In Punta di Piedi

In Punta di Piedi gruppo di discussione su temi religiosi, sociali e di integrazione
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sono una volontaria dell'ALCLI Giorgio e Silvia ODV ed Operatrice CSV LAZIO su Rieti. La mia missione è portare il messaggio di fede che ha lasciato Simone (8 anni) dopo il coma e prima di raggiungere il paradiso. In punta di piedi è un piccolo libro, ma è anche un progetto di vita e di scuola e volontariato che vuole lanciare un messaggio ai giovani e meno giovani.

La testimonianza del piccolo Simone è riportata sulla pagina web di Santi e BeatiPaola Mariangeli
29/05/2026

La testimonianza del piccolo Simone è riportata sulla pagina web di Santi e Beati
Paola Mariangeli

La storia del piccolo Simone, morto dopo due anni di sofferenze a seguito di un tumore maligno al cervello. Il dolore della famiglia che trova senso nella fede e serenità del bambino, il quale racconta di parlare con Gesù e Maria e di aver ricevuto una promessa da Padre Pio.

Studente IIS Rosatelli di Rieti:L’esperienza della lettura del libro “In Punta Di Piedi” è stata unica, proprio per ques...
19/05/2026

Studente IIS Rosatelli di Rieti:
L’esperienza della lettura del libro “In Punta Di Piedi” è stata unica, proprio per questo motivo non riesco a trovare una sola parola per descriverla. Durante il racconto mi sentivo come all’interno di una bolla, come la voce narrante della mia professoressa e la storia di Simone, che mi ha portata a provare emozioni vere, ma soprattutto mi ha aiutato a capire davvero tante cose della vita. Prima che l’idea di leggere questo libro in classe venisse proposta, ero già a conoscenza della storia di Simone, poiché vivo nel piccolo paesino dove lui con incredibile coraggio e forza ha affrontato la sua dura battaglia. All’interno il libro presenta aspetti che hanno scatenato in me sentimenti più tristi, malinconici, altri invece che riconoscevo come una luce all’interno di un tunnel oscuro causato dai continui avvenimenti che ogni giorno, colpivano la famiglia di Simone, partendo dal padre Sergio, la sorella Anna e tutti gli altri parenti ma soprattutto la mamma Paola che in un certo senso ha utilizzato questo libro come mezzo con il quale sfogarsi, ma anche per far arrivare noi lettori la forza di Simone durante la lotta contro questa br**ta malattia. La cosa che mi ha portato ad una riflessione più profonda è la vita di Simone, un bambino di otto anni che alla sua età dovrebbe pensare solamente al divertimento e alla libertà di giocare con i suoi amici, passare tempo con i suoi familiari, libero da ogni pensiero, invece si trova da un giorno all’altro attaccato a dei macchinari che gli impediscono di vivere la sua vita come qualunque altro bambino della sua età. Oramai tutti noi (compresa me) siamo portati a dare peso a cose che messe a confronto con ciò che ha dovuto affrontare Simone sono sciocchezze. Molte volte mi capita di piangere perché devo studiare e non posso uscire con i miei amici, ma poi penso che in tutto il mondo ci sono migliaia di persone che lottano per battaglie più dure e più serie da affrontare e tutta la “rabbia” che si era scatenata dentro di me svanisse in un batter d’occhio. Un’ altra cosa che mi ha fatto provare un senso di vuoto sono i momenti in cui Simone vede da un giorno all’altro che tutti gli amici con cui aveva fatto amicizia andavano via, facendo rimanere in lui il pensiero che un giorno doveva lasciare la sua famiglia. Una cosa che invece ha fatto nascere in me il sorriso sul mio volto è vedere la forza di un bambino della sua età che deve far fronte a un duro ostacolo della vita, non far perdere la speranza ai genitori e dargli forza nei momenti più difficili. Anche se non ho potuto conoscere di persona Simone lo riconosco come un bambino dolce ma soprattutto coraggioso. Concludo dicendo che penso che nessuno potrà mai provare ciò che milioni di persone provano combattendo contro queste spiacevoli malattie, compresa quella di Simone.

Con Creativo - Ho appena ottenuto un riconoscimento come uno dei fan più attivi! 🎉
18/05/2026

Con Creativo - Ho appena ottenuto un riconoscimento come uno dei fan più attivi! 🎉

18/05/2026
Guarda Cosa fa Dio nella vita mia❤️
13/05/2026

Guarda Cosa fa Dio nella vita mia❤️

4 likes. "Guarda cosa fa Dio nella mia vita."

ALCLI "Giorgio e Silvia"
13/05/2026

ALCLI "Giorgio e Silvia"

Questo libro, letto con la mia classe, ha suscitato in me molta emozione; pagina dopo pagina è stato sempre più bello notare la forza sia di […]

n punta di piedi è stato letto dagli studenti II° C dell'I.C. Marconi Sacchetti Sassetti "Cislaghi" ed una classe della ...
06/05/2026

n punta di piedi è stato letto dagli studenti II° C dell'I.C. Marconi Sacchetti Sassetti "Cislaghi" ed una classe della sede dell'ist. D'Angeli di Cantalice e Oggi sono stata da loro con Francesca Ulizio, volontaria ALCLI "Giorgio e Silvia"
Ringrazio la Dirigente, la prof.ssa Paola Martini, le sue colleghe e tutti gli studenti che hanno aderito al progetto.
Grazie per l'ottima accoglienza 😃
i hanno donato un book contenente molti loro pensieri❤️

In punta di piedi è stato letto dagli studenti II° A e B dell'I.C. Marconi Sacchetti Sassetti e ieri sono stata da loro ...
06/05/2026

In punta di piedi è stato letto dagli studenti II° A e B dell'I.C. Marconi Sacchetti Sassetti e ieri sono stata da loro con Francesca Ulizio, volontaria ALCLI "Giorgio e Silvia"
Ringrazio la Dirigente, la prof.ssa Paola Martini, le sue colleghe e tutti gli studenti che hanno aderito al progetto ci hanno dato un'ottima accoglienza 😃
i hanno donato uno scrigno contenente molti loro pensieri❤️

La vita ci travolge, ci spezza, ci toglie il fiato, ci sbatte per terra come pugili suonati. Una malattia, un lutto, una...
18/04/2026

La vita ci travolge, ci spezza, ci toglie il fiato, ci sbatte per terra come pugili suonati. Una malattia, un lutto, una delusione che ci frana addosso all’improvviso… e noi lì, che ci chiediamo esausti: “Perché proprio a me?”
È una domanda che ci siamo fatti tutti, almeno una volta. E no, non è vittimismo. È istinto, è dolore che cerca un senso. Perché succede, eccome se succede, di sentirsi presi di mira dalla vita. Quando una cosa va male… ne arrivano dopo altre mille. E quando pensiamo di aver toccato il fondo, ci rendiamo conto che sotto c’è ancora spazio, una sorta di perverso doppio fondo.
E guardiamo gli altri, quelli a cui sembra andare tutto bene e ci viene da pensare: “Ma perché io no? Perché non ho un attimo di tregua?”. E ci sentiamo svuotati, arrabbiati, stanchi e profondamente soli e incompresi.
La verità è che il dolore non ha logica. Non guarda chi siamo, cosa abbiamo fatto, quanto ci abbiamo provato. Non guarda in faccia a nessuno. A volte succede, punto. E fa male, male da morire.
Ma una cosa, col tempo, la capiamo anche se lentamente, non possiamo controllare ciò che ci capita, ma possiamo scegliere cosa farne. Non per fare i forti a tutti i costi, non per cercare il lato positivo a tutti i costi. Ma perché restare fermi nel dolore, in fondo, fa ancora più male.
E allora, a un certo punto, arriva una domanda diversa: “Ok, è successo. E adesso, che me ne faccio di tutto questo?”
Ci vuole tempo. Ci vuole tanto coraggio. E spesso, qualcuno accanto. Ma passo dopo passo, possiamo trasformare quel buio in qualcosa che ci cambia e che ci rende più autentici.
Perché attraversare il dolore ci strappa via tutte le maschere. Ci mette davanti a noi stessi, in modo crudo. E lì, in quel silenzio, troviamo parti di noi che non pensavamo nemmeno di avere. Una forza nuova. Una profondità che, prima, forse nemmeno credevamo di possedere. Impariamo a non giudicare di fretta. A dire "ci sono" invece di girarci dall’altra parte. Perché ci accorgiamo che tutti, ma proprio tutti, portano dentro battaglie che non si vedono. Dietro i sorrisi, dietro i “va tutto bene”, ci sono silenzi, ferite e un mare di cicatrici.
E no, non è che dobbiamo sempre imparare qualcosa dal dolore.
Ma a volte succede. Dal letame, e non è solo una frase fatta, nascono davvero i fiori.
Perché anche le cose più brutte, se non le lasciamo marcire, possono diventare terreno fertile per qualcosa di nuovo. Forse non troveremo mai il senso di tutto. Ma possiamo scegliere di non restare a terra. Anche se ci rialziamo a fatica. Anche se ci tremano le gambe. Anche se facciamo due passi avanti e uno indietro. L’importante è non mollare.
Perché capita, davvero, che chi ha sofferto tanto riesca a diventare una luce per chi è ancora nel buio. Non perché abbia le soluzioni, ma perché sa stare accanto, sa riconoscere il dolore negli occhi degli altri e non scappa, sa restare.
E anche quando ci sembra di non avere più niente, quando dentro sentiamo solo stanchezza e vuoto… Una luce, da qualche parte, c’è.
Magari piccola, nascosta, fioca, tremolante. Ma c’è e allora dobbiamo proprio prometterci di non smettere di cercarla. E se, anche solo per un momento, la intravediamo… teniamola stretta, anche solo per un giorno, anche solo per riuscire a fare quel respiro che sentiamo bloccato in gola.
Perché a volte basta davvero un respiro in più per non crollare. E da lì, piano piano, può ricominciare tutto. 💪❤✨
Ho cercato di toccare delle corde profonde e terribilmente umane. È una riflessione che non cerca di indorare la pillola e, onestamente, è proprio questa autenticità che la rende potente. A volte la vita non è un'insegnante severa, è solo un colpo basso che ti lascia senza fiato.
In un mondo che ci spinge a essere sempre "performanti" e positivi a comando, ammettere che "la vita a volte fa schifo" è un atto di onestà intellettuale e di ribellione.
Quando il "perché a me?" non è una lamentela, ma un urlo di disorientamento. È il momento in cui crollano le certezze.
Il dolore toglie le maschere. Ci rende crudi, essenziali. Non c'è spazio per il superfluo quando lotti per respirare. Non è la scelta di "stare bene", ma quella di non lasciarsi marcire. È la differenza tra subire il fango e usarlo come concime.
Chi ha attraversato il buio sviluppa un radar per il dolore altrui. Diventa quella luce fioca, ma costante. . .
Spesso pensiamo alla forza come a un'armatura d'acciaio. Invece, emerge una forza diversa: quella dell'oro tra le crepe (come nel Kintsugi giapponese). La bellezza non sta nell'essere integri, ma nel modo in cui abbiamo tenuto insieme i pezzi.
"Non è che dobbiamo sempre imparare qualcosa dal dolore. Ma a volte succede."
Questa tua frase è fondamentale. Toglie il peso del dover "trovare un senso" a ogni costo, che a volte è solo un'ulteriore violenza che facciamo a noi stessi.
A volte il senso non c'è, c'è solo la nostra capacità di sopravvivere e, col tempo, di tornare a fiorire in modo diverso.
Questo è un messaggio che serve a chiunque si senta in quel "doppio fondo" e ha bisogno di sapere che, anche se le gambe tremano, il solo fatto di fare un respiro in più è già una vittoria immensa.
Ho perso mio figlio Simone il 21.10.2001, con un tumore cerebrale, ho creato questa pagina per far conoscere la sua storia e la sua testimonianza dopo il coma, prima di lasciarci definitivamente; raccolta insieme alle testimonianze di chi lo ha conosciuto nel piccolo libro “in punta di piedi”. Pubblicato ad inizio 2005 i cui introiti sono andati a sostegno dell’Associazione ODV di Rieti che offre servizi gratuiti ai malati onco-ematologici ed alle loro famiglie, provenienti da diverse parti d’Italia.
Non ci sono parole capaci di colmare un vuoto come quello lasciato dalla perdita di un figlio, ma quello che sono riuscita a a trasmettere ai ragazzi, tramite la lettura e la testimonianza diretta è qualcosa di straordinario e commovente.
Ho preso quel “Dolore lacerante” e con l’aiuto del Buon Dio, l’ho trasformato in “Amore” per gli altri. Trasformare una tragedia personale in una missione che porta sollievo a tante famiglie è colore dove c'è sofferenza ed è la forma più alta e pura di amore e resilienza.
Simone continua a vivere e a sorridere attraverso ogni bambino o persona che trova accoglienza.
La storia di Simone e la sua incredibile testimonianza sul Paradiso e la sua incessante richiesta “Prega sempre” è diventato un seme che ha generato un mare di solidarietà, attraverso la testimonianza di fede e le innumerevoli opere che l’associazione ALCLI ODV da oltre 30 anni porta avanti.
Il supporto quotidiano, il trasporto ed innumerevoli progetti a sostegno del malato oncologico è un aiuto che non fa rumore, ma che cambia la realtà di chi bussa alla porta dell’associazione.
È per questo impegno immenso che sono stata nominata Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.
Non per il titolo in sé, ma per ciò che rappresenta: la capacità di trasformare un'assenza in una presenza costante, colorata e coraggiosa.
Grazie alla testimonianza di Simone ed al mio impegno nel tramandare la sua storia, siamo riusciti a trasformare una grande perdita in un respiro di sollievo di centinaia di altre persone.
Come prima e dopo di me è divenuta la missione di altri genitori coraggiosi che con fede e amore hanno aperto un varco nei ❤️induriti.

Ci hanno insegnato che amare significa dire “ti amo”.Ci hanno fatto credere che bastino le parole, i regali, le promesse...
17/02/2026

Ci hanno insegnato che amare significa dire “ti amo”.
Ci hanno fatto credere che bastino le parole, i regali, le promesse.
Ma l’amore vero non si misura in ciò che si dice.
Si misura in ciò che si dona.
E amare, come dice Roberto Benigni, vuol dire donare quello che non si ha.
Perché il tempo non lo possediamo davvero.
Non sappiamo quanto ne abbiamo.
Non possiamo metterlo da parte.
Non possiamo comprarne di più.
Il tempo scorre, ci attraversa, ci consuma.
Eppure è proprio quello che offriamo quando amiamo.
Non sono i regali a fare la differenza.
Non sono i messaggi lunghi, le frasi perfette, le foto pubblicate.
È il restare.
È il sedersi accanto a qualcuno quando potresti fare altro.
È ascoltare, anche quando sei stanco.
È scegliere quella persona, ancora, mentre il mondo ti chiama altrove.
Amare è donare le proprie ore.
I propri giorni.
Le proprie energie.
È rinunciare a qualcosa per esserci.
È dire: “Il mio tempo, oggi, lo do a te.”
E questo è un gesto immenso.
Perché ogni minuto che regali è un minuto che non tornerà più indietro.
Ogni giorno che condividi è un pezzo della tua vita che stai affidando a qualcuno.
L’amore non è fatto di eternità.
È fatto di istanti scelti.
È un padre che torna prima dal lavoro per cenare con la famiglia.
È una madre che ascolta per l’ennesima volta la stessa storia del figlio, come fosse la prima.
È un amico che risponde di notte.
È una persona che resta quando sarebbe più facile andare via.
Amare è presenza.
Viviamo in un tempo in cui tutti dicono di non avere tempo.
Siamo sempre di corsa, sempre impegnati, sempre distratti.
Eppure troviamo tempo per ciò che conta davvero.
La verità è semplice, anche se fa male:
se qualcuno non ti dedica tempo, non sei una priorità.
Perché il tempo si trova.
Per ciò che amiamo, si trova sempre.
L’amore non è fatto di grandi dichiarazioni.
È fatto di piccoli gesti ripetuti ogni giorno.
È costanza.
È scelta.
È svegliarsi e decidere ancora di investire la propria vita in qualcuno.
E allora forse dovremmo farci una domanda più onesta:
a chi stiamo regalando i nostri giorni?
Perché i giorni sono vita.
E la vita è l’unica cosa che abbiamo davvero.
Non sappiamo quanto durerà.
Non sappiamo quante occasioni avremo ancora per dire “resto”.
Amare è questo:
non aspettare il momento perfetto.
Non rimandare.
Non dire “un giorno”.
È esserci adesso.
È guardare qualcuno negli occhi e capire che quel tempo condiviso vale più di qualsiasi cosa materiale.
Alla fine, quando tutto passa, quando i ricordi si assottigliano, quando le cose perdono valore, ciò che resta sono i momenti vissuti insieme.
Le ore rubate alla fretta.
Le risate improvvise.
I silenzi pieni.
E forse l’amore è proprio questo:
scegliere di donare la parte più fragile e preziosa di noi.
Il nostro tempo.
Perché quando regali il tuo tempo,
non stai offrendo un semplice gesto.
Stai offrendo te stesso.

(Benigni)

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