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21/05/2026
COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 17 MAGGIO 2026Dire che Gesù “ascende al cielo” e va al Padre significa che è presente in...
16/05/2026

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 17 MAGGIO 2026
Dire che Gesù “ascende al cielo” e va al Padre significa che è presente in modo nuovo nel mondo, che è più presente ora di quando viveva in Palestina duemila anni fa. Non “Gesù esce dalla realtà”, ma “Gesù che va nella profondità della realtà”.
A questo proposito la lettera agli Efesini si spinge a dire che il Signore è asceso al cielo per riempire di sé tutte le cose. Quel Gesù che camminava nelle strade della Palestina, che faceva i miracoli e diceva cose per cui la gente rimaneva a bocca aperta, è vivo, presente oggi e si fa compagno di strada di ogni essere umano, si china sulle ferite di ciascuno. Cristo c’è nelle nostre vite, nelle nostre città, nelle nostre case. Lì dove gli uomini vivono, soffrono, sperano, lottano per una vita migliore, una vita degna e piena di senso. Lì Cristo c’è. C’è quando stiamo bene e quando stiamo male, c’è anche quando sbagliamo, quando facciamo esperienza del fallimento. C’è soprattutto nel nostro stare insieme nel suo nome, nel provare a volerci bene e a vivere come lui ci ha insegnato.
Potremmo dire tutto questo anche in altri termini: Gesù Cristo è il Signore della vita e del mondo: Gesù è al di sopra di tutte quelle forze che ci dominano: i nostri idoli, le cose in cui riponiamo le speranze, le situazioni o le persone che ci opprimono, le circostanze negative che viviamo. È lui il vero Signore e perciò possiamo e dobbiamo fidarci di lui.
Tutto questo è detto benissimo nel Vangelo: “A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Sono con voi: non “quando andate in chiesa, quando pregate, quando siete degni di me”, ma sempre.
Don Davide Meloni

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 10 MAGGIO 2026Il brano del vangelo, tratto dai discorsi di Gesù ai suoi prima di morire,...
10/05/2026

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 10 MAGGIO 2026
Il brano del vangelo, tratto dai discorsi di Gesù ai suoi prima di morire, è tutto un provare a dire l’indicibile: la presenza di Dio stesso nel profondo di ciascuno di noi. Come possiamo infatti dire che Cristo è la verità, che ciò che lui ha insegnato non è solo una dottrina affascinante e carica di indicazioni utili per la vita, ma la verità ultima e definitiva che Dio ci ha voluto rivelare, per quanto inesauribile e sempre misteriosa? Solo se facciamo esperienza della vita stessa di Dio in noi. È una cosa immensa se ci riflettiamo.
Gesù parla a questo proposito dello Spirito che ricevono i credenti in lui. Trascurare il ruolo dello Spirito Santo equivale a non capire il cuore della vita cristiana. In questo dobbiamo tornare davvero al Nuovo Testamento, che ne parla in continuazione. Ci rendiamo così conto di ciò che i primi cristiani avevano ben chiaro: lo Spirito, quella che per noi è la persona della Trinità più incomprensibile, per loro era invece l’esperienza più immediata che facevano di Dio. È la realtà dello Spirito presente in noi che ci permette di fare esperienza di Cristo risorto, di vederlo con gli occhi della fede. Altrimenti Gesù rimane un uomo del passato e basta. Invece lo Spirito di Dio presente nei nostri cuori fa sì che Cristo sia un nostro contemporaneo e operi una profonda trasformazione della vita.
Dobbiamo ammettere che la Chiesa e la teologia per tanti secoli si sono quasi dimenticate dello Spirito Santo, lo hanno relegato a un ruolo marginale. Riscoprirne l’assoluta centralità è uno dei compiti che non possiamo più tralasciare se intendiamo vivere la fede nel mondo di oggi e comunicarla ai nostri fratelli uomini
Don Davide Meloni

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 3 MAGGIO 2026Le parole densissime che Gesù pronuncia nel vangelo di questa domenica sono...
03/05/2026

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 3 MAGGIO 2026
Le parole densissime che Gesù pronuncia nel vangelo di questa domenica sono tratte dal lunghissimo discorso dell’ultima cena. Poco prima di andare a morire Gesù prepara i suoi a una modalità nuova di rapporto con lui, diversa da quella che avevano vissuto negli anni precedenti. Lo fa insistendo sul fatto che il mistero della sua persona non può in alcun modo essere ridotto a quello di un grande uomo. Gesù è Dio stesso, è il Dio con noi.
Il passaggio in cui Gesù risponde a Filippo è da questo punto di vista molto prezioso. Alla richiesta di quest’ultimo “Signore, mostraci il Padre e ci basta” Gesù risponde: «Caro Filippo, non hai capito proprio nulla in tutti questi anni in cui hai condiviso la mia vita? Chi vede me vede il Padre». Dobbiamo ringraziare questo apostolo perché ci ha dato l’opportunità di udire dalla bocca stessa di Gesù quello che in fondo il vangelo ci mostra a più riprese: chi vede Gesù vede il volto stesso di Dio, vede il Padre.
Il vangelo ci dice che dobbiamo fissare lo sguardo su Gesù, sulla sua umanità, le sue parole, il modo che ha avuto di incontrare le persone, soprattutto chi aveva più bisogno della sua misericordia. Lì vediamo davvero chi è Dio. Se non fissiamo lo sguardo su Gesù prevalgono altre immagini di Dio, spesso poco rassicuranti.
Come incontrare oggi Gesù? Come fissare i nostri occhi sul suo volto? Immedesimandosi con i testi dei vangeli, certamente. Ma soprattutto nell’incontro con Gesù risorto presente nella comunità cristiana, nel suo popolo fatto da quelle pietre vive che siamo tutti noi.
Don Davide Meloni

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 26 APRILE 2026Una delle immagini più efficaci che troviamo nella Scrittura per descriver...
25/04/2026

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 26 APRILE 2026
Una delle immagini più efficaci che troviamo nella Scrittura per descrivere la condizione di noi esseri umani è quella della pecora che si perde. Ne troviamo traccia in diversi passaggi del vangelo e anche nella seconda lettura di questa domenica tratta dalla Prima lettera di Pietro: «Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime». Basta un po’ di onestà per riconoscere che tante volte viviamo senza una bussola, ci smarriamo nelle circostanze senza riuscire a cogliere il senso di quello che succede in noi e attorno a noi e ci affidiamo a persone, stili di vita e visioni del mondo che ci lasciano ancora più vuoti e perduti.
Il Signore non si scandalizza di questo e non ci abbandona alla nostra inconsistenza ma viene a cercarci. Il vangelo di questa domenica descrive proprio questa estrema considerazione dentro cui la nostra vita esiste e si muove. Con le immagini di Gesù porta delle pecore e buon pastore l’evangelista Giovanni vuole restituirci alla nostra vera identità. Siamo pecore che si perdono, spesso finiamo sotto l’influenza di cattivi pastori che altro non si rivelano che ladri e briganti. Gesù però non si dimentica di noi. Ci conosce uno per uno, ci ama e continua a spendersi perché possiamo avere la vita in abbondanza.
Tra le mille voci e proposte che ogni giorno entrano nel nostro orizzonte, impariamo a riconoscere la sua voce di pastore che ci chiama a uscire dal recinto delle nostre schiavitù per andare negli spazi aperti dove, insieme a lui, sperimentare la vera libertà.
Don Davide Meloni

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 19 APRILE 2026La presenza di Gesù risorto permette di vedere la realtà in un modo nuovo....
18/04/2026

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 19 APRILE 2026
La presenza di Gesù risorto permette di vedere la realtà in un modo nuovo. Diventa così possibile attraversare la vita, spesso drammatica, con uno sguardo che permette di non soccombere di fronte al male e alla morte.
È ciò che capita ai due discepoli di Emmaus. Tutto in loro sembra desolazione e sconfitta, a cominciare dal fatto che stanno lasciando Gerusalemme, luogo in cui sono accaduti i fatti che hanno sconvolto i primi discepoli di Gesù e dove al momento in cui si svolge l’episodio si trovano coloro che avevano seguito Gesù. In questo andarsene c’è tutto il sapore di una disfatta, di una delusione profonda che si è impossessata di loro.
Sarà solo la presenza di Gesù a ribaltare la situazione. Il Signore comincia a camminare con loro e dapprima finge di non sapere nulla dell’accaduto, poi spiega loro, attraverso le Scritture, che ciò che è successo non è una tragica fatalità ma il realizzarsi del piano di salvezza di Dio. Solo allora una luce comincia a brillare nuovamente nei cuori dei due discepoli. I fatti restano gli stessi: Gesù è morto in croce e la sua vicenda umana sembra finita, ma cambia l’interpretazione del fatto. Gesù fa capire loro che qualcosa che sembra solo morte e che appare la fine di tutto in realtà è un nuovo inizio e nasconde una profonda positività.
Abbiamo bisogno anche noi di questo. Tante volte cediamo alla delusione e allo sconforto di fronte alle cose che accadono nel mondo, nella Chiesa, nelle nostre vite. Chiediamo che il Signore risorto si affianchi a noi e ci insegni ad accogliere il suo punto di vista sulle cose.
Don Davide Meloni

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