12/09/2026
PERDONARE DI CUORE SEMPRE
Commento alle letture della messa domenicale 13 Settembre 2026
(Sir 27,30.28,7;Sal 102; Rm14,7-9;Mt 18,21-35)
.."Rancore e ira sono cose orribili,
e il peccatore le porta dentro. Perdona l’offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati (Sir.27,30; 28,2)".
Vangelo
Le letture di questa domenica ci propongono il grande tema del PERDONO, connessi a questo vi sono anche i temi della preghiera e della guarigione. Il brano del Vangelo, tratto dal capitolo 18 di Matteo, al versetto 21 ci introduce subito sul tema del perdono, in particolare con la domanda che Pietro fa a Gesù su quante volte bisogna perdonare il fratello, alla quale egli risponde in maniera sconcertante e inattesa: occorre perdonare sempre, senza limiti e con sincerità, perché anche noi siamo perdonati da Dio sempre, l'unico vincolo che è posto al nostro perdono è che anche noi dobbiamo perdonare i nostri fratelli. L'espressione: “settanta volte sette” è un ebraismo per dire un numero indefinito di volte, un multiplo del numero simbolico sette che indica pienezza e perfezione, in ebraico tutti i numeri dispari indicano questa perfezione mentre quelli pari incompletezza e imperfezione. Ecco dunque le risposte ad alcune domande molto importanti: quante volte si deve perdonare? Sempre. Perché si deve perdonare i nostri fratelli? Perché anche noi siamo stati perdonati, un grande debito che gravava sulle nostre spalle ci è stato condonato. A queste domande ne aggiungerei ancora un'altra: si deve sempre perdonare i nostri fratelli anche se commettono dei torti nei nostri confronti e non si pentono e ci chiedono perdono? La risposta è si perché Gesù nella sua risposta a Pietro non ammette restrizioni al perdono, se siamo perdonati dobbiamo anche noi perdonare, dobbiamo somigliare al volto e alla misericordia di Dio e fare come egli fa con noi.
A esemplificazione di tutto ciò il vangelo di Matteo ci propone la parabola del re misericordioso come io la definirei ma conosciuta meglio col nome del “servo spietato” ed è la dimostrazione di quanto è affermato in Mt 7,2: “Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi”, una specie di contrappasso dantesco sulla retribuzione delle azioni umane. La parabola si compone di tre parti, nella prima il re condona al suo servo (funzionario) una somma spropositata, diecimila talenti, impossibile da restituire ma per la sua preghiera il re si impietosisce e inaspettatamente gli condona tutto. Nella seconda parte della parabola questo servo incontra a sua volta un suo debitore, che gli deve una somma molto piccola rispetto alla sua e persino restituibile, ma egli non perdona e fa gettare in carcere il suo debitore. Nella terza parte il re adirato per il comportamento spietato del suo servo lo fa punire severamente. Questa conclusione della parabola sembra alquanto sconcertante in quanto sembra annullare la misericordia di questo re così insolito, se nel simbolismo della parabola il ruolo di re è attribuito a Dio ne risulta che egli alla fine si comporta come un giustiziere, cosa questa che non corrisponde al vero in quanto Dio è sempre e solo misericordia. Fuori di metafora si può pensare che in realtà non è Dio (re) che condanna questo servo spietato, ma è lui stesso che con il suo non perdono, il suo atteggiamento di vendetta, si auto-condanna subendo l'effetto della sua condotta malvagia, non Dio lo condanna ma il suo cuore chiuso nel suo egocentrismo. Dio semmai ci aiuta a superare gli effetti delle nostre cattive azioni, Egli non giudica e non condanna ma solo ama, il malvagio si giudica e condanna da se stesso. Finché il nostro cuore è chiuso al perdono dei fratelli nemmeno Dio può perdonarci perché egli rispetta il valore della nostra libertà nel decidere le nostre azioni, in ogni caso Egli mai ci abbandona al male che compiamo, ma fa di tutto perché possiamo convertirci ed evitare le conseguenze delle cattive azioni, Lui non condanna ma libera. Ecco l'insegnamento di questa parabola che lo stesso Gesù esplicita alla fine di questo brano: "Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello", ne consegue che chi non perdona non può essere perdonato. In questa parabola si sottolinea esplicitamente che il perdono è ottenuto a causa della "preghiera", e che il perdono deve essere "di cuore" non di facciata ma sincero, va esteso anche a tutti i fratelli senza escludere nessuno e deve essere concesso tutte le volte che è necessario anche se loro non si pentono nei nostri confronti. A queste note devo aggiungere anche che il perdono non è un vago sentimento, ma una decisione ben precisa della nostra volontà, non si dimenticano i torti subiti, ma andiamo oltre e non neghiamo mai il nostro amore ai fratelli che ci hanno offeso, anzi cerchiamo di amarli anche di più e preghiamo per loro, visto la loro debolezza, in nessun caso dobbiamo abbandonarli a loro stessi o smettere di dialogare con loro. Il perdono è un ponte, è un abbraccio che supera ogni male, è l'amore fattivo che vince ogni odio, coloro che ci hanno offeso non sono nostri nemici ma sono e rimangono, nonostante tutto, nostri fratelli degni sempre del nostro amore.
Prima lettura
La prima lettura tratta dal cap. 27 del Libro del Siracide con il suo tema che è la condanna della vendetta anticipa il messaggio centrale del Vangelo. Vi era la convinzione teologica corrente che il male attira i castighi di Dio mentre il bene procura i suoi favori. L'autore del libro di Giobbe appellandosi ai fatti proverà a smentire questa tesi in quanto essa riflette una mentalità religiosa primitiva. L'immagine di un Dio giudice e giustiziere è falsa e non corrisponde alla verità, Egli non nutre risentimenti o compie vendette, semmai come un buon padre paga il riscatto per noi (Goel) liberandoci dalle conseguenze delle nostre azioni. La preghiera è sempre una richiesta di perdono e grazia (v.2-4), ma non si può implorare dal Signore ciò che non si è disposti ad accordare agli altri, anche questo è effetto del non-perdono, anche i comandamenti non propongono mai un atteggiamento di vendetta, solo la fede in Dio è il segreto per superare qualsiasi risentimento, certi che il bene e la verità alla fine trionferanno. Il nostro perdono deve essere concesso agli altri sempre con la consapevolezza che anche noi pecchiamo nei confronti dei nostri fratelli e di Dio, perdoniamo perché pensiamo che a nostra volta anche noi siamo già stati perdonati e anche in una misura maggiore degli altri. Ira e rancore ci dice la prima lettura, sono cose orribili, non degne della nostra umanità e dignità. Come possiamo chiedere il perdono a Dio se noi a nostra volta non abbiamo perdonato i nostri fratelli, occorre innanzitutto vincere il nostro odio, l'ira e il rancore che c'è in noi e chiedere a Dio con la preghiera questo grande dono per i nostri fratelli.
Il Salmo 102 di oggi ci fa notare che perdonandoci Dio ci guarisce anche da tutte le nostre infermità, salva da ogni male la nostra vita. Il perdono di Dio e il perdono ai nostri fratelli può generare la guarigione di tutta la nostra persona, corpo, mente e spirito così da diventare pienamente umani, somiglianti a Dio. Egli non ci ripaga secondo le nostre colpe, ma la sua misericordia si estende su quelli che lo amano infinitamente, come il cielo è alto sulla terra. Il Signore perdona tutte le nostre colpe e salva dalla fossa (morte) la nostra vita, estende su di noi la sua infinita misericordia e il suo amore.
Seconda Lettura
San Paolo nella seconda lettura tratta dal cap. 14 della Lettera ai Romani ci dice che non dobbiamo più vivere solo per noi stessi, egoisticamente senza cuore e senza ragione, ma dobbiamo prendere coscienza che apparteniamo al Signore e solo a lui dobbiamo somigliare anche nell'essere misericordiosi, solo lui può vincere la nostra morte, qualunque cosa facciamo, in qualunque condizione ci troviamo apparteniamo sempre e comunque al Signore, nostro vero ed unico salvatore. Il vero cristiano è colui che ha scelto di vivere e morire per il Signore, unito a Lui non solo nella morte ma anche nella sua resurrezione realizza con Lui una comunione di tipo esistenziale, partecipando così alla sua gloria riservata a tutti coloro che lo amano.
FELICE DOMENICA CARISSIMI E BUON PERDONO DI CUORE A TUTTI