10/09/2026
Fare pace (Matteo 18, 15-20)
La vita è relazione e nella relazione tutto può succedere: il bene e il male, l’accordo e il disaccordo, la fratellanza e l’ostilità. Possiamo noi stessi fare dei torti agli altri o riceverli per incomprensioni, egoismi, rivalità di vario genere. “Non tacere” dice Gesù, “Va’ e ammonisci tuo fratello” (Mt 18, 15): non bisogna chiudersi nel proprio orgoglio, ma confrontarsi, cercare di capire, fare pace. Se il colloquio tra due non porta l’accordo, Gesù invita a parlare con altre due o tre persone e se ancora ciò non basta, suggerisce di “dirlo alla comunità” (Mt 18, 16-17).
E’ quello che può accadere in una famiglia, dove il litigio tra due fratelli, quando non si risolve tra loro, viene confessato ai genitori e poi eventualmente a tutti i componenti della famiglia, perché ciascuno possa contribuire al ritorno dell’accordo e della pace. Questo avviene là dove c’è amore, volontà di perdono, desiderio e ricerca della serenità e della pace per tutti. In una famiglia, in un gruppo è importante un clima di pace, perché questo aiuta a condividere le esperienze, a sostenersi e – per i cristiani – anche a pregare insieme con un unico obiettivo. “Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli, gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20).
Leggiamo da un commento al Vangelo della XXIII domenica del Tempo Ordinario
“Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo …”: non è colui che offende che deve andare a chiedere perdono, dunque, ma è l’offeso che deve andare a riconquistare il fratello, da solo … Qui il verbo usato è “convincere”, cioè “rendi consapevole tuo fratello dello sbaglio che ha fatto”; “se non ti ascolta chiama altri due, se poi non ascolta dillo alla comunità”, quindi non divulgare, non fare pubblicità a questo scandalo del dissidio e della mancanza di perdono. Quando poi Gesù dice “se non ascolterà, sia per te come il pagano e il pubblicano”, non dice di ignorare, ma che si tratta di un amore a senso unico. Nella comunità c’è un amore dato e un amore ricevuto – ci si ama vicendevolmente l’un l’altro. Il pagano e il pubblicano sono quelli che si amano senza aspettarsi nulla in cambio quindi con un amore a senso unico.
Gesù aggiunge subito dopo: “In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra, sarà sciolto in cielo”. Significa che chi non perdona, nega il perdono di Dio, che è già dato ma che diventa efficace soltanto quando si trasforma e si traduce in perdono verso gli altri.
E prosegue dicendo: “In verità io vi dico: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo …”. L’evangelista usa il verbo greco “sinfoneo”, da cui il termine “sinfonia”: c’è uno stesso spartito ma ogni musicista, ogni strumento usa il proprio talento. Quindi l’ambiente della comunità cristiana, della comunità dei credenti, è quello di una sinfonia: un unico spartito che è quello dell’amore, e i modi di viverlo sono diversi. Ebbene Gesù afferma che, quando c’è questa sinfonia, qualunque cosa si chieda al Padre, verrà concessa. Perché “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. La sinfonia, cioè l’armonia della comunità assicura la presenza del Signore; il dissidio, la divisione, la mancanza di perdono occultano la presenza del Signore. Il Signore c’è sempre, solo che non si rende manifesto se manca quella “sinfonia d’amore” che Gesù ha sempre insegnato. (da Alberto Maggi)