03/06/2026
PARAVATI DI MILETO(VIBO VALENTIA) DAI LUOGHI DI NATUZZA EVOLO. LA STORIA DI UN INCONTRO CHE CONSENTI' ALLA MISTICA DI RIPRENDERE IL DIALOGO CON LA SUA GENTE LA NOSTRA RICOSTRUZIONE
DAL VOLUME IL DISEGNO CELESTE (Libritalia edizioni)
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Siamo sul finire degli anni Quaranta. La cittadina di Mileto, come il resto d’Italia, uscita da qualche anno appena dagli orrori della guerra, vive una stagione di privazioni e di incognite sul proprio futuro. Mancano il lavoro, la serenità e l’essenziale per vivere un’esistenza dignitosa; di conseguenza alla gente, specie a quella più umile, non resta altro che partire per altri paesi, come gli Stati Uniti d’America, il Canada e l’Australia in cerca di un futuro migliore. Sono in tanti a fare questa scelta per mancanza di prospettive. In molti casi intere famiglie lasciano la cittadina natia quasi senza voltarsi indietro per non essere traditi dall’emozione e dal dolore. Una storia che si ripeterà per diversi lustri e che, negli anni successivi, si replicherà con altre partenze verso la Roma degli uffici e il Nord della pen*sola, in particolare la Torino della Fiat, la futura “Milano da bere”, la Francia dalle grandi attese, la Svizzera dell’ordine e della disciplina e la Germania dalle mille ambizioni.
È proprio in questo periodo che il giovane vescovo della Diocesi di Mileto (che all’epoca si estendeva fino a tutta la piana di Gioia Tauro), Enrico Nicodemo – nominato presule nel 1945 a soli 39 anni e che negli anni successivi sarebbe poi diventato arcivescovo di Bari e Canosa e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana – preoccupato per il clamore della vicenda della giovane Natuzza, che diceva di dialogare con gli angeli e con le anime dei defunti e la cui fama aveva ormai valicato i confini regionali – assume la decisione di vietare alla mistica di Paravati di ricevere persone nella sua casa.
Fortunata Evolo obbedisce senza ba***re ciglio. Come al solito nessuna parola esce dalla sua bocca. Accetta la decisione e si affida a Gesù e alla Madonna. Per la giovane le decisioni delle alte sfere ecclesiastiche, anche se dolorose e incomprensibili, vanno rispettate sempre e comunque. È il suo stile di vita austero, saggio e di totale obbedienza alla Chiesa. Un modo di vivere, il suo, fuori dal chiasso e dalle polemiche a buon mercato, segnato unicamente dalla fede e dalla voglia di aiutare gli altri, in particolare le persone più bisognose. La forza di chi è nel giusto e di chi sa che prima o poi il cielo che scruta le azioni degli uomini provvederà ad aggiustare le cose.
E, infatti, un bel giorno accade un episodio che induce il presule a cambiare completamente le carte in tavola. Dalla nostra ricostruzione il fatto risulta essere avvenuto nel mese di settembre del 1950, ma la data poco importa.
A casa di Natuzza si presenta uno dei rappresentanti più importanti della politica regionale e non solo: Vito Giuseppe Galati , nativo di Vallelonga (piccolo centro delle serre vibonesi, noto per il santuario della Madonna del Monserrato).
Il parlamentare chiede, con gentilezza e antico pudore, di poter avere un colloquio con la mistica, di cui aveva sentito tanto parlare a Roma nei salotti della politica che conta dove si decidono i destini del popolo. Quest’ultima, che tratta tutti allo stesso modo, in maniera inflessibile e con altrettanta gentilezza, risponde a Galati di non poterlo in alcun modo accontentare, in quanto il pastore diocesano, monsignor Enrico Nicodemo, le ha proibito di ricevere persone. Vito Giuseppe Galati, che a quanto pare era tormentato da un grave problema di carattere privato, da politico navigato abituato a risolvere le cose con l’arte dell’incontro, non si perde d’animo e, prima di imboccare la via del ritorno a Roma, si reca, accompagnato da un suo stretto collaboratore, presso la curia di Mileto, in via Episcopio. Al vescovo Nicodemo il parlamentare prospetta la sua situazione e gli fa presente la sua assoluta urgenza di parlare con la mistica di Paravati.
Tutto questo segna una svolta nel rapporto di Fortunata Evolo con la gente. Qualche settimana dopo, infatti, in virtù delle sollecitazioni di Vito Galati, monsignor Enrico Nicodemo si premura di consegnare, attraverso il suo segretario, nelle mani dello stesso parlamentare una lettera con le insegne della Curia vescovile di Mileto da far recapitare all’interessata. Poche righe scritte di proprio pugno dallo stesso ordinario diocesano con cui la signora Fortunata Evolo viene autorizzata a riaprire la propria porta di casa alla gente, ovvero a quel popolo da lei tanto amato, da tempo in attesa di poterla rivedere con la stessa frequenza di prima. Per Natuzza è l’inizio di una nuova stagione. Da quel momento, infatti, la sua modesta ma accogliente abitazione ritorna a essere luogo di preghiera e meta di chi ha bisogno di conforto e di una parola buona. Una missione che la futura Serva di Dio porterà avanti quasi ininterrottamente, nonostante le sue precarie condizioni di salute, fino agli ultimi anni della sua vita.
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