04/04/2026
La Pasqua, per la nostra comunità, non è mai stata soltanto una ricorrenza. Era un tempo vissuto, era un tempo atteso. E in quei giorni così intensi, la presenza di Padre Torrisi era un punto fermo, discreto ma profondissimo.
Possiamo ricordare che c’era sempre. In chiesa, tra una celebrazione e l’altra, oppure nel suo studio, con la porta pronta ad aprirsi. Ad aspettare. Come se sapesse che, prima o poi, qualcuno sarebbe arrivato. Per una confessione, per una parola, per un peso da condividere o semplicemente per non sentirsi solo.
La Pasqua, con lui, aveva il volto dell’accoglienza e della misericordia. Era il tempo in cui invitava tutti a fermarsi, a rientrare dentro sé stessi, a ritrovare pace. E mentre la comunità si preparava anche alla festa dei nostri Santi Martiri, lui accompagnava ogni cuore con pazienza.
Molti lo ricordano seduto, in silenzio, con quello sguardo che non giudicava mai, ma comprendeva. Sembrava attendere proprio te. E forse era così.
Oggi, a un anno dalla sua scomparsa, quel ricordo è ancora vivo. Nei corridoi della chiesa, tra le panche, nelle confessioni sussurrate, nei gesti semplici che hanno lasciato un segno profondo in tutti noi.
E in questa Pasqua, più che mai, viene naturale chiederci cosa ci direbbe oggi.
Forse, con la sua voce calma, ci inviterebbe ancora a non avere paura di ricominciare. A cercare Dio nelle piccole cose, nel perdono donato e ricevuto, nella presenza per gli altri. Ci ricorderebbe che la fede non è fatta di grandi gesti, ma di cuori aperti.
E forse, semplicemente, ci direbbe:
“Non stancatevi di tornare… io sono qui ad aspettarvi.”