Pastorale Sociale e del Lavoro della diocesi di Palermo

Pastorale Sociale e del Lavoro della diocesi di Palermo Uno spazio di comunicazione, informazione e riflessione a cura dell'Ufficio pastorale diocesano di P

1 Settembre 2026 - 11ª Giornata per la Custodia del CreatoLa Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato ricor...
26/08/2026

1 Settembre 2026 - 11ª Giornata per la Custodia del Creato

La Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato ricorre il 1° settembre e segna l’inizio del Tempo del Creato, che si conclude il 4 ottobre, festa liturgica di San Francesco d’Assisi.

Pubblicato il testo del messaggio del Santo Padre, Papa Leone XIV, in occasione della 21^ Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato 2026, a cui il Pontefice ha dato il tema “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4), per sottolineare il legame tra i conflitti armati e il deterioramento dell’ambiente.
Una grave violazione del nostro dovere di prenderci cura del creato ed una minaccia a lungo termine per la vita di centinaia di milioni di persone, perché, spiega Leone XIV, “l’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l’aria e l’acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all’insorgere di ulteriori conflitti”.

Pur rimarcando una responsabilità politica di fronte ai conflitti armati e alle crisi ambientali, Papa Leone XIV afferma che “le ferite della guerra e il degrado della terra sono profondamente legati alla condizione del cuore umano”, e sono pertanto “conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato e l’incapacità di riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona umana”.

In questa prospettiva il Santo Padre invoca “una conversione più profonda, sia personale che collettiva”, il rinnovamento dei cuori che apre nuove possibilità, e sottolinea che “la chiamata profetica a ‘forgiare le spade in vomeri’ (cfr Is 2,4) non è quindi solo un sogno per le nazioni, ma un appello rivolto a ogni persona”. Per tutti “è il cammino di un’autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell’incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda”. (dal testo nel sito web del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano integrale)

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
PAPA LEONE XIV
PER LA Xl GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA CURA DEL CREATO 2026

"FORGERANNO LE LORO SPADE IN VOMERI E LE LORO LANCE INFALCI" (/s 2,4)

Cari fratelli e sorelle,

nostro Signore Gesù Cristo è venuto nel mondo perché abbiamo la vita e l'abbiamo in abbondanza (cfr Gv 10,10). Tale dono è al centro stesso della nostra missione di discepoli E della nostra vocazione comune a costruire una civiltà dell'amore. Mentre celebriamo questa Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, siamo invitati ancora una volta a contemplare il dono della vita e ad avere a cuore la terra che la sostiene, rendendo così concretamente lode al nostro Creatore.
Siamo testimoni, oggi, di varie crisi e di tanta sofferenza umana. Al tempo stesso, sembra che si stia accelerando la distruzione dell'equilibrio armonioso della creazione. Questi fenomeni non sono slegati; costituiscono un'unica invocazione di guarigione e di pace che sale da un mondo ferito.
Il Dio della vita, che si è rivelato in Gesù Cristo, offre una pace che il mondo non può dare:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27). Essa non è né superficiale né fugace; scaturisce dall'amore perenne di Cristo e dalla sua cura per ogni persona umana.

Eppure questa promessa di pace è in netto contrasto con le realtà che vediamo in varie parti del mondo. Il profeta Isaia ha parlato di un tempo in cui le nazioni «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri» (1s 2,4), trasformando ciò che distrugge la vita in qualcosa che la sostiene. Oggi, però, vediamo troppo spesso accadere l'esatto contrario, mentre gli sforzi continuano a essere orientati alla violenza e alla guerra.
La guerra produce ferite che vanno ben oltre il campo di battaglia. Miete vittime, lacera famiglie e costringe milioni di persone a lasciare le proprie case, alimentando paura, ingiustizia e divisione (cfr Conc. Ecum. Vat. Il, Cost. past. Gaudium et spes, 77-82); lascia dietro di sé una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni. L'interazione tra conflitti armati e degrado ambientale, inoltre, crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l'aria e l'acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all'insorgere di ulteriori conflitti.
Per di più, la guerra infligge ferite che danneggiano l'intero tessuto vitale, colpendo non solo le singole persone e le comunità, ma anche la loro più ampia rete di relazioni con l'intera famiglia umana, e la loro armonia con il creato. Essa rivela un fallimento profondo nel vivere a immagine e somiglianza di Dio, nel rispettare la vita e nel prendersi cura della terra che ci è affidata. Non è solo un fallimento politico, ma anche morale e spirituale.
Radicata in desideri distorti e in un uso sbagliato della libertà e del potere umani, la guerra si erge a contro-testimonianza del Vangelo della pace.
Le crisi menzionate richiedono, oltre che responsabilità, anche una conversione del cuore, che fruttifichi in una più profonda fedeltà a Dio, in amore reciproco e in rispetto per il dono del creato. Di fatto, le disarmonie che vediamo nel mondo, come la violenza, l'ingiustizia e il degrado ecologico, non sono semplicemente il risultato di sistemi o strutture imperfetti; essi «si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell'uom
dbiti., 10). In realtà, è il cuore umano il luogo in cui si svolgono le lotte più profonde e in cui si rivela la nostra condizione decaduta. Esso, oltre che la sede delle emozioni, è il centro della persona, in cui convergono ragione, desiderio, volontà e coscienza. È lì che combattiamo con le voglie contraddittorie che ci abitano, amore e indifferenza, verità e illusione, giustizia e ingiustizia (cfr Gc 1,14-15). Le ferite della guerra e il degrado della terra, perciò, sono profondamente legati alla condizione del cuore umano. I conflitti che tormentano l'umanità sono per molti versi espressione esteriore di contrasti e divisioni interiori. Quando il cuore è traviato, le relazioni ne soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere tale disordine.

Papa Benedetto XVI ci ha ricordato che «i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi» (Omelia per l'Inizio del Ministero Petrina 24 aprile 2005). Il che ci invita a riconoscere che, in qualche maniera, ciò che è spezzato attorno a noi lo è anche dentro di noi. Per questo motivo, per costruire una società pacifica, non dobbiamo solo riformare le strutture, ma anche rinnovare i nostri cuori. Le cause più radicali di conflitto e lo sfruttamento del creato sono conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato e l'incapacità di riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona umana.
La chiamata profetica a "forgiare le spade in vomeri" (cfr ls 2,4) non è quindi solo un sogno per le nazioni, ma un appello rivolto a ogni persona. Ci invita a trasformare ciò che È male in vita. Tuttavia questa trasformazione non può essere realizzata soltanto attraverso un cambiamento esteriore. Essa richiede, in cooperazione con la grazia di Dio, una conversione più profonda, sia personale che collettiva: un ritorno al Signore, che riporterà ordine nei nostri desideri, guarirà le nostre ferite e ci aiuterà a crescere nella virtù.
Senza questa trasformazione interiore, la pace rimane fragile e di breve durata. Ma dove i cuori si rinnovano, si cominciano ad aprire nuove possibilità. Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato. Questo è il cammino di un'autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell'incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda (cfr Francesco, Lett. enc. Laudato si', 217). La pace. quindi, comincia nel cuore e si riflette all'esterno nelle nostre relazioni, nelle comunità e pi( ampiamente nel mondo.
Sebbene le sfide che ci attendono siano enormi, il Signore non ci lascia privi dei mezzi di guarigione e di trasformazione. Al posto delle armi da guerra, il Dio della pace ci dona la forza di guarire, riconciliare e costruire una civiltà dell'amore. In questo modo siamo chiamati a tutelare i molti "ecosistemi" che ci sono stati affidati: del creato, delle relazioni umane e del cuore stesso dell'uomo.

Immaginiamo un mondo in cui le energie attualmente impiegate nella guerra siano destinate allo sviluppo umano integrale, al superamento della povertà, alla difesa della dignità umana e alla riconciliazione tra i popoli divisi. Una visione del genere riflette la fede nell'avvento del Regno di Dio.

I veri strumenti per costruire la pace non sono le armi di distruzione, ma piuttosto la verità, il dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la cura e l'amore. Questi scaturiscono da cuori plasmati dal Vangelo e sostenuti dalla grazia di Dio. Solo queste qualità hanno il potere di trasformare gli individui, rinnovare le comunità e guarire le ferite del nostro mondo.

Cari fratelli e sorelle, il cammino che abbiamo davanti è chiaro, seppure non facile. Siamo chiamati a lasciare che i nostri cuori siano rinnovati, perché possiamo cercare la pace e prenderci cura del creato. La Scrittura ci raccomanda di custodire i nostri cuori, poiché è da essi che sgorga tutto ciò che facciamo (cfr Pr 4,23).

Se ci assumiamo questo compito con umiltà e fede, diventeremo collaboratori nell'opera d rinnovamento di Dio. Passeremo, lentamente ma inesorabilmente, dal deserto al giardino, dalla divisione alla comunione e dalla violenza alla pace.

Il Signore ci dia il coraggio di percorrere questa via, perché in questo nostro tempo le "spade" siano realmente "forgiate in vomeri", la promessa del Vangelo si radichi più profondamente nel nostro mondo e la pace di Cristo regni su tutto il creato.
Dal Vaticano, 15 agosto 2026, Assunzione della B.V. Maria.

LEONE PP. XIV

09/08/2026

“A Ceuta un’Europa sempre più disumana conclama il declino della sua civiltà”: l’intervento di Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo e Presidente della Commissione CEI sulle Migrazioni

Quel che è accaduto nell’enclave sp****la in Marocco, a Ceuta, è certamente una trappola dei mercanti di morte e un evento scientemente organizzato e manovrato. Tuttavia, il suo valore simbolico è difficilmente sottovalutabile. È la dimostrazione lampante di un desiderio di libertà e di vita che giunge fino a noi dal Sud del mondo e che non può essere trattato solo come un problema di pubblica sicurezza. Lasciare la propria terra, il proprio paese, non è cosa che nessuna donna e nessun uomo fa a cuor leggero. Partire significa andare verso l’ignoto, lasciare le sicurezze, abbandonare usi, costumi e tradizioni che hanno segnato la propria vita, rischiare l’incolumità di sé stessi e dei propri cari. Quante persone sono morte nel tentativo di attraversare il mare? Le stiamo contando con freddezza, senza renderci conto che sono vite umane, volti, sogni e desideri annegati per la speranza di una nuova patria. Al di là delle necessarie valutazioni politiche e dei provvedimenti legislativi, eventi come quelli di Ceuta rimangono la cartina di tornasole dello squilibrio enorme del mondo, della distribuzione iniqua delle ricchezze, del restringimento delle democrazie in tutto il pianeta (e dei relativi diritti sociali, civili, economici), della crisi climatica. Tutto condensato in quella disperata speranza di Europa dei migranti. Si ripetono così senza fine fatti tragici, nei quali le speranze, i sorrisi, i corpi di tanti, in un attimo, vengono distrutti per decisioni di altri uomini, che si arrogano il diritto di togliere la vita altrui, cancellando come inutili i tanti amori che li hanno messi al mondo. Il rischio è proprio l’anestesia della coscienza, che rende banale il male. Creare torpore, creare coscienze assopite è il progetto occulto dell’Occidente. Prova ne è il modo in cui Ceuta viene raccontata dai governi e dai media del Vecchio Continente (con la solita indefinibile propaggine americana). Una modalità, ai miei e ai nostri occhi, assolutamente terribile. Nessun rispetto, nessuna partecipazione, nessun dolore, nessun senso di umanità, nessuna spiegazione delle ragioni profonde. Solo l’allarme, del tutto infondato dal punto di vista giuridico, di una invasione di fatto impossibile (c’è il mare, c’è Gibilterra tra Ceuta e l’Europa); solo la squalifica, assurda e in verità controintuitiva, di ogni politica di accoglienza e di inclusione. Sta qui il peccato originale dell’Europa odierna di fronte ai migranti: non voler ammettere che si tratta di un fenomeno mondiale, irreversibile, da affrontare e gestire con la politica e non con gli eserciti; che siamo di fronte a un esodo a cui non si può rispondere con accordi ignobili con i paesi terzi, come la Libia di Almasri. Prima di cadere nel sonno che – come la Storia ci ha insegnato – non fa percepire la violenza, il suo scandalo, fino a farla accettare come normale o addirittura necessaria. A Ceuta l’Europa dimostra in maniera lampante la crisi profonda della sua civiltà e dei suoi valori. Rinnega sé stessa in quanto patria del diritto e del riconoscimento di ogni donna e di ogni uomo in quanto appartenenti a una comune umanità, a una fraternità universale che ci supera. Non si rende conto che le soluzioni tipo ‘pannolini caldi’ tolgono il fastidio di un giorno ma preparano la tragedia di domani. E soprattutto, rifiutandosi di pensare e di agire secondo i propri principi e le proprie capacità, l’Europa rischia di condannarsi a morte. La storia ci insegna che i cosiddetti barbari, entrati nel territorio romano, hanno fondato, insieme ai cittadini dell’Impero, una nuova civiltà. Non precipitiamo nella notte della ragione, del cuore e della coscienza.

22/07/2026
09/07/2026
04/07/2026
30/06/2026

IL PROGRAMMA RELIGIOSO DEL 402° FESTINO DI S. ROSALIA

LUNEDI' 6 LUGLIO
ore 07.30 e 18.00
S. Messa
ore 21,00
Concerto: Ensemble di Ottoni del Conservatorio “A. Scarlatti” di Palermo.

MARTEDI' 7 LUGLIO
ore 07.30 e 18.00
S. Messa
ore 16,30
“Sui passi della Santuzza”: itinerario storico, artistico e spirituale inedito nei luoghi reali in cui la giovane nobile ha vissuto la sua intima rivoluzione. Percorso di quattro tappe con narrazioni e canti dei Trionfi della “Santuzza”. È possibile prenotarsi attraverso il Sito della Fondazione Federico II.
ore 21,00
Adorazione Eucaristica sul sagrato della Cattedrale animata dal Seminario Arcivescovile di Palermo insieme alle Parrocchie della Zona Pastorale

MERCOLEDI' 8 LUGLIO
ore 07.30
S. Messa
ore 09,30
“La via di Rosalia”: passeggiata guidata dagli ospiti della “Caritas” tra le Edicole Votive di Santa Rosalia.
ore 16,30
Sui passi della Santuzza”: itinerario storico, artistico e spirituale inedito nei luoghi reali in cui la giovane nobile ha vissuto la sua intima rivoluzione. Percorso di quattro tappe con narrazioni e canti dei Trionfi della “Santuzza”. È possibile prenotarsi attraverso il Sito della Fondazione Federico II.
ore 16,30
S. Messa celebrata presso la Chiesa di sant’Agostino via F. Raimondo. A seguire omaggio alla prima edicola votiva dedicata alla “Santuzza” a Piazza Monte di Pietà.

GIOVEDI' 9 LUGLIO
ore 07.30
S. Messa
ore 17,00
Offerta della cera alla “Santuzza” con la partecipazione del Sindaco, delle Confraternite e dei fedeli. Percorso: piazza Pretoria, piazza Villena, Corso Vittorio Emanuele. Segue l’apertura della Ca****la Senatoriale, uscita dell’Urna argentea della Santa Patrona e dono della lampada votiva dal primo cittadino.
ore 18,00
S. Messa animata dal coro S. Sebastiano della Polizia Municipale (togliere virgola) diretto dal M° Serafina Sandovalli.
ore 21,00
S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, accoglie nella Chiesa Cattedrale i rappresentanti delle religioni con un Concerto di Fraternità.

VENERDI' 10 LUGLIO
ore 07.30
S. Messa
ore 09,30
“La via di Rosalia”: passeggiata guidata dagli ospiti della “Caritas” tra le Edicole Votive di Santa Rosalia.
ore 12,00
Inaugurazione della mostra” degli Artisti-Studenti dell’Accademia delle belle Arti di Palermo alla presenza di S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice Arcivescovo di Palermo, Dr. Umberto De Paola Direttore dell'Accademia e Docenti.
ore 17,30
L’urna di Santa Rosalia visita la Zona Pastorale Roccella - Sperone - Brancaccio: alle ore 17.30 Arrivo dell’Urna contenente le Reliquie presso Parrocchia Maria SS. delle Grazie – Roccella, Corso dei mille 1085/b. Festa di accoglienza della “Santuzza”.
ore 19,00
S. Messa presieduta da S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo.
ore 24,00
Giro delle sette chiese organizzato dalla Pastorale Giovanile e dall’Ufficio Vocazioni dell’Arcidiocesi di Palermo.
La Cattedrale rimane aperta per la venerazione personale delle Reliquie di Santa Rosalia sino alle 23.00

SABATO 11 LUGLIO
ore 07.30
S. Messa
ore 09,30
“La via di Rosalia”: passeggiata guidata dagli ospiti della “Caritas” tra le Edicole Votive di Santa Rosalia.
ore 18,00
S. Messa con la presenza delle Parrocchie IV Zona Pastorale del III Vicariato: Maria SS. Assunta, Sacro Cuore di Gesù, S. Chiara d’Assisi e S. Teresa del Bambin Gesù, S. Stefano protomartire, Spirito Santo, Madonna di Lourdes, Sant’Agnese.
La Cattedrale rimane aperta per la venerazione personale delle Reliquie di Santa Rosalia sino alle 23.00

DOMENICA 12 LUGLIO
ore 08.45, 9.45 e 11.00
S. Messa
ore 09,30
“La via di Rosalia”: passeggiata guidata dagli ospiti della “Caritas” tra le Edicole Votive di Santa Rosalia.
ore 17,30
S. Messa con la presenza delle Parrocchie III Zona Pastorale del I Vicariato: Maria SS. Mediatrice, San Basilio, San Carlo Borromeo, SS. Crocifisso – Pietratagliata, S. Oliva.
ore 21,00
Concerto elettrico con Adorazione sul sagrato della Cattedrale eseguito da “Reale”.

LUNEDI' 13 LUGLIO
ore 09,30
Artisti-Studenti del biennio e triennio del Corso di Grafica d’Arte dell’Accademia delle Belle Arti di Palermo disegnano Santa Rosalia nel sagrato della Cattedrale. Ore 13.00 premiazione in presenza dell’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice e del dr. Umberto De Paola, Direttore dell’Accademia. Curatori del progetto: prof. G. D’Alessandro, prof. S. Amato, prof.ssa L. Dioguardi
ore 11,00
S. Messa presieduta da S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, per l’Amministrazione Comunale presso l’ex Oratorio S. Mattia ai Crociferi – via Torremuzza 18/B.
ore 17,30
S. Rosario e Litanie di Santa Rosalia
ore 18,00
S. Messa con la presenza delle Parrocchie IV Zona Pastorale del IV Vicariato: Maria SS. Della Chiesa, Gesù Gi(nella grafica è portato nell’altro rigo ma sta male porta Giuseppe tutto nel rigo successivo)useppe e Maria, San Giuseppe ai Leoni, Santa Maria delle Nazioni in sant’Eugenio Papa.
ore 19,30
Concerto Lirico-Sinfonico “Rosalia Panormi Gloria” eseguito dal Coro Laudate Dominum e dall’Orchestra Sinfonica Bequadro. Dirige il M° Salvatore Di Blasi.
La Cattedrale rimane aperta per la venerazione personale delle Reliquie di Santa Rosalia sino alle 23.00

MARTEDI' 14 LUGLIO
ore 07,30
S. Messa
ore 17,00
S. Rosario e Litanie di Santa Rosalia
ore 17,30
S. Messa animata dal Coro G.P. da Palestrina diretto dal M° Giosuè D’Asta.
ore 18,30
Intrattenimento musicale sul sagrato della Cattedrale e giro per le vie del centro storico a cura dell’Associazione culturale Musicale “A. Marinuzzi” città di Palermo di Giovanni e Salvatore Bottino.
ore 19,00
Solenni Vespri Pontificali presieduti da S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo.

MERCOLEDI' 15 LUGLIO
ore 07,30 E 09,30
S. Messa
ore 10,30
Intrattenimento musicale sul sagrato della Cattedrale e giro per le vie del Centro storico a cura dell’Associazione culturale Musicale “A. Marinuzzi” città di Palermo di Giovanni e Salvatore Bottino.
ore 11,00
Celebrazione Eucaristica Pontificale, con Benedizione Papale e annessa Indulgenza plenaria, presieduta da S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, con la partecipazione del Sindaco, delle Autorità, dei Capitoli Metropolitano e Palatino, del Clero e del Seminario Arcivescovile. Anima il Coro della Cattedrale, diretto dal M° Mauro Visconti.
ore 17,30
S. Messa presieduta da Mons. Gino Lo Galbo, Ciantro del Capitolo Metropolitano della Cattedrale.
ore 19,00
Processione cittadina dell’Urna contenente le Reliquie di Santa Rosalia e canto dell’Inno “Rosalia di rosa e di giglio”. Itinerario: via M. Bonello, Corso Vittorio Emanuele, Quattro Canti: Preghiera dell’Arcivescovo con Benedizione della Città e Canto del Te Deum. Piazza Marina: Messaggio dell’Arcivescovo alla Città. Ritorno della processione per corso Vittorio Emanuele, via Roma, via Napoli, via Bari, discesa dei Giovenchi, piazza s. Onofrio, via Panneria, piazza Monte) di Pietà (sosta dinanzi alla prima edicola votiva dedicata alla “Santuzza”), via Judica, via Gioiamia, via M. Bonello, rientro in Cattedrale.
Accompagna la prima parte della processione il Corpo Bandistico Palermitano del M° Massimo Vella; il rientro dal Complesso Bandistico “Cav. Michele Cascino”.
ore 23,00
Spettacolo piromusicale nel sagrato della Cattedrale

EVENTI COLLATERALI AL 402° FESTINO

6 – 20 luglio negli orari di apertura del piano della Cattedrale
Visita del roseto di carta, a cura dell’A.C. della Cattedrale, in omaggio a S. Rosalia nel piano della Cattedrale
9 luglio ore 16,30
“In gioco per S. Rosalia”. Giochi da strada dedicati ai bambini, che alla conclusione renderanno in Cattedrale omaggio alla Santuzza
10 – 15 luglio
Mostra fotografica, nei giorni del Festino, lungo il Vicolo Brugnò, dal titolo” UNA VITA PER LA CITTA’”

27/05/2026

Magnifica sincronicità l’arrivo della prima Enciclica di papa Leone e l’apertura dell’82esima Assemblea generale della Cei. E magnifica coincidenza: il documento di Leone XIV in difesa dell’umano ci invita a un cammino di discernimento comunitario, ci spinge a metterci insieme. Costruire tocca a noi. Leggi l'editoriale del direttore di Avvenire, Marco Girardo https://buff.ly/Zk4S2gk

26/05/2026

L’82ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (25 – 28 maggio 2026) ha eletto nel pomeriggio di martedì 26 maggio i Presidenti delle dodici Commissioni Episcopali, che faranno parte del Consiglio Permanente per il prossimo quinquennio: a presiedere la Commissione Episcopale per le Migrazioni è stato chiamato Monsignor Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo.

Per la Chiesa italiana quello di Monsignor Corrado Lorefice a favore delle donne, degli uomini e dei bambini che migrano – attraverso le rotte del Mediterraneo, in mare e via terra – fuggendo da condizioni di povertà estrema ma anche da persecuzioni e che desiderano essere accolti nel pieno rispetto della loro dignità, è un impegno prezioso portato avanti alla luce dell’annuncio del Vangelo e del rispetto degli elementari diritti di ogni essere umano.

“La Chiesa di Palermo - si legge nel comunicato dell’Arcidiocesi - nell’augurare al suo Vescovo un proficuo lavoro come Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni, lo supporterà con la preghiera e con l’affetto di sempre anche in questo nuovo, delicato, incarico”.

Indirizzo

Via Matteo Bonello 2
Palermo
90134

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