23/05/2026
𝑳𝙖 𝙛𝒂𝙢𝒊𝙜𝒍𝙞𝒂 𝒅𝙚𝒍𝙡𝒂 𝒈𝙞𝒐𝙫𝒂𝙣𝒆 𝒏𝙤𝒏 𝒉𝙖 𝙙𝒖𝙗𝒃𝙞: 𝒂 𝒈𝙪𝒂𝙧𝒊𝙧𝒍𝙖 𝙚̀ 𝙨𝒕𝙖𝒕𝙤 𝙎𝒂𝙣 𝘾𝒉𝙖𝒓𝙗𝒆𝙡.
Dopo mesi di silenzio, lo zio della ragazza ha deciso di raccontare una vicenda trasmesa all’attenzione anche dalla Procura dei Monaci di San Charbel.
Tutto inizia la sera del 9 gennaio 2026.
Una giovane di Latina accusa improvvisamente forti episodi di vomito e gravi sbandamenti.
La madre comprende immediatamente che qualcosa non va e decide di correre all’ospedale.
Una scelta che, ancora oggi, ricorda come quasi “guidata da una voce” che non saprebbe spiegare.
La ragazza viene trasportata d’urgenza all’ospedale Ospedale Santa Maria Goretti, dove, dopo alcune ore, viene sottoposta a un delicato intervento chirurgico in codice rosso per una grave emorragia cerebrale.
Al termine dell’operazione le sue condizioni appaiono disperate.
I parametri vitali sono molto bassi e i medici decidono di indurre il coma farmacologico.
Il giorno successivo, con poche speranze da parte dei sanitari, la giovane viene trasferita all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, nel reparto di rianimazione.
L’11 gennaio lo zio paterno ricorda di aver sentito parlare, tempo prima, di San Charbel, considerato da molti uno dei santi più miracolosi, e del suo olio benedetto.
Prima di raggiungere l’ospedale decide quindi di recarsi presso la chiesa dei Frati Maroniti in via Monza 21, a Roma, luogo di culto dedicato al santo.
Ed è proprio lì che, secondo il racconto della famiglia, avviene qualcosa di inspiegabile.
Lo zio, accompagnato da un’amica, attende la fine della Messa per poter parlare con i monaci.
A un certo punto, una donna dalle sembianze eleganti, molto alta e bionda, come verrà poi ricordata, si avvicina all’amica, pur senza conoscerla, e permette ai due di ricevere due boccettine di olio benedetto, nonostante normalmente ne venga consegnata una sola a persona.
La donna avrebbe persino lasciato l’offerta al loro posto. Poco dopo, però, sarebbe scomparsa nel nulla.
Con l’olio benedetto, lo zio raggiunge immediatamente l’ospedale.
Insieme alla madre della ragazza entra nel reparto di rianimazione e unge il corpo della giovane: la testa, le mani e le caviglie, affidandola all’intercessione di San Charbel.
Secondo il racconto della famiglia, dopo pochissime ore avviene ciò che i medici ritenevano quasi impossibile: la ragazza si sveglia dal coma, reagisce positivamente a livello neurologico e, nel giro di poco tempo, riprende a mangiare e perfino a camminare autonomamente.
Ed è proprio in quel momento che accade un altro episodio che ha profondamente segnato i familiari.
Lo zio mostra alla ragazza una foto di San Charbel e lei, appena sveglia, afferma di averlo visto durante il coma.
Una frase che, per la famiglia, ha rappresentato un ulteriore segno della presenza del santo accanto alla giovane nei momenti più difficili.
Dopo circa un mese e mezzo di ricovero, durante il quale i familiari continuano ogni giorno a porle sulla fronte l’olio di San Charbel, la giovane deve affrontare un altro delicatissimo intervento chirurgico per la rimozione di una malformazione artero-venosa cerebrale.
Nove ore interminabili, vissute dalla famiglia nella preghiera e nell’affidamento al santo libanese.
Anche questa volta, però, il decorso sorprende tutti.
Già la mattina successiva all’intervento, la ragazza è pronta per lasciare la rianimazione e tornare in reparto.
Non presenta danni neurologici: cammina, ricorda, mangia e, giorno dopo giorno, torna lentamente alla normalità.
Per la famiglia non esistono dubbi: quella guarigione è avvenuta grazie all’intercessione di San Charbel.
Una convinzione condivisa, raccontano i parenti, anche da alcuni ecclesiastici che hanno seguito la vicenda sin dai primi giorni e che stanno esaminando tutti i documenti necessari come prassi in queste occasioni.
La famiglia però non ha dubbi: è stato San Charbel a guarirla.
Cit. Gruppo Facebook San Charbel balsamo di speranza e di grazia