11/09/2026
UNA BREVE RIFLESSIONE DEL NOSTRO PARROCO SULLA PAROLA DEL GIORNO:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco?»
Con questa prima battuta, Gesù ci mette subito davanti a noi una verità tanto semplice quanto esigente: chi non ha il coraggio di guardare dentro se stesso non può pretendere di guidare, correggere o giudicare gli altri. Un cieco che guida un altro cieco rischia inevitabilmente di far cadere entrambi.
Il problema, però, non è semplicemente avere dei peccati, delle fragilità o delle ferite. Il vero problema è non riconoscerli, non volerli vedere e, soprattutto, pensare di essere migliori degli altri. Tutti abbiamo zone della nostra vita che hanno bisogno di essere illuminate dalla luce del Vangelo. Tutti abbiamo qualcosa da correggere, da convertire, da consegnare alla misericordia di Dio.
E qui c’è una cosa bellissima: anche i nostri errori, quando riconosciuti e attraversati con umiltà, possono diventare una risorsa per aiutare gli altri. Una ferita curata può insegnarci ad avere compassione di chi soffre; una caduta dalla quale ci siamo rialzati può renderci capaci di tendere la mano a chi è caduto; un peccato riconosciuto e affidato alla misericordia di Dio può impedirci di diventare giudici spietati degli altri.
Per questo Gesù parla della pagliuzza e della trave.
È facile vedere la pagliuzza nell'occhio del fratello, mentre facciamo fatica — o addirittura ci rifiutiamo — di vedere la trave che è nel nostro. È facile accorgersi dei difetti degli altri, delle loro incoerenze, dei loro peccati; molto più difficile è fermarsi davanti allo specchio della propria coscienza e dire: “Signore, comincia da me.”
La vera conversione nasce proprio da qui: non dal puntare il dito, ma dall'abbassare il capo; non dal condannare, ma dal lasciarsi correggere; non dal sentirsi migliori, ma dal riconoscersi bisognosi della stessa misericordia che vorremmo offrire agli altri.
Perché chi ha sperimentato la misericordia non può che diventare misericordia per gli altri.
Chi è stato rialzato da Dio impara a rialzare.
Chi è stato perdonato impara a perdonare.
Chi ha ricevuto un abbraccio quando era lontano impara ad abbracciare chi si è smarrito.
Questo, allora, è il Vangelo dell'umanità e della coerenza: umanità, perché tutti siamo peccatori e tutti abbiamo bisogno della pazienza e della misericordia di Dio; coerenza, perché non possiamo pretendere di correggere negli altri ciò che non siamo disposti ad affrontare in noi stessi.
Che il Signore ci doni occhi capaci di vedere prima le nostre fragilità, un cuore capace di riconoscere la propria miseria e mani sempre pronte a rialzare chi è caduto.
Dio vi benedica e Maria vi accompagni.
Don Marcos Aparecido de Goes