26/11/2015
LAVORO DELL’UOMO: FUTURO DEL MONDO
CONCLUSIONI
di don Francesco Cosentino
Congregazione per il Clero
Ho sempre paura della retorica quando si affrontano temi così importanti da essere intrecciati con la vita e con la dignità della persona. Generalmente, mi sembra che viviamo in un clima culturale che rischia di vivere il semplice adattamento alla situazione, una sopravvivenza forzata, un atteggiamento di disfatta e delusione per quelle cose che – in fondo questo pensiamo interiormente – non cambieranno mai. In questo orizzonte, è molto facile che i discorsi fatti di parole e di slogan – ad iniziare da quelli della politica ma il riferimento è a tutte le istituzioni civili, religiose e morali – restino semplicemente discorsi; appelli, proclami, evocazioni di progetti e di speranze che, tuttavia, restano sul piano delle idee. Il rischio, quando si parla di lavoro, di economia, di finanza pubblica ed etica, è grande. Tuttavia, è un rischio da correre. La paura di aver creato un altro piccolo convegno e di aver prodotto qualche altro bel discorso, non deve scoraggiarci; perché a concretizzare progetti che vadano nella direzione della giustizia e della dignità sociale di ogni uomo, devono certamente pensare le istituzioni deputate a questo e non certo un luogo di scambio come un Forum culturale. E, tuttavia, i progetti e le azioni sono provocati e suggeriti sempre dal pensiero, dalla riflessione comune, da quegli spazi e quelle realtà che diffondo una nuova consapevolezza delle cose. E’ ingenuo pensare che un semplice pragmatismo sia davvero produttivo nell’ottica del bene comune, allo stesso modo di come un idealismo a cui non seguono le azioni. Questa sera, come Forum della Cultura Cristiana, riprendendo uno dei nostri temi, abbiamo voluto dare un piccolo contributo di pensiero all’urgenza del lavoro. E’ un modo per dire, anzitutto, che la prospettiva cristiana sui problemi della realtà storica e sociale, non è astratta, non vuole e non deve essere moralista, non si limita ad una bella predica all’interno di una Chiesa, per gente stanca e annoiata che non sa cosa fare la domenica mattina. La storia ci appartiene e per la vita e il volto di ogni uomo il cristianesimo vuole avere passione, perché questa è anche la passione di Dio. Il lavoro è anzitutto la forma concreta della dignità della persona e, nella prospettiva biblica e cristiana, è partecipazione alla creazione continua del mondo, è collaborazione con le mani di Dio che vuole, come dice un bel Salmo, “sazia la terra con le Sue opere, fa germogliare l’erba per il bestiame, dalla terra fa uscire tutto ciò che dà nutrimento all’uomo”. Ecco perché il futuro del mondo dipende da come ci prendiamo cura di esso attraverso il lavoro. E se vengono meno il diritto, la giustizia, il riconoscimento della dignità personale, un’etica profonda dell’economia, allora con le nostre stesse mani stiamo facendo virare il pianeta verso la distruzione. Era il lontano 1891 quando Papa Leone XIII pubblicava l’Enciclica Rerum Novarum, un testo di grande importanza per aver sollevato la questione sociale e la questione operaia; anche in tempi che potremmo definire di mentalità meno aperta nella Chiesa, la voce del cristianesimo si è levata forte e chiara. Leone XIII non ebbe paura di criticare quel liberismo economico imperniato sull’iniziativa del capitalista in vista di un guadagno personale a discapito del bene collettivo; egli prospettò, anche attraverso l’impegno dei cattolici nella società, un nuovo ordine economico fondato sull’uguaglianza e sul diritto del lavoratore di partecipare del frutto del suo lavoro. Più di cento anni dopo, Papa Francesco, per eccellenza il Papa delle periferie, particolarmente attento ai poveri, fa sentire la sua denuncia in modo ancora più forte; nella sua Esortazione Apostolica Evangelli Gaudium, egli denuncia quella che chiama “l’economia dello scarto”, che nel gioco della competitività, lascia indietro il più debole ed emargina masse intere di popolazione che restano senza lavoro, senza prospettive e senza vie d’uscita, creando una società degli scarti. La crescita economica fondata sul libero mercato senza regole e senza etica – afferma il papa – avrebbe dovuto avere ricadute favorevoli nella società ma non è stato. Così, è successo che “La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro (cfr Es 32,1-35) ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano. La crisi mondiale che investe la finanza e l’economia manifesta i propri squilibri e, soprattutto, la grave mancanza di un orientamento antropologico che riduce l’essere umano ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo. Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice. Tale squilibrio procede da ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria”. Anestetizzati dalla cultura del benessere e del consumo – continua Papa Francesco – non riusciamo più a farci turbare dal grido di coloro che sono senza prospettive e senza futuro. Il Forum della Cultura Cristiana, anche attraverso momenti come questo, intende essere un piccolo segno di questo risveglio della coscienza. Per questo, vorrei ringraziare gli ospiti che sono intervenuti e tutti voi che vi siete lasciati disturbare. Impegnarci in prima persona, in una nuova mentalità solidale e giusta, almeno questo possiamo farlo perché non solo il lavoro, ma tutto ciò che viviamo, possa essere davvero per il futuro del mondo.