01/05/2026
𝗠𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢, 𝗙𝗟𝗢𝗥𝗔𝗟𝗜𝗔 𝗘 𝗜 𝗙𝗨𝗢𝗖𝗛𝗜 𝗗𝗜 𝗕𝗘𝗟𝗧𝗔𝗡𝗘
Arriviamo dunque al mese di Maggio, mese ambivalente, le cui feste sono a cavallo tra la vita e la morte; l'esuberanza della Natura è ora possente, dirompente, al punto da essere quasi nefasta...𝗶𝗹 𝘃𝗲𝗹𝗲𝗻𝗼 𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝘂𝗿𝗮, 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗿𝘁𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗻𝗮𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮, 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗹𝗮𝘁𝘁𝗶𝗮 𝗲 𝗶𝗹 𝗳𝗮𝗿𝗺𝗮𝗰𝗼, 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝗱𝗮 𝗲𝗱 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗲𝗱𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲...
Il mese si apre sfumando gradualmente dai Fasti del mese di Aprile, senza una cesura netta: cominciano infatti ad Aprile i Floralia, feste gioiose legate a Flora, Dea primaverile della rinascita e terminano nei primi giorni di Maggio.
La teologia di Flora, Flusai Keriai, figlia di Cerere, presente fin dai tempi più antichi nel culto delle popolazioni italiche, non si esaurisce soltanto nell'ambito orizzontale e naturalistico.
Agli antichi romano-italici non sfuggì il parallelismo tra questa arcaica vergine esperide e Persefone-Proserpina, la figlia di Demetra, che "muore" in Autunno e rinasce in Primavera.
La rinascita di Flora, ogni anno, sempre verde, sempre fiorente, sempre luminosa, ci ricorda, per analogia, la rinascita dell'anima individuale e dell'Anima Mundi, ciclo dopo ciclo, e il ciclo di nascita-vecchiaia-morte e rinascita delle civiltà.
Non a caso Flora è patrona di città come Firenze (Florentia) e della stessa Bisanzio (attuale Istanbul), come augurio di eternità e di ri-affermazione del principio di Roma.
Flora è anche connessa, in un qualche modo, al Nome Segreto di Roma che, in ogni caso, rimane misterioso.
Sfuggirà a pochi il paragone — calendariale e nella gioia primaverile delle celebrazioni — tra i Floralia e le feste popolari del Calendimaggio, che traggono le loro origini, perlomeno in ambito celto-latino, dalla festa ur-celtica conosciuta con il nome irlandese di "Beltane", da Belenos, "lo Splendente", divinità pan-gallica identificata nel periodo gallo-romano con il dio Apollo; lungi dall'essere una divinità lontana da Hesperia, questo dio, connesso alla guarigione, al fuoco, al ribollire delle sorgenti termali ed, in ultimo, anche al Sole stesso, era molto venerato fino in epoca molto tarda nella Gallia Cisalpina e nella città di Aquileia, di cui è il patrono.
A Belenos si associa la dea Sirona, Đirona o Tsirona, portatrice di serpente, il cui nome significa, in gallico, "Signora delle Stelle", "la Stellare"; sappiamo dalla sua iconografia che ella fu grandemente interpretata, nel periodo gallo-romano, con Salus, dea della salute e compagna di Asclepio, figlio di Apollo.
A lei sono probabilmente riconducibili gli appellativi di Bormana, "la ribollente", associata a Bormanus, e Damona, appellativo che si associa alla Bianca Giovenca delle Acque molto cara alla tradizione celtica.
Non è difficile, nella tradizione Romana, associarla anche agli aspetti segreti di Bona Dea, nome con cui si intendeva Fauna per non nominarla al di fuori dei suoi Misteri, che in Roma venivano celebrati proprio alle Calende di Maggio dalle matrone delle più antiche famiglie patrizie, secondo un culto privato e segreto, a cui nessun uomo poteva assistere, ma ‘a beneficio della Res Publica’.
La continuazione del mese di Maggio, nella tradizione più strettamente romana, è quella, però, di un mese di natura infera e selvaggia: vi cadono i Lemuria, vale a dire le notti in cui i morti insoddisfatti visitano le dimore dei vivi e in cui i capifamiglia devono esorcizzarli per il bene di tutta la comunità, gettando loro delle fave nere e suonando oggetti di bronzo, il tutto recitando un’antica formula rimasta invariata nei secoli.
Ancor oggi, in alcune remote zone appenniniche, si usa cantare e fare offerte affinché le “anime meschine” trovino la pace e, nelle altre zone europee, vi sono gli echi di tradizioni simili, come le leggende riguardanti la notte di Valpurga.
Per questa ragione, il Maggio inoltrato è un periodo povero in fatto di Feste e, presso i Romani, erano vietati i matrimoni.
(Immagine e parte dei testi tratti da una precedente edizione dell'Almanacco dei Fasti Hesperiani. Per ordinare una delle ultimissime copie rimaste dell'Almanacco di quest'anno, scriveteci un messaggio privato).