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GESU' IL NOSTRO AUTENTICO BUON PASTORE..”Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10)Comment...
27/04/2026

GESU' IL NOSTRO AUTENTICO BUON PASTORE
..”Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10)

Commento alle letture della messa domenicale 30 aprile 2023
(At 2,14.36-41; Sal 22; 1Pt 2, 20-25; Gv 10,1-10) anno A

Oggi è la quarta domenica del tempo di pasqua, tradizionalmente dedicata dalla liturgia alla figura di Gesù buon pastore, tema principale è quello della pastoralità (vangelo), strettamente connesso a quello della universalità della Chiesa, in quanto egli è il pastore di tutti i popoli della terra e non di uno solo, da questi due temi scaturisce naturalmente anche quello della gioia e della festa per tutti coloro che si sono lasciati condurre da questo pastore autentico, buono ed anche bello. Icona simbolo del buon pastore è quella che lo ritrae con la pecorella caricata sul collo o in braccio, con chiaro riferimento alla parabola della parabola della “pecorella smarrita” (Mt 18,12-14; Lc 15,3-7), quella più debole che ha bisogno di essere perdonata e orientata, in essa ognuno di noi si può riconoscere, così lo hanno sempre raffigurato una infinità di artisti dalle origini e fino ai nostri giorni.

Vangelo
Il brano del vangelo odierno, tratto dall'evangelista Giovanni al cap.10, è denso di simboli, insegnamenti, esortazioni e similitudini, è inserito nel "discorso della rivelazione" tenuto da Gesù in occasione della festa della dedicazione del tempio di Gerusalemme, istituita per la prima volta da Giuda Maccabeo che volle purificare il tempio da tutti i riti e simboli del paganesimo già nel 165 a.C. L'immagine pasquale di Gesù buon pastore che combatte fino a dare la vita per amore del suo gregge (dei credenti in lui), è un simbolo classico del primo cristianesimo molto utilizzato per invitare anche i pagani ad ascoltare la sua voce (parola di Dio) e a seguirlo docilmente e liberamente, in un rapporto con lui di reciproca conoscenza e amore, le pecore riconoscono solo il loro pastore ed egli le riconosce una per una, analogamente al rapporto di amore e conoscenza che esiste tra il Padre e il Figlio, fonte stessa di questo amore che viene donato agli uomini perché essi lo condividano per la loro salvezza e gioia. In premio è data infatti per questo amore e fedeltà alla parola di Dio (del pastore) fin da ora la vita eterna, intesa non solamente in modo cronologico ma come "vita dell'Eterno", ossia la vita stessa di Dio. Nessuno può strappare dalla mano del Figlio e del Padre che gliele ha date queste pecore, ossia i credenti fedeli, questo perché il Padre e il Figlio sono un "Uno", il termine che gli Ebrei attribuivano solo a Dio. Vi è qui una sostanziale unità di identità tra il Padre e il Figlio e affermare che Gesù è Dio, è affermazione blasfema per gli ebrei che consideravano Gesù solo come un uomo o un grande profeta o un grande Maestro (Rabbi) di vita spirituale, scandalosa dunque questa affermazione specialmente per scribi, farisei e le autorità religiose che dopo questa affermazione decidono di condannarlo a morte.

Altro tema fondamentale è quello della “porta”, Gesù si identifica con essa e afferma anche che chi non entra dal recinto delle pecore attraverso lui che è la porta è un ladro e brigante (v.1), pastore e porta qui si equivalgono e si identificano, solo l'autentico pastore entra dalla porta. Questo pastore conosce le sue pecore una ad una e le chiama per nome perché esse riconoscono solo la sua voce, un estraneo non lo riconoscono, le conduce fuori dal recinto per la loro libertà e cammina davanti a loro, perché esse abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. Fuori metafora è evidente dopo quanto detto che Gesù è il nostro pastore e noi i suoi fedeli che liberamente e coscientemente (non proprio come le pecore reali) lo seguono, mai si antepongono a Lui, questo lo fanno solo i falsi pastori. Ancora fuori di metafora è evidente anche che la voce del pastore è quella della Parola di Dio che dobbiamo seguire senza nessuna scusa e, come ci insegna la preghiera del Signore (Padre nostro), dobbiamo sempre fare la sua volontà e non viceversa come troppo spesso chiediamo nelle nostre preghiere. Chi ascolterà la voce dell'unico e autentico pastore Gesù e farà la sua volontà, troverà pascolo ossia la vera libertà (fuori dai recinti umani) e la vita in abbondanza quella che mai finisce perché proveniente dall'Eterno Dio. Le pecore ossia i credenti che siamo tutti noi devono evitare in tutti i modi, anche in periodi difficili di persecuzioni, sofferenze, incomprensioni e ostilità, le divisioni interne e tendere tutti al grande dono inestimabile della “unità”, per il quale Gesù stesso ha accoratamente e frequentemente pregato il Padre affinché: “siano un solo gregge con un solo pastore”. I cristiani autentici devono docilmente seguire le orme di questo pastore bello perché buono e orientare anche tutti verso la porta che conduce alla vita vera senza fine.
Infine ricordo a tutti coloro che partecipano di questa pastoralità del Signore che essa non va mai intesa come potere sugli altri, ma come “servizio”, dono della nostra vita agli altri, come Gesù stesso ci insegna che il vero Signore è colui che serve e non colui che è servito, prendiamoci quindi cura con amore gli uni degli altri.

Prima Lettura
La prima lettura che abbiamo ascoltato oggi è stata tratta dal cap.2 degli Atti degli apostoli, in essa troviamo la parte conclusiva del discorso di Pietro nel giorno di Pentecoste, come punti fondamentali della fede in Cristo abbiamo: la consapevolezza di essere peccatori, anche noi coi nostri peccati crocifiggiamo nuovamente il Cristo, abbiamo bisogno di una profonda conversione fino a sentirci trafiggere il cuore e quindi di essere battezzati nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei nostri peccati, col battesimo riceviamo il dono dello Spirito Santo che ci ha convinti di essere peccatori ma anche del perdono, sarà lo Spirito Santo che ci illuminerà e orienterà a Gesù la nostra vita, rendendola santa e dono d'amore per i fratelli. Dobbiamo riconoscere in Gesù di Nazareth il Kyrios Christos, il Signore fonte di salvezza, questo è il significato del nome di Gesù (Dio salva), egli è l'agnello immolato per i nostri peccati, nostro salvatore e unico pastore. La funzione pastorale dopo l'ascensione al cielo di Gesù è svolta dallo Spirito Santo, il suo stesso Spirito che egli ci ha donato per rimanere sempre con noi per la nostra salvezza. Testimoniamo con coraggio (Parresia), come Pietro, la presenza dello Spirito di Gesù in noi ai nostri fratelli per la loro salvezza, più che per le nostre parole e opere essi si convinceranno per l'amore con cui viviamo, decisiva però per la conversione è la chiamata (attrazione) del Padre e la testimonianza di Gesù, mostriamo che anche noi possiamo vivere come Lui, seguendolo nell'amore, nella concordia e nell'unità. E' tutto questo ciò che Luca autore del Libro sugli Atti degli apostoli vuole comunicarci, ossia la storia (testimonianza) del messaggio gioioso-salvifico di Gesù per mezzo degli apostoli sotto l'azione dello Spirito Santo, in esso possiamo scorgere un modello di vita per tutti noi anche ai nostri tempi.

Salmo
Anche il Salmo 22 che abbiamo meditato oggi ci invita a riconoscere il Signore come nostro pastore, le parole del salmista sono una profezia e anticipazione che si riferiscono a Cristo e alla Chiesa, suo gregge riunito nel suo sacrificio, purificato nell'acqua del battesimo, nutrito dal pane e vino celeste, santificato e fortificato dallo Spirito Santo. Il Signore è la nostra guida e salvezza, mai nulla egli ci fa mancare, rinfranca la nostra anima, anche quando ci troviamo nel peccato non dobbiamo temere alcun male perché egli è sempre con noi, non per condannarci ma per perdonarci e salvarci, facendoci uscire dagli oscuri recinti degli uomini e portandoci alla luce della verità che libera la nostra vita. Il versetto 8 lo possiamo considerare come un riferimento alla mensa eucaristica e al dono dello Spirito Santo rappresentato dall'olio sul nostro capo, tutto questo sotto gli occhi dei nostri nemici a testimonianza contro di loro non credenti. Bontà (amore) e fedeltà sono caratteristiche che contraddistinguono i credenti cristiani, per questo essi abiteranno per sempre felici nella casa del Signore. Facciamo di questo salmo la nostra preghiera in unione alla Chiesa universale.

Seconda Lettura
La seconda lettura tratta dalla prima Lettera di Pietro ci invita a seguire il Cristo e ad avere pazienza nella sofferenza facendo sempre il bene, questo dice l'apostolo è gradito a Dio. Dobbiamo fare come il Cristo che patì per noi lasciandoci l'esempio affinché lo possiamo seguire. Egli pur essendo senza peccato e nella verità fu maltrattato e insultato, non rispose però minacciando vendetta ma perdonò tutti anche i suoi nemici affidandosi completamente a Dio, il solo che giudica con giustizia. Egli diede la sua vita per noi in riscatto per i nostri peccati perché potessimo vivere per la giustizia ed essere guariti dalle sue piaghe (Is 53,5). Tutti quanti noi siamo come pecore erranti che hanno smarrito la via da seguire (v.25), ma ora il Cristo nostro pastore e custode delle nostra anime ci ha ricondotto a lui per la nostra salvezza affinché nessuno sia perduto, affidiamo a Lui per sempre le nostre vite affinché possiamo così essere nell'unità un solo gregge (Chiesa) con un unico pastore. Ancora oggi la morte di Gesù è considerata una follia dal mondo lontano da Dio, sta al credente renderla accettabile facendo della propria vita come Gesù un dono sacrificale per mezzo dell'agape (amore universale), unico autentico segno che può fare accogliere il messaggio cristiano. E' quello che auguro a tutti noi perché possiamo entrare nella gioia piena sotto la guida di questo bel pastore (kalos), il solo capace di trasformare la nostra vita dal pianto in gioia ed esultanza, simbolo e segno della presenza di Dio stesso nella nostra vita, così la vita eterna comincia già da adesso. Come dice Gesù: “Ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc 15, 10).

UNA FELICE E STUPENDA DOMENICA A TUTTI VOI CARISSIMI
CHE LA GIOIA DEL SIGNORE SIA SEMPRE CON NOI

RESTA CON NOI SIGNORE PERCHE' SI FA SERACommento alle letture della messa domenicale 19 Aprile2026(At 2,14.22-33; Sal 15...
19/04/2026

RESTA CON NOI SIGNORE PERCHE' SI FA SERA

Commento alle letture della messa domenicale 19 Aprile2026
(At 2,14.22-33; Sal 15; 1Pt 17-21; Lc 24,13-35) anno A

Vangelo
Oggi, terza domenica di Pasqua, le tre letture liturgiche che ascoltiamo ci invitano a meditare sulla certezza della resurrezione di Gesù, siamo incoraggiati a non fermarci alla croce, considerando la morte non come la fine di tutto ma l'inizio di una nuova vita che non ha mai fine. Dopo essere resuscitato Gesù ci offre le prove concrete di questo evento straordinario perché la fede in Lui abbia solide basi, ma anche egli vuole resuscitare i suoi discepoli, rialzarli dal senso di delusione e frustrazione che in essi si era diffuso a causa del tragico evento della croce, senza il dono del suo Spirito essi ancora non avevano compreso le Scritture che concordi già avevano annunciato questo straordinario evento.

Tema centrale e fondamentale di questa domenica è dunque quello della speranza che in Gesù si fa certezza della resurrezione, non solo della sua ma anche della nostra resurrezione, egli è risorto per farci risorgere, è questa la nostra eredità eterna che spetta a tutti coloro che credono in Lui. Rafforzare in noi questa certezza è l'intento infatti della pagina del vangelo odierno, tratta dal cap. 24 di Luca, che ci presenta il cosiddetto episodio dei due discepoli di Emmaus, località già nota per una vittoria dei fratelli Maccabei sui greci pagani ed ellenizzanti, probabilmente da identificarsi col villaggio di El-Qubeibeh situato 13 km a nord-ovest da Gerusalemme.

Questo racconto è proprio di Luca e fa parte di una serie di narrazioni in cui Cristo si manifesta nella persona di predicatori peregrinanti (vedi es.Filippo). Il racconto che è una grande catechesi di Luca si svolge su due piani: quello storico e quello liturgico. Ai due discepoli che rappresentano simbolicamente la Chiesa, quello che non viene nominato rappresenta ognuno di noi, c'è voluto il camminare con Cristo, il sedersi a tavola con Lui, lo spezzare insieme il pane per cogliere la Rivelazione e comprendere la spiegazione del Signore stesso. Il crocifisso è il risorto, il Gesù della fede ha solide basi in quello della storia, solo camminando con Lui, meditando le sacre scritture e partecipando alla eucarestia riusciamo a vederlo con gli occhi della fede e riusciamo a comprendere profondamente quanto ci è stato rivelato. Gesù stesso infatti fa riferimento alle scritture, alla Bibbia Giudaica suddivisa in tre sezioni: la Torah (legge), i Nebiim (profeti) e i Ketubim (scritti), mentre al v.27 troviamo una terminologia palesamente eucaristica con i verbi: prese,rese grazie, spezzò, diede, liturgia della parola e liturgia eucaristica ci rendono visibile la presenza reale di Gesù che sempre rimane con noi ma i nostri occhi devono essere abilitati a riconoscerlo anche dopo o durante eventi molto traumatici.

Anche noi come questi due discepoli chiediamo a Gesù di rimanere con noi: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”(v.28), Gesù è luce e con Lui è possibile camminare anche nelle oscurità della nostra vita. Facciamo nostra questa invocazione dei discepoli che si recavano a Emmaus, Gesù è veramente risorto, è vivo ancora oggi e si accosta a noi per guidare la nostra vita sui passi della giustizia e della verità. Non perdiamo la nostra speranza come questi discepoli che si erano fermati e arresi davanti alla croce e alla tomba. Come diceva sempre papa Francesco non lasciamoci rubare la speranza, noi crediamo fermamente nel Gesù risorto e sempre vivo, egli si mostra a noi nelle parole della Sacra Scrittura (Nuovo Testamento) e nella Frazione del pane ( Eucarestia-Condivisione), solo con questi due elementi possiamo vederlo vivo accanto e anche dentro noi.

Condividiamo con Lui e coi nostri fratelli la gioia della risurrezione, annunciamo a tutti il Gesù risorto e sempre vivo, contempliamolo non con gli occhi materiali ma con quelli della nostra fede in Lui, con lo Spirito Santo (frutto maturo della resurrezione) che ci è stato donato e che sa guardare infinitamente più in là delle apparenze materiali. Gesù è veramente risorto per ognuno di noi per darci la sua vita e la sua salvezza, la sua speranza è in una vita alta e altra che mai delude, perché come dice il salmo: "Tu non abbandonerai la mia vita negli inferi, né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione (Sal 15,10)", e aggiunge "Mi indicherai il sentiero della vita e mi colmerai di gioia alla tua presenza (v.11). Solo se riusciamo a vedere con gli occhi della nostra fede la presenza del Gesù risorto nella nostra vita possiamo essere nella gioia vera, quella che mai finisce.

Meditiamo ogni giorno le Sacre scritture, solo così possiamo scaldare i nostri gelidi cuori di pietra, non allontaniamoci mai dalla nostra parrocchia che è la nostra comunità, quella che quando siamo riuniti, ci mostra il Gesù risorto nella frazione (condivisione) del pane, solo "ascoltando" e "condividendo" Gesù, solo essendo consapevoli pienamente che Egli è accanto e dentro di noi, possiamo dissolvere la notte oscura dei nostri peccati e vivere una vita piena di senso e di gioia senza fine, liberi dal male e dalla morte perché la nostra fede e la nostra speranza li abbiamo affidati al Gesù risorto nostro unico salvatore. Salutiamoci anche tra noi con lo stesso saluto che Gesù diede ai suoi discepoli quello della Pace, cerchiamo, doniamo la pace di Gesù e mai saremo delusi, lasciamoci abbracciare e pervadere dal suo dono della pace, solo così la nostra vita potrà cambiare e acquistare un nuovo senso che forse fin ora ci era rimasto nascosto.

Prima Lettura
La prima lettura che abbiamo ascoltato oggi è stata tratta dal cap.2 degli Atti degli Apostoli, l'autore è Luca, lo stesso del brano del vangelo odierno, essa ci presenta il discorso di Pietro lo stesso giorno di Pentecoste, questo brano è direttamente parallelo a quella del vangelo e ne costituisce la concreta applicazione dell'insegnamento di Gesù ai discepoli di Emmaus. Il discorso missionario di Pietro, pronunciato con parresia ossia con grande coraggio, costituisce uno dei documenti principali del “Kerigma”(annuncio fondamentale) cristiano, la circostanza è quella della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e il fatto che molti stranieri li sentono parlare lingue sconosciute, ma che ciascuno comprende nella propria lingua, interpretando il messaggio come una lode a Dio, Pietro dà al popolo la motivazione autentica dell'avvenimento. Il discorso è diviso in tre parti: cristologica, ecclesiologia, escatologica, sulla scia proprio dell'insegnamento fatto da Gesù ai due apostoli a Emmaus, abbiamo all'inizio una sintesi della vita di Gesù, al v.23 una teologia della passione Pietro afferma che la morte di Gesù rientra nei piani di Dio e responsabili furono i Giudei e i pagani, segue poi una prova esegetica biblica con l'interpretazione cristiana del Salmo 15: Davide afferma la certezza di dover risorgere non lui però, ma essendo profeta l'intendeva del suo erede il Messia, la parola “inferi” citata dal salmo non è l'inferno come lo intendiamo noi ma lo “sheol” ebraico la dimora dei morti e qui la citazione della tomba di Davide è molto pertinente e comprensibile dai contemporanei. Abbiamo anche tre aspetti teologici: un riassunto della vita pubblica di Gesù, il racconto delle circostanze della sua morte (lo scandalo della croce) argomento molto importante per la predicazione, infine il nucleo centrale della risurrezione fondato sulla Scrittura. La morte è vista come una donna che tiene in grembo la sua preda, ma poi è costretta a darla alla vita, per questo nell'antica cristologia si parla di “primogenito dei morti” con riferimento alla risurrezione di Gesù, di questo primogenito ne parla Paolo in un suo inno liturgico ma anche Ap 1,5.

Salmo
Anche il Salmo 15 che abbiamo meditato oggi, citato espressamente nel discorso di Pietro nella prima lettura, parla di morte e risurrezione ma a partire da una profonda fiducia in Dio che nemmeno la morte può scalfire. A Dio l'orante chiede protezione e rifugio perché solo Lui è il suo Signore, sua gioia ed eredità, per questo ha deciso di mettere nelle sue mani la sua vita, egli sta sempre alla sua destra per questo non potrà vacillare. La sua anima esulta perché certa che il Signore non la abbandonerà nemmeno dopo la morte, non lascerà che il suo fedele veda morte e corruzione, ma il Signore gli indicherà il sentiero della vita senza fine, una dolcezza che si prova stando sempre alla destra del Signore. Come abbiamo già detto questo salmo va interpretato in chiave cristologica, è Cristo il Signore della nostra vita, il primogenito dei risorti e non Davide che però ne aveva previsto come profeta la sua venuta e risurrezione.

Seconda Lettura
La seconda lettura che abbiamo meditato oggi è un discorso di Pietro, tratto dalla sua Prima Lettera al cap.1, si tratta di una catechesi battesimale che esorta i cristiani a vivere in santità la loro vita, questo perché essi sono stati riscattati a caro prezzo dal sangue di Cristo (v.18) per essere chiamati ad un amore fraterno. La sua venuta, la sua morte e risurrezione, era già stata prevista fin dalle origini del mondo, la gloria che il Padre gli ha dato risuscitandolo dai morti deve suscitare anche in noi la fede e la speranza che devono essere rivolte solo a Dio. Come Cristo vero agnello sacrificale pasquale, anche i suoi fedeli credenti devono partecipare alle sue sofferenze e alla sua morte per poter giungere alla sua risurrezione, da qui l'esigenza di una vita santa camminando con amore verso il Signore, verso il quale dobbiamo avere un atteggiamento da figli, solo Lui dobbiamo obbedire senza riserve e fare la sua volontà, solo Lui dobbiamo adorare perché Egli è la nostra pace e gioia per sempre, è tutto qui l'insegnamento delle tre letture liturgiche: il passaggio dalla tristezza per mancanza di speranza alla gioia per la consapevolezza che Gesù è sempre presente nella nostra vita ed ora lo possiamo vedere e toccare nella concretezza della nostra vita di ogni giorno.

UNA BUONA DOMENICA DI PACE E GIOIA A TUTTI VOI CARISSIMI

PACE A VOI Commento alle letture della messa domenicale 12 Aprile 2026(At 2,42-47; Sal 117; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31) anno...
12/04/2026

PACE A VOI

Commento alle letture della messa domenicale 12 Aprile 2026
(At 2,42-47; Sal 117; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31) anno A
..Beati coloro che non hanno visto e hanno creduto (Gv 20,29)

Vangelo
Oggi è la seconda domenica di Pasqua denominata anche in albis, in quanto in questa domenica i catecumeni battezzati nella veglia pasquale riponevano la loro veste bianca, questa domenica è stata rinominata da papa san Giovanni Paolo II° della "Divina misericordia", con riferimento al potere che Gesù affida ai suoi discepoli di perdonare i peccati. Tema principale e fondamentale di questa domenica è quello del passaggio dal Gesù della storia a quello della fede, in seguito alla resurrezione di Gesù e alla sua prima apparizione al gruppo dei discepoli riuniti nel cenacolo, come ci narra il brano del vangelo odierno tratto dal cap. 20 di Giovanni. Il brano è composto da un dittico in quanto due sono le circostanze in cui i discepoli si accorgono della presenza di Gesù in mezzo a loro, sbagliato è definirle apparizioni in quanto egli non è un fantasma ed è stato sempre con loro, solo nella comunità riunita per celebrare il "giorno del Signore" ossia la domenica è possibile accorgersi della presenza di questo Gesù nella sua nuova condizione di risorto, visibile solo con gli occhi della fede illuminati da un grande amore per lui.

Nella prima circostanza i discepoli vedono Gesù la sera del giorno dopo il sabato, giorno che è stato dedicato a Lui (dies Dominicae) il Signore di tutto quanto esiste, Gesù mostra le mani e il costato, gesto che permette di constatare l'identità fra il Risorto ed il Crocifisso, questo perché i primi discepoli potessero credere solo dopo aver realmente visto Gesù risorto e darne quindi testimonianza a tutti gli altri come testimoni oculari, così la resurrezione assume un valore storico e reale. Tutto questo per la prima generazione apostolica dei testimoni originari non è biasimevole, anzi è essenziale per essi: l'aver udito con le proprie orecchie, visto con i propri occhi e toccato con le proprie mani, per le generazioni successive invece vale invece la beatitudine del credere senza aver visto, ciò non esclude comunque di poter fare una esperienza personale del Risorto, vivendo ciò che essi ci testimoniano. In questa prima circostanza Gesù dona agli apostoli la sua "pace", frutto diretto del sacrificio della sua vita, non si tratta semplicemente di un saluto o di un augurio ma è proprio lo "shalom", ossia l'insieme dei doni messianici quello che dona, questa pace che scaturisce dal perdono dei peccati e dal potere che essi hanno ricevuto di perdonare i peccati come lo stesso Gesù. Per questo egli dona il suo Spirito Santo, ognuno poi ne accoglierà personalmente quanto ne sarà capace, per poter vivere come Gesù perdonando i peccati dei fratelli e donando la sua vita per essi. Per tutto questo i discepoli gioiscono nel vedere il Signore, egli è sempre al centro della nostra vita, non per attrarci a se o per toglierci qualcosa, ma per donarci la sua stessa vita, il suo Spirito che ci libera dal peccato, ci guida e ci guarisce da ogni nostro male.

Nella seconda parte del vangelo odierno ci viene presentata la figura di Tommaso, detto "didimo" cioè gemello, ognuno di noi è il suo gemello, egli è la figura tipica del credente cristiano, siamo tutti noi coi nostri dubbi e debolezze, Gesù ci invita a non essere increduli ma credenti. La vera fede nasce non dal vedere e toccare ma soprattutto dall'ascolto della Parola di Dio. Il mondo spirituale, quello di Dio, è diverso da quello materiale, non lo si può dimostrare con le nostre categorie mentali, il mondo spirituale non è contro la realtà materiale ma è oltre, di essa anche se invisibile ne è la base. Il mondo spirituale è come il vento, non lo possiamo vedere ma ne possiamo sentire gli effetti anche nella realtà materiale.
Come Tommaso facciamo dunque a Gesù la professione tipica del credente cristiano e diciamo insieme a lui: "MIO SIGNORE E MIO DIO" (Gv 20,28), questa espressione vuol dire che abbiamo scelto Gesù come il Signore (il Dio) della nostra vita, acconsentendo che sia Lui a guidarla. Questa è la verità centrale e anche l'espressione più bella del cristianesimo ossia che GESU' E' IL SIGNORE, non un signore qualsiasi ma l'unico vero Signore (Kyrios) che è il solo in grado di poter salvare e guidare la nostra vita verso il bene, la vita senza fine e la beatitudine, ossia la felicità. Anche se noi crediamo chiediamo a Gesù che accresca sempre più la nostra fede.

Prima Lettura
La prima lettura che abbiamo letto e ascoltato oggi è tratta dal cap. 2 del libro degli Atti degli apostoli, continuazione del vangelo di Luca, questo brano è la diretta conseguenza degli eventi che abbiamo visto nella pagina del vangelo odierno, dal dono dello Spirito Santo deriva infatti il perdono dei peccati e una nuova vita, vissuta in comune coi fratelli con amore, semplicità e gioia. Molteplici sono le caratteristiche identificative di questa prima comunità, nata nel Cenacolo di Gerusalemme di cui Giacomo fu il primo vescovo, esse sono tratte tutte direttamente dagli insegnamenti e dagli esempi pratici del Maestro di vita, di Gesù stesso. La prima caratteristica fondamentale è la comunione (Koinonia) dei beni, Vangelo e beni ricevuti da Gesù, essa instaura nella comunità una unione fraterna che si esprime nella vita in comune, caratterizzata dai pasti presi insieme e dall'assistenza vicendevole con la messa in comune dei propri averi, del servizio (Diaconia) e dell'attenzione ai bisogni dei fratelli. Molta importanza ha il gesto della “frazione del pane”, riferimento esplicito all'eucarestia, celebrata non nel tempio ma nelle case private, dove a questo gesto altamente significativo seguiva un vero pasto. Per quanto riguarda la preghiera la comunità cristiana era unita a quella giudaica, essa si svolgeva nel Tempio, dove partecipava alla liturgia sacrificale, a quella della lode e aveva come patrimonio comune il Salterio, la nuova comunità cristiana era sempre zelante e fervorosa, in essa si notava sempre un clima di letizia, derivante dalla certezza di far parte della comunità dei salvati che già pregustavano il banchetto celeste nel regno di Dio. I correligionari ammiravano questa nuova comunità e l'avevano in simpatia, considerando anche i numerosi miracoli che compivano gli apostoli e l'impegno nella fede e nel culto della tradizione. Così la comunità cresceva per l'iniziativa divina e il favore del popolo lo seguiva, come Chiesa formata da salvati essa veramente si può identificare come il nuovo “resto di Israele” (Is 4,3; Rm 9,27).

E' questo il modello originario e originale che la Chiesa ha sempre avuto, nonostante la massificazione che ha corrotto nei secoli il primitivo senso di appartenenza alla comunità, troppo spesso il popolo di Dio si è trasformato in massa anonima che ha perso il senso della persona, diviso in questo ultimo secolo anche dall'individualismo che è l'esatto contrario di quello che il Maestro divino Gesù ci ha insegnato, facciamo invece che gli altri ci riconoscano per il nostro amore ai nostri fratelli e sorelle, solo esso è l'autentica identità di ogni cristiano. Anche ai nostri giorni c'è un grande bisogno di “stare insieme”, di unità e di servizio attento e accogliente dei nostri fratelli, di tutti coloro che hanno bisogno del nostro contributo.

Salmo
Il Salmo 117 che abbiamo letto e meditato oggi ci insegna che l'amore del Signore per noi è per sempre e di questo ne possiamo essere testimoni, anche tra noi dobbiamo amarci come Egli ci ama. Nonostante che qualcuno cerca di farci cadere e ci è ostile, il Signore è il nostro aiuto e la nostra salvezza, la nostra forza e la nostra gioia (canto). Il versetto 22 è stato attribuito da Gesù a se stesso, Egli è la pietra d'angolo che i costruttori (i Giudei) hanno scartato ma che alla fine è divenuta la pietra d'angolo, ossia quella più fondamentale e importante, riferimento esplicito alla nuova Chiesa nascente, una meraviglia ai nostri occhi. Anche il versetto 24 si riferisce direttamente a Gesù e al giorno che Lui (il Signore) ha fatto, l'ottavo giorno ossia la domenica, giorno in cui Egli è risorto, per questo in esso rallegriamoci ed esultiamo.

Seconda Lettura
La seconda lettura che abbiamo meditato oggi è stata tratta dalla Prima Lettera di Pietro, è un inno battesimale secondo lo stile dei salmi che loda Dio per i beni che abbiamo ricevuto, ossia una rigenerazione della nostra vita mediante la resurrezione di Gesù dai morti, per una speranza ed eredità che non si corrompe, conservata nei cieli per noi che siamo custoditi da Dio mediante la fede, in vista della salvezza che sarà rivelata negli ultimi tempi: è questa la motivazione profonda della vita comunitaria che ci ha descritto la prima lettura. Per tutto questo dobbiamo essere ricolmi di gioia, anche se per un po di tempo dobbiamo essere afflitti perché sottoposti alle prove, che ci causano i non credenti nemici di Gesù, tuttavia le prove sono indispensabili in quanto esprimono la genuinità della nostra fede che splenderà nel giorno della Parusia (venuta di Gesù alla fine dei tempi). I Cristiani amano il Cristo anche senza averlo visto prima, lo vedono con gli occhi della fede, credono in Lui, per questo Gesù li dichiara beati, ossia felici per sempre: è quello che auguro e spero per tutti noi.


UNA BUONA DOMENICA DI MISERICORDIA FEDE PACE E GIOIA A TUTTI VOI CARISSIMI

LA DOMENICA DELLE PALME PASSIONE D'AMORECommento alle letture della messa domenicale 29 marzo 2026(Is. 50,4-7; Sal 21; F...
29/03/2026

LA DOMENICA DELLE PALME PASSIONE D'AMORE
Commento alle letture della messa domenicale 29 marzo 2026
(Is. 50,4-7; Sal 21; Fil. 2,6-11; Mt. 21,1-11; Mt 26,14-27,66)

Vangelo
Si celebra oggi la cosiddetta "Domenica delle palme", così chiamata perché ci ricorda l'ingresso di Gesù a Gerusalemme che ci viene descritto dagli evangelisti sinottici come festoso ed entusiastico. Gesù viene accolto come il re dei Giudei, il Figlio di Davide che avrebbe realizzato le promesse messianiche, persino i bambini lo accolgono festosamente. Vengono stesi per terra i mantelli al passaggio di questo strano ed umile re che cavalca un puledro figlio di una asina, invece di bandiere vengono agitati rami di palme e di ulivi. Gesù non nega tutto questo entusiasmo, anzi dice che se dovessero tacere loro, specialmente i bambini, griderebbero di gioia ed esultanza persino le pietre, ma ci ricorda che tutto questo entusiasmo per essere sincero deve essere duraturo, le palme ad esempio oltre a simboleggiare la vittoria simboleggiano anche il martirio da cui è necessario passare per ottenere la pace vera, simboleggiata principalmente dai rami di ulivo. L'autentico discepolo di Gesù non è chi lo acclama sia pure con grande entusiasmo, ma chi vive come lui ha vissuto, chi lo accoglie per sempre nella sua vita, chi è disposto ad affrontare anche il martirio pur di rimanere fedele a lui, chi dona fino alla fine, fino in fondo la sua vita per Lui, la sua via non è facile ma è felice. Attenzione quindi ai facili entusiasmi, anche perché essi non sono solo fatui ma anche manipolabili da persone a volte non raccomandabili.

Qualcuno questa settimana mi ha fatto notare che questa processione-accoglienza di Gesù per noi cristiani di oggi starebbe meglio dopo la morte e resurrezione di Gesù piuttosto che prima, così veramente il chicco di grano caduto in terra solo morendo ha potuto produrre molto frutto e Gesù solo dall'alto della croce ha potuto attrarre a se molti anche se non tutti purtroppo. Questo perché nonostante il suo immenso amore, questa sua infinita passione d'amore per noi che ci vuole salvi, molti hanno rifiutato e continuano a rifiutare, come noi stessi purtroppo anche oggi, questo suo immenso amore che ci libera da tutto il male che c'è in noi. Ecco perché, anche se a prima vista può sembrare contraddittorio, la liturgia odierna accosta questa accoglienza festosa di Gesù con il racconto della sua passione e morte, così facendo sembra tutto un unico racconto, anche contraddittorio perché all'OSANNA (=salvaci) al Figlio di Davide re e salvatore del suo popolo si contrappone il "CRUCIFIGE"(=sia crocifisso) della piazza del pretorio di Pilato, probabilmente queste persone erano le stesse che lo avevano accolto al suo ingresso a Gerusalemme, ora invece lo condannano, manovrate come sono dai loro capi: i sacerdoti, i farisei e gli scribi che invece odiavano Gesù. Così, come spesso purtroppo accade nella storia dell'umanità, l'innocente e il giusto viene condannato, messo a morte, mentre un terrorista, un assassino viene liberato.

In realtà i due episodi della vita di Gesù sono distanziati da diversi giorni, come raccontano gli evangelisti, Gesù infatti entra in Gerusalemme con i discepoli, gli apostoli (che erano i suoi seguaci più vicini e diretti) e persino con alcune donne che lo seguivano per accudirlo con i loro beni. A Gerusalemme Gesù scaccia i mercanti dal tempio, incontra di notte Nicodemo e anche un gruppo di pagani (greci), poi si reca al Getsemani per celebrare la Pasqua e pregare il Padre per chiedere a lui la forza di affrontare l'ora della sua passione che è già giunta. Ho ascoltato con moltissima commozione il racconto della passione e morte di Gesù tratta dal vangelo di Matteo. Quello che più mi ha commosso è pensare che sono stati anche i miei peccati a condannare Gesù, quello che è avvenuto a quei tempi avviene anche oggi perché egli è oltre il tempo materiale, i miei peccati come quelli di tutti lo hanno crocifisso, la mia sconfitta è la sua sconfitta, egli se la carica sulle sue spalle, non siamo noi che aiutiamo Gesù come il Cireneo costretto a portare la croce di Gesù, ma è Gesù stesso il nostro Cireneo, colui che porta la nostra croce, che sconta la pena al nostro posto, la sofferenza dell'unico vero giusto dell'umanità continuamente ci salva ancora oggi, ci libera anche quasi contro la nostra volontà perché, come diceva anche papa Francesco, noi non vogliamo essere liberi, preferiamo piuttosto rimanere schiavi delle nostre abitudini, dei nostri vizi e dei nostri ozi.

Mi ha colpito molto aver letto questa settimana che Gesù, costituito dal Padre celeste come giudice universale dell'umanità, da giudice che era (e che è) fu trattato come un imputato, per giunta giudicato colpevole e quindi ha subito la condanna capitale, ossia quella a morte. Ha caricato quindi su di se la nostra pena e ha pagato, non a poco prezzo ma al prezzo massimo, con la sua vita la nostra salvezza. E' veramente questa una follia di passione e amore infinito per tutta l'umanità, incomprensibile alla ragione umana, è una vera e propria "RIVELAZIONE DIVINA", l'epifania di Dio raggiunge qui il suo vertice, anche il Padre e lo Spirito Santo (lo Spirito del Padre e del Figlio) partecipano a questa immane sofferenza redentrice, non se ne stanno in disparte in cielo. Lo scopo principale è il dono dello Spirito Santo (vita di Gesù e del Padre) all'umanità, solo così, con la sua opera santificatrice nel cuore di ogni credente l'umanità può essere salvata per sempre.

L'evento della passione, morte e resurrezione di Gesù, lasciò nel cuore dei discepoli (particolarmente quello di Pietro col suo pianto di pentimento per il rinnegamento commesso) prima e degli evangelisti dopo una impronta-cicatrice profonda, tanto che gli stessi vangeli, a cominciare da quello di Marco il primo che sia stato scritto, nacquero a cominciare dal nucleo principale del racconto della passione di Gesù e poi vennero estesi a tutta la sua vita, è evidente così che questo evento rappresenta il senso ultimo e più profondo di tutti i racconti evangelici e anche il suo vertice che non ha mai una fine. Nella liturgia questo racconto della passione di Gesù viene letta solamente due volte all'anno, la prima la domenica delle palme appunto e la seconda volta il venerdì santo (viene sempre letta la passione secondo Giovanni) con annessa adorazione della croce. Personalmente penso comunque che dovremmo leggere più spesso questo racconto della passione di Cristo nostro Salvatore, per convertire a lui la nostra vita, nel silenzio della nostra stanzetta rileggiamo e meditiamo quest'anno il racconto della passione di Gesù secondo Matteo, stampiamolo e conserviamolo nel nostro cuore, per conformare la nostra vita solo a lui ed essere liberati da ogni male nella nostra vita.

Prima Lettura
La prima lettura di oggi è tratta dal deutero-Isaia (seconda parte degli scritti attribuiti al profeta Isaia) dove al cap. 50, nel terzo Canto del Servo del Signore, viene presentato un personaggio veramente originale e anche un poco oscuro e incomprensibile, non si capisce bene a chi esso si riferisce, questo Canto o Carme somiglia molto ad un salmo di lamentazione (Sal 21), ma anche di una fiducia incrollabile in Dio che lo libererà da tutte le sue sofferenze anche se i fatti al presente sembrano contraddire sfacciatamente questa sua convinzione, viene deriso, picchiato, umiliato in qualsiasi modo, proprio per il rifiuto della parola del Signore che egli ha annunciato, sembra uno sconfitto definitivamente, tuttavia egli subisce e si carica delle colpe dei suoi stessi connazionali, è il tema della sofferenza del giusto, dell'innocente, molto caro a tutta la letteratura sapienziale, soprattutto a quella dei Salmi, in cui gli oranti con fiducia si rivolgono al Signore per essere liberati da tutte le loro sofferenze e angosce. Ecco un vero modello di preghiera per la nostra vita, nelle sofferenze più angosciose della nostra vita rivolgiamoci anche noi al Signore, l'unico che ci può liberare quando ogni speranza ci sembra ormai preclusa. Gli evangelisti prima e già le prime comunità cristiane poi hanno visto in questo oscuro personaggio del Servo sofferente lo stesso Gesù Cristo, che così realizzava le antiche profezie. La novità è che qui la sofferenza non ha un valore negativo (come punizione dei peccati), ma positivo, la sofferenza del giusto, l'assistenza diretta del Signore rende il suo Servo più forte del dolore, giunge perfino ad espiare le pene per i peccati degli uomini ingiusti, Dio accetta tutto questo, perdona e salva, non vuole perdere nemmeno uno dei suoi figli, tutto questo è quello che i teologi chiamano: "Soddisfazione vicaria". Come ha fatto Gesù per noi, così possiamo fare anche noi per i nostri fratelli, offrendo al Signore le sofferenze della nostra vita per il perdono dei peccati dei nostri fratelli, con spirito d'amore e comunione fraterna, ecco perché siamo sempre invitati a pregare per i peccatori, specialmente quelli più ostinati.

Seconda Lettura
La seconda lettura che ci propone la liturgia oggi è stata tratta dalla lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi (2,6-11), si tratta di quello che viene denominato dagli studiosi l'INNO CRISTOLOGICO, forse di autore ignoto ma già adoperato nelle prime comunità ai tempi di Paolo, o da lui stesso scritto in un momento iniziale e poi inserito nella lettera ai Filippesi. Questo inno ha una somiglianza impressionante col Carme del Servo sofferente di cui abbiamo parlato nella prima lettura. Questo Servo di Dio è Gesù stesso, ci dice questo inno di Paolo, questo Gesù è Dio stesso, infatti lo dichiara uguale a Dio. Eppure anche essendo tale Egli non rinunciò alla sua natura divina ma al diritto di essere trattato come Dio, ha rinunciato ad imporre i suoi diritti divini, cioè spogliò se stesso specialmente sulla croce, per farsi simile agli uomini, accettando anche tutte le sofferenze e i sentimenti di essi e tutto questo per poterli salvare, dare a tutti quelli che la vogliono la possibilità di salvezza, con la speranza che nessuno sia perduto. Per questo Dio gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome, così piegando umilmente le nostre ginocchia davanti a questo nome e proclamando che Gesù è il Signore (cioè Dio) possiamo essere salvati e godere di tutti i benefici della sua presenza nella nostra vita.

BUONA DOMENICA DELLE PALME A TUTTI CARISSIMI AMICI E FRATELLI IN CRISTO
PROCLAMIAMO SEMPRE CHE GESU' E' IL SIGNORE DELLA NOSTRA VITA

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