Benedetto XVI "Santo subito"

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❤️ Caro Benedetto XVI, dal Cielo continua a pregare per noi  🙏
31/12/2025

❤️ Caro Benedetto XVI, dal Cielo continua a pregare per noi 🙏

Preghiera - Atto di Fusione nella Divina Volontà per il CONCLAVE e il nuovo PAPA  🔥Vengo, o Volere Divino, a fondere il ...
05/05/2025

Preghiera - Atto di Fusione nella Divina Volontà per il CONCLAVE e il nuovo PAPA

🔥
Vengo, o Volere Divino, a fondere il mio piccolo “fiat” con il Tuo “FIAT eterno”,
per raggiungere ogni cuore di cardinale,
per coprire con la Tua Luce ogni pensiero, ogni parola, ogni scelta del conclave.

Con l’amore e l’autorità di figlia della Divina Volontà,
entro nel Conclave per coprire ogni cardinale con la Luce del Fiat;

mi inserisco in ogni voto, in ogni decisione, per deporvi il Pensiero Divino.

O Trinità Santissima, entro nel Tuo seno d’Amore come piccolo/a figlio/a della Tua Volontà,
per chiedere, dichiarare:
🔥
Venga il Papa del Tuo Cuore! Il Papa della Luce, dell’Unità, della Volontà Divina! Il Papa dell’Era Nuova, il banditore del Regno, colui che renderà noti e luminosi gli Scritti del Cielo all’umanità intera!

🌹〽️
Mamma Regina, avvolgi tutto col Tuo Manto Regale,
fa' che il battito del Tuo Cuore materno sia l’offerta continua che accompagna ogni respiro, ogni movimento, ogni scelta in quella Ca****la Sistina.

Posa Tu la corona sul capo del Pietro designato dal Padre, colui che aprirà la porta del Regno, che pronuncerà il Fiat della Chiesa intera!

Che sia un Papa secondo il Cuore del Padre,
che rinnoverà la Chiesa nello Spirito,
la eleverà nella santità,
e renderà la Dottrina chiara, cristallina, luminosa,
nel solco fecondo e intatto della Tradizione viva e santa!

☀️
Con l’autorità di figlio/figlia del Fiat, rivestito/a della Tua Luce, decreto, comando e sigillo nel Tuo Nome Divino:

– Che ogni volontà umana, politica o demoniaca si annienti come cenere al soffio dello Spirito!

– Che solo il Disegno eterno del Padre trionfi, senza deviazioni, senza compromessi, senza ritardi!

– Che la Luce prevalga sulle tenebre, e che il Cielo discenda in quella elezione!

– Che il cuore del nuovo Papa sia già avvolto, infuocato, consacrato al Regno della Divina Volontà!

E mentre fondo il mio cuore con quello di Gesù e di Maria, grido con tutta la Creazione e con tutte le generazioni:

Adveniat Regnum Tuum,

Fiat Voluntas Tua, sicut in Cœlo et in terra,

ora, per sempre,
nel cuore del nuovo Papa,
nella Chiesa intera,
nell’umanità tutta!
Amen. Fiat. Così sia!

(Dalla Comunità “Fiat! Totus Tuus”)

🙏☀️

🔥📖

APPELLO AI FIGLI DELLA DIVINA VOLONTÀ

Carissimi figli del Fiat!
ci troviamo in un’ora cruciale per la Chiesa e per l’umanità intera. Il Cielo guarda a noi. Il Regno della Divina Volontà attende un’apertura, una breccia, una voce pura che si levi dalla terra… e quella voce è la nostra!

In questi giorni santi e misteriosi, il Conclave si avvicina e si compie.
E mentre agli occhi del mondo sembra solo una scelta umana, noi sappiamo che in gioco c’è il disegno del Padre, l’elezione del Pietro nuovo, il compimento delle promesse celesti.
Per questo vi chiamiamo: Siate sentinelle ardenti, anime fuse nel Fiat,
🌟
pregate senza sosta, fate giri incessanti, offrite ogni atto – pensieri, respiri, dolore, amore – come moneta divina per ottenere il Papa del Regno, il Papa secondo il Cuore di Dio.
🔥
È il momento di vegliare!
Di riversare mari di luce su ogni cardinale, di coprire ogni voto con le ali della Divina Volontà.

È il momento di pregare come la Madre a Pentecoste, con fede assoluta, con amore puro, con autorità filiale.

Dio sta cercando anime che dicano davvero: Venga il tuo REGNO!
Fiat Voluntas Tua, sicut in Cœlo et in terra!
DiteLO. GridateLO. ViveteLO.

Ogni “Fiat” detto con amore può cambiare il corso degli eventi!

✨ Uniamoci come un solo cuore, come una sola voce, come una sola Volontà:

– Perché sia eletto il Papa voluto dal Cielo

– Perché il Regno della Divina Volontà inizi a fiorire nella Chiesa

– Perché nessun ostacolo umano o diabolico prevalga

– Perché il nuovo Papa, scelto dal Cuore del Padre, sia un riformatore nello Spirito, un ponte tra cielo e terra, un uomo innamorato della Divina Volontà,
che spiritualizzi la Chiesa e la rinnovi profondamente,
rendendo chiara e cristallina la Dottrina, nel solco della Tradizione,
aprendo finalmente le porte agli Scritti donati da Gesù a Luisa Piccarreta,
come luce per l’era nuova.

E tu, figlio/a del Fiat, non pensare di essere piccolo…
Se vivi nella Divina Volontà, la tua voce è voce creatrice, è voce che muove il Cielo!
Continuiamo giorno e notte, nei giri, nei rosari, nelle ore della Passione, nei nostri ATTI incessanti. La Madre, conta su di noi.

(Dalla Comunità “Fiat! Totus Tuus”)

🙏

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Chi desidera collaborare con noi per l’animazione di questa pagina Facebook
è ben gradito!!!

☀️
Dal post pubblicato nella nostra pagina ufficiale FB
“Divina Volontà Fiat mihi”
🌻
(dell’Associazione Diocesana e dei Cenacoli “Divina Volontà Fiat mihi” di Torino e Alba [CN], animati da Padre Maria e Francesca di Gesù)
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🌹 〽️ “Mostraci Gesù!”. “Con questa domanda alla Madre del Signore ci siamo messi in cammino verso questo luogo. Questa s...
12/09/2024

🌹 〽️ “Mostraci Gesù!”.
“Con questa domanda alla Madre del Signore ci siamo messi in cammino verso questo luogo. Questa stessa domanda ci accompagnerà quando torneremo nella nostra vita quotidiana. E sappiamo che Maria esaudisce la nostra preghiera: sì, in qualunque momento, quando guardiamo verso Maria, lei ci mostra Gesù. Così possiamo trovare la via giusta, seguirla passo passo, pieni della gioiosa fiducia che la via conduce nella luce – nella gioia dell’eterno Amore”.
♥️
(Benedetto XVI in pellegrinaggio al santuario di Mariazell, in Austria, 8 settembre 2007)

☀️ Benedetto XVI: «Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento… Colui al quale ci prostriamo no...
02/06/2024

☀️ Benedetto XVI: «Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento… Colui al quale ci prostriamo non ci giudica, non ci schiaccia, ma ci libera e ci trasforma. Ecco perché radunarci, camminare, adorare ci riempie di gioia».
🙏
Benedetto XVI, OMELIA Basilica di San Giovanni in Laterano, 22 maggio 2008:
☀️
«Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito (cfr Gv 3,16). Ci prostriamo dinanzi a un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo, come Buon Samaritano, per soccorrerlo e ridargli vita, e si è inginocchiato davanti a noi per lavare i nostri piedi sporchi. Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà vero senso alla vita, all’immenso universo come alla più piccola creatura, all’intera storia umana come alla più breve esistenza. L’adorazione è preghiera che prolunga la celebrazione e la comunione eucaristica e in cui l’anima continua a nutrirsi: si nutre di amore, di verità, di pace; si nutre di speranza, perché Colui al quale ci prostriamo non ci giudica, non ci schiaccia, ma ci libera e ci trasforma. Ecco perché radunarci, camminare, adorare ci riempie di gioia».
☀️

🌹 〽️ ❤️  Fatima 13 maggio 2010. Omelia di Papa Benedetto XVI: 🕊️ «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica ...
13/05/2024

🌹 〽️ ❤️ Fatima 13 maggio 2010. Omelia di Papa Benedetto XVI:
🕊️ «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa»

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Cari pellegrini,
«Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, […] essi sono la stirpe benedetta dal Signore » (Is 61, 9). Così iniziava la prima lettura di questa Eucaristia, le cui parole trovano mirabile compimento in questa assemblea devotamente raccolta ai piedi della Madonna di Fatima. Sorelle e fratelli tanto amati, anch’io sono venuto come pellegrino a Fatima, a questa «casa» che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni. Sono venuto a Fatima per gioire della presenza di Maria e della sua materna protezione. Sono venuto a Fatima, perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa pellegrinante, voluta dal Figlio suo quale strumento di evangelizzazione e sacramento di salvezza. Sono venuto a Fatima per pregare, con Maria e con tanti pellegrini, per la nostra umanità afflitta da miserie e sofferenze. Infine, sono venuto a Fatima, con gli stessi sentimenti dei Beati Francesco e Giacinta e della Serva di Dio Lucia, per affidare alla Madonna l’intima confessione che «amo», che la Chiesa, che i sacerdoti «amano» Gesù e desiderano tenere fissi gli occhi in Lui, mentre si conclude quest’Anno Sacerdotale, e per affidare alla materna protezione di Maria i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, i missionari e tutti gli operatori di bene che rendono accogliente e benefica la Casa di Dio.
🌹
Essi sono la stirpe che il Signore ha benedetto… Stirpe che il Signore ha benedetto sei tu, amata diocesi di Leiria-Fatima, con il tuo Pastore Mons. Antonio Marto, che ringrazio per il saluto rivoltomi all’inizio e per ogni premura di cui mi ha colmato, anche mediante i suoi collaboratori, in questo santuario. Saluto il Signor Presidente della Repubblica e le altre autorità al servizio di questa gloriosa Nazione. Idealmente abbraccio tutte le diocesi del Portogallo, qui rappresentate dai loro Vescovi, e affido al Cielo tutti i popoli e le nazioni della terra. In Dio, stringo al cuore tutti i loro figli e figlie, in particolare quanti di loro vivono nella tribolazione o abbandonati, nel desiderio di trasmettere loro quella speranza grande che arde nel mio cuore e che qui, a Fatima, si fa trovare in maniera più palpabile. La nostra grande speranza getti radici nella vita di ognuno di voi, cari pellegrini qui presenti, e di quanti sono uniti con noi attraverso i mezzi di comunicazione sociale.
🌹
Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé. Avendo sperimentato la misericordia e la consolazione di Dio che non lo aveva abbandonato lungo il faticoso cammino di ritorno dall’esilio di Babilonia, il popolo di Dio esclama: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio» (Is 61,10). Figlia eccelsa di questo popolo è la Vergine Madre di Nazaret, la quale, rivestita di grazia e dolcemente sorpresa per la gestazione di Dio che si veniva compiendo nel suo grembo, fa ugualmente propria questa gioia e questa speranza nel cantico del Magnificat: «Il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore». Nel frattempo Ella non si vede come una privilegiata in mezzo a un popolo sterile, anzi profetizza per loro le dolci gioie di una prodigiosa maternità di Dio, perché «di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono» (Lc 1, 47.50).
🌹
Ne è prova questo luogo benedetto. Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora «venuta dal Cielo», come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana. Un’esperienza di grazia che li ha fatti diventare innamorati di Dio in Gesù, al punto che Giacinta esclamava: «Mi piace tanto dire a Gesù che Lo amo! Quando Glielo dico molte volte, mi sembra di avere un fuoco nel petto, ma non mi brucio». E Francesco diceva: «Quel che m’è piaciuto più di tutto, fu di vedere Nostro Signore in quella luce che la Nostra Madre ci mise nel petto. Voglio tanto bene a Dio!» (Memorie di Suor Lucia, I, 42 e 126).
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Fratelli, nell’udire queste innocenti e profonde confidenze mistiche dei Pastorelli, qualcuno potrebbe guardarli con un po’ d’invidia perché essi hanno visto, oppure con la delusa rassegnazione di chi non ha avuto la stessa fortuna, ma insiste nel voler vedere. A tali persone, il Papa dice come Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio?» (Mc 12,24). Le Scritture ci invitano a credere: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv 20, 29), ma Dio – più intimo a me di quanto lo sia io stesso (cfr S. Agostino, Confessioni, III, 6, 11) – ha il potere di arrivare fino a noi, in particolare mediante i sensi interiori, così che l’anima riceve il tocco soave di una realtà che si trova oltre il sensibile e che la rende capace di raggiungere il non sensibile, il non visibile ai sensi. A tale scopo si richiede una vigilanza interiore del cuore che, per la maggior parte del tempo, non abbiamo a causa della forte pressione delle realtà esterne e delle immagini e preoccupazioni che riempiono l’anima (cfr Commento teologico del Messaggio di Fatima, anno 2000). Sì! Dio può raggiungerci, offrendosi alla nostra visione interiore.
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Di più, quella Luce nell’intimo dei Pastorelli, che proviene dal futuro di Dio, è la stessa che si è manifestata nella pienezza dei tempi ed è venuta per tutti: il Figlio di Dio fatto uomo. Che Egli abbia il potere di infiammare i cuori più freddi e tristi, lo vediamo nei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,32). Perciò la nostra speranza ha fondamento reale, poggia su un evento che si colloca nella storia e al tempo stesso la supera: è Gesù di Nazaret. E l’entusiasmo suscitato dalla sua saggezza e dalla sua potenza salvifica nella gente di allora era tale che una donna in mezzo alla moltitudine – come abbiamo ascoltato nel Vangelo – esclama: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato». Tuttavia Gesù rispose: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11, 27.28). Ma chi ha tempo per ascoltare la sua parola e lasciarsi affascinare dal suo amore? Chi veglia, nella notte del dubbio e dell’incertezza, con il cuore desto in preghiera? Chi aspetta l’alba del nuovo giorno, tenendo accesa la fiamma della fede? La fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo.
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«Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, […] essi sono la stirpe benedetta dal Signore» (Is 61,9) con una speranza incrollabile e che fruttifica in un amore che si sacrifica per gli altri ma non sacrifica gli altri; anzi – come abbiamo ascoltato nella seconda lettura – «tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13,7). Di ciò sono esempio e stimolo i Pastorelli, che hanno fatto della loro vita un’offerta a Dio e una condivisione con gli altri per amore di Dio. La Madonna li ha aiutati ad aprire il cuore all’universalità dell’amore. In particolare, la beata Giacinta si mostrava instancabile nella condivisione con i poveri e nel sacrificio per la conversione dei peccatori. Soltanto con questo amore di fraternità e di condivisione riusciremo ad edificare la civiltà dell’Amore e della Pace.
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Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa.
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Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162).
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Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo. In quel tempo erano soltanto tre, il cui esempio di vita si è diffuso e moltiplicato in gruppi innumerevoli per l’intera superficie della terra, in particolare al passaggio della Vergine Pellegrina, i quali si sono dedicati alla causa della solidarietà fraterna. Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità».
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La Madonna di Fatima
benedica e protegga voi, le vostre famiglie, specialmente quanti sono nella prova.
Ottenga a tutti la Pace del cuore e la pace tra i popoli in guerra. Amen
“Fiat Voluntas Tua, Domine!”

🌹 〽️ ❤️

🔥 💦 16 aprile, una data molto cara al carissimo Benedetto XVI, giorno del suo compleanno e del suo Battesimo,come lui st...
16/04/2024

🔥 💦 16 aprile, una data molto cara al carissimo Benedetto XVI, giorno del suo compleanno e del suo Battesimo,
come lui stesso ha confidato nella
🙏🕊️
SANTA MESSA IN OCCASIONE DELL’85° GENETLIACO DEL SANTO PADRE
🙏
OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Ca****la Paolina
Lunedì, 16 aprile 2012

📖
Signori Cardinali,
Cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari Fratelli e Sorelle!

Nel giorno del mio compleanno e del mio Battesimo, il 16 aprile, la liturgia della Chiesa ha posto tre segnavia che mi indicano dove porta la strada e che mi aiutano a trovarla. In primo luogo, c’è la memoria di santa Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes; poi, c’è uno dei Santi più particolari della storia della Chiesa, Benedetto Giuseppe Labre; e poi, soprattutto, c’è il fatto che questo giorno è sempre immerso nel Mistero Pasquale, nel Mistero della Croce e della Risurrezione, e nell’anno della mia nascita è stato espresso in modo particolare: era il Sabato Santo, il giorno del silenzio di Dio, dell’apparente assenza, della morte di Dio, ma anche il giorno nel quale si annunciava la Risurrezione.

🌻
BERNADETTE SOUBIROUS,
la ragazza semplice del Sud, dei Pirenei – tutti la conosciamo e la amiamo. Bernadette è cresciuta nella Francia illuminista del XIX secolo, in una povertà difficilmente immaginabile. La prigione, che era stata abbandonata perché troppo insalubre, diventò, alla fine – dopo qualche esitazione –, la dimora della famiglia, nella quale ella trascorse l’infanzia. Non c’era la possibilità di avere formazione scolastica, solo un po’ di catechismo per la preparazione alla Prima Comunione. Ma proprio questa fanciulla semplice, che nel suo cuore era rimasta pura e schietta, aveva il cuore che vede, era capace di vedere la Madre del Signore e in Lei il riflesso della bellezza e della bontà di Dio. A questa fanciulla Maria poteva mostrarsi e attraverso lei parlare al secolo e oltre il secolo stesso. Bernadette sapeva vedere, con il cuore puro e genuino. E Maria le indica la sorgente: lei può scoprire la sorgente, acqua viva, pura e incontaminata; acqua che è vita, acqua che dona purezza e salute. E attraverso i secoli, ormai, quest’acqua viva è un segno da parte di Maria, un segno che indica dove si trovano le sorgenti della vita, dove possiamo purificarci, dove troviamo ciò che è incontaminato. In questo nostro tempo, in cui vediamo il mondo in tanto affanno, e in cui prorompe la necessità dell’acqua, dell’acqua pura, questo segno è tanto più grande. Da Maria, dalla Madre del Signore, dal cuore puro viene anche l’acqua pura, genuina che dà la vita, l’acqua che in questo secolo – e nei secoli che possono ve**re – ci purifica e ci guarisce.

Penso che possiamo considerare quest’acqua come un’immagine della verità che ci viene incontro nella fede: la verità non simulata, ma incontaminata. Infatti, per poter vivere, per poter diventare puri, abbiamo bisogno che ci sia in noi la nostalgia della vita pura, della verità non travisata, di ciò che non è contaminato dalla corruzione, dell’essere uomini senza macchia. Ecco che questo giorno, questa piccola Santa è sempre stata per me un segno che mi ha indicato da dove proviene l’acqua viva di cui abbiamo bisogno – l’acqua che ci purifica e che dà la vita –, e un segno di come dovremmo essere: con tutto il sapere e tutte le capacità, che pure sono necessari, non dobbiamo perdere il cuore semplice, lo sguardo semplice del cuore, capace di vedere l’essenziale, e dobbiamo sempre pregare il Signore affinché conserviamo in noi l’umiltà che consente al cuore di rimanere chiaroveggente – di vedere ciò che è semplice ed essenziale, la bellezza e la bontà di Dio – e di trovare così la sorgente dalla quale viene l’acqua che dona la vita e purifica.
🌻
Poi c’è BENEDETTO GIUSEPPE LABRE,
il pio pellegrino mendicante del XVIII secolo che, dopo diversi tentativi inutili, trova finalmente la sua vocazione di pellegrinare come mendicante – senza niente, senza alcun appoggio e non tenendo per sé nulla di quel che riceveva se non ciò di cui aveva assolutamente bisogno – pellegrinare attraverso tutta l’Europa, a tutti i santuari dell’Europa, dalla Spagna fino alla Polonia e dalla Germania fino alla Sicilia: un Santo veramente europeo! Possiamo anche dire: un Santo un po’ particolare che, mendicando, vagabonda da un santuario all’altro e non vuole fare altro che pregare e con ciò rendere testimonianza a quello che conta in questa vita: Dio. Certo, non rappresenta un esempio da emulare, ma è un segnavia, un dito teso verso l’essenziale. Egli ci mostra che Dio da solo basta; che al di là di tutto ciò che può esserci in questo mondo, al di là delle nostre necessità e capacità, quello che conta, l’essenziale è conoscere Dio. Egli da solo basta. E questo «solo Dio», egli lo indica a noi in modo drammatico. E al tempo stesso, questa vita realmente europea che, da santuario a santuario, abbraccia l’intero Continente europeo rende evidente che colui che si apre a Dio non si estranea dal mondo e dagli uomini, bensì trova fratelli, perché da parte di Dio cadono le frontiere, solo Dio può eliminare le frontiere perché grazie a Lui siamo tutti solo fratelli, facciamo parte gli uni degli altri; rende presente che l’unicità di Dio significa, al contempo, la fratellanza e la riconciliazione degli uomini, l’abbattimento delle frontiere che ci unisce e ci guarisce. Così egli è un Santo della pace proprio in quanto è un Santo senza alcuna esigenza, che muore povero di tutto eppure benedetto con ogni cosa.
☀️
E poi, infine, c’è il MISTERO PASQUALE.
Nello stesso giorno in cui sono nato, grazie alla premura dei miei genitori, sono anche rinato dall’acqua e dallo Spirito, come abbiamo appena ascoltato nel Vangelo. In primo luogo, c’è il dono della vita che i miei genitori mi hanno fatto in tempi molto difficili, e per il quale li devo ringraziare. Ma non è scontato che la vita dell’uomo in sé sia un dono. Può veramente essere un bel dono? Sappiamo che cosa incombe sull’uomo nei tempi bui che si troverà davanti – anche in quelli più luminosi che potranno ve**re? Possiamo prevedere a quali affanni, a quali terribili eventi potrà essere esposto? È giusto dare la vita così, semplicemente? È responsabile o è troppo incerto? È un dono problematico, se rimane a se stante. La vita biologica di per sé è un dono, eppure è circondata da una grande domanda. Diventa un vero dono solo se, insieme ad essa, si può dare una promessa che è più forte di qualunque sventura che ci possa minacciare, se essa viene immersa in una forza che garantisce che è un bene essere uomo, che per questa persona è un bene qualsiasi cosa possa portare il futuro. Così, alla nascita va associata la rinascita, la certezza che, in verità, è un bene esserci, perché la promessa è più forte delle minacce. Questo è il senso della rinascita dall’acqua e dallo Spirito: essere immersi nella promessa che solo Dio può fare: è bene che tu ci sia, e ne puoi essere certo, qualsiasi cosa accada. Da questa certezza ho potuto vivere, rinato dall’acqua e dallo Spirito. Nicodemo chiede al Signore: «Un vecchio può forse rinascere?». Ora, la rinascita ci è donata nel Battesimo, ma noi dobbiamo continuamente crescere in essa, dobbiamo sempre di nuovo lasciarci immergere da Dio nella sua promessa, per essere veramente rinati nella grande, nuova famiglia di Dio che è più forte di tutte le debolezze e di tutte le potenze negative che ci minacciano. Perciò questo è un giorno di grande ringraziamento.
☀️
Il giorno in cui sono stato battezzato, come ho detto, era Sabato Santo. Allora si usava ancora anticipare la Veglia Pasquale nella mattinata, alla quale sarebbe seguito ancora il buio del Sabato Santo, senza l’Alleluia. Mi sembra che questo singolare paradosso, questa singolare anticipazione della luce in un giorno oscuro, possa essere quasi un’immagine della storia dei nostri giorni. Da un lato, c’è ancora il silenzio di Dio e la sua assenza, ma nella Risurrezione di Cristo già c’è l’anticipazione del «sì» di Dio, e in base a questa anticipazione noi viviamo e, attraverso il silenzio di Dio, sentiamo il suo parlare, e attraverso il buio della sua assenza intravvediamo la sua luce. L’anticipazione della Risurrezione nel mezzo di una storia che si evolve è la forza che ci indica la strada e che ci aiuta ad andare avanti.

Ringraziamo il buon Dio perché ci ha donato questa luce e lo preghiamo affinché essa possa rimanere sempre. E in questo giorno ho motivo di ringraziare Lui e tutti coloro che sempre di nuovo mi hanno fatto percepire la presenza del Signore, che mi hanno accompagnato affinché io non perdessi la luce.
♥️
MI TROVO DI FRONTE ALL’ULTIMO TRATTO DEL PERCORSO DELLA MIA VITA e non so cosa mi aspetta. So, però, che la luce di Dio c’è, che Egli è risorto, che la sua luce è più forte di ogni oscurità; che la bontà di Dio è più forte di ogni male di questo mondo. E questo mi aiuta a procedere con sicurezza. Questo aiuta noi ad andare avanti, e in questa ora ringrazio di cuore tutti coloro che continuamente mi fanno percepire il «sì» di Dio attraverso la loro fede.

Alla fine - Cardinale Decano - un cordiale ringraziamento per le Sue parole di fraterna amicizia, per tutta la collaborazione in tutti questi anni. E un grande grazie a tutti i collaboratori dei 30 anni in cui sono a Roma, che mi hanno aiutato a portare il peso della mia responsabilità. Grazie. Amen.

©️ Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

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Fiat Voluntas Tua, Domine!

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☀️ "La Trasfigurazione di Gesù è stata sostanzialmente un’esperienza di preghiera. La preghiera, infatti, raggiunge il s...
25/02/2024

☀️ "La Trasfigurazione di Gesù è stata sostanzialmente un’esperienza di preghiera. La preghiera, infatti, raggiunge il suo culmine, e perciò diventa fonte di luce interiore, quando lo spirito dell’uomo aderisce a quello di Dio e le loro volontà si fondono quasi a formare un tutt’uno".
(Papa Benedetto XVI – Angelus 08-03-2009)
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BENEDETTO XVI, OMELIA per il “TE DEUM DI RINGRAZIAMENTOPER LA FINE DELL’ANNO 2005”. (Il suo 1º “Te Deum” come Santo Padr...
31/12/2023

BENEDETTO XVI, OMELIA per il “TE DEUM DI RINGRAZIAMENTO
PER LA FINE DELL’ANNO 2005”.
(Il suo 1º “Te Deum” come Santo Padre).

Cari fratelli e sorelle!
Al termine di un anno, che per la Chiesa e per il mondo è stato quanto mai ricco di eventi, memori del comando dell’Apostolo: "camminate… saldi nella fede... abbondando nell'azione di grazie" (Col 2,6-7), ci ritroviamo questa sera insieme per elevare un inno di ringraziamento a Dio, Signore del tempo e della storia. Il mio pensiero va, con profondo e spirituale sentimento, a dodici mesi fa, quando, come questa sera,

l’amato Papa Giovanni Paolo II, per l’ultima volta, si è fatto voce del Popolo di Dio per rendere grazie al Signore dei numerosi benefici accordati alla Chiesa e all’umanità.

Nella medesima suggestiva cornice della Basilica Vaticana tocca ora a me raccogliere idealmente da ogni angolo della terra il cantico di lode e di ringraziamento che si eleva a Dio, al compiersi del 2005 e alla vigilia del 2006. Sì, è un nostro dovere, oltre che un bisogno del cuore, lodare e ringraziare Colui che, eterno, ci accompagna nel tempo senza mai abbandonarci e sempre veglia sull’umanità con la fedeltà del suo amore misericordioso.

Potremmo ben dire che la Chiesa vive per lodare e ringraziare Dio. E’ essa stessa "azione di grazie", lungo i secoli, testimone fedele di un amore che non muore, di un amore che abbraccia gli uomini di ogni razza e cultura, disseminando in modo fecondo principi di vera vita. Come ricorda il Concilio Vaticano II, "la Chiesa prega e insieme lavora, affinché la totalità del mondo sia trasformata in Popolo di Dio, Corpo del Signore e tempio dello Spirito Santo, e in Cristo capo di tutti sia reso ogni onore e gloria al Creatore e Padre dell’universo" (Lumen gentium, 17). Sostenuta dallo Spirito Santo, essa "prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di
Dio" (Sant’Agostino, De Civitate Dei, XVIII, 51,2), traendo forza dall’aiuto del Signore. In questo modo, con pazienza e con amore, supera "le afflizioni e difficoltà tanto interne che esterne", e svela "fedelmente al mondo, anche se sotto l’ombra dei segni, il mistero del Signore, fino al giorno in cui finalmente risplenderà nella pienezza della luce" (Lumen gentium, 😎.

La Chiesa vive di Cristo e con Cristo. Egli le offre il suo amore sponsale guidandola lungo i secoli; ed essa, con l’abbondanza dei suoi doni, accompagna il cammino dell’uomo, affinché coloro che accolgono Cristo abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

Questa sera mi faccio voce anzitutto della Chiesa di Roma
(…)
Per quanto riguarda il cammino della Diocesi di Roma, mi piace soffermarmi brevemente sul programma pastorale diocesano, che quest’anno ha fissato la sua attenzione sulla famiglia, scegliendo come tema: "Famiglia e comunità cristiana: formazione della persona e trasmissione della fede". La famiglia è sempre stata al centro dell’attenzione dei miei venerati Predecessori, in particolare di Giovanni Paolo II, che ad essa ha dedicato molteplici interventi. Egli era persuaso, ed in più occasioni lo ha ribadito, che la crisi della famiglia costituisce un grave pregiudizio per la stessa nostra civiltà. Proprio per sottolineare l’importanza nella vita della Chiesa e della società della famiglia fondata sul matrimonio, anch’io ho voluto offrire il mio contributo intervenendo, la sera del 6 giugno scorso, al Convegno diocesano in San Giovanni in Laterano. (…)
Conceda il Signore che il comune sforzo conduca a un autentico rinnovamento delle famiglie cristiane.
(…)
Estendo il mio pensiero all’intera comunità romana, della quale il Signore mi ha chiamato ad essere Pastore, e rinnovo a tutti l’espressione della mia vicinanza spirituale.

All'inizio di questa celebrazione, illuminati dalla Parola di Dio, abbiamo cantato insieme con fede il "Te Deum". Tanti sono i motivi che rendono la nostra azione di grazie intensa, facendone una corale preghiera. Mentre consideriamo i molteplici eventi che hanno segnato il corso dei mesi in quest’anno che si avvia alla sua conclusione, voglio ricordare in modo speciale coloro che sono in difficoltà: le persone più povere e abbandonate, quanti hanno perso la speranza in un fondato senso della propria esistenza, o sono involontarie vittime di interessi egoistici, senza che a loro sia chiesta adesione o opinione. Facendo nostre le loro sofferenze, li affidiamo tutti a Dio, che sa volgere ogni cosa al bene; a Lui consegniamo la nostra aspirazione a che ogni persona veda accolta la propria dignità di figlio di Dio. Al Signore della vita chiediamo di lenire con la sua grazia le pene provocate dal male, e di continuare a dare vigore alla nostra esistenza terrena, donandoci il Pane e il Vino della salvezza, per sostentare il nostro cammino verso la patria del Cielo.

Mentre ci congediamo dall’anno che si conclude e ci avviamo verso il nuovo, la liturgia di questi primi Vespri ci introduce nella festa di Maria, Madre di Dio, Theotókos.

A otto giorni dalla nascita di Gesù, celebriamo Colei che "quando venne la pienezza del tempo" (Gal 4,4) fu prescelta da Dio per essere la Madre del Salvatore. Madre è colei che dà la vita, ma che anche aiuta ed insegna a vivere. Maria è Madre, Madre di Gesù al quale ha dato il suo sangue, il suo corpo. Ed è Lei a presentarci il Verbo eterno del Padre, venuto ad abitare in mezzo a noi.

Chiediamo a Maria di intercedere per noi. Ci accompagni la sua materna protezione oggi e sempre, perché Cristo ci accolga un giorno nella sua gloria, nell’assemblea dei Santi: Aeterna fac cm sanctis tuis in gloria numerari. Amen!

[© Copyright 2005 - Libreria Editrice Vaticana]

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