Santi, Beati e Testimoni

Santi, Beati e Testimoni Pagina dedicata al culto di Santi, Beati e Testimoni, ossia Servi di Dio e Venerabili, che ancora non hanno raggiunto la Beatitudine e la Santità.
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Preghiera ai Santi Proto e Giacinto      🙏O gloriosi Santi Proto e Giacinto,che con coraggio e umiltà avete testimoniato...
11/09/2026

Preghiera ai Santi Proto e Giacinto

🙏O gloriosi Santi Proto e Giacinto,che con coraggio e umiltà avete testimoniato la fede in Cristo fino al sacrificio della vita, volgete il vostro sguardo generoso su di noi.Voi che, da fratelli e servitori, avete saputo portare la luce del Vangelo a chi vi circondava, otteneteci la grazia di una fede incrollabile e di una carità sincera verso il prossimo. Aiutateci a superare le prove quotidiane con la stessa fortezza che vi ha resi vittoriosi di fronte al martirio.Intercedete davanti al trono dell'Altissimo per le nostre necessità e, se è conforme alla volontà di Dio, otteneteci la grazia che oggi con fiducia vi chiediamo... (esprimere la propria richiesta).Santi Proto e Giacinto, pregate per noi.Amen. (Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre)

MARTIROLOGIO ROMANO. A Roma nel cimitero di Basilla sulla via Salaria antica, deposizione dei santi martiri Proto e Giacinto, che il papa san Damaso celebrò nei suoi versi, recuperando i loro tumuli nascosti sotto terra. In questo luogo, circa quindici secoli dopo sono stati nuovamente ritrovati il sepolcro intatto di san Giacinto e il suo corpo consumato dal fuoco.

Venerdì 11 settembre la Chiesa celebra la memoria dei Santi Proto e Giacinto.Santi Proto e GiacintotitoloMartiri di Roma...
11/09/2026

Venerdì 11 settembre la Chiesa celebra la memoria dei Santi Proto e Giacinto.

Santi Proto e Giacinto

titolo
Martiri di Roma

ricorrenza
11 settembre

AGIOGRAFIA
Martiri, santi (epoca incerta). L'esistenza di questi due martiri romani è storicamente provata dal fatto che già nel IV secolo papa Damaso aveva composto una iscrizione per il loro sepolcro.

Leggendario è invece il racconto della loro vita: sarebbero stati due fratelli eunuchi, schiavi della nobile Eugenia, figlia di Filippo il nobile prefetto di Alessandria di Egitto, che convertirono al cristianesimo.

Eugenia avrebbe ceduto i due giovani alla nobile Bassilla, convertitasi a sua volta grazie ai loro insegnamenti. Operarono altre conversioni, finché vennero arrestati e imprigionati costretti all'adorazione degli Dei. Furono infine bastonati a sangue e poi condannati alla decapitazione.

Le ossa di Proto sono venerate nel Collegio di Propaganda Fide, quelle di Giacinto nella chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Roma nel cimitero di Basilla sulla via Salaria antica, deposizione dei santi martiri Proto e Giacinto, che il papa san Damaso celebrò nei suoi versi, recuperando i loro tumuli nascosti sotto terra. In questo luogo, circa quindici secoli dopo sono stati nuovamente ritrovati il sepolcro intatto di san Giacinto e il suo corpo consumato dal fuoco.

10/09/2026

10 SETTEMBRE 2026

Basilica di San Nicola da TolentinotitoloConvento degli AgostinianiindirizzoPiazza, Traversa S. NicolaTolentinodedicato ...
10/09/2026

Basilica di San Nicola da Tolentino

titolo
Convento degli Agostiniani

indirizzo
Piazza, Traversa S. Nicola
Tolentino

dedicato a
San Nicola da Tolentino

reliquie di
San Nicola da Tolentino

Uno dei monumenti dei quali giustamente vanta la regione Marche è questo tempio insigne.

Di linee grandiose è formata l'ampia facciata della chiesa, elevata a basilica da Pio VI nel 1783. Il suo prospetto incrostato di travertino, sino al primo cornicione, si deve alla munificenza di monsignor Giambattista Visconti, vescovo di Teramo, che nel 1628 lo fece costruire. Il tempo però, dopo circa 133 anni, minò la solidità della facciata, ed allora fu sollecita cura dei Padri Agostiniani di degnamente restaurarla, aggiungendo nuovo travertino per la parte superiore al primo cornicione: pregio principale di questo prospetto è il magnifico portale, in pietra veneta, opera di Nanni del Rosso, fiorentino, che, nel 1435, lo compiva per volontà munifica del prode tolentinate Niccolò Mauruzi; le statue del San Giorgio a cavallo e della Vergine col Figlio, che sovrastano al portale, completano la sua ampia decorazione piena di solennità, ed hanno bellezza, atteggiamento e forza degni del grande Jacopo senese.

All'interno un grandioso e ricco lacunare, non secondo per ricchezza ai più insigni delle basiliche romane, è ornamento dell'interno della basilica. Anch'esso è dono del Visconti, per il quale profuse ingentissime somme. Ricco di ornati e di statue si apre magnifico alla vista. È opera di Filippo da Firenze.

L'interno della basilica è stato decorato con ornati e dorature dai Caroselli, romani. La chiesa, nella sua odierna disposizione, presenta una sola navata, sette archi nell'ala destra ed altrettanti nella sinistra, lungo le pareti del tempio. Quattro per ogni parte danno ingresso alle cappelle: i due verso il presbiterio a cornu epistolae mettono, l'uno nel chiostro e l'altro nel Cappellone. Dal lato opposto, il primo arco apre l'ingresso alla pubblica via; l'altro alla Ca****la del Santissimo Sacramento.

Due grandi pilastri formano l'arco trionfale, sormontato dallo stemma dell'Ordine Agostiniano; quindi si entra nel presbiterio. Quivi le lunette laterali, con angeli e virtù, la lunetta di prospetto con San Nicola e la Madonna, il Padre Eterno, e le singole lunette, nell'interno del coro, ove sono rappresentati vari santi dell'Ordine Agostiniano, sono opera del prof. Luigi Feritana, che le eseguì nel 1882; così pure le vetrate dipinte, con Sant'Agostino e San Nicola di Bari.

Prima di uscire dal presbiterio, si ferma la nostra attenzione su due grandi quadri situati nelle pareti laterali, entrambi opera del pittore anconitano Giovan Battista Foschi, che li esegui nel 1629; rappresentano, l'uno San Nicola infermo rallegrato dalla visione della Vergine e di Sant'Agostino, nonchè il miracolo delle pernici; l'altro la recisione delle braccia del Santo. Il grandioso altare, tutto in marmi finissimi, fu donato, nel 1905, dall'Ordine Agostiniano. Anche le pareti laterali del presbiterio sorso state, recentemente, decorate da ricchi marmi, e sono notevoli, per leggiadria d'intaglio, le due portícine di noce, opera dei fratelli Reali di Tolentino.

Uscendo del presbiterio, la prima ca****la alla destra è dedicata al Santissimo Sacramento. La bella decorazione e gli affreschi notevoli, sono opera dell'illustre pittore tolentinate Francesco Ferranti. In questa ca****la. sono ancora i ricordi marmorei di Nicolò Mauruzi e di Francejo Filelfo, entrambi cittadini di Tolentino; uno onore delle armi, l'altro delle lettere (secoli XIV e XV).

Nella ca****la che segue, il quadro dell'altare é opera dell'Anustasi di Senigallia. Oggetto però di generale ammirazione è una graziosa pastiglia policromata, del secolo XV, rappresentante la Madonna, attribuita al Rossellino. Nelle altre cappelle vi è di notevole una statua in legno della Vergine, opera del secolo XIV, e un quadro rappresentante Sant'Anna, del Guercino, e la Madonna dell'Ulivo, opera del tolentinate G. Lucatelli, artefice assai apprezzato. Volgendo a destra, prima di entrare nella ca****la del Taumaturgo, è necessario fermare l'attenzione ad un angusto stanzino, ove sono tracce di antiche pitture, parte dell'Oratorio, ove San Nicola pregava, e dove, per alcuni anni, la sua salma venne dal popolo venerata.

LA CA****LA DELLE SANTE BRACCIA
Entrando, il primo vano, la cui costruzione ricorda i caratteri del secolo XIII, in origine era l'antica sagrestia. Per dare alle sante Braccia maggiore venerazione, nel secolo XVII, fu scelta la sagrestia e convertita, per quest'uso, in ca****la. Vi si aprì, nelle pareti di contro, un grande arco sorretto da due colonne, che mette nell'altro vano, su cui s'eleva una cupola varia di ornati e di dorature. Nei quattro peduncoli della cupola, il tolentinate Pallotta dipinse i quattro Pontefici che più d'altri glorificarono San Nicola: Eugenio IV che lo canonizzò, Alessandro VII che lo proclamò protettore della Chiesa, Pio VI che eresse a basilica il tempio, Leone XII che, generosamente la dotò dopo la spogliazione napoleonica.

Nelle pareti laterali di questo vano sono posti due quadri: l'uno rappresentante la peste di Genova, donato da quella Repubblica, l'altro il palazzo ducale di Venezia preservato, per intercessione di San Nicola, da un incendio nel 1468. Autore del primo quadro è il Carrancini; del secondo Matteo Stomer.

Dall'arcata, in mezzo di questo vano, si accede nella terza parte della ca****la ove sono conservati, in un altare argenteo di stefano govarelli del 1697, le santissime Braccia ed altre reliquie preziose del Santo, racchiuse in reliquiari di alto valore artistico.

Sulla parete di fondo è particolarmente venerato un affresco della scuola di Gentile da Fabriano, che la tradizione vuole sia le vera immagine di San Nicola. Nella ca****la fiorisce una fastosa decorazione di marmi in cui, oltre alle colonne di verde antico e i rispettivi capitelli, ammiransi due angeli di scuola berniniana; il paliotto d'argento fu lavorato nel 1656 da Sebastiano Perugini di Macerata: la piccola ca****la è tutta uno scintillio di voti, di doni, di medaglie, di coralli e di pietre preziose.

IL CAPPELLONE
Il cappellone è il monumento più augusto che la devota posterità abbia elevato alla memoria del Santo. Qui, come bene ha scritto il prof. Rivosecchi, nella solennità della piena architettura romanica, di poco variata da curve gotiche, da secoli canta, entro il vasto spazio, il poema pittorico delle mani benefiche, che l'arte ha creato, narrando, pochi decenni dopo la morte del Santo, e la vita di San Nicola e storie della Vergine e i fatti della Vita di Gesù. Le mani si aprono con ritmico volo a benedire, candide e leggere, dalle quattro pareti e dalla vòlta, tremanti e fervide di carità e di preghiera.

Quando è stata eseguita questa ca****la non ci è dato precisare, ma, con tutta probabilità, verso la fine del secolo XIII o sul principio del secolo XIV. Infatti, da un documento del 1348, sappiamo che in questa epoca la ca****la doveva essere terminata. Si è molto discusso, e si discute tuttora, circa l'autore degli affreschi che ornano interamente le pareti e la volta. Sono stati attribuiti al Gaddi, al Giottino, ad Allegretti Nuzi, a Giovanni Baronzio da Rimini. Forse nessuno di questi ne è l'autore; certo però sono opera mirabile di uno o più pittori valentissimi, fioriti nel secolo XIV.

È impossibile descrivere queste bellezze pittoriche, nella quasi totalità perfettamente conservate. Alcuni quadri, come la Strage degli Innocenti, la Disputa di Gesù fra i dottori, le Storie del Santo, la Predica di Padre Reginaldo con la vocazione di San Nicola e il suo ingresso nell'Ordine Agostiniatio, impressionano e riempiono di ammirazione anche i profani. Questo ciclo pittorico (al disotto delle vele della vòlta, nelle quali sono dipinti gli Evangelisti e quattro Dottori della Chiesa Occidentale, ed alla base degli spicchi sette virtù con un vizio: l'ingiustizia) è diviso in tre ordini: nel primo e secondo è rappresentata la Storia della Vergine e di Gesù; nel terzo la Vita del Santo e alcuni miracoli da Lui operati. Chi abbia visitato le numerose chiese italiane, affrescate dai discepoli di Giotto, troverà in queste pitture i caratteri della sua maniera migliore.

Quando il lampadario in ferro battuto diffonde nella ca****la fasci di luce elettrica, si dischiude, agli occhi dei visitatori, un lembo di paradiso e dopo avere contemplato tanta e così insigne bellezza, sorge al labbro spontanea una benedizione a quella mano anonima, che, in pieno medioevo, ha rappresentate, con arte si perfetta, queste meraviglie: opere che sono creazioni spontanee, che hanno l'apparenza della vita, una fresca ingenuità, eseguite da un artista che possedeva una squisita sensibilità pittorica. Tutti i secoli si sono ispirati e s'ispireranno ancora a questo esemplare; ma resterà per sempre al Santo di Tolentino la gloria di avere suggerito questo capolavoro, sbocciato agli albori dell' arte italiana e che mai potrà essere superato. Nel mezzo di questa ca****la, sorge, oggetto di ammirazione e lì continue preghiere, un sarcofago di travertino, di bellissimo intaglio e policromato, che nel 1474 Pietro, della nobile famiglia Mellini, avvocato romano, devotissime al Santo, memore e riconoscente per grazie ricevute, donò ai Padri Agostiniani, lavorato con l'arte piena di grazia e di armonia del Risorgimento da scolari di Agostino di Duccio, perchè accogliesse il corpo miracoloso, il giorno che fosse rinvenuto; sopra questo sarcofago si eleva una statua del Santo, Dure in pietra, di buona scuola veneta. Dal Cappellone si accede nella sagrestia, antica sala capitolare; la volta fu decorata nel 1786 dal Costanzi, di Macerata.

IL CHIOSTRO
Il tempo in cui sorse ed il suo autore sono ignoti. In più epoche fu eretto questo chiostro romanico, e probabilmente è anteriore alla prima chiesa, fondata nel 1284. Ha gli archi ribassati e sorretti da colonne o da pilastri ottagonali o polistili, disposti senza ordine, grossi e bassi, in laterizi, con capitelli e basi in pietra. Nell'intradosso degli archetti trovansi interessanti maioliche coeve. Le pareti sono adorne di una fantasiosa decorazione, con quadri dei fatti più importanti della vita di San Nicola; opere di Giovanni Anastasi da Sinigaliia, e, per la parte decorativa, del bolognese Agostino Orsini. Dal Chiostro si osservi il fianco destro trecentesco della chiesa cd il grazioso campanile gotico. Qui, sotto queste arcate, passeggiava, pregando, il Santo, uscendo dalla cella, ora convertita in oratorio. In questa stanzuccia, attigua al Chiostro, mori San Nicola; nella parete di fronte all'ingresso sono degne di menzione due caratteristiche pitture del sec. XVI, rappresentanti San Nicola pregante e il Santo percosso dal demonio.

IL RITROVAMENTO DEL CORPO DEL SANTO
I Reverendi Padri Agostiniani, benemeriti e gelosi custodi del Santuario, grazie all'appoggio delle Autorità religiose e civili, nel 1926 poterono iniziare i lavori per il raggiungimento di un loro agognato desiderio: il ritrovamento del corpo del Santo che una costante tradizione e ì documenti dicevano sepolto nel Cappellone, dopo il sacrilego taglio delle braccia; ma il punto preciso Io si ignorava. Nel febbraio di detto anno, incominciati i lavori, rimossa l'arca marmorea e la statua del Santo, sotto l'arca stessa, alla profondità di circa due metri, fu rinvenuta una antica tomba contenente dei resti mortali ed alcune monete. Appena compiuti gli scavi, fu dato inizio al processo canonico, che, dopo lunghi ed accurati studi, perizie e testimonianze, e sapiente esame di documenti, si è chiuso il 26 luglio 1928, nel qual giorno monsignor Luigi Ferretti, vescovo della diocesi di Macerata e Tolentino, lesso al Tribunale speciale la sentenza con la quale si dichiarava appartenere la tomba ed i resti rinvenuti al grande Taumaturgo.

Nel 1932 fu emessa della sentenza da parte della Sacra Congregazione dei Riti che confermò il corpo di San Nicola e fu edificata sotto al Cappellone l'artistica cripta dall'architetto Arnolfo Bizzarri, di Ancona, nella quale sono custodite le sante reliquie. Così la insigne basilica, fu accresciuta del più ambito tesoro, vedendo aumentato il suo splendore per la gloria del Taumaturgo; questa Basilica alla quale il Vecchio Piceno, l'Italia, il Mondo intero guarda come ad una delle principali mete spirituali ed ideali, dove è dolce raccogliersi nella preghiera, per vincere le aspre lotte della vita, per sublimare nella Fede l'anima nostra.

San Nicola da Tolentino- preghiera e vita.  Preghiera a San Nicola da Tolentino  🙏Glorioso taumaturgo San Nicola, che na...
10/09/2026

San Nicola da Tolentino- preghiera e vita.


Preghiera a San Nicola da Tolentino

🙏Glorioso taumaturgo San Nicola, che nato per intercessione del grande Santo di Bari, non solo ne hai portato il nome, ma ne hai imitato le sue virtù, eccoci davanti a te per invocare la tua intercessione.di essere fedeli a Gesù Cristo, alla Santa Chiesa e al Santo Padre; fa che nei momenti difficili la Chiesa sia luce per gli uomini e li conduca alla via del vero e del bene. Continua ad intercedere per le anime del Purgatorio e fa che noi non le dimentichiamo, non solo per rendere vivo il nostro suffragio, ma per avere ben presente che anche noi dobbiamo desiderare questa comunione piena con il Signore. Guidaci sulla via del bene e rendici capaci di fare spazio a Gesù nella nostra vita, affinché ciò che ti chiediamo sia in comunione con la volontà del Padre e assieme a Te e alle anime dei fratelli che ci hanno preceduto, possiamo godere della gloria del Paradiso. Amen

SAN NICOLA DA TOLENTINO

Castel Sant’Angelo (ora Sant’Angelo in Pontano, Macerata), 1245 - Tolentino (Macerata), 10 settembre 1305

Nacque nel 1245 a Castel Sant'Angelo in Pontano nella diocesi di Fermo. A 14 anni entrò fra gli eremitani di sant'Agostino di Castel Sant'Angelo come oblato, cioè ancora senza obblighi e voti. Più tardi entrò nell'ordine e nel 1274 venne ordinato sacerdote a Cingoli. La comunità agostiniana di Tolentino diventò la sua «casa madre» e suo campo di lavoro il territorio marchigiano con i vari conventi dell'Ordine, che lo accoglievano nell'itinerario di predicatore. Dedicava buona parte della sua giornata a lunghe preghiere e digiuni. Un asceta che diffondeva sorriso, un penitente che metteva allegria. Lo sentivano predicare, lo ascoltavano in confessione o negli incontri occasionali, ed era sempre così: veniva da otto-dieci ore di preghiera, dal digiuno a pane e acqua, ma aveva parole che spargevano sorriso. Molti venivano da lontano a confessargli ogni sorta di misfatti, e andavano via arricchiti dalla sua fiducia gioiosa. Sempre accompagnato da voci di miracoli, nel 1275 si stabilì a Tolentino dove resterà fino alla morte il 10 settembre 1305.

La devozione di S. Nicola nel mondo è stata sempre legata al segno dei panini benedetti che egli aveva mangiato dietro suggerimento della Madonna e ne aveva sperimentato l'efficacia guarendo repentinamente da una malattia mortale. E' il patrono delle anime del Purgatorio, della Chiesa universale nei problemi riguardanti l'ecumenismo; e inoltre è efficacemente invocato dalle puerpere, sulle difficoltà dell'infanzia e dello sviluppo e in genere in ogni difficoltà.

Aneddoti della vita di San Nicola da TolentinoI panini benedetti: San Nicola, gravemente malato, fu guarito dopo che la ...
10/09/2026

Aneddoti della vita di San Nicola da Tolentino

I panini benedetti: San Nicola, gravemente malato, fu guarito dopo che la Vergine Maria gli apparve e gli disse di chiedere un pane in carità. Mangiandolo, intinto nell'acqua, grazie alla sua intercessione, riacquistò la salute. Da quel momento, iniziò a distribuire pane benedetto ai malati, incoraggiandoli a confidare nella protezione della Vergine per guarire. Questo diede origine al rito dei "Panini benedetti", che la Chiesa ha istituito con una benedizione speciale riservata all'Ordine Agostiniano.

Devozione nei luoghi natali: La tradizione popolare ha conservato molti racconti legati alla giovinezza di San Nicola, mantenendo viva una forte devozione nei suoi confronti, specialmente nel suo paese natale, Sant'Angelo in Pontano.

Il miracolo delle mura di San Ginesio: Durante il suo viaggio verso Tolentino, San Nicola fermò miracolosamente il crollo di una parte delle mura di San Ginesio imponendo le mani. Queste mura rimangono tuttora intatte, secondo la tradizione.

Il miracolo del sole: Nel tragitto verso il convento, trovandosi in ritardo, San Nicola fermò il sole fino a quando non giunse a destinazione, un episodio che richiama il miracolo di Giosuè. Questo spiega anche alcune raffigurazioni del santo con il sole.

Il ponte del diavolo: Un architetto fece un patto con il diavolo per completare il ponte di Tolentino, ma, pentito, si rivolse a San Nicola. Il santo benedisse il ponte e fece attraversare un cane al posto del primo uomo, ingannando così il diavolo, che infuriato tentò invano di distruggere il ponte.

I petali di rose: San Nicola portava cibo ai mendicanti nascondendolo nelle maniche della sua tunica. Quando i suoi superiori lo fermarono, rispose che trasportava "petali di rose", e dalle sue maniche caddero effettivamente petali di fiori, dimostrando la sua santità.

Le fontanelle di San Nicola: Durante i suoi cammini, San Nicola fece sgorgare un pozzo per abbeverarsi in una zona di campagna vicino a Sant'Angelo. Si racconta che queste fontanelle smettano di sgorgare se un animale vi beve, fino a quando non vengono benedette nuovamente da un sacerdote.

Il bambino resuscitato: Si racconta che una vedova di Empoli non avesse denaro per sfamare i due figli. Un signore le offrì del denaro sotto la condizione che assecondasse i suoi desideri amorosi. Ella non volle cedere nonostante la situazione diventasse drammatica per i figli che erano ormai per morire. Avendo un’immagine di S. Nicola in casa, gli si rivolse implorando un suo intervento perché uno dei bambini era morto. Nicola apparve sull’uscio della casa con un sacchetto di pani. La donna ne prese uno e, avendolo accostato alla bocca del figlio, lo riportò in vita. Poi in fondo al sacchetto trovò del denaro che le permise di sopravvivere alla carestia che dilagava nel territorio. La storia del miracolo ebbe grande diffusione. Perciò viene spesso rappresentato con i pani che richiamano il miracolo.

Il miracolo delle pernici: Gravemente malato, a San Nicola furono servite due pernici cotte arrosto affinché si nutrisse. Tuttavia, con un gesto di compassione, il santo fece il segno della croce e miracolosamente riportò in vita le pernici, che si alzarono in volo e si allontanarono. Questo evento è stato immortalato in un dipinto di Luca Giordano, dove i frati, stupefatti, assistono al miracolo intorno al capezzale del santo, mentre egli ha una visione di Maria e Gesù.

Giovedì 10 settembre la chiesa celebra la memoria di San Nicola da Tolentino San Nicola da TolentinotitoloSacerdotenasci...
10/09/2026

Giovedì 10 settembre la chiesa celebra la memoria di San Nicola da Tolentino

San Nicola da Tolentino

titolo
Sacerdote

nascita
1245
Sant'Angelo in Pontano, Macerata

morte
10 settembre 1305
Tolentino, Marche

ricorrenza
10 settembre

AGIOGRAFIA
I suoi genitori, pii cristiani e senza figli, fecero un pellegrinaggio a S. Nicola di Bari per ottenere di avere un figliuolo. E l'anno 1245 a S. Angelo, presso. Fermo, nasceva loro il piccolo Nicola, così chiamato in ossequio al Santo pugliese.

Fin dai primi anni ebbero cura di infondergli sentimenti cristiani, e Nicola crebbe buono, ubbidiente, mortificato: lo Spirito Santo lavorava in quell'anima innocente; più volte occorse ritrarlo dalla preghiera e frenarlo nella mortificazione e nella liberalità verso i poveri.

Assisteva e serviva volentieri la S. Messa; ascoltava la parola di Dio e studiava le cose sacre.

Quando incominciò a studiare fece rapidi progressi nella scienza, onde i genitori gli provvidero un canonicato nella chiesa del SS. Salvatore a Tolentino. Un giorno nella chiesa, udì un religioso di S. Agostino che predicava sulla vanità del mondo e ripeteva quel passo del Vangelo:
« Cosa giova all'uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde l'anima sua? » e l'altro: « Chi vuol essere mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua ». Nicola non attese altro: subito fece domanda di essere ammesso tra i figli di S. Agostino in quella città. Fu accettato, prese l'abito religioso, e dopo un anno di noviziato si consacrò al Signore mediante i santi voti religiosi: aveva 18 anni. Nel convento riconfermò il proposito che fin da piccolo si era prefisso: rinnegare se stesso. Perciò si stimava l'ultimo dei fratelli e cercava sempre gli uffici più umili, contento quando poteva eseguire la volontà altrui, e rinunziare alla sua, Durante gli studi fu mandato in vari conventi del suo Ordine e a Cingoli fu ordinato sacerdote.

Di qui comincia una nuova era per il nostro Santo. Quando si trovava all'altare, la sua faccia si infiammava d'amore e abbondanti lacrime sgorgavano dai suoi occhi. Le segrete comunicazioni della sua anima con Dio all'altare ed al confessionale gli facevano gustare anticipatamente le delizie della beatitudine celeste. Più tardi si recò a Tolentino ove passò i suoi ultimi anni. Predicava quasi tutti i giorni e le sue prediche producevano frutti meravigliosi. Nessuno poteva resistere alla forza e alla dolcezza dei suoi discorsi sia pubblici che privati. L'amore che portava a Dio infiammava talmente il suo cuore che sovente fu visto piangere sul pulpito.

Fu favorito di doni celesti ed operò molti miracoli. Nel 1305, il 10 settembre, dopo essere stato tribolato da una lunga malattia, morì all'età di 60 anni, pieno di virtù e di meriti.

PRATICA. Facciamo bene oggi i nostri doveri religiosi.

PREGHIERA. O Signore, che vi degnaste chiamare alla santità il vostro servo Nicola, fate che anche noi, obbedendo alla vostra volontà, possiamo entrare nella gloria del Paradiso.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Tolentino nelle Marche, san Nicola, sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, che, dedito a una severa astinenza e assiduo nella preghiera, fu severo con se stesso, ma clemente con gli altri, e spesso imponeva a sé le penitenze altrui.

Indirizzo

Siderno

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