Natività della B. V. Maria ai Servi - Padova

Natività della B. V. Maria ai Servi - Padova Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore. Hai ascoltato le parole della mia bocca. (Salmo 137/138)

Fare pace (Matteo 18, 15-20)La vita è relazione e nella relazione tutto può succedere: il bene e il male, l’accordo e il...
10/09/2026

Fare pace (Matteo 18, 15-20)

La vita è relazione e nella relazione tutto può succedere: il bene e il male, l’accordo e il disaccordo, la fratellanza e l’ostilità. Possiamo noi stessi fare dei torti agli altri o riceverli per incomprensioni, egoismi, rivalità di vario genere. “Non tacere” dice Gesù, “Va’ e ammonisci tuo fratello” (Mt 18, 15): non bisogna chiudersi nel proprio orgoglio, ma confrontarsi, cercare di capire, fare pace. Se il colloquio tra due non porta l’accordo, Gesù invita a parlare con altre due o tre persone e se ancora ciò non basta, suggerisce di “dirlo alla comunità” (Mt 18, 16-17).
E’ quello che può accadere in una famiglia, dove il litigio tra due fratelli, quando non si risolve tra loro, viene confessato ai genitori e poi eventualmente a tutti i componenti della famiglia, perché ciascuno possa contribuire al ritorno dell’accordo e della pace. Questo avviene là dove c’è amore, volontà di perdono, desiderio e ricerca della serenità e della pace per tutti. In una famiglia, in un gruppo è importante un clima di pace, perché questo aiuta a condividere le esperienze, a sostenersi e – per i cristiani – anche a pregare insieme con un unico obiettivo. “Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli, gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20).

Leggiamo da un commento al Vangelo della XXIII domenica del Tempo Ordinario

“Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo …”: non è colui che offende che deve andare a chiedere perdono, dunque, ma è l’offeso che deve andare a riconquistare il fratello, da solo … Qui il verbo usato è “convincere”, cioè “rendi consapevole tuo fratello dello sbaglio che ha fatto”; “se non ti ascolta chiama altri due, se poi non ascolta dillo alla comunità”, quindi non divulgare, non fare pubblicità a questo scandalo del dissidio e della mancanza di perdono. Quando poi Gesù dice “se non ascolterà, sia per te come il pagano e il pubblicano”, non dice di ignorare, ma che si tratta di un amore a senso unico. Nella comunità c’è un amore dato e un amore ricevuto – ci si ama vicendevolmente l’un l’altro. Il pagano e il pubblicano sono quelli che si amano senza aspettarsi nulla in cambio quindi con un amore a senso unico.
Gesù aggiunge subito dopo: “In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra, sarà sciolto in cielo”. Significa che chi non perdona, nega il perdono di Dio, che è già dato ma che diventa efficace soltanto quando si trasforma e si traduce in perdono verso gli altri.
E prosegue dicendo: “In verità io vi dico: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo …”. L’evangelista usa il verbo greco “sinfoneo”, da cui il termine “sinfonia”: c’è uno stesso spartito ma ogni musicista, ogni strumento usa il proprio talento. Quindi l’ambiente della comunità cristiana, della comunità dei credenti, è quello di una sinfonia: un unico spartito che è quello dell’amore, e i modi di viverlo sono diversi. Ebbene Gesù afferma che, quando c’è questa sinfonia, qualunque cosa si chieda al Padre, verrà concessa. Perché “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. La sinfonia, cioè l’armonia della comunità assicura la presenza del Signore; il dissidio, la divisione, la mancanza di perdono occultano la presenza del Signore. Il Signore c’è sempre, solo che non si rende manifesto se manca quella “sinfonia d’amore” che Gesù ha sempre insegnato. (da Alberto Maggi)

Martedì 8 settembre 2026 - Natività della B. V. MariaE' una festa solenne e molto partecipata quella del giorno 8 settem...
06/09/2026

Martedì 8 settembre 2026 - Natività della B. V. Maria

E' una festa solenne e molto partecipata quella del giorno 8 settembre di ogni anno: a questa data si ricorda la nascita della Madonna con celebrazioni solenni in parrocchie e chiese intitolate a questo evento, e feste popolari, che vengono dal passato ed hanno caratteri diversi nelle nostre varie regioni.
Nel Veneto è molto festeggiata la Madonna di Monte Berico, a Vicenza, rappresentata con il suo grande manto sotto il quale raccoglie tanti bambini.

Nella nostra parrocchia celebreremo la nascita di Maria Santissima con una funzione solenne alle ore 18:30 del giorno 8 settembre

Ricordiamo questa festa con le parole di un grande Santo e i versi di un grande Papa

Esultiamo in questo giorno nel quale, mentre veneriamo la nascita della beatissima Vergine, celebriamo anche l’inizio di tutte le feste del Nuovo Testamento: Esultiamo in questo giorno particolare e gioiamo nel Signore con tutto il nostro essere, perché, mentre rendiamo onore alla Madre del nostro Redentore, celebriamo l’origine delle altre feste. Questa festa più antica nel tempo di tutte le altre non deve affatto essere inferiore quanto a dignità. E se Salomone, per la dedicazione di un tempio fatto i pietre, offrì solennemente insieme al popolo un sacrificio ricco e magnifico, quale e quanta gioia deve offrire al popolo cristiano la nascita della Beata Maria: nel suo grembo, come in un tempio santissimo, Dio stesso è disceso, da Lei si è degnato di assumere la natura umana e ha abitato visibilmente tra gli uomini.
(San Pier Damiani, dall’Omelia sulla Natività della B. V. Maria, 45, 3, sec. XI)

Tu, o Maria, appari nel mondo
come l’arrivo dell’aurora
che precede la luce della salvezza,
Cristo Gesù,
come l’aprirsi sulla terra
del più bel fiore che mai sia sbocciato
nel devastato giardino dell’umanità.
(da Papa Paolo VI, 1964)

Nell'immagine un'icona della Chiesa orientale, molto devota a Maria, rappresentante la nascita della Vergine

Non dobbiamo avere paura (Matteo 16, 21-27)Ci sono parole che non vorremmo leggere nel Vangelo: preoccupano, forse spave...
05/09/2026

Non dobbiamo avere paura (Matteo 16, 21-27)

Ci sono parole che non vorremmo leggere nel Vangelo: preoccupano, forse spaventano, come le parole rivolte da Gesù agli Apostoli dopo lo “scontro” verbale con Pietro: “Se qualcuno vuol ve**re dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 25). Gesù aveva appena finito di spiegare che sarebbe dovuto “andare a Gerusalemme e soffrire molto … ve**re ucciso e risorgere il terzo giorno” (Mt 16, 21). L’immagine della croce che ognuno dovrebbe prendere su di sé, si lega sì alla sofferenza e alla morte, ma Gesù non ci vuole tutti martiri, ci invita in realtà ad accettare la vita che ci si presenta, con le sue luci e le sue ombre, a non rifiutare, non ribellarsi alle difficoltà, ma ad accettarle come parte della vita stessa e affrontarle confidando nel suo aiuto.
Se “Vangelo” significa “buona notizia”, la buona notizia non è tanto la morte quanto piuttosto la risurrezione di Gesù, che diventerà la risurrezione di quanti accettano e vivono fiduciosamente i suoi insegnamenti, non inseguendo i beni della terra, ma cercando i beni del cielo. E i beni del cielo, qui sulla terra, si esprimono nell’amore e nell’aiuto reciproco. Non dimentichiamo che ciò che facciamo ha più valore di ciò che pensiamo. Dice infatti Gesù: “Il Figlio dell’uomo … renderà a ciascuno secondo le sue azioni” (Mt 16, 27).
Non chiudiamoci, dunque, nella paura, ma apriamoci alla comprensione sempre più profonda delle parole del Signore che ci vuole tutti salvi.

Leggiamo da un commento al Vangelo della XXII domenica del tempo ordinario 2026

Il brano del Vangelo di Matteo della XXII domenica T. O. segue quello della domenica precedente. Gesù a Cesarea di Filippo, luogo pagano per eccellenza, ha fatto una piccola indagine tra i suoi discepoli chiedendo che cosa dicesse la gente sulla sua identità e poi chiedendo direttamente chi fosse Lui per loro. Questo ha dato a Pietro l’occasione di riconoscere Gesù come Cristo, il figlio del Dio vivente. Si tratta della prima pietra su cui Gesù comincia a costruire la sua Chiesa.
Nel brano di questa domenica Gesù continua la sua costruzione, annunciando ai suoi discepoli che è necessario per Lui andare a Gerusalemme, soffrire a causa dei capi di Israele, essere ucciso e poi risorgere. La nascita della Chiesa deve passare attraverso il dono della vita di Gesù, dono che avverrà in modo cruento.
Un discorso troppo duro per i discepoli, in particolare per Pietro, che, nonostante la grande rivelazione ricevuta poco prima, rifiuta questo annuncio sconvolgente, troppo lontano dalle aspettative del popolo di Israele. Gesù rimprovera Pietro e fa seguire al rimprovero alcuni insegnamenti per i discepoli: per seguirlo è necessario “prendere la croce”, perdere la propria vita a causa Sua. Le logiche degli uomini vengono totalmente ribaltate dal messaggio e dalla vicenda di Gesù. La salvezza offerta da Dio è straordinariamente diversa da quella cercata dall’uomo. Perché “chi vive centrato esclusivamente sui propri bisogni, sulle proprie necessità distrugge la sua vita, mentre chi vive per gli altri realizza pienamente la propria esistenza”, dice Gesù. Vivere per gli altri non è perdere, ma guadagnare … è quello che si fa per gli altri che determina la propria vita.
(da una Lectio di Padre Cristiano, 2023)

Venerdì 4 settembre 2026 è il Primo venerdì del meseAi Servi alle ore 18:00 si medita sulla Passione del Signore Gesù co...
02/09/2026

Venerdì 4 settembre 2026 è il Primo venerdì del mese

Ai Servi alle ore 18:00 si medita sulla Passione del Signore Gesù con la recita del Santo Rosario.
Alle ore 18:30 si celebra la Santa Messa davanti alla Reliquia del Sangue di Gesù, sgorgato dal Crocifisso custodito nella chiesa. La benedizione finale viene impartita con tale reliquia.

Nell'immagine un particolare del Crocifisso di Donatello custodito nella nostra chiesa

Primo mercoledì del mese dedicato a San Pellegrino Laziosi Mercoledì 2 settembre nella nostra chiesa dei Servi, a Padova...
01/09/2026

Primo mercoledì del mese dedicato a San Pellegrino Laziosi

Mercoledì 2 settembre nella nostra chiesa dei Servi, a Padova, alle ore 18:30, si celebrerà la Santa Messa in onore di San Pellegrino Laziosi, a trecento anni dalla sua canonizzazione. La funzione si concluderà con la benedizione con l'Olio santo e con una specifica preghiera per ottenere l'intercessione del Santo a favore di quanti lottano contro mali fisici e spirituali.
Ricordiamo che la nostra chiesa è "Chiesa giubilare" fino al mese di maggio 2027. Tutte le informazioni in parrocchia.

Nell'immagine vediamo Gesù che scende dalla croce per guarire Pellegrino Laziosi.

Chi dite che io sia? (Matteo 16, 30-20)Gesù conosce bene il pensiero di ciascuno, ma attraverso la domanda che pone agli...
31/08/2026

Chi dite che io sia? (Matteo 16, 30-20)

Gesù conosce bene il pensiero di ciascuno, ma attraverso la domanda che pone agli Apostoli, vuol metterli alla prova, provocare la loro riflessione e la loro consapevolezza: “Ma voi, chi dite che io sia?” (Mt 16, 15).
Con questa domanda Gesù interroga anche noi. Noi che viviamo in un mondo fortemente laicizzato, dove i riferimenti al divino, allo spirituale sono falsati da idee, credenze, opinioni diffuse e spesso antagoniste. Gesù può essere visto come un semplice uomo, il cui messaggio è importante per l’umanità, ma che rimane pur sempre un uomo. Non si crede nel divino, nel Gesù/Figlio di Dio/Dio.
Ma un mondo senza Dio è un mondo limitato alla terra, senza slanci verso l’infinito, il divino, senza ciò che è anima, spirito, senza quella dimensione trascendente che fa guardare “oltre” e desiderare il Regno promesso da Gesù.
Pietro risponde con un atto di fede, a nome di tutti: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16) e così dovremmo rispondere anche noi, accettando la verità che è già nel nostro cuore: “Beato sei tu, Simone, perché né sangue né carne te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei Cieli” (Mt 16, 17). Allora anche a noi, come a Pietro, saranno affidate chiavi che aprono e chiudono, legano e slegano, perché possiamo contribuire alla vita del Regno: una grande responsabilità verso se stessi e verso i fratelli.

Leggiamo da un commento alle letture della XXI domenica del tempo Ordinario 2026

Gesù interroga, vuole sapere che cosa si pensa di Lui: chi dite che io sia? Un interrogativo che dovrebbe risuonare spesso nella nostra mente e nel nostro cuore. Un interrogativo che esige risposte. Che tipo di risposte? Non quelle che vengono dalle figure e dagli esempi del passato, infatti nessuno dei grandi personaggi della storia è paragonabile a Gesù; non quelle che vengono dalla mente o dalle conoscenze umane, Gesù non è comprensibile con le categorie ordinarie dell’uomo, ma solo con quelle che vengono da una sana inquietudine, che sgorga da una fede e da una passione particolare per l’esistenza.
Chi è per me Gesù?
Questa dovrebbe essere la domanda centrale per la vita di ogni cristiano. E tutto dipende dalla risposta a questa domanda, risposta che non è né facile né scontata.
La risposta autentica non viene da uno spirito critico, non viene da esseri purificati da particolari cammini ascetico-spirituali, non viene da persone particolarmente qualificate, ma viene da persone come Pietro, da un istintivo che spesso sbaglia, da uno che vorrebbe essere fedele ma poi tradisce, da uno che viene umiliato da Gesù Cristo (cfr “Va dietro a me, Satana”, Mt 16, 23), ma che poi, proprio per la sua capacità di riconoscere i propri errori, viene incaricato di essere il responsabile della comunità. (da Padre Cristiano 2023)

Nell'immagine arazzo del XVII secolo che rappresenta Gesù mentre consegna le chiavi a Pietro

Festa di San Filippo Benizi dell'Ordine dei Servi di Mariadomenica 23 agosto 2026Nella nostra parrocchia a lui sarà dedi...
22/08/2026

Festa di San Filippo Benizi dell'Ordine dei Servi di Maria
domenica 23 agosto 2026

Nella nostra parrocchia a lui sarà dedicata la Santa Messa di domenica 23 agosto, ore 10:30, con conclusiva benedizione dell'acqua e del pane in ricordo di alcuni miracoli da lui compiuti.

Filippo Benizi, nato a Firenze il 15 agosto 1233 e morto a Todi il 23 agosto 1285, dopo studi di filosofia e medicina a Parigi e Padova, dopo l'attività di medico a Firenze, si sentì chiamato ad una vita diversa tanto che si recò sul monte Senario, dove venne ammesso tra i Servi di Maria inizialmente come semplice laico. Qui iniziò il suo cammino di fede, di studio e di servizio agli altri che lo portò a maturare una profonda preparazione. E' stato lui che, come priore generale dell'Ordine dal 1267, curò la redazione delle Regole e della Costituzione dei Servi di Maria. Fu lui che fondò il ramo femminile dell'Ordine e che mandò in Oriente i primi missionari.
Considerò la Croce il suo "libro", espressione di ogni necessario insegnamento per la vita.
E' stato canonizzato nel 1671 da Papa Clemente X.

Nella nostra chiesa è ritratto nel baldacchino (sec. XVIII) sopra l'altare maggiore a destra della Trinità e difronte a Santa Giuliana Falconieri (vedi foto)

Perseveranza e coraggio  (Matteo 15, 21-28)Qualche volta vorremmo liberacene in fretta: è una persona fastidiosa, chiede...
21/08/2026

Perseveranza e coraggio (Matteo 15, 21-28)

Qualche volta vorremmo liberacene in fretta: è una persona fastidiosa, chiede sempre qualche cosa, è insistente. Eppure proprio una persona che non ci piace potrebbe aprire delle vie impreviste. Dovremmo avere la pazienza di ascoltare con il cuore e cercare di capire.
Nel vangelo di Matteo gli Apostoli si mostrano insofferenti verso quella cananea – una donna considerata nemica, “infedele” – che a grandi urla vuole attirare l’attenzione di Gesù per chiedergli di salvare la figlia posseduta da un demonio. Lo stesso Gesù sembra dapprima indifferente, la ignora, non risponde. Ma le insistenze della donna - e l'intervento degli Apostoli che se ne vogliono liberare - raggiungono il loro fine: Gesù le si rivolge, ma solo per puntualizzare di essere venuto esclusivamente “per le pecore perdute della casa di Israele” (Mt 15, 24) e che “non è bene prendere il pane dei figli (cioè gli Israeliti) e gettarlo ai cagnolini (cioè i non Israeliti)” (Mt 15, 26). La risposta della donna mostra tutta la sua fede nella grandezza e nella potenza del Signore, che dà così tanto ai suoi figli che rimane sempre qualche cosa anche per gli altri: “eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” (Mt 15, 27). Gesù accoglie la risposta della donna come riconoscimento della sua piccolezza ed indegnità e come espressione della sua fede e le dice: “Avvenga per te come desideri” (Mt 15, 28). Con questo episodio Gesù mostra di estendere la sua missione oltre il popolo di Israele per rivolgersi a tutti i popoli, perché ovunque vi è chi crede ed ha fede nell’intervento del Signore e tutti possono essere salvati.
Per noi è una consolazione: ci mostra che siamo sempre accolti ed ascoltati, se abbiamo il coraggio della perseveranza nella preghiera.

Leggiamo da un commento al vangelo della XX domenica del Tempo Ordinario 2026

Il Vangelo di oggi (Mt 15,21-28) ci presenta un singolare esempio di fede nell’incontro di Gesù con una donna cananea, una straniera rispetto ai giudei. La scena si svolge mentre Egli è in cammino verso le città di Tiro e Sidone, a nord-ovest della Galilea: è qui che la donna implora Gesù di guarire sua figlia la quale - dice il Vangelo - «è molto tormentata da un demonio» (v. 22). Il Signore, in un primo momento, sembra non ascoltare questo grido di dolore, tanto da suscitare l’intervento dei discepoli che intercedono per lei. L’apparente distacco di Gesù non scoraggia questa madre, che insiste nella sua invocazione.
La forza interiore di questa donna, che permette di superare ogni ostacolo, va ricercata nel suo amore materno e nella fiducia che Gesù può esaudire la sua richiesta. E questo mi fa pensare alla forza delle donne. Con la loro fortezza sono capaci di ottenere cose grandi. Ne abbiamo conosciute tante! Possiamo dire che è l’amore che muove la fede e la fede, da parte sua, diventa il premio dell’amore. L’amore struggente verso la propria figlia la induce «a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide!”» (v. 22). E la fede perseverante in Gesù le consente di non scoraggiarsi neanche di fronte al suo iniziale rifiuto; così la donna «si prostrò davanti a lui dicendo: “Signore, aiutami!”» (v. 25).
Alla fine, davanti a tanta perseveranza, Gesù rimane ammirato, quasi stupito, dalla fede di una donna pagana. Pertanto, acconsente dicendo: «“Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita» (v. 28). Questa umile donna viene indicata da Gesù come esempio di fede incrollabile. La sua insistenza nell’invocare l’intervento di Cristo è per noi stimolo a non scoraggiarci, a non disperare quando siamo oppressi dalle dure prove della vita. Il Signore non si volta dall’altra parte davanti alle nostre necessità e, se a volte sembra insensibile alle richieste di aiuto, è per mettere alla prova e irrobustire la nostra fede. Noi dobbiamo continuare a gridare come questa donna: “Signore, aiutami! Signore, aiutami!”. Così, con perseveranza e coraggio. E questo è il coraggio che ci vuole nella preghiera.
(Papa Francesco, 2017)

Festa dell'Assunta, 15 agosto 2026Meditiamo sulla solennità di Maria Santissima Assunta in cielo con le parole di Papa B...
13/08/2026

Festa dell'Assunta, 15 agosto 2026

Meditiamo sulla solennità di Maria Santissima Assunta in cielo con le parole di Papa Benedetto XVI.

La Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, la più antica festa mariana, è un’occasione per ascendere con Maria alle altezze dello spirito, dove si respira l’aria pura della vita soprannaturale e si contempla la bellezza più autentica, quella della santità. Il clima della celebrazione odierna è tutto pervaso di gioia pasquale. "Oggi – così canta l’antifona del Magnificat – Maria è salita al cielo: rallegratevi, con Cristo regna per sempre. Alleluia". Questo annuncio ci parla di un avvenimento del tutto unico e straordinario, ma che è destinato a colmare di speranza e di felicità il cuore di ogni essere umano. Maria è infatti la primizia dell’umanità nuova, la creatura nella quale il mistero di Cristo – incarnazione, morte, risurrezione, ascensione al Cielo – ha già avuto pieno effetto, riscattandola dalla morte e trasferendola in anima e corpo nel regno della vita immortale. Per questo la Vergine Maria, come ricorda il Concilio Vaticano II, costituisce per noi un segno di sicura speranza e di consolazione (cfr Lumen gentium, 68). L’odierna festa ci spinge a sollevare lo sguardo verso il Cielo. Non un cielo fatto di idee astratte, nemmeno un cielo immaginario creato dall’arte, ma il cielo della vera realtà, che è Dio stesso: Dio è il cielo. E Lui è la nostra meta, la meta e la dimora eterna, da cui proveniamo e alla quale tendiamo.
Quando Lei si è addormentata a questo mondo per risvegliarsi in cielo, in effetti ha semplicemente seguito per l’ultima volta il Figlio Gesù nel suo viaggio più lungo e decisivo, nel suo passaggio "da questo mondo al Padre" (cfr Gv 13,1).
Come Lui, insieme con Lui, è partita da questo mondo per tornare "alla casa del Padre"(cfr Gv 14, 2). E tutto questo non è lontano da noi, come potrebbe forse apparire in un primo momento, perché tutti noi siamo figli del Padre, Dio, tutti noi siamo fratelli di Gesù e tutti noi siamo anche figli di Maria, Madre nostra. E tutti siamo protesi verso la felicità. E la felicità alla quale tutti noi tendiamo, è Dio, così tutti noi siamo in cammino verso questa felicità, che chiamiamo Cielo, che in realtà è Dio. E Maria ci aiuti, ci incoraggi a far sì che ogni momento della nostra esistenza sia un passo in questo esodo, in questo cammino verso Dio. Ci aiuti a rendere così presente anche la realtà del cielo, la grandezza di Dio, nella vita del nostro mondo.

Indirizzo

Via Roma
Padua

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 12:00
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Martedì 08:00 - 12:00
15:30 - 19:00
Mercoledì 08:00 - 12:00
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Giovedì 08:00 - 12:00
15:30 - 19:00
Venerdì 08:00 - 12:00
15:30 - 19:00
Sabato 08:00 - 12:30
15:30 - 19:30
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