22/01/2026
LA SOLITUDINE È PIÙ VICINA DI QUANTO PENSIAMO
A volte la solitudine non si vede.
Si nasconde dietro un lavoro, una famiglia, un impegno, una battuta spiritosa, una foto pubblicata sui social.
Eppure è lì.
Tra giovani che non escono più di casa, tra studenti che non trovano il coraggio di farsi amici, tra adulti che non hanno più tempo per sé e per gli altri, tra anziani che restano fuori dal ritmo della società.
In America la solitudine è stata riconosciuta come un rischio per la salute. Da noi non ancora, ma la vediamo negli sguardi, nelle storie, nelle richieste che riceviamo ogni giorno.
Che cosa dicono i dati:
Circa 1 persona su 6 nel mondo segnala di sentirsi sola, con effetti che non sono solo emotivi ma anche fisici e sanitari. La solitudine cronica, infatti, è stata associata nel periodo 2014-2019 a 871.000 decessi ogni anno a livello globale, incrementando il rischio di malattie cardiovascolari, ipertensione, depressione e altre patologie.
In Europa, una ricerca su oltre 25.000 persone ha evidenziato che circa il 13% riferisce di sentirsi sola “spesso” o “sempre”, mentre oltre un terzo (35%) si sente sola almeno “a volte”.
In Italia, aumentano le famiglie unipersonali: nel 2023 erano circa 9,3 milioni, quasi il 36% del totale delle famiglie, contro i 2 milioni di 50 anni fa.
Negli anziani, circa quasi il 50% degli over 65 vive da solo, con un trend in crescita legato all’invecchiamento della popolazione.
Inoltre, nei giovani europei tra i 18 e i 35 anni oltre la metà riporta un sentimento di solitudine moderata o intensa.
Perché è importante parlarne
La solitudine non è un “problema isolato” né riguarda solo una fascia d’età: colpisce giovani, adulti, famiglie e anziani e si intreccia con diseguaglianze sociali, lavoro, reddito e reti di supporto. In molti Paesi avanzati è ormai considerata un fattore di rischio per la salute pubblica, mentre in alcuni è stata addirittura riconosciuta come questione sanitaria da affrontare con politiche dedicate.
Come Associazione ci sentiamo chiamati ad occuparcene.
Perché i diritti sono anche questo: non lasciare indietro nessuno.