17/06/2026
UNA BREVE RIFLESSIONE DEL NOSTRO PARROCO SULLA PAROLA DEL GIORNO:
"State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli".
Gesù inizia con un ammonimento molto chiaro: le cose di Dio non devono mai essere fatte per un tornaconto personale. Se questo era vero ai tempi di Gesù, quando scribi e farisei rischiavano di usare la fede per accrescere la propria reputazione davanti agli uomini, lo è ancora di più oggi. Viviamo nell'epoca dell'apparenza, dei social network e degli influencer, dove persino la fede può diventare uno strumento per ottenere visibilità, approvazione e consenso. Il Signore, invece, ci ricorda che ogni gesto autenticamente cristiano nasce dall'amore e deve avere come unico destinatario Dio.
Successivamente Gesù richiama quelli che erano considerati i tre pilastri della vita spirituale: l'elemosina, la preghiera e il digiuno. Anche queste pratiche, se vissute in modo sbagliato, possono essere svuotate del loro significato più profondo.
L'elemosina, per il popolo ebraico, non aveva il significato riduttivo e talvolta dispregiativo che oggi attribuiamo a questa parola. Era piuttosto un gesto concreto di giustizia e di ca**tà verso la vedova, l'orfano e lo straniero, cioè verso coloro che si trovavano in una situazione di maggiore fragilità. Per questo Gesù afferma: "Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra". Il bene va compiuto nel silenzio e nella discrezione, non solo perché Dio è l'unico che deve conoscere fino in fondo le nostre intenzioni, ma anche per custodire la dignità di chi riceve aiuto. La ca**tà autentica non umilia mai, ma rialza e restituisce valore alla persona.
La preghiera, come sappiamo, è il dialogo con Dio, un momento di intimità profonda con il Signore. È il luogo in cui posso presentargli le mie gioie, le mie fatiche, le mie speranze e le mie paure. Per questo Gesù invita a entrare nella propria camera e a chiudere la porta: non tanto per isolarsi fisicamente, quanto per creare uno spazio interiore in cui incontrare Dio senza distrazioni e senza maschere. Ostentare la preghiera perché gli altri vedano quanto siamo religiosi significa svuotarla del suo significato più autentico. La preghiera non è uno spettacolo da esibire, ma un incontro d'amore che trasforma il cuore.
Il digiuno, infine, è forse la pratica che più facilmente può apparire difficile da comprendere. Privarsi del cibo per un certo tempo potrebbe sembrare soltanto una rinuncia, ma il suo significato spirituale è molto più profondo. Digiunando riconosco la mia fragilità e ricordo che non posso bastare a me stesso. Allo stesso tempo, faccio spazio a Dio, liberandomi da ciò che appesantisce il cuore e mi allontana da Lui. Il digiuno è un esercizio di libertà interiore: mi insegna a non essere schiavo dei miei bisogni, dei miei desideri e delle mie abitudini. Proprio per questo è una scelta libera e mai imposta. Utilizzarlo per suscitare compassione o ammirazione negli altri significa accontentarsi di una ricompensa piccola e passeggera, rinunciando al grande bene spirituale che esso può generare.
Ognuna di queste pratiche si conclude con lo stesso ritornello: "Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà". Queste parole ci ricordano che ciò che facciamo deve essere orientato a Dio e non allo sguardo degli uomini. Il Signore vede ciò che nessun altro può vedere: le intenzioni del cuore, i sacrifici nascosti, le lacrime silenziose e gli atti di amore che nessuno applaude.
La fede autentica cresce nel nascondimento, nella semplicità e nella verità. Quando diventa uno strumento per mettersi al centro e cercare l'approvazione degli altri, perde la sua essenza più profonda. Il cristiano non cerca di essere grande davanti agli uomini, ma desidera essere fedele davanti a Dio. Ed è proprio nel segreto del cuore che il Padre opera le sue meraviglie.
Dio vi benedica e Maria vi accompagni.
Don Marcos Aparecido de Goes