Cristiano - Battista

Cristiano - Battista Cristiani Evangelici Battisti All’interno di questi si sviluppò nel tempo un’ala molto rigida, che prese il nome di “puritani”. Erano nate le chiese battiste.

Chi siamo

I Battisti, o più precisamente, le Chiese battiste, sono una confessione cristiana che emerge agli inizi del Seicento in Inghilterra, dal fermento inaugurato dalla Riforma protestante. Questo sconvolgimento teologico e storico aveva prodotto in Europa tre grandi famiglie confessionali: i luterani, gli anglicani e i calvinisti (“riformati” nel mondo francofono o “presbiteriani” nel mondo

anglofono). In Inghilterra era stata mantenuta la chiesa di Stato (anglicana), e vi si era insediata anche una minoranza agguerrita di presbiteriani. L’idea di chiesa prevalente in questi circoli era quella di natura nazionale, di cui le singole comunità sono parti. Fra questi puritani maturò una prima consapevolezza: la chiesa è innanzi tutto la comunità locale, la singola congregazione (da qui il nome “Congregazionalisti”), che si muove in sintonia con le altre chiese sorelle. Si sviluppò anche una seconda consapevolezza: la Chiesa deve essere separata dalla Chiesa anglicana, che è una Chiesa di Stato, quindi “asservita” alla corona (da qui il nome di separatisti). In questo fermento maturò anche un’ulteriore consapevolezza, sempre sollecitata e guidata dalla lettura biblica: non solo la centralità della congregazione locale, ma anche la sua autonomia. La singola chiesa locale era l’elemento ecclesiologico costitutivo, il dato di base. Il libero collegamento di varie chiese locali dava luogo ad un’Unione di chiese, non ad una Chiesa “nazionale”. Inoltre, la chiesa doveva essere formata da persone rigenerate dallo Spirito del Signore e consapevoli delle loro responsabilità nei confronti del Signore e della società. Da queste considerazione si sviluppa la riflessione che questo è possibile soltanto con il battesimo dei credenti (cioè di persone che confessano personalmente la propria fede e lo fanno con il battesimo per immersione, ritenuto l’unico corrispondente alle indicazioni del Nuovo Testamento). Quindi la riflessione sulla chiesa ha portato alla riscoperta del battesimo cristiano per immersione, come testimoniato nel Nuovo Testamento. Perché questo potesse avvenire era necessario un ulteriore passo: in una società in cui tutti i bambini erano battezzati appena nati, si poneva il problema dell’appartenenza (decisa da altri!) ad una chiesa. In paesi con religione di Stato, c’era un’identificazione molto rigida e “automatica” fra cittadini e membri di chiesa, con il risultato d’avere chiese territoriali, di massa, senza altra alternativa. Per rispondere a quest’esigenza i battisti rivendicarono la libertà di coscienza e la affermarono come uno dei loro principi distintivi. Questa nuova formazione ecclesiastica, pur mantenendo e riaffermando i grandi principi teologici della Riforma protestante, si contraddistingue dalle altre chiese “evangeliche” (questo è il nome collettivo che esse si davano, mentre “protestante” fu un nome dato dagli avversari con intento denigratorio, ma che ormai è entrato nell’uso) per alcuni principi di base, unici a quel momento:

la concezione della chiesa;
il battesimo dei credenti per immersione;
la libertà di coscienza;
la completa separazione fra Chiesa e Stato. Altre Chiese evangeliche, sorte in seguito, hanno ripreso questi principi e modificato alcuni aspetti teologici dell’eredità della Riforma protestante. Oggi, quindi, questi principi sono vissuti da molte chiese evangeliche, che ne condividono la portata e il significato. Costituiscono un patrimonio ideale e teologico comune. Quali sono i nodi che questi principi hanno cercato di sciogliere? Li esaminiamo brevemente.

1. La concezione della chiesa (tecnicamente: ecclesiologia) che i battisti hanno elaborato vede la singola comunità locale come dato fondamentale e irrinunciabile d’ogni discorso ecclesiologico. Ogni comunità locale è autonoma nel suo essere ed operare e liberamente si unisce con altre chiese consorelle a costituire Associazioni di zona e Unioni nazionali. Queste non sono dati che fondano la natura della chiesa, dimensioni della chiesa, ma strutture ecclesiastiche, spesso di tipo territoriale o “amministrativo”. I responsabili nominati nelle rispettive assemblee hanno carattere amministrativo e rappresentativo, non religioso. Ogni chiesa locale è autonoma e si autogoverna: del suo operato risponde responsabilmente soltanto al Signore e a se stessa, nel corso delle sue assemblee. Il fatto d’essere chiesa non deriva dal riconoscimento ufficiale di un terzo (sia esso un’autorità religiosa o statale), ma dalla propria consapevolezza dinanzi al Signore e alle altre chiese cristiane. Di solito questo avviene mediante la formulazione di una Confessione di fede, in cui sono enunciati i dati teologici che ne permettono l’identificazione. La chiesa è costituita da credenti confessanti e responsabili dinanzi al Signore e ai loro confratelli e consorelle.

2. Il battesimo per immersione dei credenti prevede che il battesimo avvenga in una forma specifica (per immersione totale del battezzato in acqua) e che il credente sia in grado di confessare responsabilmente e personalmente la sua fede (parlare di battesimo degli adulti è una semplificazione imprecisa). Lo schema teologico sotteso a questa concezione è che ogni persona, all’ascolto dell’annunzio dell’evangelo, vi dia la propria adesione in seguito alla conversione. Con il battesimo per immersione, il credente diventa parte del Corpo di Cristo, della chiesa locale. Questo è lo schema teologico e la prassi battesimale che si ricava direttamente dal Nuovo Testamento. Tutte le chiese cristiane che hanno questa prassi rivolgono una domanda alle chiese consorelle che praticano il battesimo dei fanciulli sulla legittimità e sul fondamento biblico-teologico della loro prassi battesimale.

3. La libertà di coscienza è diventato oggi un diritto inalienabile d’ogni persona. Assieme all’altro principio più generale della libertà religiosa, oggi caratterizzano il modo di pensare del mondo moderno. Il dato fondamentale che questo principio mette in evidenza è quello della libertà di agire in base alle proprie convinzioni più profonde. Questo principio trova la sua applicazione primaria in problematiche religiose, dove appunto è stato sollevato per la prima volta. Il dato che si vuole salvaguardare e riconoscere è se una persona ha o no il diritto di agire in base alle proprie convinzioni o se deve accettare supinamente le scelte altrui o agire in base a costrizioni esterne di vario genere. I battisti hanno rivendicato questo principio che permette ad ogni credente di aver parte nella chiesa che sente più vicina ai suoi convincimenti più profondi, sia per avvicinarsi al mondo battista, sia per avvicinare altre chiese e movimenti religiosi.

4. La separazione fra Chiesa e Stato è un altro dei principi che i battisti hanno rivendicato e che oggi si pone alla base di qualsiasi Stato laico. Prima di allora vigeva o il cesaropapismo (la chiesa prevaleva sullo Stato e ne determinava le leggi), oppure il giurisdizionalismo (lo Stato dettava le leggi per materie riguardanti l’ambito ecclesiastico). I battisti hanno ritenuto che le due realtà avessero ciascuna il proprio ambito di competenza e che nessuna dovesse prevalere sull’altra, che ci fosse una separazione netta dei due ambiti. Per questo sono conosciute di solito come “Chiese libere”. Per le materie di comune interesse, Stato e Chiesa devono trovare una soluzione equilibrata che tenga conto delle rispettive competenze, ma senza alcun’ingerenza reciproca. Nel tempo questo è diventato il principio base della laicità dello Stato, che garantisce a tutte le manifestazioni religiose di potersi esprimere e organizzare liberamente, fatto salvo il principio del rispetto dell’ordinamento statale. In conclusione: i battisti, che hanno le loro radici nella tradizione teologica della Riforma protestante del XVI secolo, e più direttamente nell’ala calvinista, hanno rivendicato posizioni specifiche e originali sia per quanto riguarda la concezione della chiesa e il battesimo dei credenti, sia per quanto riguarda il rapporto fra chiesa e Stato, battendosi in modo significativo per i principi della libertà di coscienza, della libertà religiosa e della separazione fra Chiesa e Stato, contribuendo così all’affermazione della laicità della Stato. Libere chiese in libero Stato.
[di Domenico Tomasetto, pastore emerito]

31/08/2025

«Fratelli miei, nella mia profonda delusione, ho pianto sulla debolezza della Chiesa!
Ma vi dico, quelle lacrime… non erano lacrime d’odio,
quelle lacrime erano lacrime d’amore!
Perché ascoltatemi bene: non c’è delusione profonda,
là dove non c’è amore profondo!»

M. L. King

23/05/2023
L’International Baptist Theological Study Center ad Amsterdam si occupa in particolare di storia e teologia anabattista/...
28/07/2022

L’International Baptist Theological Study Center ad Amsterdam si occupa in particolare di storia e teologia anabattista/battista, di missiologia e di teologia pratica.

Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia

Tommaso Manzon

IBTS -International Baptist Study centre

Tommaso Manzon, animatore giovanile delle chiese evangeliche milanesi, ha ricevuto l’incarico di ricercatore presso l’International Baptist Theological Study Center (Ibtsc) ad Amsterdam, centro europeo di formazione accademica della Federazione battista europea (Ebf), che un tempo aveva sede a P...

26/07/2021

🚨 : È MORTO ROBERT MOSES, STORICO ATTIVISTA PER I DIRITTI CIVILI.

È morto a 86 anni Robert Moses, storico attivista per i diritti civili e propugnatore dell'istruzione per le minoranze.

Moses, da attivista per i diritti civili ha subito percosse ed è stato incarcerato mentre guidava le campagne per la registrazione degli elettori neri nel sud degli Stati Uniti negli anni '60 e in seguito ha contribuito a migliorare l'istruzione delle minoranze in matematica.

Moses è nato ad Harlem, New York, il 23 gennaio 1935, due mesi dopo che tre persone furoo uccise e altre 60 rimasero ferite in una rivolta razziale nel quartiere. Suo nonno William Henry Moses era stato un importante Predicatore Battista del Sud e sostenitore di Marcus Garvey, un leader nazionalista nero all'inizio del secolo.

Come molte altre famiglie nere, la famiglia Moses si trasferì dal sud al nord durante la Grande Migrazione. Secondo "Robert Parris Moses: A Life in Civil Rights and Leadership at the Grassroots", di Laura Visser-Maessen, una volta ad Harlem, la sua famiglia vendeva il latte di una cooperativa di proprietà dei neri per aiutare a integrare il reddito familiare.

Mentre frequentava l'Hamilton College a Clinton, New York, è diventato un Rhodes Scholar ed è stato profondamente influenzato dal lavoro del filosofo francese Albert Camus e dalle sue idee sulla razionalità e la purezza morale consolidandoo la sua convinzione che il cambiamento provenisse dal basso verso l'alto prima di ricevere un master in filosofia all'Università di Harvard.

Moses non trascorse molto tempo nel profondo sud fino a quando non partì per un viaggio di reclutamento nel 1960 per "vedere di persona il movimento". Cercò la Southern Christian Leadership Conference di Martin Luther King Jr. ad Atlanta, ma trovò poca attività nell'ufficio e presto rivolse la sua attenzione alla SNCC.

Moses ha lavorato per smantellare la segregazione come direttore sul campo del Mississippi dello Student Non-Violent Coordinating Committee, o SNCC, durante il movimento per i diritti civili ed è stato al centro della "Freedom Summer" del 1964, in cui centinaia di studenti sono andati nel sud per registrare gli elettori.

"Mi è stato insegnato sulla negazione del diritto di voto dietro la cortina di ferro in Europa", disse Moses in seguito. "Non ho mai saputo che ci fosse negazione del diritto di voto dietro una cortina di cotone qui negli Stati Uniti".

Moses ha cercato di registrare i neri per farli votare nella contea rurale di Amite, nel Mississippi, dove venne picchiato e arrestato. Quando cercò di sporgere denuncia contro un aggressore bianco, una giuria tutta bianca assolse l'uomo e un giudice fornì protezione a Moses al confine della contea in modo che potesse andarsene.

In seguito aiutò a organizzare il Mississippi Freedom Democratic Party, che cercò di sfidare la delegazione democratica tutta bianca del Mississippi. Ma il presidente Lyndon Johnson impedì al gruppo dei democratici ribelli di votare alla convenzione e lasciò che i "sudisti" di Jim Crown rimanessero, attirando l'attenzione nazionale.

Deluso dalla reazione liberale bianca al movimento per i diritti civili, Moses iniziò presto a prendere parte a manifestazioni contro la guerra del Vietnam e poi tagliò tutti i rapporti con i bianchi, anche con gli ex membri della SNCC.

Moses ha lavorato come insegnante in Tanzania, è tornato ad Harvard per conseguire un dottorato in filosofia e ha insegnato matematica al liceo a Cambridge, nel Massachusetts.

Più tardi nella vita, il timido Moses iniziò il suo "secondo capitolo nel lavoro sui diritti civili" nel 1982 fondando il Progetto Algebra. Il progetto includeva un curriculum sviluppato da Moses per aiutare gli studenti poveri ad avere successo in matematica.

Lo storico Taylor Branch, autore del premio Pulitzer "Parting the Waters", ha affermato che la leadership di Moses incarnava un paradosso.

"Oltre ad aver attirato tra i giovani del movimento lo stesso tipo di adorazione che Martin Luther King ha attirato negli adulti", ha detto Branch, "Moses rappresentava una concezione separata della leadership" come derivante e portata avanti da "persone comuni".

Ben Moynihan, direttore delle operazioni per il Progetto Algebra, ha parlato con la moglie di Moses, la dottoressa Janet Moses, la quale gli avrebbe che suo marito è morto domenica mattina a Hollywood, in Florida. Non sono state fornite informazioni sulla causa della morte.

Le reazioni alla morte di Moses si sono prontamente fatte sentire sui social da ammiratori, educatori e attivisti.

Il Martin Luther King Jr. Center ha definito Moses un "leader".

"BobMoses è morto. Un essere umano brillante, consapevole e compassionevolmente attivo. Educatore. Organizzatore. Leader. Riposa in pace", ha twittato il centro.

José Vilson, attivista, educatore e autore, ha twittato di essere grato per i contributi di Moses ed ha condiviso una foto dei due insieme.

"Ho avuto la fortuna di offrire a Robert 'Bob' Moses i suoi fiori mentre ne sentiva ancora l'odore. Quando ho letto 'Equazioni radicali', ho sentito aprirsi un percorso nella mia pedagogia matematica mai visto prima. Sono grato per il lavoro svolto da questo gigante su questa Terra mentre ora si unisce ai suoi antenati. RIP", ha scritto Joe Wilson.

Cornel West, studioso e attivista progressista, ha affermato che "le parole non sono sufficienti" per descrivere Mosè.

"Il mio carissimo fratello Bob Moses - genio spirituale, gigante intellettuale e titano morale - ci ha lasciato! Le parole mancano! Era più grande della vita stessa e uno dei più grandi esempi della nostra umanità! Non dimentichiamolo mai!" ha twittato West.

Derrick Johnson, presidente della NAACP, ha scritto che Moses era un "gigante".

"Per tutta la sua vita, Bob Moses ha piegato l'arco dell'universo morale verso la giustizia. Era uno stratega al centro del movimento per i diritti di voto e oltre", ha twittato. "Era un gigante. Possa la sua luce continuare a guidarci mentre affrontiamo un'altra ondata di leggi di Jim Crow. Riposa in pace, Bob”.

La regista e attivista Ava DuVernay ha condiviso una citazione dell'attivista Tom Hayden dopo la notizia della morte di Moses.

"'Quando le persone chiedevano cosa fare, lui chiedeva loro cosa ne pensavano. Alle riunioni, di solito sedeva dietro e parlava per ultimo. Dormiva sui pavimenti, indossava tute, condivideva i rischi, prendeva i colpi, scavava a fondo. ' - Tom Hayden su Bob Moses, che è tornato alla casa del Padre e che ci ha amato così tanto", ha scritto DuVernay.

Nate Powell, noto romanziere e grafico, che ha incluso Moses nel suo libro sulla vita di John Lewis, "March", ha condiviso un'immagine di Moses che lui stesso aveva disegnato.

"Riposa in pace a Bob Moses, un concentrato di compassione e azione. Era la persona che mi è piaciuto di più conoscere mentre disegnavo 'March', e da allora ho mantenuto il suo esempio nel mio cuore", ha scritto Powell.

Il resoconto ufficiale del sindaco di Los Angeles Eric Garcetti che ha definito Moses "uno dei più grandi crociati per i diritti civili".

"Oggi piangiamo la perdita di uno dei più grandi crociati per i diritti civili, l'accesso all'istruzione e la ricerca della giustizia. Bob Moses sarà sempre ricordato come uno dei leader più coraggiosi della storia americana. Riposa in Pace".

19/06/2021

🚨 : OGGI È IL JUNETEENTH, LA NUOVA FESTIVITÀ FEDERALE AMERICANA

“Il popolo del Texas è informato che, secondo un proclama dell'Esecutivo degli Stati Uniti, tutti gli schiavi sono liberi. Ciò implica un'assoluta uguaglianza dei diritti personali e dei diritti di proprietà tra ex padroni e schiavi, e la relazione finora esistente tra loro muta e diventa quella tra un datore di lavoro e un dipendente salariato. Si consiglia ai liberti di rimanere tranquilli nelle loro attuali case e di lavorare per guadagnare la loro paga. Vengono informati che non saranno autorizzati a stazionare presso le postazioni militari e che non saranno tollerati ad oziare né lì né altrove”.

Ordinanza generale, numero 3 ;
Distretto della sede centrale del Texas, Galveston,
19 giugno 1865

Quando il Generale Gordon Granger emise l'ordine di cui sopra, non aveva idea che, stabilendo l'autorità dell'Esercito dell'Unione sul popolo del Texas, stava anche stabilendo le basi per una ricorrenza che sarebbe stata vieppiù celebrata, il "Juneteenth" (da "June", Giugno, e "nineteenth", diciannove), oggi la più popolare celebrazione annuale dell'emancipazione dalla schiavitù negli Stati Uniti.

Dopotutto, quando Granger assunse il comando del Dipartimento del Texas, la capitale confederata a Richmond era caduta; l'“Esecutivo” a cui si riferiva, il presidente Lincoln, era morto; e il tredicesimo emendamento, già votato, che aboliva la schiavitù non era ancora stato ratificato.

Ma, da quel 19 giugno 1865, dovranno passare molti decenni, molte lotte, tante piccole e grandi tragedie, prima che il popolo afroamericano possa, dopo essere stato liberato dalla schiavitù, esercitare pienamente i propri diritti civili.

Dalla segregazione razziale, la ferrea legislazione degli Stati del Sud, conosciuta come Jim Crown, passando per il massacro di Tulsa, alla lotta nonviolenta del Rev. M. L. King, a quella dura di Malcolm X, fino ai recenti episodi di cronaca fra i quali l' assassinio di George Floyd, la storia delle comunità nera d'America ha sempre fatto riferimento a quel 19 giugno, per loro, la vera festa della propria indipendenza.

E quel 19 giugno è, man mano, diventato, da ricorrenza di una comunità, festa statale prima, festa federale ora.

Nel 1979 il Texas è diventato il primo stato a rendere Juneteenth una festa ufficiale. Da allora, altri 48 stati ed il Distretto di Columbia hanno riconosciuto Juneteenth come festività statale o osservanza della festività.

«Sono Presidente solo da alcuni mesi» ha detto Biden firmando la legge che rende il Juneteenth festa nazionale, «ma penso che, per me, questo resterà uno dei miei più grandi onori da presidente».

Di tutte le osservanze federali, il Giorno dell'Emancipazione, Juneteenth, è quello che cade più vicino al solstizio d'estate, il giorno più lungo dell'anno, quando il sole, allo zenit, sfida l'oscurità in ogni stato, compresi quelli una volta oscurati dalla schiavitù.

La Reedy Chapel di Galveston, Texas, chiesa appartenente alla A.M.E. - African Methodist Episcopal Church - Chiesa Metodista Episcopale Africana - denominazione storica delle chiese nere negli USA, celebrerà con particolare enfasi il Juneteenth, da quest'anno Festa Federale.

Si tratta della chiesa verso la quale si diresse il Generale Gordon Granger, in quel 19 giugno del 1865, per leggere, così come aveva fatto in precedenti luoghi della cittadina texana, il proclama di emancipazione, Ordine Generale numero 3, per gli ex schiavi.

La Chiesa, allora denominata Negro Church, sita sulla stessa location dell'attuale Reedy Chapel, fu pervasa da un'inattesa gioia per la tanto agognata libertà ricevuta. Gli ex schiavi scoppiarono in canti di giubilo.

Fu, di fatto, il momento di passaggio dallo Spiritual, l'antico struggente e melanconico canto delle piantagioni di cotone e dei campi di lavoro, al Gospel, espressione della gioia e della gratitudine a Dio per la liberazione dalla schiavitù, proprio come il popolo d'Israele, dall'Egitto alla Terra Promessa.

Uno degl'inni più cantati durante il Juneteenth è certamente "Lift Every Voice And Sing", conosciuto anche come l'inno nazionale degli afroamericani.

Per omaggiare il Juneteenth e sentirci tutti partecipi di questa nuova Festività Federale, vi invitiamo ad ascoltare l'inno.

La traduzione in italiano, in metrica, è a cura di Mimmo D'Elia.

1.
La voce in alto andrà,
e il ciel risponderà
a noi con armonie di libertà;
La nostra gioia allor,
Si leverà dal cuor,
e come il mar forte risuonerà.
Su cantiam,
con quella fede che viene dal passato,
Su cantiam,
con la speranza che l'oggi ha portato.
Il sole noi vedrem
del nuovo giorno e, insiem,
noi marcerem finché vittoria avrem.

2.
Aspri, per noi, il sentier,
la v***a del poter,
furon nei giorni senza umanità;
Forse il nostro cammin
non è ancor giunto alfin,
dove sappiam la meta ci sarà.
Siamo qui,
su questa strada di pianto bagnata,
Siamo qui,
su questa via di sangue macchiata.
Dal buio uscirem,
quando il raggio vedrem
dell' astro in ciel,
come lui brillerem.

3.
Dio della nostra età,
delle nostre ansietà,
Tu ci hai condotti e noi ti ringraziam;
Guidaci con poter,
verso la luce del ver,
sul Tuo sentier tienici,
ti preghiam.
Affinché,
i nostri passi non siano smarriti,
Affinché,
i nostri cuori non siano rapiti.
All'ombra rimarrem
della Tua mano e, insiem,
fedeli a Te, per sempre, resterem.

"Lift Every Voice And Sing"
J. W. Johnson/J. R. Johnson
Versione in italiano:
Domenico D'Elia

22/01/2021

🚨 : RIENTRARE NEGLI ACCORDI DI PARIGI È IL PRIMO PASSO DEL PENTIMENTO VERSO DIO E IL PIANETA, DICONO I LEADER RELIGIOSI

Nel suo primo giorno da presidente, Joe Biden ha portato a termine uno dei suoi principali impegni elettorali: il rientro degli Stati Uniti nell'accordo sul clima di Parigi.

Biden si era impegnato a rientrare nell'accordo a dicembre, nel momento in cui oltre 70 nazioni stavano celebrando il quinto anniversario del patto in un raduno virtuale ospitato da Gran Bretagna, Francia, Italia, Cile e Nazioni Unite.

"Un grido di sopravvivenza viene dal pianeta stesso", ha detto Biden durante il suo discorso inaugurale. "Un grido che non può essere più disperato o più chiaro".

Sebbene l'ex presidente Donald Trump abbia notificato l'avviso di recesso dall'accordo il 4 novembre 2019, dopo aver annunciato la sua intenzione di ritirarsi nell'estate del 2017, l'uscita ufficiale degli Stati Uniti dall'accordo è entrata in vigore solo dopo un anno, il 4 novembre 2020.

Leader e gruppi religiosi hanno condannato la decisione, inclusi coloro che hanno sostenuto altre decisioni politiche dell'Amministrazione Trump.

Oltre a ritirarsi dall'accordo, l'amministrazione Trump ha promulgato numerose altre marce indietro dalle protezioni climatiche a livello nazionale, tra cui la riduzione o la fine di oltre 100 normative per la protezione dell'aria pulita, dell'acqua e della terra, consentendo un aumento dei gas serra in una misura che potrebbe essere irreversibile.

Secondo un documento ottenuto mercoledì dal Washington Post , l'Amministrazione Biden prevede di iniziare a invertire alcune di queste decisioni politiche da subito, prendendo misure come il blocco del gasdotto Keystone XL, l'istruzione alle agenzie federali di ristabilire criteri decisionali "basati su scienza ed evidenza empirica" e l'elevazione del cambiamento climatico come questione di sicurezza nazionale e priorità interna.

Molti leader religiosi hanno reagito alla notizia dei primi ordini esecutivi di Biden su questo argomento con sollievo e con un sentimento che sta diventando sempre più familiare: è giunta l'ora di mettersi al lavoro.

"In quanto persone di fede, abbiamo il compito di costruire un mondo più giusto, in linea con i nostri valori morali di giustizia, pace e amore per i nostri vicini e per tutto il Creato", ha affermato la Reverenda Susan Hendershot, presidente di Interfaith Power&Light, in una dichiarazione.

“Le azioni esecutive odierne rappresentano una ripresa di politiche che si allineano con questi valori fondamentali della nostra fede. Ci auguriamo che l'Amministrazione Biden continui a portare avanti una agenda ambiziosa e duratura per il clima incentrata sulla giustizia ambientale e sulla cura dei più vulnerabili nelle nostre comunità".

I sostenitori hanno visto l'accordo di Parigi come un impegno minimo per evitare alcuni dei peggiori effetti del cambiamento climatico. La piattaforma sul clima di Biden ha evocato una risposta simile: mentre molti leader religiosi che si concentrano sull'attivismo climatico concordano sul fatto che il piano di Biden è il più ambizioso proposto da un presidente sino ad ora, alcuni fanno notare che non va ancora nella direzione auspicata.

"Rientrare nell'accordo di Parigi è un primo gesto di pentimento verso Dio, la comunità globale e il pianeta. Ma è solo un primo passo", ha detto ad esempio il Reverendo Fletcher Harper, direttore esecutivo di GreenFaith, in una dichiarazione condivisa con Sojourners.

"La nostra fede richiede un impegno da parte di questa Amministrazione a fare tutto quanto in suo potere per porre fine a tutte le nuove infrastrutture per i combustibili fossili e ai sussidi per un'agricoltura industriale indicibilmente crudele e che distrugge il clima. C'è bisogno di creare milioni di posti di lavoro pagando salari dignitosi e ricostruire le nostre infrastrutture in modo sostenibile, investire nella leadership indispensabile delle comunità nere, latino americane e nativo americane che sono in prima linea nella crisi climatica e garantire una transizione equa e giusta per i lavoratori e le comunità più colpite".

Si tratta di una posizione rilevante considerato che un sondaggio di fine ottobre pubblicato da Climate Nexus e dai rispettivi programmi di Yale e George Mason sulle comunicazioni sui cambiamenti climatici ha rilevato che oltre l'80% degli elettori appartenenti a gruppi religiosi vedono l'affrontare il cambiamento climatico come un obbligo basato sulla propria fede.

18/01/2021

🚨 : COSA AVREBBE DETTO MARTIN LUTHER KING JR. SE FOSSE VISSUTO OGGI?

Contributo di Mimmo D'Elia per il Martin Luther King Day

Ogni anno, il terzo lunedì di gennaio, l'America onora la nascita, la vita e il sogno del dottor Martin Luther King, Jr.

Poiché si tratta di una festa federale, non solo le scuole e le biblioteche sono chiuse, ma anche la maggior parte degli uffici federali e statali, ivi inclusa la consegna della posta che è sospesa durante il Martin Luther King, Jr. Day.

Nel 2019, un sondaggio di Bloomberg Law ha mostrato che il 45% dei datori di lavoro concede a tutti o alla maggior parte dei dipendenti un giorno libero retribuito per il King Day. Questa percentuale è più che raddoppiata dal 1990, secondo il sondaggio.

Martin Luther King, Jr. Day è l'unica festa nazionale designata come giornata nazionale di servizio per incoraggiare tutti gli americani ad offrirsi volontari per migliorare le loro comunità civili e di fede, a detta del National & Community Service.

È il momento in cui si ricordano le ingiustizie che il dottor King ha combattuto. Un momento per ricordare la sua lotta per la libertà, l'uguaglianza e la dignità di tutte le razze e di tutti i popoli attraverso la nonviolenza.

In questa giornata di festa, di commemorazione, di ricordo e di impegno, la nostra pagina intende proporre ai propri follower e lettori qualcosa di diverso, rischioso in sé, ma che, ne siamo certi, potrà indurre alla riflessione, ai commenti, alla condivisione di idee e pensieri.

⦿ Cosa avrebbe detto King?

Se fosse ancora vivo, il Dr. M. L. King, Jr. avrebbe compiuto 92 anni. Se fosse ancora vivo, avrebbe sicuramente detto la sua sui recenti eventi che hanno caratterizzato la vita civile, politica, economica degli Stati Uniti nonché sulle persone, personaggi e leader protagonisti di questa travagliata fase di transizione.

Prendendo spunto dai suoi scritti, dai suoi appunti, dalle sue frasi rimaste celebri, immaginiamo, con il dovuto rispetto alla memoria della sua persona e con l’obiettivo di non stravolgerne, per quanto possibile, il proprio pensiero, i suoi commenti sull’attualità del suo amato paese.

⦿ Cosa avrebbe detto del presidente uscente Donald J. Trump?

I cristiani evangelici conservatori, fin dalle primarie del 2016, hanno visto nella figura di Donald J. Trump un novello Re Ciro, colui che, pur non essendo ebreo, pose fine alla cattività babilonese concedendo il ritorno in patria del popolo d’Israele. Molto probabilmente, King avrebbe avuto una diversa interpretazione.

Nei suoi appunti a commento del sermone del grande predicatore H. E. Fosdick, “Making the Best of a Bad Mess”, M. L. King così si esprime:

“Orgoglio di successo. Il nome del Re Uzzia (vedi II Libro delle Cronache 26: 1-23) fu conosciuto ovunque, perché era meravigliosamente aiutato, finché fu forte. Ma nel massimo della sua forza, il suo cuore lo condusse verso la propria distruzione. Il successo genera un senso di autosufficienza. Ma questo porta alla propria caduta”.

Nei tanti suoi scritti King insiste sul carattere mite, dialogante e unificante che un leader, politico o religioso che sia, dovrebbe avere e manifestare. Pur nella intransigenza delle proprie convinzioni e vedute, un leader dovrebbe mantenere la lucidità necessaria per conoscere il passato, capire il presente e guidare il futuro.

“Abbiamo bisogno di leader che non siano innamorati del denaro, ma della giustizia. Che non siano innamorati della pubblicità, ma dell' umanità.”

⦿ Cosa avrebbe detto di Joe Biden e Kamala Harris?

Nel suo famoso libro, “Where Do We Go from Here – Chaos or Community?”, il Dr. King sfida coloro che si definiscono bianchi liberal:

“E’ importante per il liberal vedere che la persona oppressa che si agita per i suoi diritti non è il creatore della tensione. Si limita a ti**re fuori la tensione nascosta che è già viva. La scorsa estate, quando abbiamo tenuto le nostre marce per il diritto alla casa a Chicago, molti dei nostri amici liberal bianchi hanno gridato con orrore e sgomento: .

Non potrei mai capire quella logica. Non si sono resi conto che l'odio e le ostilità erano già presenti in modo latente o inconscio. Le nostre marce li hanno semplicemente portati in superficie…. Il liberal bianco deve intensificare il suo sostegno alla giustizia razziale piuttosto che ridurlo…. La necessità di impegno è oggi più grande che mai”.

King avrebbe spronato Joe Biden in tal senso. Gli avrebbe ricordato il grandissimo sostegno datogli dagli afroamericani, la fiducia in lui riposta, le politiche di integrazione e valorizzazione che da promesse elettorali si trasformassero in leggi e atti concreti.

La vicepresidenza concessa a Kamala Harris lo avrebbe sicuramente reso felice e, allo stesso tempo, esigente nel richiedere alla sua correligionaria (Kamala Harris è cristiana evangelica battista come M. L. King) il massimo impegno e la massima responsabilità verso i più poveri, le minoranze etniche, i tanti alla ricerca di quella felicità, costituzionalmente sancita, e mai raggiunta.

⦿ Cosa avrebbe detto sul movimento Black Lives Matter?

Conscio dell’ingiustizia razziale e delle divisioni ed esacerbazioni che essa comporta, King, tuttavia, non ha mai appoggiato gruppi e movimenti violenti rivendicanti una sorta di nazionalismo nero in contrapposizione al suprematismo bianco, ancor meno manifestazioni con epiloghi tragici, con atti di vandalismo e di deliberati attacchi verso istituzioni e pubblici uffici statali o federali.

Sebbene King esitasse a criticare apertamente il movimento Black Power, il 14 novembre 1966 disse al suo staff che Black Power “era nato dal grembo della disperazione e della delusione. Black Power è un grido di dolore. È infatti una reazione al fallimento del White Power nel mantenere le promesse e nel farlo in fretta ... Il grido di Black Power è davvero un grido di dolore” (King, 14 novembre 1966).

Il giusto grido di dolore per la vicenda di George Floyd avrebbe visto King impegnato nella dura e senza sconti denuncia del sistema iniquo della polizia verso i neri e le minoranze etniche in generale avendo sempre come proprio faro illuminante la lotta nonviolenta.

⦿ Cosa avrebbe detto sulla pandemia da Covid-19?

King sarebbe stato in prima fila nella lotta contro la pandemia da Covid-19. Durante la conferenza stampa di Chicago tenutasi il 25 marzo 1966, in connessione con l’incontro annuale del Comitato medico per i diritti umani King si espresse sulla necessaria massiccia azione diretta per "elevare la coscienza della nazione" verso le cure mediche non ricevute o di standard inferiori nei confronti degli afroamericani.

Chiedendo azioni legali per costringere medici e ospedali a rispettare il Civil Rights Act, King e gli ufficiali del Comitato medico per i diritti umani accusarono l'American Medical Association (AMA) di una "cospirazione di inerzia" in materia di diritti civili.

In una conferenza stampa, prima del suo discorso alla riunione annuale del comitato, King dichiarò: “Siamo preoccupati per l'uso costante dei fondi federali per sostenere questa famigerata espressione di segregazione. Di tutte le forme di disuguaglianza, l'ingiustizia nella salute è la più scioccante e la più disumana perché spesso porta alla morte fisica.”

La pandemia da Covid-19 ha colpito duramente le comunità nere e i nativi americani. Le affermazioni di King risultano quindi quanto mai attuali. La evidente, e non ancora risolta, questione della diversità negli standard dell’assistenza e delle cure fornite nei confronti delle minoranze etniche è risultata palese nell’ultimo anno.

King si sarebbe certamente battuto per un’assistenza sanitaria egualitaria, un diritto umano e civile imprescindibile.

⦿ Cosa avrebbe detto della insurrezione e assalto a Capitol Hill?

King ha sempre combattuto il cosiddetto suprematismo bianco. Il Dr. King aveva compreso che il sistema della supremazia bianca aveva infiltrato ogni segmento della società.

Nonostante i successi del Civil Rights Act e del Voting Rights Act, era ben conscio che quest’ultimi non avevano minimamente intaccato le diseguaglianze economiche e sociali. “Mi dite dove risiede la giustizia nell’avere il diritto di sedersi in un ristorante e non avere la possibilità di potersi permettere neanche un hamburger?”

E King era conscio che il suprematismo era montato ad arte e cavalcato per fini politici, per garantire il potere di alcune classi di bianchi privilegiati.

Nella insurrezione a Capitol Hill avrebbe rivissuto tante pagine oscure del proprio passato: il suprematismo bianco che non accetta che ci siano scolari neri nelle classi dei bianchi, che non accetta studenti universitari neri, che non intende minimamente cedere un “grammo del proprio potere”, che non intende concedere l’alternanza democratica e la transizione pacifica.

Eppure, King, da buon Pastore, profeta della nonviolenza, premio Nobel per la Pace, avrebbe avuto parole di condanna sì ma anche di pacificazione verso gli insurrezionalisti bianchi profanatori del tempio della democrazia americana:

“La tenebra non può scacciare la tenebra: solo la luce può farlo. L'odio non può scacciare l'odio: solo l'amore può farlo. L'odio moltiplica l'odio, la violenza moltiplica la violenza, la durezza moltiplica la durezza, in una spirale discendente di distruzione.”

⦿ Cosa avrebbe detto del Reverendo Raphael Warnock?

King sarebbe stato contento dell’elezione a senatore dello Stato della Georgia del Pastore R. Warnock, uno dei suoi successori alla Ebenezer Baptist Church, la Chiesa Battista Ebenezer di Atlanta, la comunità di cui fu pastore, insieme al padre, negli anni Sessanta fino al suo assassinio.

King avrebbe quasi certamente ricordato a Warnock le parole di uno dei suoi sermoni pronunciato il 4 luglio 1965, nella stessa Ebenzer Church:

“Ora da quando i padri fondatori della nostra nazione hanno sognato questo sogno in tutta la sua magnificenza - per usare una parola grossa che usano gli psichiatri - l'America è stata una specie di personalità schizofrenica, tragicamente divisa contro se stessa.

Da una parte abbiamo professato con orgoglio i grandi principi della democrazia, ma dall'altra abbiamo purtroppo praticato l'esatto contrario di quei principi.

Ma ora più che mai, l'America è sfidata a realizzare il suo sogno, perché la forma del mondo oggi non consente alla nostra nazione il lusso di una democrazia anemica.

E il prezzo che l'America deve pagare per la continua oppressione dei neri e di altri gruppi minoritari è il prezzo della sua stessa distruzione".

Dal pulpito pastorale a quello senatoriale Warnock non deve far dimenticare i principi saldi della fede e della lotta contro le diseguaglianze. Il Pastore King avrebbe incoraggiato e spronato in tal senso il Pastore e senatore Warnock.

⦿ L'ultimo messaggio di Martin Luther King Jr. prima dell'assassinio

Nel concludere questo omaggio, nel giorno a lui dedicato, vorremmo terminare con le parole finali del suo ultimo messaggio in pubblico, il 3 aprile 1968, la sera prima di essere brutalmente assassinato.

Sono le parole profetiche di un leader che vede oltre, che sogna oltre, che intravede ciò che altri neanche s’immaginano:

“Bene, non so cosa mi succederà ora; abbiamo qualche giorno difficile davanti. Ma è veramente una cosa che non mi appartiene ora perché sono stato sulla cima della montagna.

E non mi preoccupo. Come ognuno, voglio vivere una lunga vita – che la longevità abbia il suo corso. Ma non sono preoccupato per questo ora. Voglio solo fare la volontà di Dio.

Ed Egli mi ha permesso di andare sulla montagna. E ho visto oltre e ho visto la Terra Promessa. Non posso andarci con voi ora. Ma voglio che voi sappiate stasera, che noi come popolo, avremo la Terra Promessa.

E così sono felice stasera, e non c’è niente che mi preoccupi; non ho paura di alcun uomo. I miei occhi hanno visto la gloria che verrà, la gloria del Signore".

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