In Punta di Piedi

In Punta di Piedi gruppo di discussione su temi religiosi, sociali e di integrazione sono una volontaria dell'ALCLI Giorgio e Silvia ODV ed Operatrice CSV LAZIO su Rieti.

La mia missione è portare il messaggio di fede che ha lasciato Simone (8 anni) dopo il coma e prima di raggiungere il paradiso. In punta di piedi è un piccolo libro, ma è anche un progetto di vita e di scuola e volontariato che vuole lanciare un messaggio ai giovani e meno giovani.

n punta di piedi è stato letto dagli studenti II° C dell'I.C. Marconi Sacchetti Sassetti "Cislaghi" ed una classe della ...
06/05/2026

n punta di piedi è stato letto dagli studenti II° C dell'I.C. Marconi Sacchetti Sassetti "Cislaghi" ed una classe della sede dell'ist. D'Angeli di Cantalice e Oggi sono stata da loro con Francesca Ulizio, volontaria ALCLI "Giorgio e Silvia"
Ringrazio la Dirigente, la prof.ssa Paola Martini, le sue colleghe e tutti gli studenti che hanno aderito al progetto.
Grazie per l'ottima accoglienza 😃
i hanno donato un book contenente molti loro pensieri❤️

In punta di piedi è stato letto dagli studenti II° A e B dell'I.C. Marconi Sacchetti Sassetti e ieri sono stata da loro ...
06/05/2026

In punta di piedi è stato letto dagli studenti II° A e B dell'I.C. Marconi Sacchetti Sassetti e ieri sono stata da loro con Francesca Ulizio, volontaria ALCLI "Giorgio e Silvia"
Ringrazio la Dirigente, la prof.ssa Paola Martini, le sue colleghe e tutti gli studenti che hanno aderito al progetto ci hanno dato un'ottima accoglienza 😃
i hanno donato uno scrigno contenente molti loro pensieri❤️

La vita ci travolge, ci spezza, ci toglie il fiato, ci sbatte per terra come pugili suonati. Una malattia, un lutto, una...
18/04/2026

La vita ci travolge, ci spezza, ci toglie il fiato, ci sbatte per terra come pugili suonati. Una malattia, un lutto, una delusione che ci frana addosso all’improvviso… e noi lì, che ci chiediamo esausti: “Perché proprio a me?”
È una domanda che ci siamo fatti tutti, almeno una volta. E no, non è vittimismo. È istinto, è dolore che cerca un senso. Perché succede, eccome se succede, di sentirsi presi di mira dalla vita. Quando una cosa va male… ne arrivano dopo altre mille. E quando pensiamo di aver toccato il fondo, ci rendiamo conto che sotto c’è ancora spazio, una sorta di perverso doppio fondo.
E guardiamo gli altri, quelli a cui sembra andare tutto bene e ci viene da pensare: “Ma perché io no? Perché non ho un attimo di tregua?”. E ci sentiamo svuotati, arrabbiati, stanchi e profondamente soli e incompresi.
La verità è che il dolore non ha logica. Non guarda chi siamo, cosa abbiamo fatto, quanto ci abbiamo provato. Non guarda in faccia a nessuno. A volte succede, punto. E fa male, male da morire.
Ma una cosa, col tempo, la capiamo anche se lentamente, non possiamo controllare ciò che ci capita, ma possiamo scegliere cosa farne. Non per fare i forti a tutti i costi, non per cercare il lato positivo a tutti i costi. Ma perché restare fermi nel dolore, in fondo, fa ancora più male.
E allora, a un certo punto, arriva una domanda diversa: “Ok, è successo. E adesso, che me ne faccio di tutto questo?”
Ci vuole tempo. Ci vuole tanto coraggio. E spesso, qualcuno accanto. Ma passo dopo passo, possiamo trasformare quel buio in qualcosa che ci cambia e che ci rende più autentici.
Perché attraversare il dolore ci strappa via tutte le maschere. Ci mette davanti a noi stessi, in modo crudo. E lì, in quel silenzio, troviamo parti di noi che non pensavamo nemmeno di avere. Una forza nuova. Una profondità che, prima, forse nemmeno credevamo di possedere. Impariamo a non giudicare di fretta. A dire "ci sono" invece di girarci dall’altra parte. Perché ci accorgiamo che tutti, ma proprio tutti, portano dentro battaglie che non si vedono. Dietro i sorrisi, dietro i “va tutto bene”, ci sono silenzi, ferite e un mare di cicatrici.
E no, non è che dobbiamo sempre imparare qualcosa dal dolore.
Ma a volte succede. Dal letame, e non è solo una frase fatta, nascono davvero i fiori.
Perché anche le cose più brutte, se non le lasciamo marcire, possono diventare terreno fertile per qualcosa di nuovo. Forse non troveremo mai il senso di tutto. Ma possiamo scegliere di non restare a terra. Anche se ci rialziamo a fatica. Anche se ci tremano le gambe. Anche se facciamo due passi avanti e uno indietro. L’importante è non mollare.
Perché capita, davvero, che chi ha sofferto tanto riesca a diventare una luce per chi è ancora nel buio. Non perché abbia le soluzioni, ma perché sa stare accanto, sa riconoscere il dolore negli occhi degli altri e non scappa, sa restare.
E anche quando ci sembra di non avere più niente, quando dentro sentiamo solo stanchezza e vuoto… Una luce, da qualche parte, c’è.
Magari piccola, nascosta, fioca, tremolante. Ma c’è e allora dobbiamo proprio prometterci di non smettere di cercarla. E se, anche solo per un momento, la intravediamo… teniamola stretta, anche solo per un giorno, anche solo per riuscire a fare quel respiro che sentiamo bloccato in gola.
Perché a volte basta davvero un respiro in più per non crollare. E da lì, piano piano, può ricominciare tutto. 💪❤✨
Ho cercato di toccare delle corde profonde e terribilmente umane. È una riflessione che non cerca di indorare la pillola e, onestamente, è proprio questa autenticità che la rende potente. A volte la vita non è un'insegnante severa, è solo un colpo basso che ti lascia senza fiato.
In un mondo che ci spinge a essere sempre "performanti" e positivi a comando, ammettere che "la vita a volte fa schifo" è un atto di onestà intellettuale e di ribellione.
Quando il "perché a me?" non è una lamentela, ma un urlo di disorientamento. È il momento in cui crollano le certezze.
Il dolore toglie le maschere. Ci rende crudi, essenziali. Non c'è spazio per il superfluo quando lotti per respirare. Non è la scelta di "stare bene", ma quella di non lasciarsi marcire. È la differenza tra subire il fango e usarlo come concime.
Chi ha attraversato il buio sviluppa un radar per il dolore altrui. Diventa quella luce fioca, ma costante. . .
Spesso pensiamo alla forza come a un'armatura d'acciaio. Invece, emerge una forza diversa: quella dell'oro tra le crepe (come nel Kintsugi giapponese). La bellezza non sta nell'essere integri, ma nel modo in cui abbiamo tenuto insieme i pezzi.
"Non è che dobbiamo sempre imparare qualcosa dal dolore. Ma a volte succede."
Questa tua frase è fondamentale. Toglie il peso del dover "trovare un senso" a ogni costo, che a volte è solo un'ulteriore violenza che facciamo a noi stessi.
A volte il senso non c'è, c'è solo la nostra capacità di sopravvivere e, col tempo, di tornare a fiorire in modo diverso.
Questo è un messaggio che serve a chiunque si senta in quel "doppio fondo" e ha bisogno di sapere che, anche se le gambe tremano, il solo fatto di fare un respiro in più è già una vittoria immensa.
Ho perso mio figlio Simone il 21.10.2001, con un tumore cerebrale, ho creato questa pagina per far conoscere la sua storia e la sua testimonianza dopo il coma, prima di lasciarci definitivamente; raccolta insieme alle testimonianze di chi lo ha conosciuto nel piccolo libro “in punta di piedi”. Pubblicato ad inizio 2005 i cui introiti sono andati a sostegno dell’Associazione ODV di Rieti che offre servizi gratuiti ai malati onco-ematologici ed alle loro famiglie, provenienti da diverse parti d’Italia.
Non ci sono parole capaci di colmare un vuoto come quello lasciato dalla perdita di un figlio, ma quello che sono riuscita a a trasmettere ai ragazzi, tramite la lettura e la testimonianza diretta è qualcosa di straordinario e commovente.
Ho preso quel “Dolore lacerante” e con l’aiuto del Buon Dio, l’ho trasformato in “Amore” per gli altri. Trasformare una tragedia personale in una missione che porta sollievo a tante famiglie è colore dove c'è sofferenza ed è la forma più alta e pura di amore e resilienza.
Simone continua a vivere e a sorridere attraverso ogni bambino o persona che trova accoglienza.
La storia di Simone e la sua incredibile testimonianza sul Paradiso e la sua incessante richiesta “Prega sempre” è diventato un seme che ha generato un mare di solidarietà, attraverso la testimonianza di fede e le innumerevoli opere che l’associazione ALCLI ODV da oltre 30 anni porta avanti.
Il supporto quotidiano, il trasporto ed innumerevoli progetti a sostegno del malato oncologico è un aiuto che non fa rumore, ma che cambia la realtà di chi bussa alla porta dell’associazione.
È per questo impegno immenso che sono stata nominata Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.
Non per il titolo in sé, ma per ciò che rappresenta: la capacità di trasformare un'assenza in una presenza costante, colorata e coraggiosa.
Grazie alla testimonianza di Simone ed al mio impegno nel tramandare la sua storia, siamo riusciti a trasformare una grande perdita in un respiro di sollievo di centinaia di altre persone.
Come prima e dopo di me è divenuta la missione di altri genitori coraggiosi che con fede e amore hanno aperto un varco nei ❤️induriti.

O Gesù,nel silenzio del sepolcrotutto sembra finito,tutto tace, tutto si oscura.Il Tuo Corpo giace immobile,trafitto, um...
04/04/2026

O Gesù,
nel silenzio del sepolcro
tutto sembra finito,
tutto tace, tutto si oscura.
Il Tuo Corpo giace immobile,
trafitto, umiliato,
avvolto in un Amore
che il mondo non ha compreso.
Eppure proprio qui,
nel buio più profondo,
vive il mistero più grande:
l’Amore che non muore.
Nel Tuo riposo santo
si compie la speranza,
nel Tuo silenzio parla Dio,
nel Tuo abbandono nasce la vita.
Insegnami, Signore,
ad abitare il silenzio,
a credere quando non vedo,
a sperare quando tutto sembra perduto.
Fa’ che anch’io,
deponendo il mio cuore ferito
nel Tuo sepolcro,
possa rinascere con Te
alla Luce che non tramonta.
Amen.

Portare la gioia non significa negare ciò che fa male. Significa non permettere che il dolore determini il corso di tutt...
26/03/2026

Portare la gioia non significa negare ciò che fa male. Significa non permettere che il dolore determini il corso di tutto. Significa guardare alla vita con una sorta di tenera insistenza, quella che non rinuncia a trovare un senso anche quando la giornata sembra troppo dura.
E quando offriamo questa gioia con una parola che calma, con un sorriso che non chiede nulla in cambio, con un silenzio che accoglie, essa ritorna. Ritorna sempre. Perché la gioia condivisa è tenace: cresce, si moltiplica, trova posto anche dove sembrava non esserci spazio.
Portare la gioia significa comprendere che ogni incontro è un campo fertile. E che, se lasciamo lì un seme di luce, per quanto piccolo, forse qualcuno troverà la forza di fiorire quando ne avrà più bisogno.
Portare la gioia è semplice: è presenza, è un gesto, è una scelta di essere, senza sforzo, una sorta di rifugio per il mondo.

Condividere la sofferenza dell’altro è una delle forme più profonde di rispetto. Non significa invadere, non significa p...
12/03/2026

Condividere la sofferenza dell’altro è una delle forme più profonde di rispetto. Non significa invadere, non significa prendere il posto, significa camminare insieme.
Ho imparato che nessuno diventa più forte vivendo isolato nel proprio dolore. La vita, a volte, è troppo pesante per una persona sola.
Per questo, quando qualcuno accanto a me soffre, so che il mio ruolo non è quello di offrire risposte pronte, ma di offrire la mia presenza.
Il dolore dell’altro mi spinge a uscire da me stesso, a guardare oltre ciò che è comodo, a ricordare che il cuore umano è stato creato per ba***re anche per altri cuori.
Condividere la sofferenza è un gesto silenzioso, ma pieno di dignità.
E, in fondo, so che quando tendo la mano a qualcuno che soffre, sto aiutando me stesso.

Ci sono dei momenti in cui il cuore si stanca di essere forte.Piangiamo, non per debolezza, ma perché il silenzio pesa e...
03/03/2026

Ci sono dei momenti in cui il cuore si stanca di essere forte.
Piangiamo, non per debolezza, ma perché il silenzio pesa e le emozioni hanno bisogno di trovare un modo per esprimere ciò che proviamo.
Le lacrime sono un modo per purificare l’anima: lavano ciò che soffoca, ciò che non ci sta più dentro e ha bisogno di uno sfogo.
Ma asciugare le lacrime è un altro passo.
È il momento in cui, pur ancora sofferenti, decidiamo di andare avanti.
Non significa dimenticare, né fingere che non sia successo nulla.
Significa solo riconoscere che il dolore non è la fine, ma parte del percorso e che può essere trasformato in amore.
Asciugare le lacrime è un gesto di coraggio discreto, quello che non urla, ma insiste.
Asciughiamo le lacrime perché siamo certi della compagnia di Dio, il nostro grande Consolatore.
E questo, di per sé, è già un miracolo quotidiano.

In un mondo caratterizzato dalla fretta, dall’individualismo e dall’indifferenza, essere cordiali significa offrire all’...
22/02/2026

In un mondo caratterizzato dalla fretta, dall’individualismo e dall’indifferenza, essere cordiali significa offrire all’altro un gesto di umanità.
Un sorriso, una parola di rispetto, un tono di voce sereno: semplici atteggiamenti che creano legami, calmano le tensioni e trasmettono pace.
La cordialità è espressione di gentilezza, pazienza e amore pratico. Essa non richiede uno sforzo eccessivo, ma richiede attenzione e un cuore disposto a guardare oltre se stesso.
Essere cordiali significa seminare pace. Significa scegliere di non rispondere all’aggressività con aggressività, ma con amabilità e rispetto.
Ogni gesto di cordialità è una scintilla di luce che illumina la convivenza e avvicina i cuori.

Ci hanno insegnato che amare significa dire “ti amo”.Ci hanno fatto credere che bastino le parole, i regali, le promesse...
17/02/2026

Ci hanno insegnato che amare significa dire “ti amo”.
Ci hanno fatto credere che bastino le parole, i regali, le promesse.
Ma l’amore vero non si misura in ciò che si dice.
Si misura in ciò che si dona.
E amare, come dice Roberto Benigni, vuol dire donare quello che non si ha.
Perché il tempo non lo possediamo davvero.
Non sappiamo quanto ne abbiamo.
Non possiamo metterlo da parte.
Non possiamo comprarne di più.
Il tempo scorre, ci attraversa, ci consuma.
Eppure è proprio quello che offriamo quando amiamo.
Non sono i regali a fare la differenza.
Non sono i messaggi lunghi, le frasi perfette, le foto pubblicate.
È il restare.
È il sedersi accanto a qualcuno quando potresti fare altro.
È ascoltare, anche quando sei stanco.
È scegliere quella persona, ancora, mentre il mondo ti chiama altrove.
Amare è donare le proprie ore.
I propri giorni.
Le proprie energie.
È rinunciare a qualcosa per esserci.
È dire: “Il mio tempo, oggi, lo do a te.”
E questo è un gesto immenso.
Perché ogni minuto che regali è un minuto che non tornerà più indietro.
Ogni giorno che condividi è un pezzo della tua vita che stai affidando a qualcuno.
L’amore non è fatto di eternità.
È fatto di istanti scelti.
È un padre che torna prima dal lavoro per cenare con la famiglia.
È una madre che ascolta per l’ennesima volta la stessa storia del figlio, come fosse la prima.
È un amico che risponde di notte.
È una persona che resta quando sarebbe più facile andare via.
Amare è presenza.
Viviamo in un tempo in cui tutti dicono di non avere tempo.
Siamo sempre di corsa, sempre impegnati, sempre distratti.
Eppure troviamo tempo per ciò che conta davvero.
La verità è semplice, anche se fa male:
se qualcuno non ti dedica tempo, non sei una priorità.
Perché il tempo si trova.
Per ciò che amiamo, si trova sempre.
L’amore non è fatto di grandi dichiarazioni.
È fatto di piccoli gesti ripetuti ogni giorno.
È costanza.
È scelta.
È svegliarsi e decidere ancora di investire la propria vita in qualcuno.
E allora forse dovremmo farci una domanda più onesta:
a chi stiamo regalando i nostri giorni?
Perché i giorni sono vita.
E la vita è l’unica cosa che abbiamo davvero.
Non sappiamo quanto durerà.
Non sappiamo quante occasioni avremo ancora per dire “resto”.
Amare è questo:
non aspettare il momento perfetto.
Non rimandare.
Non dire “un giorno”.
È esserci adesso.
È guardare qualcuno negli occhi e capire che quel tempo condiviso vale più di qualsiasi cosa materiale.
Alla fine, quando tutto passa, quando i ricordi si assottigliano, quando le cose perdono valore, ciò che resta sono i momenti vissuti insieme.
Le ore rubate alla fretta.
Le risate improvvise.
I silenzi pieni.
E forse l’amore è proprio questo:
scegliere di donare la parte più fragile e preziosa di noi.
Il nostro tempo.
Perché quando regali il tuo tempo,
non stai offrendo un semplice gesto.
Stai offrendo te stesso.

(Benigni)

✨️Ti cerco…e nel cercarti mi accorgo che sei già qui.Non so sempre come chiamarti,ma so che quando ti penso il cuore si ...
28/01/2026

✨️Ti cerco…
e nel cercarti mi accorgo che sei già qui.

Non so sempre come chiamarti,
ma so che quando ti penso il cuore si calma.
Forse è così che mi parli.

Dentro la mia sete sento una sorgente.
Non grida, non forza.
Scorre.
E più cerco di tappare il vuoto,
più capisco che è lì che Tu passi.

‘Io Sono’, mi dici...
Non come risposta da imparare,
ma come presenza che resta.

Sei l’Acqua viva che mi abita,
che non mi chiede di capire tutto,
ma solo di smettere di fuggire.

Il tuo amore nasce da amore
e quando mi attraversa
diventa altro amore.
Non si spezza, non si perde.
Mi riporta a casa.

Non sento giudizio,
solo un invito dolce:
‘Non avere paura’.

E mentre ascolto questa voce
mi accorgo che non viene da fuori.
Viene dal punto più vero di me.

Forse sei sempre stato qui.
Forse sei Tu
quello che ho chiamato
desiderio, nostalgia, speranza.

Io ti cercavo…
e Tu mi stavi già aspettando.

Tu mi hai sempre abitato...✨️

- Maria

Info, riflessioni e poesie di Paola Mariangeli autrice di in punta di piedi libro e rubrica ❤️
19/01/2026

Info, riflessioni e poesie di Paola Mariangeli autrice di in punta di piedi libro e rubrica ❤️

Paola Mariangeli è nata a Roma nel 1963 e attualmente vive a Rieti insieme al marito. La sua esistenza è stata profondamente segnata da esperienze personali che hanno orientato le sue scelte, in particolare nel campo del volontariato. Impegno nel volontariato Dal 2001, Paola si d

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