12/09/2026
Sono la nonna di Roma di Simone…”nonna sderenata”…così mi chiamava ridendo.
Ho voluto scrivere queste poche righe per dare la mia testimonianza della sofferenza vissuta al fianco di mia figlia Paola.
Non dimenticherò mai le parole che il piccolo Simone diceva alla sua mamma.
Ho sempre pensato di scrivere tutti i bei ricordi della sua breve vita terrena, divenuta, ne sono sicura, eterna!
La mia fede, incerta nel passato, ora è più forte che mai.
Simone ha avuto bisogno di noi nell’ultimo periodo della sua vita, ora siamo noi ad avere bisogno di lui. Ogni volta che mi trovo in difficoltà mi rivolgo a lui, perché, come diceva sempre alla sua mamma, lui parlava con Gesù e la Madonnina.
Ricordo che un giorno eravamo andati a riprenderlo in ospedale a Villa Flaminia, dove aveva fatto la radioterapia. Mentre tornavamo verso Cantalice gli consegnai un fazzolettino con delle reliquie di Padre Pio, lui lo prese e, senza che nessuno di noi gli suggerisse niente, se lo passò con le manine sulla testa. Noi ci guardammo stupiti….faceva cose che ci lasciavano senza parole.
Simone mi ha insegnato, nella sua lunga malattia, ad amare Dio e a pregare.
Lui ora è in cielo con Gesù, la Madonnina e glia Angeli, con i quali diceva sempre di giocare.
Ricordo che un giorno mia figlia Paola aveva necessità di uscire e la nonna Iole andò a casa di Simone dicendogli: “ Sono venuta per farti compagnia e non lasciarti solo”… e lui con grande certezza, rispose che non era solo ma stava giocando con “un Angelo”.
Vi posso assicurare che dalla scomparsa del mio piccolo nipotino, mi ritrovo spesso a guardare il cielo e a volte riconosco nelle forme delle nuvole Angeli che si rincorrono, che sembrano fare il girotondo…è in questi momenti che sento forte la sua presenza ed immagino, verso sera, che Gesù allunghi le sue braccia per riportare a sé i suoi Angeli.
Ho promesso a Simone di fare qualcosa di buono nella mia vita terrena, aiutando i bambini che hanno bisogno e di pregare molto, nella speranza che un giorno potrò riabbracciarlo.
Nonna Renata
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Il piccolo, ma grande Simone
Il mio vivo ringraziamento alla Santissima Trinità sorgente di ogni grazia, che mi ha concesso l’opportunità di conoscere nell’ultimo momento un’anima di Dio, un Angelo, sull’altare dell’immolazione, (a letto), con tanta sofferenza ma con un cuore grande pieno e zampillante d’amore!….
L’amore esige una donazione totale e questo Simone l’aveva capito, nel suo animo bambino, come si leggeva nei suoi occhi limpidi e puri, lui amava Dio al di sopra di ogni cosa ed era contento di fare solo la volontà di Dio…
Ho conosciuto Simone all’Ospedale Gesù Bambino di Roma perché in quell’epoca andavo all’università Pontificia Urbaniana ed i momenti in cui ero libera dallo studio, li dedicavo alla visita dei malati, nella speranza di poter portare, così l’aiuto del Signore, un po’ di sollievo e conforto a Gesù Crocifisso presente in ogni uomo che soffre…
Un giorno entrando in una cameretta, vidi un bambino di appena otto anni molto sofferente, con il volto luminoso, sereno e tranquillo ed accanto a lui era presente la mamma che con gran dolore nel cuore lo assisteva. Mi avvicinai al bambino, domandai come stava mi rispose “bene”, poi subito afferrò il mio crocefisso e lo riempì di mille baci (Simone amava tantissimo Gesù ) e poi stringendomi forte al cuore mi baciò e questo si ripeteva ogni volta che andavo a trovarlo.
Quando lasciavo la camera di Simone, oltre che a portare sollievo e conforto avvertivo dentro di me che ero io ad essere sollevata e confortata da quel piccolo, ma grande cuore colmo d’amore.
Da cui nasce il grande desiderio che è volontà di Dio, dedicare una casa in Africa Angola per accogliere i bambini orfani ed abbandonati, affinché questi possano ricevere da Gesù, per mezzo di Simone una goccia d’amore…
Simone soffriva assai, ma nonostante la sofferenza provocata da una feroce malattia era contento, felice, sempre sorridente, gioioso, semplice ed affettuosissimo perché nella piccolezza da bambino, sapeva cogliere la propria gioia nella gioia degli altri; ecco il segreto della sua felicità. Lui sapeva andare fino in fondo della notte, del buio per ritrovare un’altra aurora.
Dice la Bibbia: Le grandi acque non possono spegnere l’amore ne il fiume travolgerlo.
Simone in un mare di sofferenza perché affetto da un tumore al cervello, in quel lettino, era una lampada luminosa dove tutti coloro che si avvicinavano attingevano amore ed affetto.
La bontà del suo cuore, sorretta dalla grazia di Dio, lo farà protettore di molti bambini orfani ed abbandonati senza nessuna sicurezza.
Oggi resto ancora più meravigliata perché ho visto, toccato con mano che Simone aveva una grande fede in Dio, lo adorava e venerava la Vergine Santissima ed i Santi; il suo santo preferito era Padre Pio. Sono venuta a conoscenza tramite i suoi genitori che Simone non aveva mai frequentato il catechismo mentre era in vita. Da dove gli veniva questa fede? Questa conoscenza di Dio e questo amore cosi profondo?
Simone, nei suoi ultimi discorsi ci faceva capire che era contento, felice e non vedeva l’ora di volare in paradiso, dove avrebbe trovato un bellissimo giardino che gli avrebbe consentito di stare con Gesù, con la mamma del cielo, con Padre Pio e giocare con gli Angeli.
Nell’animo di Simone si leggeva il desiderio di divenire anche lui un Angelo per poter giocare con loro e servire Dio in spirito angelico.
Grazie piccolo e grande Simone perché ci lasci l’esempio e ci inviti tutti ad avere un cuore grande ricco d’amore, capace d’amare tutti in Gesù senza distinzione.
Testimonianza di Suor Maria Josè