27/04/2026
GESU' IL NOSTRO AUTENTICO BUON PASTORE
..”Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10)
Commento alle letture della messa domenicale 30 aprile 2023
(At 2,14.36-41; Sal 22; 1Pt 2, 20-25; Gv 10,1-10) anno A
Oggi è la quarta domenica del tempo di pasqua, tradizionalmente dedicata dalla liturgia alla figura di Gesù buon pastore, tema principale è quello della pastoralità (vangelo), strettamente connesso a quello della universalità della Chiesa, in quanto egli è il pastore di tutti i popoli della terra e non di uno solo, da questi due temi scaturisce naturalmente anche quello della gioia e della festa per tutti coloro che si sono lasciati condurre da questo pastore autentico, buono ed anche bello. Icona simbolo del buon pastore è quella che lo ritrae con la pecorella caricata sul collo o in braccio, con chiaro riferimento alla parabola della parabola della “pecorella smarrita” (Mt 18,12-14; Lc 15,3-7), quella più debole che ha bisogno di essere perdonata e orientata, in essa ognuno di noi si può riconoscere, così lo hanno sempre raffigurato una infinità di artisti dalle origini e fino ai nostri giorni.
Vangelo
Il brano del vangelo odierno, tratto dall'evangelista Giovanni al cap.10, è denso di simboli, insegnamenti, esortazioni e similitudini, è inserito nel "discorso della rivelazione" tenuto da Gesù in occasione della festa della dedicazione del tempio di Gerusalemme, istituita per la prima volta da Giuda Maccabeo che volle purificare il tempio da tutti i riti e simboli del paganesimo già nel 165 a.C. L'immagine pasquale di Gesù buon pastore che combatte fino a dare la vita per amore del suo gregge (dei credenti in lui), è un simbolo classico del primo cristianesimo molto utilizzato per invitare anche i pagani ad ascoltare la sua voce (parola di Dio) e a seguirlo docilmente e liberamente, in un rapporto con lui di reciproca conoscenza e amore, le pecore riconoscono solo il loro pastore ed egli le riconosce una per una, analogamente al rapporto di amore e conoscenza che esiste tra il Padre e il Figlio, fonte stessa di questo amore che viene donato agli uomini perché essi lo condividano per la loro salvezza e gioia. In premio è data infatti per questo amore e fedeltà alla parola di Dio (del pastore) fin da ora la vita eterna, intesa non solamente in modo cronologico ma come "vita dell'Eterno", ossia la vita stessa di Dio. Nessuno può strappare dalla mano del Figlio e del Padre che gliele ha date queste pecore, ossia i credenti fedeli, questo perché il Padre e il Figlio sono un "Uno", il termine che gli Ebrei attribuivano solo a Dio. Vi è qui una sostanziale unità di identità tra il Padre e il Figlio e affermare che Gesù è Dio, è affermazione blasfema per gli ebrei che consideravano Gesù solo come un uomo o un grande profeta o un grande Maestro (Rabbi) di vita spirituale, scandalosa dunque questa affermazione specialmente per scribi, farisei e le autorità religiose che dopo questa affermazione decidono di condannarlo a morte.
Altro tema fondamentale è quello della “porta”, Gesù si identifica con essa e afferma anche che chi non entra dal recinto delle pecore attraverso lui che è la porta è un ladro e brigante (v.1), pastore e porta qui si equivalgono e si identificano, solo l'autentico pastore entra dalla porta. Questo pastore conosce le sue pecore una ad una e le chiama per nome perché esse riconoscono solo la sua voce, un estraneo non lo riconoscono, le conduce fuori dal recinto per la loro libertà e cammina davanti a loro, perché esse abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. Fuori metafora è evidente dopo quanto detto che Gesù è il nostro pastore e noi i suoi fedeli che liberamente e coscientemente (non proprio come le pecore reali) lo seguono, mai si antepongono a Lui, questo lo fanno solo i falsi pastori. Ancora fuori di metafora è evidente anche che la voce del pastore è quella della Parola di Dio che dobbiamo seguire senza nessuna scusa e, come ci insegna la preghiera del Signore (Padre nostro), dobbiamo sempre fare la sua volontà e non viceversa come troppo spesso chiediamo nelle nostre preghiere. Chi ascolterà la voce dell'unico e autentico pastore Gesù e farà la sua volontà, troverà pascolo ossia la vera libertà (fuori dai recinti umani) e la vita in abbondanza quella che mai finisce perché proveniente dall'Eterno Dio. Le pecore ossia i credenti che siamo tutti noi devono evitare in tutti i modi, anche in periodi difficili di persecuzioni, sofferenze, incomprensioni e ostilità, le divisioni interne e tendere tutti al grande dono inestimabile della “unità”, per il quale Gesù stesso ha accoratamente e frequentemente pregato il Padre affinché: “siano un solo gregge con un solo pastore”. I cristiani autentici devono docilmente seguire le orme di questo pastore bello perché buono e orientare anche tutti verso la porta che conduce alla vita vera senza fine.
Infine ricordo a tutti coloro che partecipano di questa pastoralità del Signore che essa non va mai intesa come potere sugli altri, ma come “servizio”, dono della nostra vita agli altri, come Gesù stesso ci insegna che il vero Signore è colui che serve e non colui che è servito, prendiamoci quindi cura con amore gli uni degli altri.
Prima Lettura
La prima lettura che abbiamo ascoltato oggi è stata tratta dal cap.2 degli Atti degli apostoli, in essa troviamo la parte conclusiva del discorso di Pietro nel giorno di Pentecoste, come punti fondamentali della fede in Cristo abbiamo: la consapevolezza di essere peccatori, anche noi coi nostri peccati crocifiggiamo nuovamente il Cristo, abbiamo bisogno di una profonda conversione fino a sentirci trafiggere il cuore e quindi di essere battezzati nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei nostri peccati, col battesimo riceviamo il dono dello Spirito Santo che ci ha convinti di essere peccatori ma anche del perdono, sarà lo Spirito Santo che ci illuminerà e orienterà a Gesù la nostra vita, rendendola santa e dono d'amore per i fratelli. Dobbiamo riconoscere in Gesù di Nazareth il Kyrios Christos, il Signore fonte di salvezza, questo è il significato del nome di Gesù (Dio salva), egli è l'agnello immolato per i nostri peccati, nostro salvatore e unico pastore. La funzione pastorale dopo l'ascensione al cielo di Gesù è svolta dallo Spirito Santo, il suo stesso Spirito che egli ci ha donato per rimanere sempre con noi per la nostra salvezza. Testimoniamo con coraggio (Parresia), come Pietro, la presenza dello Spirito di Gesù in noi ai nostri fratelli per la loro salvezza, più che per le nostre parole e opere essi si convinceranno per l'amore con cui viviamo, decisiva però per la conversione è la chiamata (attrazione) del Padre e la testimonianza di Gesù, mostriamo che anche noi possiamo vivere come Lui, seguendolo nell'amore, nella concordia e nell'unità. E' tutto questo ciò che Luca autore del Libro sugli Atti degli apostoli vuole comunicarci, ossia la storia (testimonianza) del messaggio gioioso-salvifico di Gesù per mezzo degli apostoli sotto l'azione dello Spirito Santo, in esso possiamo scorgere un modello di vita per tutti noi anche ai nostri tempi.
Salmo
Anche il Salmo 22 che abbiamo meditato oggi ci invita a riconoscere il Signore come nostro pastore, le parole del salmista sono una profezia e anticipazione che si riferiscono a Cristo e alla Chiesa, suo gregge riunito nel suo sacrificio, purificato nell'acqua del battesimo, nutrito dal pane e vino celeste, santificato e fortificato dallo Spirito Santo. Il Signore è la nostra guida e salvezza, mai nulla egli ci fa mancare, rinfranca la nostra anima, anche quando ci troviamo nel peccato non dobbiamo temere alcun male perché egli è sempre con noi, non per condannarci ma per perdonarci e salvarci, facendoci uscire dagli oscuri recinti degli uomini e portandoci alla luce della verità che libera la nostra vita. Il versetto 8 lo possiamo considerare come un riferimento alla mensa eucaristica e al dono dello Spirito Santo rappresentato dall'olio sul nostro capo, tutto questo sotto gli occhi dei nostri nemici a testimonianza contro di loro non credenti. Bontà (amore) e fedeltà sono caratteristiche che contraddistinguono i credenti cristiani, per questo essi abiteranno per sempre felici nella casa del Signore. Facciamo di questo salmo la nostra preghiera in unione alla Chiesa universale.
Seconda Lettura
La seconda lettura tratta dalla prima Lettera di Pietro ci invita a seguire il Cristo e ad avere pazienza nella sofferenza facendo sempre il bene, questo dice l'apostolo è gradito a Dio. Dobbiamo fare come il Cristo che patì per noi lasciandoci l'esempio affinché lo possiamo seguire. Egli pur essendo senza peccato e nella verità fu maltrattato e insultato, non rispose però minacciando vendetta ma perdonò tutti anche i suoi nemici affidandosi completamente a Dio, il solo che giudica con giustizia. Egli diede la sua vita per noi in riscatto per i nostri peccati perché potessimo vivere per la giustizia ed essere guariti dalle sue piaghe (Is 53,5). Tutti quanti noi siamo come pecore erranti che hanno smarrito la via da seguire (v.25), ma ora il Cristo nostro pastore e custode delle nostra anime ci ha ricondotto a lui per la nostra salvezza affinché nessuno sia perduto, affidiamo a Lui per sempre le nostre vite affinché possiamo così essere nell'unità un solo gregge (Chiesa) con un unico pastore. Ancora oggi la morte di Gesù è considerata una follia dal mondo lontano da Dio, sta al credente renderla accettabile facendo della propria vita come Gesù un dono sacrificale per mezzo dell'agape (amore universale), unico autentico segno che può fare accogliere il messaggio cristiano. E' quello che auguro a tutti noi perché possiamo entrare nella gioia piena sotto la guida di questo bel pastore (kalos), il solo capace di trasformare la nostra vita dal pianto in gioia ed esultanza, simbolo e segno della presenza di Dio stesso nella nostra vita, così la vita eterna comincia già da adesso. Come dice Gesù: “Ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc 15, 10).
UNA FELICE E STUPENDA DOMENICA A TUTTI VOI CARISSIMI
CHE LA GIOIA DEL SIGNORE SIA SEMPRE CON NOI