Piccolo Gregge RnS 962 Pisa

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FRATERNA CORREZIONECommento alle letture della messa domenicale 6 settembre 2026(Ez 33,1.7-9; Sal.94; Rm 13, 8-10; Mt 18...
05/09/2026

FRATERNA CORREZIONE
Commento alle letture della messa domenicale 6 settembre 2026
(Ez 33,1.7-9; Sal.94; Rm 13, 8-10; Mt 18,15-20) anno A
..Dice Gesù: “In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,19-20)

Vangelo
In questa ventitreesima domenica del tempo ordinario il tema che la liturgia ci propone è quello della fraterna correzione, la parola “fraterna” è messa subito in primo piano nel nostro titolo e sta ad indicare che questa azione che ci propone il Signore deve essere svolta con una grande predisposizione al perdono e all'empatia, consapevoli che chi ci sta davanti non è un nemico ma anche lui un figlio di Dio, quindi nostro fratello nel quale possiamo ritrovare e rispecchiare la nostra umanità. Prima di guardare i difetti e i peccati dell'altro, dobbiamo meditare con grande consapevolezza sui nostri peccati, difetti e fragilità affinché da tutto ciò scaturisca uno spirito di comunione che porti al grande valore del perdono che ha origine divina perché è un attributo fondamentale di Dio, a lui dobbiamo somigliare e fare come lui stesso fa con noi, perdonando continuamente i nostri peccati poiché gli uomini sono tutti peccatori e tutti hanno bisogno di misericordia.

La lettura della pagina del vangelo odierno è tratta dal capitolo 18 di Matteo che ci parla di un ordinamento interno della comunità cristiana, con gli insegnamenti di Gesù sulla condotta che i discepoli devono avere tra loro, non bisogna mai dare per perduto un fratello che si è sviato, occorre usare con lui una pedagogia di recupero come Gesù stesso ha fatto e fa tuttora, occorre cercare di salvarlo con tutti i mezzi e non perdere mai la speranza. Si tratta di un peccatore di un membro della comunità alla correzione del quale prima è interessato un altro membro della comunità, poi altri membri come testimoni e infine l'intera comunità, l'intento qui è quello di non mettere subito in piazza i peccati dei membri, papa Francesco parlava di “chiacchere” molto dannose per i peccatori interessati, da evitare quindi in tutti i modi. In questa azione di recupero vi sono tre passaggi: un “a tu per tu”, con testimoni e con la comunità e una chiusura finale che non abbandona il peccatore ma viene affidato tra le mani del Padre Celeste come ci indicano chiaramente i versetti dal 19 al 20. Se il peccatore non si ravvede, il considerarlo come un pagano o un pubblicano non vuol dire che bisogna abbandonarlo a se stesso, peggio ancora estrometterlo dalla comunità, occorre invece ricominciare tutto daccapo, rievangelizzarlo come Gesù stesso fa con i peccatori, continuare ad amarlo e perdonarlo sino alla fine, nonostante tutto, nonostante le apparenze.

E' di tutto questo che si parla anche al versetto 18, il potere di legare e sciogliere, affidato in precedenza solo a Pietro (Mt 16,19), ora è affidato ai dodici (Chiesa), chi perdona scioglie il fratello dai suoi peccati, chi non perdona lo lega alle sue colpe, ma ricordiamoci sempre che Gesù ci esorta a perdonare per essere perdonati. Occorre sempre pregare con spirito di comunione e condivisione, mettersi d'accordo, essere unanimi, riuniti nel nome di Gesù in comunità, per ricevere e dare perdono, solo così possiamo avere la certezza che egli sia realmente presente in mezzo a noi (v.20). Il versetto 19 ci assicura che il peccatore può convertirsi se i suoi fratelli, riuniti nel nome di Gesù pregano per lui, è questa la bella notizia che la pagina del vangelo odierno ci ha consegnato. Chi riconduce (guadagna) il fratello a Dio svolge la stessa azione degli angeli (anghelos-inviato), è questo che siamo accoratamente a fare anche noi, essere per i nostri fratelli i loro angeli e anche i loro custodi, vegliando sempre su di loro per ricondurli a Dio salvezza di tutti.

Prima lettura
Anche la prima lettura della odierna liturgia, tratta dal cap.33 del profeta Ezechiele, ci parla del tema dell'avvertire i peccatori perché si ravvedino dalla loro condotta malvagia. E' un compito questo principalmente profetico, l'essere una sentinella, un inviato ma anche un custode, sia per ognuno di noi ma anche per tutto il popolo di Dio. Anche ad Ezechiele, che visse nel periodo che va dall'assedio a Gerusalemme a quello subito successivo, viene conferito il compito di essere sentinella per il suo popolo e per ogni fratello in particolare. Molto importante questo brano di Ezechiele che costituisce una svolta dottrinale fondamentale per il tema riguardante la retribuzione, da farsi sul criterio della responsabilità individuale e non più collettiva, come affermava la tradizione antica che riversava sulla collettività le conseguenze della colpa dell'individuo (Es 20,5; Dt 5,9-10). Ezechiele afferma la responsabilità individuale e la individualità della pena, ogni uomo è punito o premiato a seconda della sua azione. Dio vuole salvare l'empio per questo gli invia la sua parola ammonitrice attraverso il profeta, se la trasmette al peccatore, qualunque sia l'esito della sua ammonizione, egli è salvo. Nel caso che il peccatore si converte Dio dimentica il suo passato. Questo carisma profetico anche ai nostri giorni deve essere messo a disposizione della comunità dei fratelli, la correzione fraterna viene considerata come una forma più proficua del munus (dono) profetico dei battezzati.

Salmo
Anche il salmo 94 ci esorta ad ascoltare con fede e ubbidienza la parola di Dio, trasmessa tramite il dono profetico dei battezzati. Siamo invitati a non indurire il nostro cuore, a non mettere alla prova il Signore pur avendo visto le sue opere, a tornare a Lui con cuore sincero per raggiungere la sua salvezza.

Seconda lettura
La seconda lettura, tratta dal cap.13 della lettera di San Paolo ai Romani, ci esorta all'amore vicendevole, a non essere debitori con nessuno dei nostri fratelli, a non far mancare a nessuno di loro il nostro amore, ad ognuno di loro deve essere indirizzata la nostra ca**tà fraterna, anche la correzione fraterna è un aspetto di questo amore che non giudica e non condanna nessuno ma ama tutti anche i peccatori.
La ca**tà è un obbligo per chi vuole entrare nel nuovo regno di Dio instaurato tra noi, esso ci rende veramente più umani perché sia in quello che siamo che in quello che facciamo somigliamo sempre a Dio che è in noi.

UNA FELICE DOMENICA E UN GRANDE ABBRACCIO DI CUORE A TUTTI VOI CARISSIMI

BENE E MALE UNICO CAMPO DIVERSA DESTINAZIONECommento alle letture della messa domenicale 19 Luglio 2026(Sap 12, 13. 16-1...
18/07/2026

BENE E MALE UNICO CAMPO DIVERSA DESTINAZIONE
Commento alle letture della messa domenicale 19 Luglio 2026
(Sap 12, 13. 16-19; Sal. 85; Rm 8, 26-27; Mt 13, 24-43.)
..Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento (Sap.12,19).

Vangelo
Le letture della liturgia odierna ci hanno presentato il grande tema della convivenza e, a volte anche connivenza purtroppo, nella stessa persona di bene e male, connesso e derivante da questo tema e non secondario vi è anche il tema della "pazienza di Dio" nell'aspettare la conversione del peccatore.
Questi due temi principali sono stati oggi meravigliosamente illustrati nella parabola, tratta dal vangelo di Matteo, del "Buon seme e della zizzania (loglio) che troviamo solo in questo vangelo. A questa parabola ne vengono affiancate altre due, quella del seme di sesamo che da frutti inaspettati e quella del poco lievito che fa lievitare tutta la pasta. Tutto questo per annunciare la lieta notizia del regno di Dio che si sta per instaurare tra gli uomini. Queste tre parabole costituiscono un tutt'uno che ci illustra come cresce, come si diffonde e a che cosa è destinato il regno di Dio. Certo scandalizza questa convivenza di bene e male in una stessa persona, noi stessi spesso ci scandalizziamo del male che c'è in noi, a volte proprio non accettiamo questa situazione, tanto che ci aspettiamo sempre di essere puniti dopo che commettiamo il male, questo male lo vorremmo sradicare completamente dalla nostra vita. Spesso protestiamo a Dio e lo accusiamo di non aver fatto le cose bene, lo accusiamo di essere ingiusto e anche distaccato perché non sembra interessato a togliere il male da noi e dal mondo, poi questa libertà di poter scegliere anche il male nella nostra vita può nuocerci gravemente, spesso arriviamo anche a pensare che siamo proprio cattivi oltre che essere gravemente deboli.

Prima Lettura
Vediamo come risponde la Parola di Dio a queste accuse che troviamo già nella prima lettura di oggi (Sap.12). Si è vero che Dio può togliere il male da noi e dal mondo, anzi solo Lui può fare questo non cerchiamo di farlo noi, questo comunque verrà fatto al tempo opportuno quando il bene (buon grano) che è in noi sarà maturo (v.30), occorre prima portare a maturazione il bene e il male che è in noi, Dio attende il nostro pentimento e la nostra conversione fino all'ultimo secondo della storia dell'umanità, solo Lui è in grado di coniugare la potenza con la misericordia e la giustizia, come ci ha detto la prima lettura, tratta dal libro della Sapienza (c.12, 18-19). A tutto questo papa Francesco ha aggiunto che "Dio può far diventare grano buono anche la zizzania", ossia può trarre il bene anche dal male che comunque è sempre a Lui sottoposto, non è proprio vero che il male è l'altra faccia del bene. Dio si serve anche della possibilità che i suoi figli scelgano il male per far maturare nella libertà i suoi figli, ma alla fine, ecco qui la diversa destinazione, il bene prevarrà, tutto il male che c'è in noi e nel mondo sarà raccolto e gettato nel fuoco, mentre il bene che abbiamo fatto nel corso della nostra vita sarà riposto nel granaio del cielo, dove saremo per sempre felici insieme al nostro Padre Celeste, questo è quello che ci vuole insegnare la parabola del buon seme e della zizzania.

Ancora un'altra cosa importante da precisare è che non dobbiamo mai cadere nella tentazione di identificarci col male che facciamo, una cosa è l'essere, e per questo noi siamo il grano buono che Dio ha seminato nel suo campo, un'altra è il fare, noi possiamo fare (scegliere) il male ma non "siamo" male, per questo dobbiamo distinguere il peccato dal peccatore, mentre il peccato è il nemico di Dio che di notte semina la zizzania (male, demonio, mentalità del mondo), il peccatore è il grano buono seminato da Dio e che dopo aver fruttificato va riposto nel granaio, il peccatore va sempre salvato e Gesù stesso ha dato la vita per salvare tutti i peccatori. Nessuno deve essere perduto, i figli del nuovo regno di Dio sono (siamo) tutti peccatori pentiti ma salvati dalla grazia di Gesù e del suo Santo Spirito che ogni giorno in noi fa lievitare il suo regno, da un piccolo segno quale era, come appunto un seme di sesamo, possiamo aspettarci risultati grandiosi e insperati, perché questo piccolo seme è già seminato e matura in noi.

Seconda lettura
Per questo San Paolo nella seconda lettura dice che lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, noi non sappiamo nemmeno pregare né cosa chiedere, ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti inesprimibili secondo i disegni di Dio, ci perdona, ci insegna a pregare, ci fa crescere e alla fine ci ripone come grano buono nel granaio della presenza di Dio, nostra consolazione e ricompensa finale. E' questo il "lieto annunzio" che la Parola di Dio ha voluto insegnarci oggi per la nostra felicità.

FELICE DOMENICA A TUTTI VOI CARISSIMI

08/07/2026
GESU' IL NOSTRO AUTENTICO BUON PASTORE..”Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10)Comment...
27/04/2026

GESU' IL NOSTRO AUTENTICO BUON PASTORE
..”Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10)

Commento alle letture della messa domenicale 30 aprile 2023
(At 2,14.36-41; Sal 22; 1Pt 2, 20-25; Gv 10,1-10) anno A

Oggi è la quarta domenica del tempo di pasqua, tradizionalmente dedicata dalla liturgia alla figura di Gesù buon pastore, tema principale è quello della pastoralità (vangelo), strettamente connesso a quello della universalità della Chiesa, in quanto egli è il pastore di tutti i popoli della terra e non di uno solo, da questi due temi scaturisce naturalmente anche quello della gioia e della festa per tutti coloro che si sono lasciati condurre da questo pastore autentico, buono ed anche bello. Icona simbolo del buon pastore è quella che lo ritrae con la pecorella caricata sul collo o in braccio, con chiaro riferimento alla parabola della parabola della “pecorella smarrita” (Mt 18,12-14; Lc 15,3-7), quella più debole che ha bisogno di essere perdonata e orientata, in essa ognuno di noi si può riconoscere, così lo hanno sempre raffigurato una infinità di artisti dalle origini e fino ai nostri giorni.

Vangelo
Il brano del vangelo odierno, tratto dall'evangelista Giovanni al cap.10, è denso di simboli, insegnamenti, esortazioni e similitudini, è inserito nel "discorso della rivelazione" tenuto da Gesù in occasione della festa della dedicazione del tempio di Gerusalemme, istituita per la prima volta da Giuda Maccabeo che volle purificare il tempio da tutti i riti e simboli del paganesimo già nel 165 a.C. L'immagine pasquale di Gesù buon pastore che combatte fino a dare la vita per amore del suo gregge (dei credenti in lui), è un simbolo classico del primo cristianesimo molto utilizzato per invitare anche i pagani ad ascoltare la sua voce (parola di Dio) e a seguirlo docilmente e liberamente, in un rapporto con lui di reciproca conoscenza e amore, le pecore riconoscono solo il loro pastore ed egli le riconosce una per una, analogamente al rapporto di amore e conoscenza che esiste tra il Padre e il Figlio, fonte stessa di questo amore che viene donato agli uomini perché essi lo condividano per la loro salvezza e gioia. In premio è data infatti per questo amore e fedeltà alla parola di Dio (del pastore) fin da ora la vita eterna, intesa non solamente in modo cronologico ma come "vita dell'Eterno", ossia la vita stessa di Dio. Nessuno può strappare dalla mano del Figlio e del Padre che gliele ha date queste pecore, ossia i credenti fedeli, questo perché il Padre e il Figlio sono un "Uno", il termine che gli Ebrei attribuivano solo a Dio. Vi è qui una sostanziale unità di identità tra il Padre e il Figlio e affermare che Gesù è Dio, è affermazione blasfema per gli ebrei che consideravano Gesù solo come un uomo o un grande profeta o un grande Maestro (Rabbi) di vita spirituale, scandalosa dunque questa affermazione specialmente per scribi, farisei e le autorità religiose che dopo questa affermazione decidono di condannarlo a morte.

Altro tema fondamentale è quello della “porta”, Gesù si identifica con essa e afferma anche che chi non entra dal recinto delle pecore attraverso lui che è la porta è un ladro e brigante (v.1), pastore e porta qui si equivalgono e si identificano, solo l'autentico pastore entra dalla porta. Questo pastore conosce le sue pecore una ad una e le chiama per nome perché esse riconoscono solo la sua voce, un estraneo non lo riconoscono, le conduce fuori dal recinto per la loro libertà e cammina davanti a loro, perché esse abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. Fuori metafora è evidente dopo quanto detto che Gesù è il nostro pastore e noi i suoi fedeli che liberamente e coscientemente (non proprio come le pecore reali) lo seguono, mai si antepongono a Lui, questo lo fanno solo i falsi pastori. Ancora fuori di metafora è evidente anche che la voce del pastore è quella della Parola di Dio che dobbiamo seguire senza nessuna scusa e, come ci insegna la preghiera del Signore (Padre nostro), dobbiamo sempre fare la sua volontà e non viceversa come troppo spesso chiediamo nelle nostre preghiere. Chi ascolterà la voce dell'unico e autentico pastore Gesù e farà la sua volontà, troverà pascolo ossia la vera libertà (fuori dai recinti umani) e la vita in abbondanza quella che mai finisce perché proveniente dall'Eterno Dio. Le pecore ossia i credenti che siamo tutti noi devono evitare in tutti i modi, anche in periodi difficili di persecuzioni, sofferenze, incomprensioni e ostilità, le divisioni interne e tendere tutti al grande dono inestimabile della “unità”, per il quale Gesù stesso ha accoratamente e frequentemente pregato il Padre affinché: “siano un solo gregge con un solo pastore”. I cristiani autentici devono docilmente seguire le orme di questo pastore bello perché buono e orientare anche tutti verso la porta che conduce alla vita vera senza fine.
Infine ricordo a tutti coloro che partecipano di questa pastoralità del Signore che essa non va mai intesa come potere sugli altri, ma come “servizio”, dono della nostra vita agli altri, come Gesù stesso ci insegna che il vero Signore è colui che serve e non colui che è servito, prendiamoci quindi cura con amore gli uni degli altri.

Prima Lettura
La prima lettura che abbiamo ascoltato oggi è stata tratta dal cap.2 degli Atti degli apostoli, in essa troviamo la parte conclusiva del discorso di Pietro nel giorno di Pentecoste, come punti fondamentali della fede in Cristo abbiamo: la consapevolezza di essere peccatori, anche noi coi nostri peccati crocifiggiamo nuovamente il Cristo, abbiamo bisogno di una profonda conversione fino a sentirci trafiggere il cuore e quindi di essere battezzati nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei nostri peccati, col battesimo riceviamo il dono dello Spirito Santo che ci ha convinti di essere peccatori ma anche del perdono, sarà lo Spirito Santo che ci illuminerà e orienterà a Gesù la nostra vita, rendendola santa e dono d'amore per i fratelli. Dobbiamo riconoscere in Gesù di Nazareth il Kyrios Christos, il Signore fonte di salvezza, questo è il significato del nome di Gesù (Dio salva), egli è l'agnello immolato per i nostri peccati, nostro salvatore e unico pastore. La funzione pastorale dopo l'ascensione al cielo di Gesù è svolta dallo Spirito Santo, il suo stesso Spirito che egli ci ha donato per rimanere sempre con noi per la nostra salvezza. Testimoniamo con coraggio (Parresia), come Pietro, la presenza dello Spirito di Gesù in noi ai nostri fratelli per la loro salvezza, più che per le nostre parole e opere essi si convinceranno per l'amore con cui viviamo, decisiva però per la conversione è la chiamata (attrazione) del Padre e la testimonianza di Gesù, mostriamo che anche noi possiamo vivere come Lui, seguendolo nell'amore, nella concordia e nell'unità. E' tutto questo ciò che Luca autore del Libro sugli Atti degli apostoli vuole comunicarci, ossia la storia (testimonianza) del messaggio gioioso-salvifico di Gesù per mezzo degli apostoli sotto l'azione dello Spirito Santo, in esso possiamo scorgere un modello di vita per tutti noi anche ai nostri tempi.

Salmo
Anche il Salmo 22 che abbiamo meditato oggi ci invita a riconoscere il Signore come nostro pastore, le parole del salmista sono una profezia e anticipazione che si riferiscono a Cristo e alla Chiesa, suo gregge riunito nel suo sacrificio, purificato nell'acqua del battesimo, nutrito dal pane e vino celeste, santificato e fortificato dallo Spirito Santo. Il Signore è la nostra guida e salvezza, mai nulla egli ci fa mancare, rinfranca la nostra anima, anche quando ci troviamo nel peccato non dobbiamo temere alcun male perché egli è sempre con noi, non per condannarci ma per perdonarci e salvarci, facendoci uscire dagli oscuri recinti degli uomini e portandoci alla luce della verità che libera la nostra vita. Il versetto 8 lo possiamo considerare come un riferimento alla mensa eucaristica e al dono dello Spirito Santo rappresentato dall'olio sul nostro capo, tutto questo sotto gli occhi dei nostri nemici a testimonianza contro di loro non credenti. Bontà (amore) e fedeltà sono caratteristiche che contraddistinguono i credenti cristiani, per questo essi abiteranno per sempre felici nella casa del Signore. Facciamo di questo salmo la nostra preghiera in unione alla Chiesa universale.

Seconda Lettura
La seconda lettura tratta dalla prima Lettera di Pietro ci invita a seguire il Cristo e ad avere pazienza nella sofferenza facendo sempre il bene, questo dice l'apostolo è gradito a Dio. Dobbiamo fare come il Cristo che patì per noi lasciandoci l'esempio affinché lo possiamo seguire. Egli pur essendo senza peccato e nella verità fu maltrattato e insultato, non rispose però minacciando vendetta ma perdonò tutti anche i suoi nemici affidandosi completamente a Dio, il solo che giudica con giustizia. Egli diede la sua vita per noi in riscatto per i nostri peccati perché potessimo vivere per la giustizia ed essere guariti dalle sue piaghe (Is 53,5). Tutti quanti noi siamo come pecore erranti che hanno smarrito la via da seguire (v.25), ma ora il Cristo nostro pastore e custode delle nostra anime ci ha ricondotto a lui per la nostra salvezza affinché nessuno sia perduto, affidiamo a Lui per sempre le nostre vite affinché possiamo così essere nell'unità un solo gregge (Chiesa) con un unico pastore. Ancora oggi la morte di Gesù è considerata una follia dal mondo lontano da Dio, sta al credente renderla accettabile facendo della propria vita come Gesù un dono sacrificale per mezzo dell'agape (amore universale), unico autentico segno che può fare accogliere il messaggio cristiano. E' quello che auguro a tutti noi perché possiamo entrare nella gioia piena sotto la guida di questo bel pastore (kalos), il solo capace di trasformare la nostra vita dal pianto in gioia ed esultanza, simbolo e segno della presenza di Dio stesso nella nostra vita, così la vita eterna comincia già da adesso. Come dice Gesù: “Ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc 15, 10).

UNA FELICE E STUPENDA DOMENICA A TUTTI VOI CARISSIMI
CHE LA GIOIA DEL SIGNORE SIA SEMPRE CON NOI

RESTA CON NOI SIGNORE PERCHE' SI FA SERACommento alle letture della messa domenicale 19 Aprile2026(At 2,14.22-33; Sal 15...
19/04/2026

RESTA CON NOI SIGNORE PERCHE' SI FA SERA

Commento alle letture della messa domenicale 19 Aprile2026
(At 2,14.22-33; Sal 15; 1Pt 17-21; Lc 24,13-35) anno A

Vangelo
Oggi, terza domenica di Pasqua, le tre letture liturgiche che ascoltiamo ci invitano a meditare sulla certezza della resurrezione di Gesù, siamo incoraggiati a non fermarci alla croce, considerando la morte non come la fine di tutto ma l'inizio di una nuova vita che non ha mai fine. Dopo essere resuscitato Gesù ci offre le prove concrete di questo evento straordinario perché la fede in Lui abbia solide basi, ma anche egli vuole resuscitare i suoi discepoli, rialzarli dal senso di delusione e frustrazione che in essi si era diffuso a causa del tragico evento della croce, senza il dono del suo Spirito essi ancora non avevano compreso le Scritture che concordi già avevano annunciato questo straordinario evento.

Tema centrale e fondamentale di questa domenica è dunque quello della speranza che in Gesù si fa certezza della resurrezione, non solo della sua ma anche della nostra resurrezione, egli è risorto per farci risorgere, è questa la nostra eredità eterna che spetta a tutti coloro che credono in Lui. Rafforzare in noi questa certezza è l'intento infatti della pagina del vangelo odierno, tratta dal cap. 24 di Luca, che ci presenta il cosiddetto episodio dei due discepoli di Emmaus, località già nota per una vittoria dei fratelli Maccabei sui greci pagani ed ellenizzanti, probabilmente da identificarsi col villaggio di El-Qubeibeh situato 13 km a nord-ovest da Gerusalemme.

Questo racconto è proprio di Luca e fa parte di una serie di narrazioni in cui Cristo si manifesta nella persona di predicatori peregrinanti (vedi es.Filippo). Il racconto che è una grande catechesi di Luca si svolge su due piani: quello storico e quello liturgico. Ai due discepoli che rappresentano simbolicamente la Chiesa, quello che non viene nominato rappresenta ognuno di noi, c'è voluto il camminare con Cristo, il sedersi a tavola con Lui, lo spezzare insieme il pane per cogliere la Rivelazione e comprendere la spiegazione del Signore stesso. Il crocifisso è il risorto, il Gesù della fede ha solide basi in quello della storia, solo camminando con Lui, meditando le sacre scritture e partecipando alla eucarestia riusciamo a vederlo con gli occhi della fede e riusciamo a comprendere profondamente quanto ci è stato rivelato. Gesù stesso infatti fa riferimento alle scritture, alla Bibbia Giudaica suddivisa in tre sezioni: la Torah (legge), i Nebiim (profeti) e i Ketubim (scritti), mentre al v.27 troviamo una terminologia palesamente eucaristica con i verbi: prese,rese grazie, spezzò, diede, liturgia della parola e liturgia eucaristica ci rendono visibile la presenza reale di Gesù che sempre rimane con noi ma i nostri occhi devono essere abilitati a riconoscerlo anche dopo o durante eventi molto traumatici.

Anche noi come questi due discepoli chiediamo a Gesù di rimanere con noi: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”(v.28), Gesù è luce e con Lui è possibile camminare anche nelle oscurità della nostra vita. Facciamo nostra questa invocazione dei discepoli che si recavano a Emmaus, Gesù è veramente risorto, è vivo ancora oggi e si accosta a noi per guidare la nostra vita sui passi della giustizia e della verità. Non perdiamo la nostra speranza come questi discepoli che si erano fermati e arresi davanti alla croce e alla tomba. Come diceva sempre papa Francesco non lasciamoci rubare la speranza, noi crediamo fermamente nel Gesù risorto e sempre vivo, egli si mostra a noi nelle parole della Sacra Scrittura (Nuovo Testamento) e nella Frazione del pane ( Eucarestia-Condivisione), solo con questi due elementi possiamo vederlo vivo accanto e anche dentro noi.

Condividiamo con Lui e coi nostri fratelli la gioia della risurrezione, annunciamo a tutti il Gesù risorto e sempre vivo, contempliamolo non con gli occhi materiali ma con quelli della nostra fede in Lui, con lo Spirito Santo (frutto maturo della resurrezione) che ci è stato donato e che sa guardare infinitamente più in là delle apparenze materiali. Gesù è veramente risorto per ognuno di noi per darci la sua vita e la sua salvezza, la sua speranza è in una vita alta e altra che mai delude, perché come dice il salmo: "Tu non abbandonerai la mia vita negli inferi, né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione (Sal 15,10)", e aggiunge "Mi indicherai il sentiero della vita e mi colmerai di gioia alla tua presenza (v.11). Solo se riusciamo a vedere con gli occhi della nostra fede la presenza del Gesù risorto nella nostra vita possiamo essere nella gioia vera, quella che mai finisce.

Meditiamo ogni giorno le Sacre scritture, solo così possiamo scaldare i nostri gelidi cuori di pietra, non allontaniamoci mai dalla nostra parrocchia che è la nostra comunità, quella che quando siamo riuniti, ci mostra il Gesù risorto nella frazione (condivisione) del pane, solo "ascoltando" e "condividendo" Gesù, solo essendo consapevoli pienamente che Egli è accanto e dentro di noi, possiamo dissolvere la notte oscura dei nostri peccati e vivere una vita piena di senso e di gioia senza fine, liberi dal male e dalla morte perché la nostra fede e la nostra speranza li abbiamo affidati al Gesù risorto nostro unico salvatore. Salutiamoci anche tra noi con lo stesso saluto che Gesù diede ai suoi discepoli quello della Pace, cerchiamo, doniamo la pace di Gesù e mai saremo delusi, lasciamoci abbracciare e pervadere dal suo dono della pace, solo così la nostra vita potrà cambiare e acquistare un nuovo senso che forse fin ora ci era rimasto nascosto.

Prima Lettura
La prima lettura che abbiamo ascoltato oggi è stata tratta dal cap.2 degli Atti degli Apostoli, l'autore è Luca, lo stesso del brano del vangelo odierno, essa ci presenta il discorso di Pietro lo stesso giorno di Pentecoste, questo brano è direttamente parallelo a quella del vangelo e ne costituisce la concreta applicazione dell'insegnamento di Gesù ai discepoli di Emmaus. Il discorso missionario di Pietro, pronunciato con parresia ossia con grande coraggio, costituisce uno dei documenti principali del “Kerigma”(annuncio fondamentale) cristiano, la circostanza è quella della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e il fatto che molti stranieri li sentono parlare lingue sconosciute, ma che ciascuno comprende nella propria lingua, interpretando il messaggio come una lode a Dio, Pietro dà al popolo la motivazione autentica dell'avvenimento. Il discorso è diviso in tre parti: cristologica, ecclesiologia, escatologica, sulla scia proprio dell'insegnamento fatto da Gesù ai due apostoli a Emmaus, abbiamo all'inizio una sintesi della vita di Gesù, al v.23 una teologia della passione Pietro afferma che la morte di Gesù rientra nei piani di Dio e responsabili furono i Giudei e i pagani, segue poi una prova esegetica biblica con l'interpretazione cristiana del Salmo 15: Davide afferma la certezza di dover risorgere non lui però, ma essendo profeta l'intendeva del suo erede il Messia, la parola “inferi” citata dal salmo non è l'inferno come lo intendiamo noi ma lo “sheol” ebraico la dimora dei morti e qui la citazione della tomba di Davide è molto pertinente e comprensibile dai contemporanei. Abbiamo anche tre aspetti teologici: un riassunto della vita pubblica di Gesù, il racconto delle circostanze della sua morte (lo scandalo della croce) argomento molto importante per la predicazione, infine il nucleo centrale della risurrezione fondato sulla Scrittura. La morte è vista come una donna che tiene in grembo la sua preda, ma poi è costretta a darla alla vita, per questo nell'antica cristologia si parla di “primogenito dei morti” con riferimento alla risurrezione di Gesù, di questo primogenito ne parla Paolo in un suo inno liturgico ma anche Ap 1,5.

Salmo
Anche il Salmo 15 che abbiamo meditato oggi, citato espressamente nel discorso di Pietro nella prima lettura, parla di morte e risurrezione ma a partire da una profonda fiducia in Dio che nemmeno la morte può scalfire. A Dio l'orante chiede protezione e rifugio perché solo Lui è il suo Signore, sua gioia ed eredità, per questo ha deciso di mettere nelle sue mani la sua vita, egli sta sempre alla sua destra per questo non potrà vacillare. La sua anima esulta perché certa che il Signore non la abbandonerà nemmeno dopo la morte, non lascerà che il suo fedele veda morte e corruzione, ma il Signore gli indicherà il sentiero della vita senza fine, una dolcezza che si prova stando sempre alla destra del Signore. Come abbiamo già detto questo salmo va interpretato in chiave cristologica, è Cristo il Signore della nostra vita, il primogenito dei risorti e non Davide che però ne aveva previsto come profeta la sua venuta e risurrezione.

Seconda Lettura
La seconda lettura che abbiamo meditato oggi è un discorso di Pietro, tratto dalla sua Prima Lettera al cap.1, si tratta di una catechesi battesimale che esorta i cristiani a vivere in santità la loro vita, questo perché essi sono stati riscattati a caro prezzo dal sangue di Cristo (v.18) per essere chiamati ad un amore fraterno. La sua venuta, la sua morte e risurrezione, era già stata prevista fin dalle origini del mondo, la gloria che il Padre gli ha dato risuscitandolo dai morti deve suscitare anche in noi la fede e la speranza che devono essere rivolte solo a Dio. Come Cristo vero agnello sacrificale pasquale, anche i suoi fedeli credenti devono partecipare alle sue sofferenze e alla sua morte per poter giungere alla sua risurrezione, da qui l'esigenza di una vita santa camminando con amore verso il Signore, verso il quale dobbiamo avere un atteggiamento da figli, solo Lui dobbiamo obbedire senza riserve e fare la sua volontà, solo Lui dobbiamo adorare perché Egli è la nostra pace e gioia per sempre, è tutto qui l'insegnamento delle tre letture liturgiche: il passaggio dalla tristezza per mancanza di speranza alla gioia per la consapevolezza che Gesù è sempre presente nella nostra vita ed ora lo possiamo vedere e toccare nella concretezza della nostra vita di ogni giorno.

UNA BUONA DOMENICA DI PACE E GIOIA A TUTTI VOI CARISSIMI

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