑜𝑢𝑠 𝑠𝑜𝑢𝑣𝑖𝑒𝑛𝑑𝑟𝑜𝑛𝑠 𝑒𝑛𝑠𝑒𝑚𝑏𝑙𝑒 𝑑𝑒 𝑙’ℎ𝑖𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑞𝑢𝑒 𝑝𝑎𝑠𝑡𝑎𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑜𝑓𝑓𝑒𝑟𝑡𝑒 𝑝𝑎𝑟 𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑙𝑙𝑒 𝐶𝑒𝑟𝑣𝑖 à 𝐶𝑎𝑚𝑝𝑒𝑔𝑖𝑛𝑒 𝑙𝑒 25 𝑗𝑢𝑖𝑙𝑙𝑒𝑡 1943 𝑝𝑜𝑢𝑟 𝑐𝑒́𝑙𝑒́𝑏𝑟𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑐ℎ𝑢𝑡𝑒 𝑑𝑢 𝑓𝑎𝑠𝑐𝑖𝑠𝑚𝑒.

🗓️𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝 : vendredi 11 septembre 2026

⏰ 𝐀̀ 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐡𝐞𝐮𝐫𝐞 : à partir de 18h30

📍𝐎𝐮̀ : Espace Henri de Kerckheer, Chaussée de Vleurgat 23

Comme le veut la tradition, la 𝐩𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐚 𝐨𝐟𝐟𝐞𝐫𝐭𝐞.

ℹ️📧𝐈𝐧𝐟𝐨𝐬 𝐞𝐭 𝐫𝐞́𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐨𝐛𝐥𝐢𝐠𝐚𝐭𝐨𝐢𝐫𝐞 : 𝒑𝒓𝒆𝒏𝒐𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊.𝒂𝒏𝒑𝒊.𝒃𝒙𝒍@𝒈𝒎𝒂𝒊𝒍.𝒄𝒐𝒎

Nous vous attendons pour partager mémoire, engagement et convivialité. 🔻✊

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ANPI Brussel nodigt u uit voor de 𝐏𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐀𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚
- 𝐬𝐞𝐩𝐭𝐞𝐦𝐛𝐞𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐢𝐞, georganiseerd in het kader van het 𝐍𝐞𝐭𝐰𝐞𝐫𝐤 𝐯𝐚𝐧 𝐝𝐞 𝐀𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐢𝐬𝐜𝐡𝐞 𝐏𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐯𝐚𝐧 𝐂𝐚𝐬𝐚 𝐂𝐞𝐫𝐯𝐢.

𝑆𝑎𝑚𝑒𝑛 ℎ𝑒𝑟𝑑𝑒𝑛𝑘𝑒𝑛 𝑤𝑒 𝑑𝑒 ℎ𝑖𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑎𝑠𝑡𝑎𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑑𝑖𝑒 𝑑𝑜𝑜𝑟 𝑑𝑒 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑙𝑖𝑒 𝐶𝑒𝑟𝑣𝑖 𝑖𝑛 𝐶𝑎𝑚𝑝𝑒𝑔𝑖𝑛𝑒 𝑜𝑝 25 𝑗𝑢𝑙𝑖 1943 𝑤𝑒𝑟𝑑 𝑎𝑎𝑛𝑔𝑒𝑏𝑜𝑑𝑒𝑛 𝑜𝑚 𝑑𝑒 𝑣𝑎𝑙 𝑣𝑎𝑛 ℎ𝑒𝑡 𝑓𝑎𝑠𝑐𝑖𝑠𝑚𝑒 𝑡𝑒 𝑣𝑖𝑒𝑟𝑒𝑛.

🗓️𝐖𝐚𝐧𝐧𝐞𝐞𝐫: vrijdag 11 september 2026

⏰𝐇𝐨𝐞 𝐥𝐚𝐚𝐭: vanaf 18.30 uur

📍𝐖𝐚𝐚𝐫: Espace Henri de Kerckheer, Vleurgatsesteenweg 23

Zoals de traditie het wil, wordt de 𝐩𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐢𝐬 𝐚𝐚𝐧𝐠𝐞𝐛𝐨𝐝𝐞𝐧.

ℹ️📧𝐈𝐧𝐟𝐨 𝐞𝐧 𝐯𝐞𝐫𝐩𝐥𝐢𝐜𝐡𝐭𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞𝐫𝐢𝐧𝐠: 𝒑𝒓𝒆𝒏𝒐𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊.𝒂𝒏𝒑𝒊.𝒃𝒙𝒍@𝒈𝒎𝒂𝒊𝒍.𝒄𝒐𝒎

We kijken ernaar uit u te verwelkomen om samen herinnering, engagement en gezelligheid te delen. 🔻✊

22/08/2026

Il prof Francesco Filippi, come sempre, la spiega bene.

Per non dimenticare.
17/08/2026

Per non dimenticare.

Lo trovò un cane.

La mattina del 16 agosto 1924, verso le 8.00, nella macchia della Quartarella, un bosco a venticinque chilometri da Roma, il cane di Ovidio Caratelli, brigadiere dei carabinieri in licenza, si mise a scavare in un punto di terra smossa.

Sotto c'era Giacomo Matteotti. Piegato in due, infilato in una vecchia carbonaia, coperto alla meglio: gli assassini avevano scavato con il cric dell'automobile, perché una zappa nessuno aveva pensato di portarla.

Era lì da più di due mesi.

Lo avevano rapito il 10 giugno, caricato a forza su un’auto, massacrato e ucciso. Poi avevano nascosto il ca****re, nella speranza forse che insieme a quel corpo sparisse anche ciò che Matteotti aveva avuto il coraggio di denunciare.

Non sparì nulla.

Poche settimane prima, il 30 maggio, Matteotti si era alzato in piedi alla Camera e aveva raccontato davanti al Paese ciò che il fascismo stava facendo all’Italia.

Denunciò tutto: i candidati dell'opposizione picchiati, sequestrati, braccati casa per casa. Le minacce e le violenze contro gli elettori. I brogli.

Davanti a lui sedevano i deputati del partito che aveva appena vinto le elezioni a colpi di manganello. E lui, con la precisione di chi aveva passato mesi a raccogliere prove, citava circoscrizioni, episodi, cifre. Fino a chiedere l'annullamento di quel voto.

Dall'aula gli urlarono di tutto. Lo insultarono, lo minacciarono apertamente. Il presidente della Camera lo interruppe decine di volte. Lui ogni volta riprendeva il filo e andava avanti. Ore, fino all'ultima parola.

Quando tornò al suo posto, ai compagni che gli si stringevano attorno disse: "Io il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me".

Sapeva. E parlò lo stesso.

Undici giorni dopo, il 10 giugno, mentre si dirigeva alla Camera per denunciare gli affari sporchi del regime sulle concessioni petrolifere, cinque squadristi lo assalirono sul lungotevere. Lo caricarono a forza su una Lancia Lambda, lo massacrarono di botte e lo finirono a coltellate.

Per tutta l'estate l'Italia visse di smentite, depistaggi e voci di corridoio. Poi arrivò il 16 agosto e sopra quella fossa nel bosco finirono le voci.

Il 3 gennaio 1925 Mussolini entrò nell'Aula di Montecitorio e disse: "Dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto".

Da quel giorno l'Italia precipitò ufficialmente nella dittatura.

Perché questo fu il fascismo, al di là delle nostalgie da bar: violenza politica, manganelli, omicidi, elezioni piegate con la forza, libertà cancellate e un Paese costretto all’obbedienza.

Matteotti lo vide arrivare prima di chiunque, lo disse ad alta voce e per averlo detto fu ammazzato e buttato in una buca scavata col cric di un'automobile.

Il suo discorso resta una delle pagine più alte mai pronunciate dentro un'aula italiana. Lo firmò un uomo che conosceva benissimo il prezzo e che decise di pagarlo comunque, in nome della libertà.

Grazie, prof Francesco Filippi!
13/08/2026

Grazie, prof Francesco Filippi!

560 civili ammazzati, tra cui 130 bambini.
20 giorni l'età della vittima più giovane.

Il braccio teso "commemorativo" alle adunate, i doppi sensi attorno a "decime" di ex generali baby pensionati, è da questo mondo che arrivano, è a questo mondo che appartengono.
Quando il 10 maggio 1996 Luciano Violante nel suo improvvido discorso di insediamento alla Camera propose di provare a "comprendere i valori dei ragazzi di Salò" si dimenticò di dire che è a questi morti, e a moltissimi altri, anche dopo il 1945, che portarono "i valori" fascisti.
12 agosto, Sant'Anna di Stazzema.
Io non dimentico.
E voi?

13/08/2026

SANT’ANNA DI STAZZEMA, 12 AGOSTO 1944

Erano le sette del mattino.

Le SS salirono in tre colonne, con i fascisti del posto a fare da guida. Rastrellarono le case una per una, radunarono le famiglie nelle stalle e sul sagrato della chiesa, e le mitragliarono. Sui corpi gettarono le bombe a mano, poi le panche della chiesa, poi la benzina, e diedero fuoco.

In poco più di tre ore.

560 persone. Oltre 130 bambini.

La più piccola si chiamava Anna Pardini e aveva venti giorni.

Don Innocenzo Lazzeri si offrì al posto dei suoi parrocchiani: lo uccisero con loro. Genny Bibolotti Marsili scagliò uno zoccolo in faccia a un SS per dare a suo figlio Mario, sei anni, il tempo di scappare: Mario si salvò, lei no. Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria.

Poi il silenzio, per cinquant’anni. Le carte dell’inchiesta finirono chiuse nell’”armadio della vergogna”, ritrovato solo nel 1994 in uno scantinato della Procura militare di Roma.

Nel 2005 il Tribunale militare di La Spezia condannò all’ergastolo dieci ex SS. Nessuno di loro ha mai scontato un solo giorno di carcere: la Germania non li ha mai estradati e nel 2012 la Procura di Stoccarda ha archiviato tutto.

Per questo la memoria non è e non può essere un rito.

Oggi Sant’Anna è Parco Nazionale della Pace. Le case bruciate sono rimaste dove erano. Ci si sale a piedi, e si legge una lapide dopo l’altra: interi cognomi ripetuti dieci, dodici volte. Famiglie cancellate in una mattina d’agosto.

Onore ai martiri di Sant’Anna di Stazzema.





09/08/2026

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