30/06/2021
ELISABETTA, 47 ANNI
I primi due mesi di lockdown li ho passati discretamente bene perché, come tutti, pur essendo un momento difficile e imprevisto, mi sono fatta forza pensando che questo momento potesse passare velocemente. Ho così dedicato il tempo a me: a fare delle passeggiate intorno a casa visto che ho la fortuna di essere circondata dal verde, a leggere, a pregare, ho lavorato per quanto possibile da casa e ho cercato di supportare la mia famiglia nonostante molti momenti di sconforto e di stanchezza. Mi sono sicuramente mancati gli amici e le persone che abitualmente frequentavo, in particolare gli amici della parrocchia con cui condivido da sempre servizi verso gli altri. Mi sono sentita molto impotente di fronte al dilagare di questo virus e avrei voluto fare qualcosa per essere di aiuto.
Il tempo è trascorso e con l’estate la situazione sembrava essersi assestata ma, con l’aggravarsi dei contagi dell’autunno, ho sentito ancora una nuova e più forte fatica. Per me infatti la difficoltà è sopraggiunta con la seconda ondata perché, essendo sempre stata io una persona forte che incoraggiava e sosteneva gli altri, devo ammettere di aver sentito forte la mancanza di qualcuno che sostenesse me e mi incoraggiasse. Ho sentito forte il peso delle lamentele, delle critiche verso l’uno o l’altro provvedimento e la mancanza di quel “Andrà tutto bene!” che usciva dai balconi. Ecco allora che io ho confermato (non capito perché, fortunatamente, già cercavo di darne importanza) che per me sono fondamentali le relazioni, le altre persone, che dagli altri e insieme agli altri io traggo la forza e la motivazione di ogni giorno. Ancora di più questo virus mi ha aiutato a capire che il mio obiettivo, ogni giorno, è fare qualcosa per rendere migliore questo mondo e rendere migliore la mia parte di mondo che è anche quella delle persone intorno a me perché io sto bene se anche gli altri stanno bene.