Pontificia reale Basilica di San Giacomo degli Spagnoli- Napoli

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Pontificia reale Basilica di San Giacomo degli Spagnoli- Napoli La costruzione della chiesa risale al 1540 e voluta dal vicerè spagnolo don Pedro de Toledo.

10/11/2024

Buona domenica: Nel Vangelo di oggi troviamo Gesù nel Tempio che insegna alla folla. Più volte ha consigliato di non fidarsi di chi vuole farsi notare usando vestiti belli ed eleganti e di
chi ama i primi posti. Nel Suo insegnamento parla degli scribi, che si sentivano molto importanti perché
sapevano leggere e quindi conoscevano la legge e la scienza di allora.
Gesù siede nel tempio davanti al tesoro e si mette a guardare come la gente fa la propria offerta. Una vedova povera attira la sua attenzione.
Lo sguardo di Gesù mette a fuoco i dettagli: l'annuncio del Regno si nasconde nel dettaglio di due monetine. Gesù ha ammirazione per la gratuità e la discrezione di questa vedova che dona tutto, che non si esibisce, né si lamenta della sua povertà. Essa non fa parte del
gruppo di Gesù e, probabilmente, non ha neppure sentito molto dei suoi insegnamenti. Eppure Gesù la riconosce come capace di scelte evangeliche poiché ha offerto, in modo totale, "tutto quello che aveva per vivere". E’ una donna che ha operato una conversione totale e vive nell’ottica di Dio. La vedova ci insegna a non giudicare le persone e i loro gesti dalle apparenze. I più generosi e i più devoti non sono necessariamente quelli che lo sembrano di più. Dio solo "conosce i cuori". Ella ci insegna che i piccoli, cioè coloro che non avranno mai l’onore della cronaca, sono capaci di sinceri gesti d’amore e costruiscono la storia, quella vera. La vedova insegna che nessuno è così povero da non aver nulla da dare e più il dono è totale e
impregnato d'amore più è prezioso; ci insegna che, quando si tratta di Dio, è saggezza grande non riservarsi nulla ma dargli tutto, aspettandosi che Lui provveda da pari suo alla nostra indigenza.

03/11/2024

Buona domenica: Il brano del Vangelo di oggi ci presenta un dialogo sereno, tra uno scriba e Gesù, su una questione molto dibattuta in quel tempo nelle scuole rabbiniche dove ci si preoccupava di fare una classifica
delle prescrizioni della Legge, che, tra comandamenti, precetti, norme rituali e simili; erano oltre seicento, ed era piuttosto difficile stabilire una gerarchia.
«Qual'è il primo di tutti i comandamenti?», Gesù risponde citando un breve passo del Deuteronomio, che costituiva, anche la preghiera che, ogni buon ebreo recitava al mattino e alla sera; «Il primo è: Ascolta, Israele, il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza...» (Dt.6,4-7). La risposta di Gesù inizia con la formula: shemà Israel, ascolta popolo mio. Poi aggiunge,
citandolo dal Libro del Levitico, il secondo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso (Lv.19,18 ). Non c'è altro comandamento più importante di questo».
Gesù non usa altre parole se non, quelle che lo stesso scriba conosce e che sicuramente osserva ed ama; e le rafforza con quella frase finale: «Non c'è altro comandamento più importante di questo».
Gesù non aggiunge nulla di nuovo rispetto alla legge antica: il primo e il secondo comandamento sono già nel Libro. Eppure il suo è un comando nuovo. La novità sta nel fatto che le due parole fanno insieme una sola parola, l'unico comandamento. L'averli separati è l'origine dei nostri mali.
Tra i due si è creata una profonda consonanza, infatti, dopo la risposta di Gesù lo scriba soggiunge:
«Hai detto bene, Maestro e secondo verità, che Egli è unico e non ve n'è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza, e amare il prossimo come se stessi vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Forse questo studioso della Legge aveva già capito dentro di sè, che il cuore della Legge, e dell'intera
rivelazione, si trovava nel comandamento dell'amore e le parole di Gesù ne erano una conferma, se,
chiamandolo Maestro aggiunge: " Hai detto bene, e secondo verità ".
Quell' avvicinarsi a Gesù e quell'interrogarlo sulla legge era evidentemente mosso da un interesse
sincero, da una ricerca seria e senza saperlo egli si era avvicinato al regno di Dio: «Non sei lontano dal regno di Dio» sono le parole conclusive di Gesù.
La lontananza dalla vera fede può aver tante cause ma, chiunque cerchi con cuore sincero, la Verità e il Bene sicuramente li raggiunge; forse il cammino verso questi valori sarà pieno di difficoltà, forse non ci sarà sempre chi lo illumini con la parola e la testimonianza di vita ma Dio stesso provvederà ad illuminare con la sua luce e la sua grazia.
Il Regno di Dio è riconoscere Gesù, Figlio di Dio, accoglierlo, accettarne la parola che salva e il dono della redenzione da Lui operata.

01/11/2024

Buongiorno e buona festa:
Tutti siamo chiamati alla santità, cioè a raggiungere, dopo il pellegrinaggio terreno la nostra patria celeste che è il Paradiso.
I Santi di cui oggi la chiesa fa memoria nella liturgia solenne del 1 novembre sono tutti coloro che hanno vissuto coerentemente il vangelo, non senza peccati e debolezze, ma con la profonda convinzione interiore che c'è sempre un tempo ed un'opportunità
di santificazione. La santità è dono ed è cammino; è dono ed è impegno. Dono, in quanto la riceviamo da Dio non per i nostri meriti ma per Sua Grazia, e deve crescere in noi. Cammino , è un cammino che ci mette in comunione con Colui che è Santo e che ci rivela il volto del Padre. In cammino da fare insieme, aiutandoci a vicenda, sostenendoci nelle difficoltà.
Essere santi vuol dire assomigliare a Dio, diventare capaci di scegliere il bene, il bello, ciò che è buono, ciò che fa vivere e fa stare bene sia gli altri che noi. Sempre, in ogni circostanza. Per crescere nella santità, Gesù oggi ci offre una parola bellissima: il brano
delle Beatitudini. I santi sono gli uomini delle Beatitudini. Queste parole sono il cuore del Vangelo.
La prima beatitudine è forse la più importante perché è quella che inquadra tutte le altre.
"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli". Come può uno essere felice se è povero? Attenzione, dobbiamo capire bene. "Poveri in spirito" non è la stessa cosa di "poveri di soldi". Anche chi ha da parte qualche soldino può sperare di vivere nel regno dei cieli, purché mantenga il suo spirito povero, leggero, libero. Gesù non sta esaltando la povertà, in questo discorso sta parlando ai suoi discepoli, a noi, e sta dicendo: Beati voi se non vivete per accumulare per voi stessi, per i vostri interessi, ma
vivete per condividere i vostri beni con chi non ne ha.
Oggi ci dice: se avrete il coraggio di condividere i vostri beni con chi non ne ha, conoscerete davvero la felicità perché "Vostro è il Regno dei cieli". La società ci insegna a non accontentarci mai, a volere sempre di più. Siamo sollecitati continuamente dalle novità, a stare a passo con la moda.
Assomigliare a Dio significa che tu non pensi tanto a te, ai tuoi interessi, ma ti prendi cura dell'altro, soprattutto di chi è in difficoltà, sapendo che il Signore provvede a te.
Questo è l'atteggiamento capace di creare una nuova società dove l'amore, la giustizia, la pace, la solidarietà sono gli elementi fondanti.
Se noi ci impegniamo a fare questo, quelli che sono afflitti saranno consolati, quelli che sono umiliati perché non hanno terra la possederanno, quelli che cercano la
giustizia la otterranno. Gesù vuole dire che se c'è una comunità che si prende a cuore le sorti di quelli che soffrono, che sono umiliati, che non hanno giustizia, allora non si dispereranno, non vivranno senza speranza, e ci sarà una nuova società.
L’invito che ci viene dal vangelo è di praticare le beatitudini sempre. Tocca a noi scegliere. Solo a noi.

27/10/2024

Buona domenica:
Siamo arrivati all’ultima tappa prima di entrare in Gerusalemme. Abbiamo visto lungo il cammino il clima nuovo, quasi di festa, che Gesù creava tra la gente delle città e dei villaggi dove passava. In tanti accorrevano a lui, soprattutto i deboli, i poveri, i lebbrosi,
i malati. Tutti desideravano avvicinarlo, toccarlo, parlargli. E Gesù accoglieva tutti. Il brano del Vangelo di oggi ci presenta un cieco che incontra Gesù e viene salvato. A prima vista potrebbe sembrare uno dei tanti miracoli di Gesù e invece è un miracolo particolare perché, oltre ad essere l'ultimo miracolo prima della sua passione e morte, questo cieco, Bartimeo, che grida lungo la strada, raffigura ognuno di noi, il nostro percorso verso Gesù. Bartimeo è cieco, non può vedere Gesù. Ma anche gli apostoli che stanno con Gesù da molto tempo sembra che non ci vedano. Basti ricordare come
loro poco prima si sono arrabbiati per una questione di posti alla richiesta di Giacomo e Giovanni. Bartimeo era cieco, la sua condizione lo obbligava a stare seduto e vivere ai margini: "Sedeva lungo la strada". Il passaggio di Gesù dà forza e vitalità a questo
uomo, che si mette a gridare, implorando Gesù di prendersi cura di lui. "Figlio di David, Gesù, abbi pietà di me". Il nostro grido di salvezza, come quello di Bartimeo, può incontrare delle barriere. Meglio zittire quel cieco e garantirsi una pubblica tranquillità.
Ci provano in molti modi a farlo tacere. Ma nulla da fare, il cieco grida più forte, perché sa che, se quest'occasione unica di vita passerà oltre, per lui non ci sarà più speranza.
"Allora Gesù si fermò e lo fece chiamare".Ed ecco dalla folla tre parole: coraggio, alzati, ti chiama. Importante queste tre parole che sono un programma di vita pastorale; 1) Coraggio! Incoraggiare innanzitutto, dare cuore e speranza, condividere la paura, e inoculare coraggio, frutto della fiducia in Dio, in tutti quelli che gridano dolore. 2) Alzati! Rimettere in piedi, aiutare a ripartire, e mai gettare a terra nessuno, mai demolire nessuno, annunciare la compassione di Dio equivale a confortare la vita, a
rimetterla in piedi. Il cieco in un attimo "balza in piedi, getta via il mantello e corre da Gesù". Ed ecco la terza parola: 3) ti chiama, ha ascoltato il tuo grido e ora pronuncia il tuo nome. E Gesù gli dice: "Che voi che io ti faccia?" Alla supplica del cieco
corrisponde la guarigione, perché Gesù gli ha riconosciuto la fede. "Va', la tua fede ti ha salvato".Con una sola espressione Marco ci offre una delle sintesi più belle di cosa sia l'azione pastorale, non compito di esperti ma missione di ogni discepolo: coraggio,
alzati, ti chiama. Tra le tante strade che il cieco potrebbe percorrere, ne sceglie una: seguire Gesù.

20/10/2024

Buona domenica: Nel brano evangelico odierno, appare evidente che tra Gesù e i discepoli c’era una profonda distanza interiore; si trovano, per così dire, su due diverse lunghezze d’onda. Dopo aver dato il terzo annuncio della sua Passione, i discepoli Giacomo e Giovanni fanno a Gesù una richiesta:
" Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra". "Giacomo e Giovanni
cercano la gloria di Dio" ma nella loro richiesta la gloria di Cristo è occasione e pretesto per la propria gloria. Magari ne sono anche sinceramente convinti, ma poi in realtà cercano la loro gloria. Una domanda che non è nella linea della sequela; i due fratelli non avevano capito l'insegnamento del Maestro, erano stati con lui dall' inizio della sua predicazione, "...vide Giacomo e Giovanni, suo fratello, che stavano anch'essi sulla barca, rassettando le reti, e subito li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedeo, con gli operai, sulla barca, lo seguirono..." (Mc.1,19-20 ). In quella sequela,
ascoltarono i discorsi autorevoli di Gesù, quelli che stupivano le f***e, che trascinavano le f***e; Giacomo e Giovanni avevano visto le guarigioni, di muti, ciechi, paralitici, lebbrosi; avevano visto resuscitare i morti, moltiplicare i pani; ma soprattutto avevano ascoltato le sue parole, le sue parabole, e avevano ascoltato anche le predizioni sconvolgenti della passione imminente. Occorre servire Dio senza perseguire un proprio utile, senza determinare da noi le modalità della ricompensa, rimettendosi totalmente alla volontà di Dio ("è per quelli per i quali è stato preparato", v. 40). È un pericolo per la vita spirituale avere come motivo dell'impegno un determinato risultato, anche spirituale. Occorre sapere che esiste un'unica porta per entrare nella gloria vera, una gloria che non sia quella apparente
e vana dei potenti di questo mondo: servire. La sola porta di accesso alla gloria è un amore nel quale colui che è in alto non esercita il potere e si fa servire, ma discende, si china su chi sta in basso e condivide in tutto la sua situazione per portarlo in alto con sé. Il Signore ci conceda di accogliere in
pienezza il suo servizio d'amore, facendone continua memoria, e di trovarvi la spinta per dive**re a
nostra volta, come e con lui servitori.

13/10/2024

Oggi, come domenica scorsa, siamo invitati a comprendere cosa significa “avvicinarci” a Gesù, e
seguirlo. Il Vangelo ci parla di «Un tale», l’evangelista non ci dice chi sia ma «che gli corre incontro
e si getta in ginocchio». Ebbene questo tale si rivolge a Gesù chiedendo cosa deve fare per avere la
vita eterna. E Gesù, nella sua risposta, lo rimanda a Dio, ai comandamenti di Dio. Dice «maestro,
tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza». «Allora Gesù lo fissò»» –lo sguardo di Gesù è
sempre volto a una comunicazione di vita, d’amore – e lo invita a completare la sua perfezione
vendendo quello che possiede: «quello che hai dallo ai poveri e poi avrai un tesoro in cielo», cioè
Dio sarà la tua sicurezza. E’ andato da Gesù per avere di più, e Gesù invece lo invita a dare di più. «E
poi vieni e seguimi». Gesù lo invita non a fare ma ad essere, essere per gli altri misericordia. Ma a
queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò via rattristato. Possedeva infatti molti beni». Dai
Vangeli si comprende che si possiede soltanto quello che si dona, quello che si trattiene per sé, non si
possiede, ma ci possiede. L’uomo pensava di possedere i beni, in realtà ne era lui posseduto. I veri
beni, il vero tesoro non sono le cose ma le persone. E’ interessante la reazione dei discepoli alla
radicalità di Gesù. Loro rimangono sconcertati dal fatto che Gesù metta come condizione al ricco, per
entrare nel Regno di Dio, di abbandonare tutte le sue ricchezze e il suo modo di pensare. Ebbene, di
fronte alla conferma di Gesù, alla sua radicalità, c’è lo sconcerto dei discepoli che, ancora più stupiti,
si dicevano: «E chi potrà essere salvato?» Segno, questo, che non avevano capito la risposta di Gesù
all’uomo ricco: «Va’, vendi tutto, dallo ai poveri e seguimi» Il giovane aveva osservato i
comandamenti fin dalla sua gioventù, ma senza capire il perché dell’osservanza. Qualcosa di simile
stava avvenendo con i discepoli. Loro avevano già abbandonato tutti i beni come richiesto da Gesù
al giovane ricco, ma senza capire il perché dell’abbandono! Quando la ricchezza o il desiderio di
ricchezza, il successo e i primi posti occupa il cuore e lo sguardo, la persona non riesce a percepire il
senso del vangelo. Solo Dio può aiutare! Gesù guarda i discepoli e dice: «Impossibile presso gli
uomini, ma non presso Dio. Presso Dio tutto è possibile». Seguire Cristo non è un discorso di sacrifici,
ma di moltiplicazione: lasciare tutto ma per avere tutto. Il Vangelo chiede la rinuncia, ma solo di ciò
che è zavorra che impedisce il volo.

06/10/2024

Buona domenica:
Se la liturgia della Parola di domenica scorsa ha principalmente evidenziato gli atteggiamenti di apertura e tolleranza che devono tenere i discepoli di Gesù, in quella di oggi possiamo dire che siamo
invitati a comprendere cosa significa “avvicinarci” a Gesù, come relazionarci con Lui.
Vediamo alcuni aspetti che emergono dal Vangelo: c’è quello dei farisei, che vogliono metterlo alla prova e tendergli una sorta di tranello. C’è quello di chi porta a Gesù i bambini. C’è quello dei bambini che, con infinita fiducia, confidenza, si lasciano andare nelle mani e nelle braccia di Gesù perché
sanno che i loro genitori mai e poi mai li affiderebbero nelle mani di chi potrebbe far loro del male.
C’è quello dei discepoli, che cercano di ostacolare la relazione tra i genitori e i loro bambini e Gesù. Ancora una volta emerge un atteggiamento di esclusività. Forse vogliono Gesù solo per loro; fatto sta che pongono una barriera e Gesù si indigna per questo.
L’avvicinarsi a Gesù permette anche di scoprire il volto di Dio. Sì, perché in tutta la questione sulla relazione uomo-donna, sull’adulterio e sul divorzio, mi pare che l’obiettivo di Gesù non sia altro che raccontare il volto di Dio. Un Dio che per nulla al mondo mette in forse la sua fedeltà.
Mentre il punto di partenza dei farisei è una questione di liceità, di legalità, quello di Gesù è di risalire all’intenzione originaria di Dio, che è quella di rivelarsi nell’amore che c’è tra l’uomo e la donna. "E Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli corrisponda»,proclamato nella prima lettura di oggi; così, Dio creò il mondo animale, lo creò per l'uomo, ma questi, non trovò in questi esseri, "un aiuto che gli corrisponda..".
L'animale è utile all'uomo, ma non si può stabilire con lui un dialogo, un rapporto amicale, uno scambio spirituale che crei comunione; all'uomo occorreva un essere veramente a lui somigliante, a lui complementare, una persona con la quale condividere la vita in tutta le sue espressioni.
"Allora, il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo… Allora l'uomo disse: «Questa volta essa è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall'uomo è stata tolta». (Gn. 2, 18 25 )
È a questo splendido, poetico racconto, che Gesù si riferisce, quando dice: " dall’inizio della creazione
[Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne....". La donna, è donata da Dio all'uomo come un bene, quel bene che ne colma la solitudine, essa sarà la sua compagna, o meglio, la sua con-sorte, dividerà con lui, le gioie, le fatiche dell'esistenza, e sarà, oltre che sposa, madre.
Ecco il volto di Dio, un Dio che fa alleanza, un Dio che non divorzia dalla sua chiesa nonostante l’infedeltà.

29/09/2024

Buona domenica: Nella liturgia di oggi viene focalizzato un duplice atteggiamento che devono tenere i discepoli di Gesù: apertura e tolleranza, perché il bene non è monopolio di qualcuno, ma Dio lo semina in tanti cuori sinceri. Gesù, per il suo insegnamento, questa volta prende spunto da ciò che dice Giovanni, che si era fatto portavoce di una certa gelosia del gruppo dei dodici: "Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva". Reazione molto umana di chi vorrebbe conservare il monopolio di agire a nome di Dio. Giovanni, nella sua mentalità viveva la sequela come un' esperienza riservata solo ai dodici, "non ci seguiva", quasi che quella
piccola comunità, che si era radunata attorno a Gesù, fosse un clan, e non il germe dell'intera Chiesa.
La gelosia, il desiderio dell'esclusiva, cercano di intaccare anche la comunità dei primi discepoli.
Gesù risponde con estrema apertura, mostrando come lo Spirito di Dio opera nel cuore di tutti e, quando è sincero, ne può dive**re strumento di bene. "Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me". Si tratta quindi di riconoscere
i carismi seminati a larghe mani nella Chiesa stessa, quei doni cioè che Dio concede a tutti. Gesù fa anche delle ulteriori precisazioni: «Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome, perché siete di Cristo, vi dico, in verità, non perderà la sua ricompensa». Per gli altri, che pure
dichiareranno di aver conosciuto il Cristo e di aver mangiato con lui, ma non si saranno presi cura dei
piccoli, il giudizio sarà di condanna, quella stessa condanna, dura, forte, che leggiamo oggi:" Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, …"; chi non vede le difficoltà
dei deboli, e non li aiuta nel cammino della vita, non merita di esser detto cristiano.
I 'piccoli', di cui il passo del Vangelo parla, non sono tanto, o soltanto i bambini, ma tutti coloro che
muovono i primi passi nella fede, e quanti, per ragioni diverse, fanno difficoltà a credere, o, per farlo,
si appoggiano ad altri, alla loro testimonianza e alla loro autorevolezza morale. A quanti, incuranti del dovere della testimonianza, tengono un comportamento " scandaloso", un comportamento che contrasta con la fede professata Gesù dice che, è meglio " si mettano una macina al collo, e vengano gettati nel mare."
Un giudizio duro, che sta ad indicare quale valore abbia la fede in Cristo, una fede che non è semplice adesione della mente, ma impegno totale, una fede che si fa testimonianza chiara e credibile, e diventa sostegno di chi è vacillante, ed ha bisogno di aiuto.
Se si trascura questo aspetto della vita cristiana, si è poco più che spazzatura, da buttare in un inceneritore; la Geenna, di cui Cristo parla nel passo del Vangelo di oggi, era, appunto, il luogo dove si bruciavano i rifiuti della città.
E' questo il senso di quelle parole durissime: "Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te
entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita, zoppo, che essere gettato con due piedi nella Geènna. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geènna, dove il fuoco non si estingue».
Chi non è capace di aprirsi al dono dello Spirito e non ne sa vivere tutte le esigenze, ad imitazione del Signore Gesù, si condanna da sé a quella
solitudine tremenda che è la lontananza da Dio, e che è simboleggiata nel fuoco distruttore della Geenna, o, in quel che comunemente diciamo "inferno"; l'inferno che è, appunto, mancanza
dell'Amore, perché non accolto, non ricambiato e non ridonato agli altri.

22/09/2024

Buona domenica: Il Vangelo che ci propone la liturgia di questa domenica fa riferimento al secondo annuncio della Passione di Gesù. Come avviene nel primo annuncio (ascoltato la settimana scorsa), :"...e cominciò
a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli, scribi, poi ve**re ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare...."
L'accenno del Maestro alla resurrezione, non era stato colto, neppure in precedenza, un qualcosa
troppo lontano ed inverosimile, per poter far presa sulle menti dei discepoli, affascinate da un
Messia glorioso e trionfante. Anche ora i discepoli sono spaventati e sopraffatti dalla paura. Non capiscono nulla sulla croce, perché non sono capaci di capire né di accettare un Messia che diventa servo dei fratelli. Loro continuano a sognare con un messia glorioso. C'è una grande incoerenza nei discepoli. Quando Gesù annuncia la sua Passione-Morte, loro discutono chi sarà il più grande tra di loro. Gesù vuole servire, loro pensano solo a comandare! L'ambizione li porta a voler mettersi accanto a Gesù. La reazione di Gesù dinanzi alla pretesa dei discepoli ci aiuta a percepire qualcosa della pedagogia fraterna da lui usata per formare i suoi discepoli. Mentre Gesù si preoccupa di essere il
Messia-Servo, loro pensano solo a chi fosse il più grande. Ma il Regno di Dio, non è questione di “potere” e Gesù, una volta rientrati in casa, mostrerà la vanità dei loro sogni di grandezza, proponendo ancora una volta, l'ultimo posto e il servizio. Questa di Gesù, è una proposta, che non segue la logica
del mondo, ma quella dell'amore che si dona, quell'amore che aveva determinato l'Incarnazione del
Figlio di Dio e che lo spingeva ad affrontare il tormento della passione e della morte, per la redenzione di tutti.
Gesù pone in mezzo a loro un bambino. In Israele, come nelle altre culture, il bambino non poteva, certo, stare al centro dell'attenzione, egli era un essere trascurabile, senza diritti, non poteva parlare in pubblico, non poteva possedere, viveva sotto tutela ed obbediva. Eppure, anche in un'altra
occasione, Gesù aveva detto, che solo diventando simili ai bambini si può entrare nel regno del Padre.
Soltanto coltivando uno spirito semplice, capace di stupore, capace di accogliere e ricambiare l'amore, così come è del bambino, il quale si affida totalmente a chi lo ama e lo cura, si può entrare nel Mistero di Dio e nel suo Regno.

15/09/2024

Buona domenica:
Tutti e tre i Vangeli Sinottici ( termine che deriva dal greco che vuol dire che i Vangeli di Matteo, Marco e Luca si possono guardare insieme), riferiscono l'episodio di Gesù che a Cesarea di Filippo chiede agli apostoli quali
sono le opinioni della gente su di lui. Il dato comune a tutti e tre è la risposta di Pietro: "Tu sei il Cristo".
Cristo è la traduzione greca dell'ebraico Messia, ed entrambi significano "unto". Il termine deriva dal
fatto che nell'Antico Testamento re, profeti e sacerdoti, al momento della loro elezione, venivano consacrati mediante una unzione con olio profumato. Sempre più chiaramente però nella Bibbia si parla di un Unto, o Consacrato, speciale che verrà negli ultimi tempi per realizzare le promesse di salvezza di Dio al suo popolo. Gesù stesso, si proclamerà tale davanti al Sinedrio. Alla domanda del Sommo Sacerdote: "Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?", egli risponde: "Io lo sono" (Mc 14, 61 s.).
Tanto più quindi sconcerta il seguito del dialogo di Gesù con i discepoli a Cesarea di Filippo: "E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno". Ma il motivo è chiaro. Gesù accetta di essere identificato con il Messia atteso, ma non con l'idea che il giudaismo aveva finito per farsi del
Messia. Nell'opinione dominante, questi era visto come un capo politico e militare che avrebbe liberato Israele dal dominio pagano e instaurato con la forza il regno di Dio sulla terra.
Gesù deve correggere profondamente questa idea, condivisa dagli stessi suoi apostoli, prima di permettere che si parlasse di lui come Messia. A questo mira il discorso che segue immediatamente:
"E incominciò a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire...". La dura parola rivolta
a Pietro che cerca di distoglierlo da tali pensieri: "Va’ dietro a me, Satana", è identica a quella rivolta al tentatore nel deserto. In entrambi i casi si tratta infatti dello stesso tentativo di distoglierlo dal cammino che il Padre gli ha indicato – quello del Servo di Jahvè sofferente – per un altro che è
"secondo gli uomini, non secondo Dio".
La salvezza verrà dal sacrificio di sé, dal "dare la vita in riscatto per molti", non dall'eliminazione del nemico. In tal modo da una salvezza temporale si passa a una salvezza eterna, da una salvezza particolare, destinata a un solo popolo, si passa a una salvezza universale.
Tutte le parole del vangelo sono attuali, ma il dialogo di Cesarea di Filippo lo è in maniera tutta speciale. La situazione non è mutata. Anche oggi su Gesù ci sono le più diverse opinioni della gente: un profeta, un grande maestro, una grande personalità. Nel vangelo Gesù non sembra sorprendersi delle opinioni della gente, né si attarda a smentirle. Solo pone una domanda ai discepoli e così fa anche oggi: "Per voi, anzi per te, chi sono io?". C'è un salto da fare che non viene dalla carne e dal
sangue, ma è dono di Dio da accogliere mediante la docilità a una luce interiore da cui nasce la fede.
Ogni giorno ci sono uomini e donne che fanno questo salto. Una cosa è certa: quelli che hanno fatto questo salto non tornerebbero indietro per nulla al mondo e anzi si stupiscono di aver potuto vivere tanto tempo senza la luce e la forza che vengono dalla fede in Cristo.

08/09/2024

Buona domenica: Il vangelo si apre con delle indicazioni geografiche. Gesù è nella Decapoli, una zona composta da un insieme di 10 città elleniche realizzate da Alessandro il Grande e dai suoi successori. Queste città
erano abitate maggiormente da popolazioni straniere e pagane, ma dove, sicuramente la fama di Gesù
come taumaturgo era nota, infatti qualcuno conduce a lui un sordomuto, perché lo guarisca.
L'handicap della sordità e il conseguente mutismo, non è certo tra i più gravi, ma è, tuttavia, causa di
isolamento, una sorta di emarginazione, che limita la conoscenza e, soprattutto, la comunicazione con le persone tra le quali si vive. Interessante notare come ci sono persone che si fanno carico della sofferenza e dei limiti degli altri, oggi, nella nostra società, diventa sempre più difficile trovare persone che veramente si prendono cura degli altri… “ Gli portarono un sordomuto, e lo pregarono di imporgli la mano. “. Ed ecco questo persona Gesù opera la guarigione prodigiosa, servendosi di gesti rituali, abbastanza comuni per quella cultura: egli tocca le orecchie e con la saliva la lingua muta, e ridona con la salute, la libertà e la gioia di udire e di parlare.
Gesù chiede il silenzio, "E comandò loro di non dirlo a nessuno"; si tratta del cosiddetto 'segreto messianico', attorno al quale si snoda tutto il Vangelo di Marco, quella progressiva rivelazione della potenza divina del Figlio di Dio, che alcuni intuiscono, con grande stupore, mentre altri rifiutano;
segreto messianico, che si svela lentamente e incessantemente, in tutto l'operato di Gesù ed esplode
potentemente sul Calvario, per bocca del centurione che esclama: "veramente Costui era il Figlio di
Dio! " (Mc.15,39 ). Gesù realizza le promesse messianiche, infatti il brano della prima lettura di oggi tratta dal libro del profeta Isaia annuncia : "Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio,... Egli viene a salvarvi». Allora, si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto..." ( Is.35,4-7)
La realizzazione della promessa è, ora, sotto gli occhi di tutti; «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!», esclamano quanti hanno visto il miracolo. Quella che il Vangelo odierno propone, è un’immagine simbolica molto forte ed è ripresa da alcuni momenti importanti della nostra vita cristiana (Rito del battesimo). Il miracolo che Gesù compie va ben oltre la guarigione fisica, esso vuol essere un dono di luce, un invito ad uscire dalla sordità, dalla durezza del cuore per aprirsi alla visione di Dio, all'ascolto e all'accoglienza della sua Parola.

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