22/06/2026
𝗟𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗽𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗦𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗼𝗻𝗼, 𝗖𝗮𝘁𝗮𝗹𝗱𝗼.
All'interno della Chiesa Madre, vi è la ca****la dedicata a San Cataldo, Vescovo e Patrono della nostra Città: uno spazio di particolare valore storico, artistico e spirituale, che custodisce la memoria della devozione del nostro popolo e il legame della Comunità sancataldese con il suo Patrono.
Al centro della ca****la si trova la statua di San Cataldo, alta 185 cm, opera di ignoto intagliatore siciliano, realizzata nel 1786 e donata dalla famiglia Galletti, il cui stemma è ancora oggi visibile sulla sommità dell'arcata a tutto sesto che introduce alla ca****la.
Il Santo è raffigurato secondo l'iconografia episcopale: indossa i paramenti sacri e porta con sé i segni propri del ministero del Vescovo: il libro dei Vangeli, la mitria e il pastorale, richiamando la sua missione di annunciatore della Parola e guida del popolo di Dio.
Alla stessa stagione artistica appartiene il dipinto del Battesimo di Gesù nel Giordano, opera del 1789 di Michele Butera (olio su lamiera, 80 × 60 cm), dal 2012 custodito nella ca****la.
Anticamente, sul capo della statua del Patrono veniva posta una preziosa mitria in argento sbalzato e cesellato (44 × 18 cm), opera di un argentiere palermitano, testimonianza della particolare venerazione tributata al Santo.
Nella prima metà del Novecento la ca****la venne ulteriormente arricchita dagli affreschi realizzati da Salvatore Naro, che ancora oggi accompagnano nella contemplazione del mistero cristiano.
Tra i tesori più preziosi custoditi nella ca****la vi è la reliquia autentica di San Cataldo, prelevata dal sepolcro del Santo a Taranto, Città che conserva il suo corpo. La reliquia giunse nella nostra Diocesi nel maggio del 1908 grazie a Mons. Cantelmo, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Taranto. L'11 febbraio 1960 essa fu donata all'Arciprete Canonico Gabriele Nicosia, entrando così stabilmente nella vita spirituale della nostra Comunità. Nel 2019 la reliquia è stata collocata stabilmente in una nicchia appositamente realizzata per consentirne l'esposizione permanente e la venerazione da parte dei fedeli.
Un momento particolarmente significativo si è vissuto il 10 maggio 2026, quando per la prima volta la venerata reliquia venne portata a spalla in processione insieme alla statua del Santo, durante i festeggiamenti patronali, rendendo visibile il legame tra la presenza spirituale di San Cataldo e la fede del suo popolo.
Un ulteriore intervento di particolare valore simbolico è avvenuto nel 2012, quando nella ca****la è stato trasferito l'antico fonte battesimale in marmo rosso del XVIII secolo. Questa scelta non è stata soltanto funzionale o artistica, ma teologica e pastorale. Collocare il fonte battesimale nella ca****la del Patrono significa ricordare che ogni santità nasce dal Battesimo. San Cataldo non è venerato semplicemente perché Vescovo o nostro Patrono, ma perché prima di tutto fu battezzato, reso figlio di Dio e conformato a Cristo Gesù. Il fonte richiama così l'origine comune della vocazione cristiana: il cammino che ha reso San Cataldo è lo stesso che ogni fedele riceve nel giorno del proprio Battesimo. La presenza accanto del quadro del Battesimo del Signore nel Giordano rafforza questo messaggio: guardando il Patrono, siamo invitati a riscoprire la propria dignità battesimale e a vivere con responsabilità la chiamata alla santità. Nella parte sinistra della ca****la trova posto anche la XV stazione della Via Crucis: la Risurrezione, segno che il cammino cristiano iniziato nel Battesimo trova il suo compimento nella vita nuova del Cristo Risorto.
Durante la festa patronale, la statua viene rivestita con le insegne episcopali: croce, anello e pastorale, dono di S.E. Mons. Luigi Cammarata, Arciprete di San Cataldo dal 1942 al 1946, successivamente nominato da Papa Pio XII Vescovo titolare di Cesarea di Mauritania e Prelato Ordinario, Amministratore Apostolico della Prelatura Nullius di Santa Lucia del Mela. Mons. Cammarata volle donare al Santo Patrono le proprie insegne vescovili come segno di devozione e affidamento.
Dal 2026 è stato inoltre restituito alla statua un autentico pastorale vescovile: un bastone pastorale del XVIII secolo, opera di un argentiere napoletano. In precedenza, nel tempo feriale, il Santo reggeva un bastone processionale utilizzato dai confrati, privo del significato proprio del pastorale episcopale. Sempre a partire dalla festa di maggio 2026 si è scelto che la vestizione del Santo con le insegne vescovili avvenga pubblicamente e all'interno del contesto liturgico, al termine della Celebrazione Eucaristica del 10 maggio mattina. Questa scelta nasce dal desiderio di restituire al gesto il suo significato autentico: non una semplice preparazione esteriore alla festa, ma un momento ecclesiale condiviso, nel quale il popolo di Dio contempla il proprio Patrono e si riconosce accompagnato dalla sua intercessione. La vestizione pubblica diventa così una vera catechesi: San Cataldo appare non soltanto come memoria del passato o tradizione popolare, ma come immagine del Buon Pastore, modello di santità e presenza paterna che continua a guidare la Comunità nel cammino della fede.
Entrare nella ca****la di San Cataldo significa allora entrare in una storia di fede che attraversa i secoli. Ogni elemento custodito, la statua, la reliquia, il fonte battesimale, gli affreschi, le insegne episcopali, non racconta soltanto il passato, ma continua ancora oggi ad annunciare il Vangelo del Signore Risorto.
Davanti al Patrono ciascuno può riscoprire la propria chiamata: essere, come lui, discepolo di Cristo, uomo e donna generati dal Battesimo, nutriti dalla Parola e inviati a testimoniare il Vangelo nella vita quotidiana.
San Cataldo continua a indicare la strada: non trattiene lo sguardo su di sè, ma conduce sempre al Signore. E il popolo di Dio che si raccoglie nella sua ca****la continua a riconoscere in lui un padre nella fede, un intercessore fedele e un compagno di cammino verso la santità.