09/03/2026
Nel Vangelo di Luca, Gesù pronuncia una frase interessante: «Nessun profeta è bene accetto nella sua patria». È una frase breve, ma profondamente vera per comprendere la dinamica dei rapporti umani. Gesù si esprime nella sinagoga di Nazaret, davanti alla gente che lo conosce da sempre, davanti a coloro che lo hanno visto crescere. Proprio quelli che gli sono più vicini faticano a riconoscere in lui qualcosa di nuovo. Il significato di queste parole è abbastanza chiaro: spesso chi ci conosce da tempo, chi ci vive accanto, è anche incapace di vedere davvero la verità più profonda di ciò che siamo. Non per cattiveria, ma perché lo sguardo è ormai condizionato da un’immagine già formata. È il potere del pregiudizio. Una volta che abbiamo incasellato qualcuno dentro una definizione (come anche cita Goffman nel suo libro "la vita come rappresentazione quotidiana"), facciamo fatica ad accorgerci che quella persona può essere molto di più, che è cambiata. Ma il problema non riguarda soltanto gli altri. Probabilmente anche verso noi stessi, molto spesso non rispettiamo anche il nostro cambiamento.
Non dovremmo smettere di guardare le persone che ci stanno accanto. Se le osservassimo soltanto attraverso il filtro delle nostre convinzioni, delle nostre etichette, dei nostri ricordi, non le faremmo cambiare ai nostri occhi. Pensiamo di conoscere già tutto di loro e, proprio per questo, smettiamo di lasciarci sorprendere. Gesù quindi ci invita a una conversione concreta del nostro cuore: rinunciare ai nostri pregiudizi. Convertirsi, in questo caso, significa imparare di nuovo a guardare. Significa accettare che Lui possa agire proprio dove noi non lo immaginiamo. Il cambiamento può nascondersi dietro il volto di una persona che pensiamo invece di conoscere perfettamente!!!!