Gruppo Giovani Ponte dei Nori

Gruppo Giovani Ponte dei Nori Siamo una comunità di giovani che organizza eventi sociali e ricreativi per conto dell'Unità Pastorale Santa Maria Madre della Chiesa

ELISABETTA, 47 ANNII primi due mesi di lockdown li ho passati discretamente bene perché, come tutti, pur essendo un mome...
30/06/2021

ELISABETTA, 47 ANNI
I primi due mesi di lockdown li ho passati discretamente bene perché, come tutti, pur essendo un momento difficile e imprevisto, mi sono fatta forza pensando che questo momento potesse passare velocemente. Ho così dedicato il tempo a me: a fare delle passeggiate intorno a casa visto che ho la fortuna di essere circondata dal verde, a leggere, a pregare, ho lavorato per quanto possibile da casa e ho cercato di supportare la mia famiglia nonostante molti momenti di sconforto e di stanchezza. Mi sono sicuramente mancati gli amici e le persone che abitualmente frequentavo, in particolare gli amici della parrocchia con cui condivido da sempre servizi verso gli altri. Mi sono sentita molto impotente di fronte al dilagare di questo virus e avrei voluto fare qualcosa per essere di aiuto.
Il tempo è trascorso e con l’estate la situazione sembrava essersi assestata ma, con l’aggravarsi dei contagi dell’autunno, ho sentito ancora una nuova e più forte fatica. Per me infatti la difficoltà è sopraggiunta con la seconda ondata perché, essendo sempre stata io una persona forte che incoraggiava e sosteneva gli altri, devo ammettere di aver sentito forte la mancanza di qualcuno che sostenesse me e mi incoraggiasse. Ho sentito forte il peso delle lamentele, delle critiche verso l’uno o l’altro provvedimento e la mancanza di quel “Andrà tutto bene!” che usciva dai balconi. Ecco allora che io ho confermato (non capito perché, fortunatamente, già cercavo di darne importanza) che per me sono fondamentali le relazioni, le altre persone, che dagli altri e insieme agli altri io traggo la forza e la motivazione di ogni giorno. Ancora di più questo virus mi ha aiutato a capire che il mio obiettivo, ogni giorno, è fare qualcosa per rendere migliore questo mondo e rendere migliore la mia parte di mondo che è anche quella delle persone intorno a me perché io sto bene se anche gli altri stanno bene.

SIGNORA , 60 ANNICon il mio lavoro da infermiera, anche durante il lockdown, ho continuato a lavorare e mi sono assicura...
23/06/2021

SIGNORA , 60 ANNI
Con il mio lavoro da infermiera, anche durante il lockdown, ho continuato a lavorare e mi sono assicurata un posto in prima fila per prendere parte a questo periodo storico che tanto cerchiamo di lasciarci alle spalle. Io, invece, da questo periodo ho imparato molto: sono dovuta arrivare quasi a raddoppiare i turni e sono stata a contatto con delle persone che necessitavano della loro famiglia più di me. Ma non è stato possibile. Hanno, anzi abbiamo, lottato insieme e continueremo a farlo per uscire più forti di prima.
Non ho mai vissuto a pieno la quarantena ma ho veramente sentito la mancanza della mia famiglia, di mia figlia, mia sorella, mia nipote… Sono riuscita a vedere queste persone solo attraverso uno schermo e mi dico “per fortuna che esiste la tecnologia”, senza di quest’ultima non avrei potuto vedere nessuno.
Mi manca il contatto con le persone e la vita normale, anche se a questo punto: di che normalità si tratta?

RAGAZZA, 12 ANNIDal mio punto di vista gli adulti in questo periodo pensano molto ai soldi e al lavoro, dimenticandosi d...
20/06/2021

RAGAZZA, 12 ANNI
Dal mio punto di vista gli adulti in questo periodo pensano molto ai soldi e al lavoro, dimenticandosi di noi giovani. Un anno fa ero in quinta elementare, non ho potuto salutare i miei amici a giugno e a settembre quando ho cominciato le medie non ho avuto possibilità di conoscere bene i professori e compagni. Per l’ultimo anno delle elementari dovevamo fare delle belle gite con i miei amici, ovviamente sono saltate e le abbiamo mai recuperate. Mi è dispiaciuto molto perdere queste esperienze, in cui mi sarei sicuramente divertita.
Alcune delle cose che mi sono mancate di più sono state mia cugina e i miei nonni. Mia mamma e mio papà, quando mi lamentavo della mascherina, mi spiegavano pazientemente la sua importanza sia per me che per i miei nonni. Per fortuna durante la quarantena a casa avevo mia sorella minore, con lei ho giocato, riso, litigato ma ci siamo fatte compagnia a vicenda.
Dopo questo periodo spero che la situazione migliorerà lasciandomi (lasciandoci) vivere la nostra adolescenza in modo normale senza mascherina e preoccupazioni.

MICHELA, 25 ANNIDurante il lockdown ho provato frustrazione dovuta al fatto di non poter uscire e fare una passeggiata. ...
14/06/2021

MICHELA, 25 ANNI
Durante il lockdown ho provato frustrazione dovuta al fatto di non poter uscire e fare una passeggiata. L'impotenza e la mancanza di controllo mi ha portato a pensare che i giorni passavano ma non cambiava nulla e dopo ho perso anche la motivazione per lo studio perché non c'era nulla che mi potesse spingere ad andare avanti a studiare. Se avessi avuto la possibilità di stare a Bologna con i miei compagni di Università sarebbe stato diverso perché, anche se la sessione invernale era finita, in loro compagnia non avrei perso l'interesse nel seguire le lezioni. Non è stato difficile seguire le regole e le restrizioni ma mi è mancato vedere gli amici e il mio fidanzato, ho dovuto accontentarmi di essere davanti allo schermo per poterli vedere. Poi è arrivato aprile che ha portato con sé il sole e la bella stagione che mi ha permesso di mettermi fuori in terrazzo a prendere il sole. Il simbolo di quel periodo che mi viene in mente è una foto che ho scattato al tramonto di Marana che mi ha fatto capire che anche se noi eravamo fragili la montagna era forte e stabile e ci dava il sostegno di cui avevamo bisogno.

Oggi "pane fatto in casa" come ai vecchi tempi con i ragazzi delle medie del Grest in Contrada Massignani
08/06/2021

Oggi "pane fatto in casa" come ai vecchi tempi con i ragazzi delle medie del Grest in Contrada Massignani

ANNA, 28 ANNI Io me la sono passata alla grande dopo i primi 3/4 giorni di panico in cui ho avuto paura di perdere i cli...
04/06/2021

ANNA, 28 ANNI
Io me la sono passata alla grande dopo i primi 3/4 giorni di panico in cui ho avuto paura di perdere i clienti ma dopo una settimana di assestamento ho capito che pur guadagnando meno avevo comunque una base stabile di clienti, avendo convertito le lezioni da presenza a online. Ovviamente ero preoccupata per la situazione generale e per le ricadute sull’economia, dal momento che lavorando in proprio la cosa mi riguarda molto da vicino. Tuttavia, anche per il fatto di vivere da sola, ho capito che dovevo farmela passare ad un certo punto se volevo organizzarmi la vita. Sono comunque rimasta in contatto virtuale con famiglia, amici e di persona (mantenendo le distanze) con i miei numerosi vicini di casa. È stato un periodo in cui mi è piaciuto stare da sola, sia per il riposo in generale, sia per questioni sentimentali. Non è stato difficile per me adattarmi alle regole. È stato solo difficile per me quando hanno riaperto riabituarmi ad uscire. Uscire a camminare è ciò che mi è mancato di più . L’immagine che riassume di più quel periodo per me è il silenzio e la pace. La seconda ondata per me ha toccato veramente poco e sia a livello lavorativo che di contatti sociali mi è sembrata più gestibile.

PAPA' , 59 ANNINon ho fatto fatica ad adattarmi nell' applicare le indicazioni del governo perché le regole mi sembravan...
29/05/2021

PAPA' , 59 ANNI
Non ho fatto fatica ad adattarmi nell' applicare le indicazioni del governo perché le regole mi sembravano sensate. Il mio lavoro durante il lockdown, come la maggior parte degli italiani, è stato molto limitato perché l’ho dovuto svolgere a casa anche se il mio lavoro consiste nel fare manutenzione nelle centrali e poteva essere svolto all'esterno; ho dovuto mandare altri operai a fare delle operazioni che non potevo compiere e effettuare dal tablet. I mezzi tecnologici hanno portato utilità ma hanno messo in risalto anche le difficoltà e l'insufficiente sviluppo tecnologico del nostro Paese. In questo periodo oltre le difficoltà sono subentrati i problemi personali ed è stato complicato gestire i miei genitori ultra 85enni. La cosa che mi è mancata di più è stata la libertà in tutti i sensi e l'attività che mi piace molto che non ho potuto svolgere era quella di andare nel bosco a fare legna nella mia seconda casa. L'immagine che mi ha rappresentato in questo periodo è il colore nero cioè astratto e buio come il periodo che la nostra comunità e noi stessi abbiamo passato.

ARIANNA, 19 ANNIParto con il dire che non ho fatto fatica ad adattarmi alle regole, ma è stata una cosa strana. Da un gi...
26/05/2021

ARIANNA, 19 ANNI
Parto con il dire che non ho fatto fatica ad adattarmi alle regole, ma è stata una cosa strana. Da un giorno all'altro ci siamo trovati a dover cambiare le nostre abitudini. Non mi sarei mai aspettata di dover vivere una situazione simile, dove ognuno deve rimanere chiuso nella propria casa. Un isolamento involontario che non ci ha più permesso di uscire con gli amici, andare a trovare i nostri parenti o fare una semplice passeggiata all'aria aperta.
Ciò che colpisce di più sono le norme di igiene, che sono diventate ormai fondamentali per la nostra vita quotidiana e che ci hanno fatto riflettere molto, rivoluzionando la nostra vita.
In questo periodo di pandemia le mie abitudini sono un pò cambiate, ma questo periodo mi è servito per riflettere su molti valori che prima si ignoravano, a causa della vita frenetica: la bellezza di una serata in famiglia, la fortuna di avere un cortile, l'affetto che può dare un animale da compagnia e la novità delle videochiamate.
La cosa che più mi è mancata è il contatto fisico tra le persone: gli abbracci che sembravano così naturali, ma allo stesso tempo mi davano tanta forza.
Da questa situazione, anche se sgradevole e faticosa, bisogna cogliere qualcosa di positivo, senza mai perdere la speranza di uscirne e di tornare pian piano alla normalità.
Il simbolo immagine che più mi rappresenta è questo: la stretta di mano, perché mi fa ricordare il contatto fisico: darsi la mano, toccarsi sulla spalla, ma soprattutto essere vicini fisicamente cosa che in questo periodo è diventato per tutti noi un muro invalicabile, ma allo stesso tempo spero che questa situazione svanisca.
La speranza può renderti libero.

BENEDETTA, 18 ANNIQuesto periodo che ho attraversato è stato molto difficile e non mi sarei mai aspettata di viverlo in ...
16/05/2021

BENEDETTA, 18 ANNI
Questo periodo che ho attraversato è stato molto difficile e non mi sarei mai aspettata di viverlo in prima persona; di solito queste cose le leggi su un libro. Ho letto che Shakespeare lavorava e componeva da casa perché c’era la peste. Mi sembrava di averle solo lette e non ci credevo che l’avrei vissuto anche io un periodo così. Per me è stato complicato vivere questo periodo lontano da tutti i miei amici più cari, mi mancava anche poter andare a musica e a scuola sono cose che davo per scontato invece mi sono mancate perché le lezioni online non erano la stessa cosa perché non potevi avere i tuoi compagni con cui parlare fisicamente. La cosa che mi è mancata più di tutti è stato il contatto fisico con le persone a cui volevo bene e non poterle abbracciare fa male perché ero abituata a manifestare il mio affetto con loro con questo gesto. L’immagine simbolo di questo periodo è l’ambiente che ci circonda perché durante la quarantena è stato bene: le acque, le foreste tutto l’ambiente ne ha tratto un grande beneficio, e questo spero che ci abbia fatto capire quanto il nostro pianeta sia prezioso e che noi stiamo distruggendo la casa comune e che forse sarebbe il caso di cambiare atteggiamento prima che sia troppo tardi!

NONNO, 88 ANNIIn questo periodo di pandemia penso che la paura più grande che ho provato è stata quella di infettarmi ed...
15/05/2021

NONNO, 88 ANNI
In questo periodo di pandemia penso che la paura più grande che ho provato è stata quella di infettarmi ed è stato come se mi volessi difendere da questo pericolo. All'inizio ho avuto difficoltà ad adattarmi alle restrizioni che ci avevano imposto i medici su come rispettarle. Le cose che mi sono mancate di più sono state il contatto fisico con amici e parenti e non è stata la stessa cosa sentirli al telefono senza vederli perché mancava quell' empatia che si poteva intravedere nel loro sguardo e riuscivi a capire il loro malessere o il loro benessere e mi è mancato anche uscire con loro per una passeggiata e andare a messa. La cosa che mi ha fatto più impressione è stato vedere i camion di persone morte, non mi era mai successa una cosa del genere neanche durante la guerra quando il pericolo più grande era quello dei bombardamenti. Quando partiva il TG per TV in questo periodo la sensazione che ho provato è stata quella di ansia che era la stessa ansia che provavo quando durante la guerra suonava la sirena per il passaggio di aerei che bombardavano Vicenza o giù di lì.

COVID: UN ANNO DOPOE’ trascorso un anno dall’inizio della pandemia. In questo anno le nostre vite sono cambiate, per cer...
02/05/2021

COVID: UN ANNO DOPO

E’ trascorso un anno dall’inizio della pandemia. In questo anno le nostre vite sono cambiate, per certi versi si sono fermate. Diverse sono state le sensazioni e le emozioni vissute da ognuno di noi perché diverse sono state le esperienze: c’è chi ha visto il virus in faccia, vivendolo personalmente o all’interno della propria famiglia o chi l’ha conosciuto attraverso le informazioni ricevute e ascoltate. In un modo o nell’altro,
ognuno di noi è stato condizionato e ne ha vissuto gli effetti anche solo in seguito all’isolamento del lockdown e alla distanza fisica dalle persone care e amiche. Siamo stati tutti travolti da questo evento improvviso e
imprevisto che nessuno si aspettava e che, se inizialmente si poteva credere che passasse velocemente, con il passare dei mesi abbiamo
capito che non era così e tuttora viviamo l’incertezza di quando tutto
questo finirà. Abbiamo così imparato a conviverci o forse non ci siamo ancora riusciti.
Papa Francesco più volte ci ha esortato a rimanere uniti, ad aiutarci e sostenerci reciprocamente ricordandoci che “Nessuno si salva da solo!”. In questo anno abbiamo avuto l’occasione di imparare a starci vicini in
modo diverso, ad avvicinarci l’uno all’altro non solo con i nostri corpi ma con i nostri cuori, i nostri vissuti, i nostri stati d’animo... una vicinanza che spesso è molto più profonda e significativa. Ecco allora che a
distanza di un anno abbiamo voluto raccogliere i racconti di alcune persone che hanno accettato di farci il dono della loro esperienza,occasione per ciascuno di noi per tenere aperti i nostri cuori agli altri e rimanere uniti e vicini l’un l’altro. Pubblicheremo di settimana in
settimana una testimonianza diversa, se volete mandare la vostra, mandate un’e-mail all’indirizzo

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Valdagno
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