18/05/2024
PENTECOSTE - anno B
Gv 15,26-27; 16,12-15
Antonia Tronti
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
“Prendi di là un frutto di nyagrodha!”. “Eccolo, o venerabile”. “Spaccalo”. “Eccolo spaccato, o venerabile”. “Che ci vedi?”. “Questi piccolissimi grani, o venerabile”. “Bene, spaccane uno”. “Eccolo spaccato, o venerabile”. “Che ci vedi?”. “Nulla, o venerabile”, rispose quello. Allora il padre gli disse: “Da questa essenza sottile che tu non percepisci, o caro, da questa essenza sottile nasce invero questo grande albero. Stanne pur sicuro, o caro. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l’universo è costituito di essa, essa è la vera realtà, essa è l’Atman. Essa sei tu, o Svetaketu” (Chandogya Upanishad 12,1-3).
C’è un mistero racchiuso nel cuore dell’essere. Lì dove lo sguardo non può penetrare. Custodito nell’intimo. Sconosciuto anche alla nostra mente. Il mistero stesso della vita, che viene dall’Oltre e si proietta costantemente verso l’Oltre. Ma che è dentro. Dentro di noi e dentro la realtà tutta.
Un mistero che è al di là dei nomi e delle forme, ma che è presente in ogni angolo. “Lo Spirito del Signore riempie l’universo”, leggiamo nel libro biblico della Sapienza (Sap 1,7). “Il Signore abita tutto ciò che nel mondo si muove”, leggiamo nella Isha Upanishad. Un’intuizione simile affiora nella coscienza umana in tempi e luoghi diversi: c’è una Presenza che è contemporaneamente immanente e trascendente, Oltre e Dentro la realtà. Sua origine, sua meta, suo fondamento presente sempre e ovunque. Niente sarebbe senza di essa. Non ci sarebbe essere. Non ci sarebbe vita.
Presenza invisibile, ma concretissima. Spirito.
Gesù viene a rivelarcelo. Viene a consegnarlo alla nostra coscienza. Viene a ristabilire il contatto tra noi e quel mistero. Esso è infatti talmente interno e invisibile, che rischiamo di dimenticarlo, di staccarci da esso, di perdere la percezione della sua presenza. Staccati da esso, rischiamo di errare a lungo e di impiegare il tempo della nostra esistenza terrena a inseguire ciò che non è la Fonte, ma solo una sua parziale manifestazione. Eppure è solo il contatto con Essa che può davvero colmare la nostra sete. E farci divenire fontane zampillanti. Esseri realmente vitali e vitalizzanti. Incarnazioni dello Spirito.
Gesù, come il maestro di cui parla un altro capitolo della Chandogya Upanishad, scioglie la benda che ci impedisce di vedere e ci mostra la direzione, in modo che possiamo riorientarci secondo verità (Ch. Up. 14,1-2). Nel corso della sua vita rende visibile quel mistero, lo manifesta apertamente, rivelandocelo come il mistero del LontanoVicino, come scriverà poi Margherita Porete. Infatti ci parla di esso come del mistero del Padre, ovvero di quel Generante che è origine della vita, di ogni vita, ma ce lo mostra anche all’opera incarnato nella sua persona, nelle sue parole e nei suoi gesti. E infine ce lo indica come Presenza stabile. Spirito dimorante presso di noi e in noi (Gv 14,17). Ed è proprio in quest’ultima forma che ce lo consegna una volta per tutte. Invitandoci a sentirlo nel nucleo più interno del nostro essere. Laddove è il nostro essere più autentico. Laddove sono un tutt’uno in noi realtà e verità.
“Io porto nella mia anima un mistero, il mio mistero,
il mistero stesso dell’Essere
[…] il mistero stesso del mio corpo,
di ogni parte del mio corpo, di ogni membro,
della rotondità delle mie forme, della levigatezza della mia pelle.
E questo mistero è il mistero stesso del mio cuore
[…] E questo mistero è quello che porta ciascuno dei miei fratelli,
nel proprio corpo, nella propria andatura, nel proprio silenzio, nella propria parola,
nelle proprie angosce, nei propri entusiasmi.
E questo mistero è lo stesso che c’è nel firmamento,
all’interno del sole, nel cuore di ogni stella,
e nelle profondità dell’oceano,
e nel fuoco,
e nel vento che passa,
e nello spazio impenetrabile, inesplorabile, irriducibile,
e nella terra che porta, nate da essa, le piante, gli animali e gli uomini.
Ed è il mistero che è nella storia,
nel tempo che misurano gli uomini
e in quello che misura la vita degli uomini,
nel tempo del vento che soffia, del fuoco che consuma,
delle acque che fluiscono, prima ruscelli e poi fiumi, dalle montagne agli oceani,
dagli oceani al firmamento e di nuovo all’interno della terra,
[…] Fu nel cuore del Figlio di Maria che questo mistero fu rivelato in tutta la sua immensità,
e che fiorirono le parole che lo avrebbero detto agli uomini.
E’ per questo che Gesù è il Verbo in persona, la Vac, la Parola, il Logos,
ed è per questo che egli era la Parola in persona che parlava.
[…] L’uomo non ha che una missione in questo mondo:
scoprire in sé questo mistero interiore e, scoprendolo in sé,
renderlo disponibile al mondo,
e forse, se questo mistero in lui scaturisce in parole,
dire agli altri le parole che li aiuteranno a penetrare in loro stessi,
e sempre, in ogni caso, rivelarlo agli uomini attraverso il suo sguardo.
Non c’è altro che colui che è dentro di me,
poiché non c’è altro che colui che è.
E non c’è altro che colui che è al di dentro del mondo.
Non c’è altro che l’Altro che ho scoperto dentro di me.
Ma allora io? Dove sono io? Chi sono io? Che cosa sono io?
Io sono da un Altro rispetto al quale non c’è altro.
(Henri Le Saux, Diario spirituale di un monaco cristiano-sannyasin hindu, 26/11/1956)