L'Associazione Salesiani Cooperatori
La nascita dei Salesiani Cooperatori risale alle origini stesse del progetto apostolico di don Bosco a favore dei ragazzi poveri e abbandonati, quell’Opera degli Oratori nella quale egli coinvolge sin dagli inizi, a Torino, uomini e donne di diversa estrazione . L’Associazione dei Cooperatori è uno dei Gruppi della Famiglia Salesiana. Apporta alla Famiglia sa
lesiana i valori specifici della sua condizione secolare, nel rispetto dell’identità e autonomia proprie di ogni Gruppo. Vive in particolare rapporto di comunione con la Società Salesiana, che per volontà del Fondatore, ha nella Famiglia uno specifico ruolo di responsabilità. I Salesiani Cooperatori intendono vivere il Vangelo alla scuola di San Giovanni Bosco. Sono nati dall’invito che, fin dalle prime origini, egli fece a laici, uomini e donne, e a membri del clero diocesano, di "cooperare" alla sua missione di salvezza dei giovani, soprattutto di quelli poveri e abbandonati. Secondo il pensiero di Don Bosco il Cooperatore realizza il suo apostolato, in primo luogo negli impegni quotidiani. Per questo tende ad attuare, nelle ordinarie condizioni di vita l’ideale evangelico dell’amore a Dio e al prossimo. Lo fa animato dallo spirito salesiano e portando ovunque un’attenzione privilegiata alla gioventù bisognosa. Ambiti di impegno del Cooperatore sono principalmente la famiglia, l’ambiente di vita e di lavoro, la realtà sociale. In particolare l’attività del Cooperatore si svolge nelle diverse strutture in cui la condizione secolare offre maggiori possibilità di inserimento:
in quelle civili, culturali, socio-economiche e politiche, in particolare quando incidono fortemente sull’educazione della gioventù e sulla vita delle famiglie;
in quelle ecclesiali, offrendo responsabilmente la collaborazione "ai vescovi e ai parroci" specialmente nelle comunità parrocchiali;
in quelle animate dai Salesiani di Don Bosco, dalle Figlie di Maria Ausiliatrice od a altri Gruppi della Famiglia salesiana, specialmente negli Oratori, nei Centri Giovanili e nella Scuola. La storia
La nascita dei Salesiani Cooperatori risale alle origini stesse del progetto apostolico di don Bosco a favore dei ragazzi poveri e abbandonati, quell’Opera degli Oratori nella quale egli coinvolge sin dagli inizi, a Torino, uomini e donne molto diversi e a volte lontani tra loro, che vi collaborano ciascuno nella misura delle proprie possibilità. Ampliando la sua opera, egli si rende conto non solo del crescente bisogno di cooperatori (anche sacerdoti, ma soprattutto laici) legati alla missione salesiana, ma della necessità di unirli in un’associazione per dare maggior forza alla loro azione. In un primo momento, li concepisce come “Salesiani esterni” della Congregazione di San Francesco di Sales, fissandone la configurazione giuridica in alcuni articoli delle Costituzioni. Ma, il rifiuto della Santa Sede lo induce a organizzarli nella Pia Unione dei Cooperatori Salesiani (l’attuale ASC) con un proprio Regolamento, approvato da Pio IX nel 1876. Cresciuti rapidamente in numero, con la loro fattiva partecipazione essi rendono possibile la nascita e lo sviluppo di laboratori di arti e mestieri, società di mutuo soccorso, colonie agricole, tipografie, scuole diurne e serali, oratori, ospizi, missioni e orfanotrofi. Nel 1895, il 1° Congresso internazionale dei Cooperatori sancisce il loro impegno a contribuire alla soluzione dei grandi problemi sociali generati dall’avvento dell’industria. Un’azione, ispirata a quegli ideali di libertà, giustizia e fraternità che sono in sé valori cristiani, che continua a tutt’oggi a livello di strutture economiche, scolastiche, sociali, politiche e mass-mediali. L'identità
Il Regolamento di Vita Apostolica redatto nel 1986, che nella fedeltà alle intenzioni del Fondatore recepisce il magistero del Concilio Vaticano II, delinea l’identità dei Cooperatori come persone umanamente mature; cristiani di fede viva e convinta; laici consapevoli della propria vocazione di battezzati chiamati a partecipare alla missione della Chiesa nel mondo; salesiani autentici che perseguono la santità condividendo e portando ovunque quella sollecitudine educativa che è prerogativa del progetto apostolico di don Bosco. Elemento fondante della loro esperienza di fede e del loro modo di essere e di agire è la “salesianità”, ossia il patrimonio di valori spirituali e pedagogici lasciato in eredità da don Bosco e da madre Maria Domenica Mazzarello (co-fondatrice, insieme a don Bosco, dell’Istituto di Maria Ausiliatrice), che li porta a privilegiare i seguenti campi di azione: la famiglia, per favorirne la crescita come comunità di persone fondata sull’amore e su relazioni educative; la scuola e le strutture educative, dove curare la formazione integrale dei giovani mediante una pedagogia di impronta salesiana; i centri giovanili, nei quali promuovere l’impiego sano e creativo del tempo libero, aperto a valori quali l’amicizia, la solidarietà, l’impegno per gli altri; la parrocchia e l’oratorio, dove collaborare all’animazione di gruppi giovanili coniugando educazione ed evangelizzazione; la comunicazione sociale, che crea cultura e diffonde modelli di vita tra il popolo, per portare nel mondo dei mass media l’amore della verità, la preoccupazione educativa, l’opzione per i messaggi positivi; la politica, i servizi sociali, il volontariato, per rendere le istituzioni più attente al bene comune, ai giovani, alla dimensione preventiva nella soluzione dei problemi; il mondo del lavoro, per testimoniare e promuovere un’etica del servizio, solidarietà con i più deboli e attenzione ai bisogni dei disoccupati, superando logiche di puro efficientismo economico.