18/01/2021
🚨 : COSA AVREBBE DETTO MARTIN LUTHER KING JR. SE FOSSE VISSUTO OGGI?
Contributo di Mimmo D'Elia per il Martin Luther King Day
Ogni anno, il terzo lunedì di gennaio, l'America onora la nascita, la vita e il sogno del dottor Martin Luther King, Jr.
Poiché si tratta di una festa federale, non solo le scuole e le biblioteche sono chiuse, ma anche la maggior parte degli uffici federali e statali, ivi inclusa la consegna della posta che è sospesa durante il Martin Luther King, Jr. Day.
Nel 2019, un sondaggio di Bloomberg Law ha mostrato che il 45% dei datori di lavoro concede a tutti o alla maggior parte dei dipendenti un giorno libero retribuito per il King Day. Questa percentuale è più che raddoppiata dal 1990, secondo il sondaggio.
Martin Luther King, Jr. Day è l'unica festa nazionale designata come giornata nazionale di servizio per incoraggiare tutti gli americani ad offrirsi volontari per migliorare le loro comunità civili e di fede, a detta del National & Community Service.
È il momento in cui si ricordano le ingiustizie che il dottor King ha combattuto. Un momento per ricordare la sua lotta per la libertà, l'uguaglianza e la dignità di tutte le razze e di tutti i popoli attraverso la nonviolenza.
In questa giornata di festa, di commemorazione, di ricordo e di impegno, la nostra pagina intende proporre ai propri follower e lettori qualcosa di diverso, rischioso in sé, ma che, ne siamo certi, potrà indurre alla riflessione, ai commenti, alla condivisione di idee e pensieri.
⦿ Cosa avrebbe detto King?
Se fosse ancora vivo, il Dr. M. L. King, Jr. avrebbe compiuto 92 anni. Se fosse ancora vivo, avrebbe sicuramente detto la sua sui recenti eventi che hanno caratterizzato la vita civile, politica, economica degli Stati Uniti nonché sulle persone, personaggi e leader protagonisti di questa travagliata fase di transizione.
Prendendo spunto dai suoi scritti, dai suoi appunti, dalle sue frasi rimaste celebri, immaginiamo, con il dovuto rispetto alla memoria della sua persona e con l’obiettivo di non stravolgerne, per quanto possibile, il proprio pensiero, i suoi commenti sull’attualità del suo amato paese.
⦿ Cosa avrebbe detto del presidente uscente Donald J. Trump?
I cristiani evangelici conservatori, fin dalle primarie del 2016, hanno visto nella figura di Donald J. Trump un novello Re Ciro, colui che, pur non essendo ebreo, pose fine alla cattività babilonese concedendo il ritorno in patria del popolo d’Israele. Molto probabilmente, King avrebbe avuto una diversa interpretazione.
Nei suoi appunti a commento del sermone del grande predicatore H. E. Fosdick, “Making the Best of a Bad Mess”, M. L. King così si esprime:
“Orgoglio di successo. Il nome del Re Uzzia (vedi II Libro delle Cronache 26: 1-23) fu conosciuto ovunque, perché era meravigliosamente aiutato, finché fu forte. Ma nel massimo della sua forza, il suo cuore lo condusse verso la propria distruzione. Il successo genera un senso di autosufficienza. Ma questo porta alla propria caduta”.
Nei tanti suoi scritti King insiste sul carattere mite, dialogante e unificante che un leader, politico o religioso che sia, dovrebbe avere e manifestare. Pur nella intransigenza delle proprie convinzioni e vedute, un leader dovrebbe mantenere la lucidità necessaria per conoscere il passato, capire il presente e guidare il futuro.
“Abbiamo bisogno di leader che non siano innamorati del denaro, ma della giustizia. Che non siano innamorati della pubblicità, ma dell' umanità.”
⦿ Cosa avrebbe detto di Joe Biden e Kamala Harris?
Nel suo famoso libro, “Where Do We Go from Here – Chaos or Community?”, il Dr. King sfida coloro che si definiscono bianchi liberal:
“E’ importante per il liberal vedere che la persona oppressa che si agita per i suoi diritti non è il creatore della tensione. Si limita a ti**re fuori la tensione nascosta che è già viva. La scorsa estate, quando abbiamo tenuto le nostre marce per il diritto alla casa a Chicago, molti dei nostri amici liberal bianchi hanno gridato con orrore e sgomento: .
Non potrei mai capire quella logica. Non si sono resi conto che l'odio e le ostilità erano già presenti in modo latente o inconscio. Le nostre marce li hanno semplicemente portati in superficie…. Il liberal bianco deve intensificare il suo sostegno alla giustizia razziale piuttosto che ridurlo…. La necessità di impegno è oggi più grande che mai”.
King avrebbe spronato Joe Biden in tal senso. Gli avrebbe ricordato il grandissimo sostegno datogli dagli afroamericani, la fiducia in lui riposta, le politiche di integrazione e valorizzazione che da promesse elettorali si trasformassero in leggi e atti concreti.
La vicepresidenza concessa a Kamala Harris lo avrebbe sicuramente reso felice e, allo stesso tempo, esigente nel richiedere alla sua correligionaria (Kamala Harris è cristiana evangelica battista come M. L. King) il massimo impegno e la massima responsabilità verso i più poveri, le minoranze etniche, i tanti alla ricerca di quella felicità, costituzionalmente sancita, e mai raggiunta.
⦿ Cosa avrebbe detto sul movimento Black Lives Matter?
Conscio dell’ingiustizia razziale e delle divisioni ed esacerbazioni che essa comporta, King, tuttavia, non ha mai appoggiato gruppi e movimenti violenti rivendicanti una sorta di nazionalismo nero in contrapposizione al suprematismo bianco, ancor meno manifestazioni con epiloghi tragici, con atti di vandalismo e di deliberati attacchi verso istituzioni e pubblici uffici statali o federali.
Sebbene King esitasse a criticare apertamente il movimento Black Power, il 14 novembre 1966 disse al suo staff che Black Power “era nato dal grembo della disperazione e della delusione. Black Power è un grido di dolore. È infatti una reazione al fallimento del White Power nel mantenere le promesse e nel farlo in fretta ... Il grido di Black Power è davvero un grido di dolore” (King, 14 novembre 1966).
Il giusto grido di dolore per la vicenda di George Floyd avrebbe visto King impegnato nella dura e senza sconti denuncia del sistema iniquo della polizia verso i neri e le minoranze etniche in generale avendo sempre come proprio faro illuminante la lotta nonviolenta.
⦿ Cosa avrebbe detto sulla pandemia da Covid-19?
King sarebbe stato in prima fila nella lotta contro la pandemia da Covid-19. Durante la conferenza stampa di Chicago tenutasi il 25 marzo 1966, in connessione con l’incontro annuale del Comitato medico per i diritti umani King si espresse sulla necessaria massiccia azione diretta per "elevare la coscienza della nazione" verso le cure mediche non ricevute o di standard inferiori nei confronti degli afroamericani.
Chiedendo azioni legali per costringere medici e ospedali a rispettare il Civil Rights Act, King e gli ufficiali del Comitato medico per i diritti umani accusarono l'American Medical Association (AMA) di una "cospirazione di inerzia" in materia di diritti civili.
In una conferenza stampa, prima del suo discorso alla riunione annuale del comitato, King dichiarò: “Siamo preoccupati per l'uso costante dei fondi federali per sostenere questa famigerata espressione di segregazione. Di tutte le forme di disuguaglianza, l'ingiustizia nella salute è la più scioccante e la più disumana perché spesso porta alla morte fisica.”
La pandemia da Covid-19 ha colpito duramente le comunità nere e i nativi americani. Le affermazioni di King risultano quindi quanto mai attuali. La evidente, e non ancora risolta, questione della diversità negli standard dell’assistenza e delle cure fornite nei confronti delle minoranze etniche è risultata palese nell’ultimo anno.
King si sarebbe certamente battuto per un’assistenza sanitaria egualitaria, un diritto umano e civile imprescindibile.
⦿ Cosa avrebbe detto della insurrezione e assalto a Capitol Hill?
King ha sempre combattuto il cosiddetto suprematismo bianco. Il Dr. King aveva compreso che il sistema della supremazia bianca aveva infiltrato ogni segmento della società.
Nonostante i successi del Civil Rights Act e del Voting Rights Act, era ben conscio che quest’ultimi non avevano minimamente intaccato le diseguaglianze economiche e sociali. “Mi dite dove risiede la giustizia nell’avere il diritto di sedersi in un ristorante e non avere la possibilità di potersi permettere neanche un hamburger?”
E King era conscio che il suprematismo era montato ad arte e cavalcato per fini politici, per garantire il potere di alcune classi di bianchi privilegiati.
Nella insurrezione a Capitol Hill avrebbe rivissuto tante pagine oscure del proprio passato: il suprematismo bianco che non accetta che ci siano scolari neri nelle classi dei bianchi, che non accetta studenti universitari neri, che non intende minimamente cedere un “grammo del proprio potere”, che non intende concedere l’alternanza democratica e la transizione pacifica.
Eppure, King, da buon Pastore, profeta della nonviolenza, premio Nobel per la Pace, avrebbe avuto parole di condanna sì ma anche di pacificazione verso gli insurrezionalisti bianchi profanatori del tempio della democrazia americana:
“La tenebra non può scacciare la tenebra: solo la luce può farlo. L'odio non può scacciare l'odio: solo l'amore può farlo. L'odio moltiplica l'odio, la violenza moltiplica la violenza, la durezza moltiplica la durezza, in una spirale discendente di distruzione.”
⦿ Cosa avrebbe detto del Reverendo Raphael Warnock?
King sarebbe stato contento dell’elezione a senatore dello Stato della Georgia del Pastore R. Warnock, uno dei suoi successori alla Ebenezer Baptist Church, la Chiesa Battista Ebenezer di Atlanta, la comunità di cui fu pastore, insieme al padre, negli anni Sessanta fino al suo assassinio.
King avrebbe quasi certamente ricordato a Warnock le parole di uno dei suoi sermoni pronunciato il 4 luglio 1965, nella stessa Ebenzer Church:
“Ora da quando i padri fondatori della nostra nazione hanno sognato questo sogno in tutta la sua magnificenza - per usare una parola grossa che usano gli psichiatri - l'America è stata una specie di personalità schizofrenica, tragicamente divisa contro se stessa.
Da una parte abbiamo professato con orgoglio i grandi principi della democrazia, ma dall'altra abbiamo purtroppo praticato l'esatto contrario di quei principi.
Ma ora più che mai, l'America è sfidata a realizzare il suo sogno, perché la forma del mondo oggi non consente alla nostra nazione il lusso di una democrazia anemica.
E il prezzo che l'America deve pagare per la continua oppressione dei neri e di altri gruppi minoritari è il prezzo della sua stessa distruzione".
Dal pulpito pastorale a quello senatoriale Warnock non deve far dimenticare i principi saldi della fede e della lotta contro le diseguaglianze. Il Pastore King avrebbe incoraggiato e spronato in tal senso il Pastore e senatore Warnock.
⦿ L'ultimo messaggio di Martin Luther King Jr. prima dell'assassinio
Nel concludere questo omaggio, nel giorno a lui dedicato, vorremmo terminare con le parole finali del suo ultimo messaggio in pubblico, il 3 aprile 1968, la sera prima di essere brutalmente assassinato.
Sono le parole profetiche di un leader che vede oltre, che sogna oltre, che intravede ciò che altri neanche s’immaginano:
“Bene, non so cosa mi succederà ora; abbiamo qualche giorno difficile davanti. Ma è veramente una cosa che non mi appartiene ora perché sono stato sulla cima della montagna.
E non mi preoccupo. Come ognuno, voglio vivere una lunga vita – che la longevità abbia il suo corso. Ma non sono preoccupato per questo ora. Voglio solo fare la volontà di Dio.
Ed Egli mi ha permesso di andare sulla montagna. E ho visto oltre e ho visto la Terra Promessa. Non posso andarci con voi ora. Ma voglio che voi sappiate stasera, che noi come popolo, avremo la Terra Promessa.
E così sono felice stasera, e non c’è niente che mi preoccupi; non ho paura di alcun uomo. I miei occhi hanno visto la gloria che verrà, la gloria del Signore".