16/05/2026
COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 17 MAGGIO 2026
Dire che Gesù “ascende al cielo” e va al Padre significa che è presente in modo nuovo nel mondo, che è più presente ora di quando viveva in Palestina duemila anni fa. Non “Gesù esce dalla realtà”, ma “Gesù che va nella profondità della realtà”.
A questo proposito la lettera agli Efesini si spinge a dire che il Signore è asceso al cielo per riempire di sé tutte le cose. Quel Gesù che camminava nelle strade della Palestina, che faceva i miracoli e diceva cose per cui la gente rimaneva a bocca aperta, è vivo, presente oggi e si fa compagno di strada di ogni essere umano, si china sulle ferite di ciascuno. Cristo c’è nelle nostre vite, nelle nostre città, nelle nostre case. Lì dove gli uomini vivono, soffrono, sperano, lottano per una vita migliore, una vita degna e piena di senso. Lì Cristo c’è. C’è quando stiamo bene e quando stiamo male, c’è anche quando sbagliamo, quando facciamo esperienza del fallimento. C’è soprattutto nel nostro stare insieme nel suo nome, nel provare a volerci bene e a vivere come lui ci ha insegnato.
Potremmo dire tutto questo anche in altri termini: Gesù Cristo è il Signore della vita e del mondo: Gesù è al di sopra di tutte quelle forze che ci dominano: i nostri idoli, le cose in cui riponiamo le speranze, le situazioni o le persone che ci opprimono, le circostanze negative che viviamo. È lui il vero Signore e perciò possiamo e dobbiamo fidarci di lui.
Tutto questo è detto benissimo nel Vangelo: “A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Sono con voi: non “quando andate in chiesa, quando pregate, quando siete degni di me”, ma sempre.
Don Davide Meloni